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Ivan Basso Daily Blog

Giro d'Italia

Toute l'émotion de la Course Rose


Giro 100 : "Il mio podio lo vedo tra Mollema, Nibali e Quintana"

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Quando al raduno di partenza sale sul palco del foglio di firma viene applau­dito come se fosse ancora in maglia rosa. Quando fende la folla, con la sua divisa nera e il ber­retto calato in testa, tutti gli chiedono una foto o un auto­grafo. Ivan Basso, anche se non è più un corridore, resta uno dei personaggi più amati della carovana del Giro. La gente si ricorda benissimo del­ le sue imprese, delle due vitto­rie finali. Ma apprezza anche la sua disponibilità, il suo sor­riso.

Claudio Ghisalberti, della Gazzetta Dello Sport, ha intervistato Ivan : 

 

 

- Basso, che ruolo ha al Giro ? 

Sono un consulente del diret­tivo della Trek­-Segafredo, quindi dei d.s. che conosco be­ne perché hanno corso con me o sono stati miei direttori. In più sono uomo di rappresen­tanza del team. 

 

 

- Che cosa ha detto martedì il primo arrivo in salita ?

L’Etna non ha fatto una gran­de differenza perché c’era mol­to vento contrario in una zona aperta, senza vegetazione. C’erano ventagli in salita e que­sto dice tutto. 

 

 

- Conosce bene Nibali : cosa vuol dire quello scatto ai 3 km ? 

Vincenzo ha voluto provarsi. Con ogni probabilità non era un attacco per andare al tra­guardo. Però al primo arrivo in salita uno vuole anche dare un segnale forte e capire la sua condizione. 

 

 

- Capire la sua condizione o dare un segnale agli avversari ? 

Anche dare un segnale. Nel gioco delle parti ci sta pure l’aspetto psicologico. Molto spesso dove non arrivi in quel momento con le gambe — ammesso che non ci arrivi, ma in questo caso non conosco i valo­ri di Nibali — ci arrivi con la psicologia. Molto spesso è capi­tato anche a me in corsa di fare vedere ciò che poi non era, pro­prio per nascondere un mo­mento difficile. Si fa. 

 

 

- Il Blockhaus, teatro domenica del prossimo arrivo in salita, è più duro dell’Etna ?

Le salite più o meno si somi­gliano, però arrivi dopo qual­che altro giorno di Giro. Il Blockhaus deve dire qualcosa in più. In condizioni normali, senza un vento forte che in­fluenza la prestazione, la lotta tra i big viene fuori. 

 

 

- Parliamo di corridori : la maglia rosa fino a dove può arrivare ? 

Jungels fa parte di quei giova­ni molto promettenti e che hanno già dato segnali forti di avere capacità per conquistare il futuro. Però con i giovani non sai mai cosa può succedere. Molto spesso la progressione di un giovane non è regolare, non ha linearità. Alla fine non sai mai cosa può capitare da un giorno con l’altro. Quindi ma­gari al Blockhaus andrà bene, e personalmente gli auguro di andare bene fino a Milano, ma non dà ancora garanzia di re­golarità. 

 

 

- Il lussemburghese, così come Thomas, sfiora i 70 kg. In questo Giro, soprattutto pensando alla terza settimana, il peso può essere un fattore discriminante ? 

Quando hai un avversario con la morfologia di Quintana, si­curamente sì. Le caratteristi­ che di un corridore di 68­70 chili non possono essere quelle dello scalatore puro, come in­ vece è il colombiano. Bisogna cercare di bilanciare lo svan­taggio della salita col vantag­gio nelle crono. 

 

 

- Come vede Quintana ? 

Sempre uguale. La sua forza è anche quella. Nairo è impassi­bile, ha la stessa faccia al foglio di firma e sul traguardo. Però a volte s’è staccato lo stesso. Dif­ficile dire ora come sta ma non ho motivi per non credere che non sia in forma. Domenica lo vedremo. 

 

 

- Chi è il favorito del Giro ? 

Devo sedermi su due sedie. Da dirigente della Trek-­Segafredo voglio credere che Bauke Mol­lema, che lo scorso anno al Tour è stato secondo fino all’ul­tima tappa, possa avere fatto un ulteriore salto di qualità e sfrutti anche la rivalità tra Quintana e Nibali. Se mi siedo sulla seconda sedia dico che so­no proprio loro i favoritissimi per la maglia rosa finale perché danno maggiori garanzie. Il podio lo vedo tra questi tre, non so in che posizioni. 

 

 

- La tappa chiave ? 

Negli ultimi anni sta un po’ cambiando questa cosa. Per esempio nella mia testa c’era che Etna e Blockhaus potessero segnare la classifica. Invece l’Etna è già passato. Ovvio però che la tappa regina è quella di Bormio, con il doppio Stelvio. Però sono convinto che chi sarà in rosa ad Oropa la porterà fino a Milano. 

 

 

- Più importante la tappa di Bormio che quella di Piancavallo con il finale durissimo ?

Sì, e lo Stelvio ha l’altitudine. Allo Stelvio devi dare del lei. E magari anche del voi. 

 

 

- E le crono che importanza possono avere ?

La prima sicuramente molto più della seconda. Contano so­prattutto le forze rimaste, la freschezza. E chi va forte sulle montagne dell’ultima settima­na è sicuramente più fresco di chi ha perso. 

 

 

- La sorpresa di questo Giro chi potrebbe essere ?

Mi auguro Mollema. Se par­liamo di giovani, Formolo. 

 

 

- È il corridore che più le somiglia, tecnicamente e caratterialmente.

Davide mi somiglia molto e costruirà la sua fortuna con tre cose : lavoro duro, lavoro co­stante nel tempo, migliora­ mento della velocità anche nel­ le crono. Ha una dedizione to­tale al lavoro e questo gli per­metterà di raggiungere ciò che si prefigge. Sono convinto che Formolo nel prossimo triennio vincerà il Giro. 

 

 

 

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12/05/2017
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Giro 100 : "La prima Maglia Rosa è sempre speciale"

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È di quelli per cui l'amore dei tifosi non si fermerà mai. Doppio vincitore del Giro, due volte sul podio del Tour, Ivan Basso resterà come uno degli più importanti scalatori dell'inizio del secolo. In particolare per gli italiani. Per alcuni, la rivelazione del suo cancro nel 2015 lo ha fatto lasciare il ciclismo troppo presto. Ma non ha lasciato completamente la bici. Ora nello staff della squadra Trek-Segafredo, dove corre il suo grande amico Alberto Contador, la maglia bianca del Tour 2002 si ricorda, per la Chronique du Vélo, i suoi grandi momenti sul Giro. Parla della sua evoluzione e ci dà uno pronostico osato sulla prossima maglia rosa.

Ecco l'intervista da Ivan da Theo Sorroche per il sito francese Chronique du Vélo : 

 

 

- Le tue due vittorie sul Giro d’Italia (2006 e 2010) sono il tuo successo più grande ? 

Sì, quando sei un corridore italiano, vincere il Giro è qualcosa di grande. Allora, ovviamente, sono le più belle linee del mio palmares. 

 

 

- Da italiano, preferisci il Giro a tutte le altre corse ?

A dire vero, preferisco il Tour de France perché è su questa corsa che ho cominciato a giocare i primi ruoli, con Fassa Bortolo (11° nel 2002 e 7° nel 2003). È solo nel 2005 che ho poi provato a brillare sulle due prove. Quell’anno, ho avuto un problema sul Giro (problema gastriche durante le 13 e 14 tappe che gli hanno fatto perdere più di 50 minuti) ma ero buono (due giorni in rosa, due vittorie di tappe). Poi ho finito secondo del Tour. Invecchiando, ho finalmente giocato di più le mie chance sul Giro ma il Tour resta qualcosa di ancora più speciale.

 

 

- Quando eri bambino, ti capitava di guardare il Giro in televisione ?

Oh sì, quando ero più giovane guardavo il Giro in tv e non solo. Quando lo potevo, andavo anche a bordo strada per vedere i corridori passare. Sono buoni ricordi. All’epoca, il mio corridore preferito, il mio idolo, era Miguel Indurain. È stato davvero fortissimo. 

 

 

- Nel 2005, hai indossato la prima delle 19 maglie rosa. Quali ricordi ne hai ?

La prima volta, è sempre speciale. Quel giorno è ancora impresso nella mia memoria. Era uno dei sogni della mia vita indossare la maglia rosa, e ciò si realizzava ! Poi indossarla fu sempre un grande onore, soprattutto da italiano.

 

 

- Nel 2006, possiamo dire che volavi al di sopra dei tuoi avversari al Giro : tre vittorie di tappe e dieci minuti di vantaggio all’arrivo. Eri nella forma della tua vita, no ?

Ero in grande forma quell’anno, è vero. Ma sai nel 2010, quando avevo dieci minuti di ritardo su Arroyo, ho anche dovuto volare per arrivarci ! 

 

 

- Una vittoria ha segnato molti tifosi, quella sullo Zoncolan nel 2010. Ha avuto un sapore speciale ?

Mi ricordo di tutte le mie vittorie, e quella era bella. Ma non deve essere una fine in sé. Quando punti a grandi cose, devi guardare il futuro.

 

 

- Non era come una resurrezione un anno dopo il tuo ritorno di sospensione ?

In parte sì, ma sai, la vita è lunga e devi pensare oltre al ciclismo. La bici era una delle parti migliori della mia vita, ma alle fine penso che tante altre cose hanno contato per permettermi di sentirmi meglio durante questo periodo : la mia famiglia, i miei amici… Il ciclismo era giusto una piccola parte di queste cose che mi hanno ricostruito. 

 

 

- Quest’anno, il centesimo Giro. Cosa pensi del percorso che è stato disegnato ? 

È veramente difficile. Ma il Giro è sempre complicato da correre, indipendentemente del percorso. Il meteo è spesso imprevedibile e le strade non sempre in buona salute… Ci sono tante grandi e piccole difficoltà che rendono faticosa la vita del corridore. 

 

 

- Nel 2012, eri vicinissimo alla maglia rosa fino alla 19° tappa, quella dello Stelvio, dove sei crollato. Pensi di aver lasciato filare la tua ultima possibilità di vincere il Giro quel giorno ?

Ah sì, mi ricordo di questa tappa… Sono arrivato alla tappa dello Stelvio con scenari in mente, della speranza. Speravo chiaramente di prendere il primo posto in cima e mi dicevo che era il momento giusto. Ma quando ho aperto il gas, niente è uscito e sono esploso (finirà 10° della tappa a 5 minuti di Thomas De Gendt). Da allora in poi, non mi sono mai trovato in una posizione così buona. 

 

 

- Sempre più corridori internazionali vengono sul Giro per vincerlo. Conseguenza : Dal 2008 ci sono state solo tre vittorie italiane, dopo una egemonia di più di 10 anni sulla corsa. L’interesse per il Giro è buono per il ciclismo italiano ?

Certo, è una buona cosa. Un’ottima cosa direi ! Più la corsa sarà internazionale, meglio sarà. Penso che è il modo migliore per rendere il Giro ancora più grande e ciò permette di raggiungere più persone. Inoltre, i tifosi italiani amano vedere la loro corsa disputata tra grandi campioni. È anche una buona notizia per i corridori italiani perché quando vinci contro altri campioni, ha sempre un valore maggiore.

 

 

- Nel 2006, prima che l’affare Puerto ti allontani del gruppo, avevi appena vinto il Giro ed eri il grande favorito per il Tour. Pensi che questa mitica doppietta è ancora realizzabile oggi ?

Sì, credo profondamente che è sempre un’impresa possibile. Altrimenti a cosa servono i record ? Sono lì per essere battuti. Quindi anche questa doppietta. Se qualcuno ha la capacità di farlo e che si dà per obiettivo di arrivarci, è possibile. Oggi Quintana potrebbe forse farla… Attenzione, non dico che è facile, bisogna avere anche della riuscita. Due anni fa, Alberto non ne era così lontano. Non è stato fortunato e ha avuto una brutta giornata sul Tour. Ma avrebbe potuto farla. 

 

 

- Parlando di Contador, come Nibali, ha vinto i tre grandi giri. Sei stato compagno di squadra dei due corridori. Chi ti ha impressionato di più ?

Contador senza esitare. Basta guardare il suo palmares, è talmente incredibile. Quello di Nibali è un po’ diverso. Non dico che Vincenzo non è un super corridore, lo è. Direi pure che lo ricorderemo come uno dei migliori della sua epoca. La differenza è che Contador, i libri se ne ricorderanno come uno dei migliori della storia. Per me, entrerà nel top 3 dei migliori corridori di tutti i tempi. Nei grandi giri, rispetto a Vincenzo ha vinto di più. Ciò non toglie nulla a Vincenzo che resta un grande, ma non si può essere paragonato ad Alberto.

 

 

- Li hai aiutati a differenti momenti delle loro carriere. Ma che cosa hai insegnato ?

Sai, sono tali campioni che non hai molte cose da insegnare. Provi prima di tutto ad essere un esempio. Amano avere un uomo, un amico ed un professionista al loro fianco per riuscire. Ho cercato di essere i tre. 

 

 

- Da campione, da leader nato, non era troppo duro scendere nella gerarchia per diventare compagno di strada ?

No, non lo è stato per me. Penso che tutti devono conoscere i suoi limiti e dare il migliore di ciò che ha con le sue possibilità. 

 

 

- Hai deciso di ritirarti nel 2015, dopo il tuo tumore ai testicoli. Era impossibile continuare ?

La malattia mi aperto lo spirito verso altre cose e poi, all’età che avevo, era complicato tornare. Avrei potuto, ma avrei corso per provare a raggiungere il traguardo e non per vincere o aiutare un corridore a vincere. Ho preferito smettere. 

 

 

- Eccoti nello staff della Trek-Segafredo…

Ora, il mio ruolo è quello di cercare i giovani talenti di domani. Facciamo un grosso lavoro in questo momento, seguiamo quattro-cinque buoni corridori ma non svelerò i nomi… Poi do consigli ai corridori. Adoro questo lavoro perché puoi vedere che, quando dai delle indicazioni, le applicano dopo quando corrono. Sono davvero felice quando vedo che ascoltano. 

 

 

- Hai scelto Trek-Segafredo per seguire Alberto Contador, dopo gli ultimi anni passati insieme alla Tinkoff ?

Sono andata alla Trek-Segafredo prima perché Segafredo è uno sponsor italiano. Ma certo, quando la tua carriera incrocia quella di una persona che apprezzi, è una buona cosa. Sono molto contento di ritrovare Alberto. 

 

 

- Può vincere un’altro Tour de France questa estate ? 

Certo che sì. Può farlo ! Non è forse migliore di Froome ma ha terminato secondo su più corse quest’anno, punteggiate di vere battaglie tra campioni come Valverde. Ciò dimostra che è ancora in gioco. Va forte dall’inizio della stagione ed il nostro obiettivo alla Trek-Segafredo è di farlo arrivare al top sul Tour. Se tutto va bene, può vincere.

 

 

- Per finire, puoi dirci su chi scommetti per questo Giro ?

Parlerò da membro della Trek-Segafredo : spero che Bauke Mollema sarà la grande sorpresa. Non solo lo spero, ma ci credo molto. L’anno scorso aveva veramente delle gambe di fuoco sul Tour, prima di questa brutta giornata, a Saint-Gervais Mont-Blanc. Era secondo della generale a tre tappe dalla fine. Quindi può farlo su questo Giro. Per il resto, non sarò originale, penso come tutti a Quintana e Nibali.

 

 

 

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05/05/2017
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Giro 100 : "Mollema stupirà"

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Non ha nostalgia delle corse. Perché la bici, come dici lui, "la utilizza prima come gioco, poi come strumento di lavoro e poi torni a vederla ancora e solo come un gioco". Però il ciclismo continua ad essere la sua vita. Tanto più adesso che il "richiamo rosa" si fa sentire, specie nel cuore di chi il Giro d’Italia l’ha vinto due volte, nel 2006 e nel 2010.

Intervista di Ivan alla Prealpina, da Antonio Trivieri.  

 

 

- Ivan Basso, come giudica l’edizione del Centenario che scatterà venerdì ? 

Vivo il Giro sin da quando ero bambino con grande entusiasmo e come un evento che quando finisce aspetti già quello dell’anno dopo. Certo, questa ricorrenza aggiunge qualcosa in più, lo si percepisce dall’attesa che circonda la corsa. Così voglio complimentarmi con chi ha designato il percorso, con chi ha ideato le figurine, con chi ha voluto legame coi prodotti del territorio, con chi ha pensato al trofeo d’oro rosa : tanti elementi che rendono questo Giro estremamente speciale. Non è soltanto uno slogan, è davvero la corsa più bella del mondo nel Paese più bello del mondo. 

 

 

- Che tipo di Giro prevede ? 

Molto particolare, perché con Etna e Blockhaus c’è parecchia salita già nella prima fase. Dunque, non puoi permetterti di perdere tempo : l’imperativo è essere in splendida forma da subito. Chi sarà in rosa dopo il Blockhaus potrà godere a lungo questo vantaggio. 

 

 

- Proviamo a inquadrare i protagonisti : chi è il favorito e chi la probabile sorpresa ?

Difficile stilare una classifica ma, facendo riferimento ai meriti acquisiti, vedo sul podio Vincenzo Nibali, il colombiano Nairo Quintana e l’olandese Bauke Mollema. I primi due hanno già dato prova delle loro qualità, nel terzo crediamo fortemente noi della Trek-Segafredo, soprattutto per l’effetto sorpresa : uno che ha lottato per il podio fino all’ultimo al Tour de France, può di sicuro fare bene anche al Giro.

 

- Nel suo team c’è pure il carnaghese Alafaci.

Al Giro dobbiamo sostenere ogni rappresentante del Varesotto. Eugenio in particolare, dà sempre tutto e sarà così anche in questa occasione : è un uomo squadra, sempre pronto per aiutare sia Giacomo Nizzolo che Bauke Mollema. Abbiamo fiducia in lui, ha recuperato dal recente infortunio ed è una garanzia : sono sicuro che farà un gran bel Giro.

 

 

- Quali le tappe decisive ?

A parte le prime con Etna e Blockhaus, come sempre quelle Alpine. La crono finale da Monza a Milano ? Peserà, penso solo per definire le posizioni di rincalzo a quelle dei big. 

 

 

- L’assenza di Scarponi si sentirà nel gruppo…

Non solo in gruppo. La perdita di un amico e di un collega rattrista tutto il movimento : è stato una disgrazia ed è difficile vivere ogni giorno con questo dolore, specie per la famiglia. Il modo migliore per rendergli onore è dar vita ad un grande Giro tutti insieme, proprio come avrebbe fatto Michele.

 

 

- Ma, non le pesa nemmeno un po’ non essere sui pedali ?

Ho smesso al momento giusto : per me era finita. E sono contento d’averlo fatto avendo ancora tanta energia. Ora vivo già questo Giro a mille all’ora, il mio nuovo ruolo mi dà la possibilità di fare cose interessanti in prospettiva futura. 

 

 

 

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03/05/2017
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Ivan, Vincenzo et le Giro, une émotion sans fin

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Dimanche à Torino l’atmosphère était rose, pour accueillir le final du Tour d’Italie et pour acclamer Vincenzo Nibali. Trois jours plus tôt l’émotion de la "maglia rosa" semblait pourtant loin pour le sicilien, tant il avait pris du retard au général, à cause d’une méforme qu’il ne s’expliquait pas lui-même. Mais l’étape de vendredi, en terre française, a vu renaître le "requin de messine". Et le lendemain il s’en est allé cueillir définitivement la rosa, la seconde de sa carrière. Et parmi les coureurs qui ont remporté à deux reprises le Giro il y en a un que nous connaissons bien : Ivan. Notre Champion, de retour d’un stage au Teide où il prépare le Tour avec Alberto Contador, était présent ce week-end sur les routes italiennes. Pendant près de quatre ans, à la Liquigas, Vincenzo et Ivan ont été équipiers et ils ont vécu ensemble le grand frisson rose à l’occasion du magnifique Giro 2010. Et joli clin d’oeil du destin, Vincenzo s’est paré du maillot mythique le 28 mai, date du premier succès d’Ivan en 2006, il y a dix ans. Date également du jour où Ivan a lui aussi renoué avec les joies de la couleur rose, il y a six ans. 

Aujourd’hui, dans La Provincia di Varese, Ivan s’est confié à Alberto Coriele. Vincenzo l’a impressionné mais il le savait capable de faire la différence : "Vincenzo a gagné un très beau Giro, donnant du lustre à un pays et à tout un mouvement, qui est en train de retrouver petit à petit sa splendeur. Le Giro a été enthousiasmant, la beauté du cyclisme c’est justement ça, il n’y a jamais rien de fait à l’avance. Nous parlons d’une remontée incroyable, née non pas d’une crise mais de l’envie de Vincenzo de gagner ce Giro. Car beaucoup de choses ont été dites ces derniers jours mais personne n’a souligné sa capacité à rester au contact avec les premiers même les jours où il ne se sentait pas bien. Il a lutté en milieu de Giro, quand les autres étaient plus en forme que lui, et cela lui a permis de poser les bases pour cette extraordinaire remontée". 

Selon Ivan, on a trop rapidement écarté Vincenzo de la course au "Trofeo senza fine". Lorsqu’il était coureur il insistait d’ailleurs souvent sur le fait que les bilans se font au terme de l’épreuve et pas avant : "Les grands tours durent 21 jours, tu peux également avoir une excellente forme mais tout peut arriver. Et Vincenzo a bien réagi en n’abdiquant pas. Pour obtenir un tel succès tu dois avoir de l’expérience et être habitué à gérer chaque moment. Il était important de comprendre quel problème avait Vincenzo. Il y a eu des analyses faites trop hâtivement, car les conclusions se tirent toujours en fin de course. Et puis il était quand même en lutte pour un podium sur le Giro, qui n’est pas la kermesse du village. Vincenzo a été sous-évalué trop vite". 

À Torino, sur le podium Vincenzo était entouré du jeune Esteban Chaves et de l’expérimenté Alejandro Valverde, respectivement deuxième et troisième. Et ce Tour d’Italie a été aussi celui de Steven Kruijswijk, longtemps maillot rose, mais qui a dû y renoncer à trois jours de l’arrivée, suite à une chute dans la descente du col d’Agnel. Ivan n’a pas été étonné de retrouver ces hommes jouer les premiers rôles : "Pour beaucoup Chaves et Kruijswijk sont des surprises, mais elles ne le sont pas complètement, car ils avaient déjà obtenu des places importantes. Chaves l’an passé il est arrivé cinquième de la Vuelta, il devient costaud et c’est un coureur très intéressant pour le futur". En revanche Ivan ne cache pas sa déception au sujet du leader de son équipe Tinkoff, Rafal Majlka : "Les attentes étaient autres, Rafal n’a jamais réussi à avoir cette solidité qui lui aurait permis de lutter pour le podium. Quand les meilleurs accéléraient, il n’était pas là. Désormais nous devons penser à sa récupération, car il doit gérer le doublé, nous le mettrons sur le Tour".

Mais avant le Tour, Ivan a donc vécu son premier Giro en tant que spectateur depuis l’arrêt de sa carrière. Bien qu’il ne soit plus au coeur du peloton, il a laissé une forte empreinte auprès des supporteurs. Du public, Ivan en a toujours été très proche et rien n’a changé, l’estime et l’affection sont restées très fortes des deux côtés, comme en témoigne ce qu’il a vécu samedi alors qu’il était à l’hôtel des Tinkoff : "Quand j’ai rejoint l’hôtel à Torino, j’ai rencontré une soixantaine de personnes qui étaient là à attendre Vincenzo. Ils m’ont submergé de demandes de photos et d’autographes, et c’est la plus belle chose, elle vaut plus que le Giro car cela signifie que j’ai laissé un message positif aux gens, de l’enfant de trois ans au retraité qui m’a supporté au bord de la route". Ivan en est donc une magnifique preuve, le Giro, à l'image de son trophée, laisse dans les coeurs une émotion sans fin.

 

 

 

 

 

FORZA IVAN !!!!! 


30/05/2016
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Passionnément Giro

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D’Apeldoorn en Hollande à Torino, la fièvre rose va, à partir de vendredi et pour trois semaines, s’emparer de la planète cyclisme. Le Tour d’Italie a marqué la carrière d’Ivan, puisqu’il a eu à deux reprises l’honneur d’embrasser le trofeo senza fine. La première victoire, dont ce sera les dix ans le 28 mai prochain, c’était en 2006. La deuxième a été célébrée en 2010 dans la magnifique arène de Verona et au terme d’une splendide course. Cette année changement de décor, c’est depuis la télévision que notre Champion, désormais dirigeant, suivra l’épreuve. Ivan ne pédale plus mais son émotion rose est toujours aussi forte, comme il l’a expliqué ce soir au micro de Carlo Gugliotta, lors de l’émission Ultimo Chilometro sur ElleRadio : "Le Tour d’Italie ne me manque pas, car le Giro on ne le vit pas seulement en le disputant en tant que coureur. En Italie c’est une fête nationale. J’ai eu l’honneur de le courir, j’ai aussi eu la chance de réaliser le rêve de le gagner, de porter le maillot rose, puis de le regagner. Mon lien sportif avec le Giro s’est terminé mais je vis le Giro et je le vivrai toujours et comme tous les italiens il fait partie de mon quotidien. Je ne serais pas présent sur le Giro, mais je viendrai le dernier week-end à Torino". 

Et bien-sûr il aura un oeil plus particulièrement attentif sur son équipe Tinkoff, tenante du titre avec Alberto Contador, qui aura cette fois-ci en chef de file Rafal Majka, épaulé par de solides équipiers, comme le très expérimenté Matteo Tosatto ou encore le grimpeur Jesus Hernandez. Ivan croit fortement en les possibilités de Rafal : "Cette année nous avons un coureur, Rafal Majka, qui a des ambitions de podium. Il a déjà fait cinquième du Giro, l’an passé il a terminé troisième de la Vuelta. C’est un coureur qui a tout pour être parmi les meilleurs coureurs du monde. Il a tout pour bien faire. Et avec ses équipiers il essaiera justement de lutter jour après jour et de rester toujours à l’avant avec les meilleurs. Ensuite dans les étapes clés il faut être présent. La première règle c’est d’être toujours présent. La seconde règle c’est que quand tu es présent tu dois essayer de profiter de la situation négative des autres. Il est vrai que d’un point de vue altimétrique les plus grosses difficultés sont concentrées dans la deuxième partie du Giro mais il ne faut pas oublier d’autres éléments comme le vent, que les coureurs trouveront dans la première partie, en Hollande. Le Tour d’Italie tu ne le gagnes pas seulement en montagne et avec les chronos. Il y a des difficultés tous les jours, de la première à la dernière étape. Il y a des donc des étapes aux profils significatifs et qui sont sûrement déterminantes pour le classement. Mais moi je dis à mes coureurs que c’est un Giro où tous les jours on lutte du premier à l’ultime kilomètre, il suffit de peu de choses pour le perdre".  

La formation Tinkoff a connu une belle réussite en ce début de saison, Ivan a lui-même contribué à ces bons résultats, à l’occasion du Tour de Croatie, en amenant ses hommes à la victoire lors du contre-la-montre par équipes. Il tient à souligner l’importance de la notion de groupe : "Notre équipe est leader du classement World Tour. Grâce à notre président, Oleg Tinkov, qui voulait une équipe attractive, qui sache bien marcher sur toutes les courses, nous avons démontré que nous étions compétitifs. Tout le temps ce n’est bien-sûr pas possible, mais sur toutes les épreuves auxquelles nous avons participé, nous avons essayé d’être bon. Cela est aussi grâce à des coureurs comme Alberto Contador et Peter Sagan, des grands champions qui réussissent dans les compétitions importantes à concrétiser le travail de leurs équipiers. En général on obtient des résultats quand on a un excellent travail de la part de tous, staff compris". 

Pour se faire une place au soleil sur le Giro, il va cependant falloir affronter une rude concurrence. L’un des grands favoris de cette édition 2016 c’est Vincenzo Nibali. Depuis sa victoire en 2013 le requin de messine n’était pas revenu sur le Tour d’Italie, privilégiant la Grande Boucle en juillet. Vincenzo et Ivan c’est une longue et belle histoire à la Liquigas. La route des deux hommes s’est séparée en fin d’année 2012 mais une forte estime et amitié est restée. Tout récemment, Vincenzo rendait hommage sur Twitter à son capitaine, comme il aime encore affectueusement l’appeler. Les deux hommes se connaissent si bien et pour Ivan pas de doute, Vincenzo a les moyens de triompher : "Tous les ans, les jours qui précèdent le départ, il y a beaucoup de favoris mais je crois que Vincenzo de part son palmarès, de part ce qu’il a démontré ces dernières années, est évidemment l’homme à battre. Au départ de ce Giro se présentent de très forts coureurs, il y a Alejandro Valverde, Tom Dumoulin, Mikel Landa, Rigoberto Uran, Davide Formolo. Comme chaque année il y a 10-12 prétendants au maillot rose, ou au classement général. Mais Vincenzo a démontré les années passées une solidité, non seulement pour gagner mais aussi pour réitérer ses victoires dans les grandes courses. Il a quelque chose en plus par rapport aux autres. C’est un coureur qui a visé l’objectif Tour d’Italie pour sa première partie de saison et il sait comment on gagne. Son équipe est une formation armée pour gagner les grandes courses. Bien-sûr il a le poids des pronostiques mais ce n’est pas une chose qui effraie Vincenzo". Alors qui connaîtra les joies de la vie en rose ? Réponse le 29 mai. 

 

 

 

 

 

FORZA IVAN !!!!!


03/05/2016
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Ivan : "Le Giro, une émotion garantie durant trois semaines"

 

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Dans cinq jours débutera la 99ème édition du Tour d’Italie. Il y a un an nous étions plongé dans l’électrique atmosphère du départ, avec Ivan qui s’apprêtait à jouer le gregario de luxe pour Alberto Contador. Cette année c’est en spectateur que notre Champion va suivre la course rose. Après avoir accompagné Alberto Contador sur le Teide, pour un stage de préparation au Tour de France, il viendra saluer le Giro lors du dernier week-end. Totalement immergé dans son nouveau rôle au sein du staff de la Tinkoff, Ivan n’a point de temps pour la nostalgie mais il aura bien-sûr un oeil attentif sur l’épreuve. Et si il croit en une belle performance de Rafal Majka, il voit en son ancien équipier Vincenzo Niabli le grand favori pour le maillot rose. 

Double vainqueur du "trofeo senza fine" en 2006 et 2010, Ivan évoque le Giro, dans une interview à Marca Plus. 

 

 

- Comment est né votre amour pour le cyclisme ?

Le cyclisme est tout pour moi. Mon père et ma mère étaient passionnés de cyclisme et donc, quand j’étais petit, ils m’ont transmis leur passion. Cela m’a toujours aidé à aller en vélo. Ensuite les courses sont arrivées et j’ai commencé à y penser sérieusement. 

 

 

- Comment avez-vous affronté la nouvelle du cancer ?

J’ai eu de la chance, car quand ils me l'ont annoncé c’était encore tôt. Ce fut une dure nouvelle à recevoir, mais par chance nous avons réussi à nous en rendre compte tout de suite. Ils me dirent que l’opération était simple, qu'à 99 % j’aurais parfaitement récupéré. Donc, bien que ce fut une mauvaise nouvelle, c'en a été aussi une bonne, car ce n’était pas si grave que ça. J’ai eu peur, mais ensuite je me suis tranquillisé. 

 

 

- La récupération a été vraiment rapide. C’est votre force mentale qui vous a aidé à surmonter le problème ?

Je pense que oui. J’ai eu la chance que la situation ne soit pas trop grave. Avec force et illusion j’ai réussi à remonter vite en vélo. 

 

 

- Le vélo vous manque ?

Non, il me manque d’autant moins que j’ai un bon travail qui me plaît et qui comporte une grande responsabilité. Quand on a un travail comme celui-là, ça te donne beaucoup de motivation et ça ne me laisse pas le temps de penser. Ce qui me manque c’est le fait d’être sur vélo. Parfois j’ai besoin de faire un peu de vélo.

 

 

- Quels moments de votre carrière vous restent en mémoire ?

J’ai vécu des moments très positifs et d’autres moins, mais finalement c’est quelque chose qui arrive à tous les coureurs. Ma carrière a été longue et ça me semble injuste de choisir un moment précis, aussi bien parmi ceux positifs que ceux négatifs. Je peux me retenir satisfait de ma carrière. 

 

 

- Qui est pour vous le favori de ce Giro ?

En ce qui me concerne, pour être honnête, j’aimerais que Rafal Majka réussisse à le gagner car c’est un coureur de mon équipe. Cependant je dois être réaliste et reconnaître qu’il devra surmonter la concurrence de terribles rivaux. Si on regarde le palmarès je devrais considérer Nibali comme le favori. Mon compatriote cela fait des années qu’il réalise vraiment bien les choses et sans l’ombre d’un doute c’est l’un des favoris.

 

 

- Comment considérer les absences de Contador et Aru ?

J’aurais aimé voir Aru et Contador dans cette édition mais chacun à son propre programme et ses propres intérêts. Je n’aime pas entrer dans les plans des autres cyclistes. C’est une chose très privée sur laquelle il n’y a pas besoin d’interférer. Chacun doit savoir ce qu’il veut faire et quels sont les objectifs à atteindre en fonction de ses caractéristiques. 

 

 

- Il vous plaît le parcours de cette édition ?

Oui, le parcours de ce Giro me plaît vraiment. Il y a tous les types de parcours. Comme dans n’importe quelle grande course à étapes, l’émotion sera garantie durant les trois semaines. Je suis sûr que les gens se divertiront pendant toute la durée du Giro.

 

 

- Quelle étape peut être celle décisive ?

Je ne sais pas. Les grands Tours sont difficiles chaque jour. À n’importe quel moment tu peux perdre la course. La chose la plus importante c’est de rester concentrer dans les étapes de montagne, mais il faut toujours être attentif. Ces derniers temps nous avons vu certains favoris perdre du terrain lors de journées moins difficiles.

 

 

- Vous auriez fait ce Giro si vous ne vous étiez pas arrêté ?

Je suis concentré sur mon nouveau travail et donc je ne me pose pas ce genre de questions. À présent mon rôle est d’étudier et de rester concentrer sur l’équipe. Cette première saison je l’utilise comme apprenti, mais je veux aider mon staff le plus vite possible. Je veux m’améliorer et me familiariser avec ce nouveau rôle.

 

 

- Quel peut être le meilleur coureur de cette année 2016 selon vous ?

Je n’ai aucun doute : Alberto Contador.

 

 

- C’est sa dernière année ou il continuera encore ?

Pour le savoir il faut l’appeler. 

 

 

- Selon vous, actuellement, ce sont les cyclistes espagnols ou italiens qui marchent le mieux ?

Ils sont à un niveau similaire, mais finalement ce qui compte ce sont les victoires. Qui gagne le plus est le meilleur et vice versa. C’est compliqué de le définir en début d’année. Ce que l’on remarque désormais c’est une alternance : parfois ce sont les espagnols qui gagnent et d’autres fois les italiens. Je pense qu’ils sont tous deux au même niveau. Ça c’est la plus belle chose du cyclisme, on ne peut pas pronostiquer les victoires. 

 

 

 

 

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- Come incominciò il suo amore per il ciclismo ?

Il ciclismo è tutto per me. Mio padre e mia madre erano appassionati di ciclismo e per questo, da quando ero piccolo, mi hanno trasmesso la loro passione. Questo mi ha sempre aiutato ad andare in bici. Poi arrivarono le corse e ho incominciato a pensarci sul serio. 

 

 

- Come ha affrontato la notizia del tumore ?

Ho avuto fortuna, perché quando me lo dissero era ancora presto. Fu una notizia dura da ricevere, però per fortuna siamo riusciti ad accorgercene subito. Mi dissero che l’operazione era semplice, che al 99 % dei casi avrei recuperato perfettamente. Per questo, sebbene sia stato una brutta notizia, è stata anche buona, poiché non era così tanto grave. Mi sono spaventato, però poi sono rimasto tranquillo. 

 

 

- Il recupero è stato veramente rapido. È stato la sua forza d’anima ad aiutarla a superare il problema ?

Penso di sì. Ho avuto la fortuna che la situazione non fosse troppo grave. Con forza e illusione sono riuscito a tornare presto a salire in bicicletta.

 

 

- Le manca la bicicletta ?

No, mi manca di meno perché ho un buon lavoro che mi piace e che comporta una grande responsabilità. Quando si ha un lavoro come questo, ti dà molta motivazione e non mi lascia tempo per pensare. Quello che mi manca è la stare in bici. A volte ho bisogno di salire un po’in bici. 

 

 

- Che momenti della carriera le rimangono in mente ?

Ho trascorso momenti molto positivi e altri meno, però alla fine è qualcosa che succede a tutti i corridori. La mia carriera è stata lunga e mi sembra ingiusto scegliere un momento preciso, sia tra quelli positivi e quelli negativi. In tutto ciò, posso ritenermi soddisfatto della mia carriera. 

 

 

- Chi è per lei il favorito di questo Giro ?

Per quanto mi riguarda, ad essere sincero, mi piacerebbe riuscisse a vincere Rafal Majla perché è un corridore della mia squadra. Però devo essere realista e riconoscere che dovrà superare la concorrenza di rivali terribili. Se consideriamo il palmarès dovrei considerare Nibali il favorito. Il mio connazionale è da anni che sta facendo le cose davvero bene e senza dubbio è uno dei favoriti. 

 

 

- Come considerare le assenze di Contador e Aru ?

Mi sarebbe piaciuto veder Aru e Contador in questa edizione pero ciascuno ha il proprio programma e i proprio interessi. Non mi piace entrare dentro i piani degli altri ciclisti. È una cosa molto privata sul quale non bisogna interferire. Ciascuno deve sapere cosa vuole fare e quali sono gli obiettivi da raggiungere in base alle proprie caratteristiche. 

 

 

- Le piace il percorso di questa edizione ?

Sì, il percorso di questo Giro mi piace veramente. Sono presenti tutti i tipi di percorsi. Come in qualsiasi grande corse a tappe, l’emozione sarà garantita durante le tre settimane. Sono sicuro che la gente si divertirà per tutta la durata del Giro.

 

 

- Quale tappa può essere quella decisiva ?

Non lo so. I grandi Giri sono difficili ogni giorno. In qualsiasi momento puoi perdere la corsa. La cosa più importante è restare concentrato nelle tappe di montagna, però bisogna sempre stare attenti. Negli ultimi tempi abbiamo visto alcuni favoriti perdere terreno in giornate meno impegnative. 

 

 

- Ci sarebbe stato Basso in questo Giro se non si fosse ritirato ?

Sono concentrato nel nuovo lavoro e per questo non mi faccio domande di questo tipo. Adesso il mio ruolo è studiare e restare concentrato nella squadra. Questa prima stagione la utilizzo come apprendistato, però voglio aiutare il mio staff il più presto possibile. Voglio migliorare e familizziarmi in questa nuova veste.

 

 

- Che corridore pensa possa essere il migliore di questo 2016 ?

Non ho alcun dubbio : Alberto Contador. 

 

 

- È il suo ultimo anno o continuerà ancora ?

Per saperlo bisogna chiamarlo.

 

 

- Secondo lei, stanno meglio i ciclisti spagnoli o italiani nel presente ?

Sono a un livello simile, però alla fine quello che conta sono le vittorie. Chi vince di più è il migliore, e viceversa. È complicato stabilirlo a inizio anno. Quello che si nota ormai è un’alternanza : a volte vincono gli spagnoli e altre volta gli italiani. Penso stiamo entrambe allo stesso livello. Questa è la cosa più bella del ciclismo, che non si possono pronosticare le vittorie. 

 

 

 

 

 

FORZA IVAN !!!!!


01/05/2016
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Ivan : "J'ai un énorme respect pour Alberto"

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Après chaque grande compétition vient souvent l’heure du bilan. Quatre jours après la fin du Tour d’Italie, Ivan nous dresse le sien. Un bilan en demi-teinte, car si le Giro s’est fini glorieusement avec la victoire du capitaine de la Tinkoff-Saxo, Alberto Contador, il a été beaucoup critiqué l’absence de coureurs Tinkoff auprès de ce dernier en montagne. Mais Ivan n’a jamais eu besoin de la presse pour se juger, tout au long de sa carrière il a toujours su parfaitement faire son auto-critique. Et c’est donc un Ivan des plus lucide qui reconnait n’avoir pas brillé comme il le souhaitait, notamment lors des instants clés de la course. Mais il insiste cependant sur l’important travail fait en plaine par sa formation lors dix-sept jours passés à défendre le maillot rose d’Alberto. Et après le rose, El Pistolero va maintenant partir à la conquête du maillot jaune, celui du Tour de France. Ivan sera peut-être à nouveau à ses côtés, pour ce qui pourrait être l’un de ses derniers défis. Car prochainement notre Champion fera part de sa décision concernant son futur. Un adieu à la compétition se profile sans doute, mais bien-sûr pas au cyclisme. Car entre Ivan et le cyclisme c’est une histoire d’amour qui se conjugue à l’infini.

Voici son interview par Francesco Caielli de La Provincia di Varese. 

 

- Ivan comment se passent vos journées actuellement ?

Ce sont des journées que je dédie à ma famille, totalement. Le cyclisme te contraint à renoncer au quotidien, mais il t’offre ensuite ces moments où l’embrassade de tes proches est totale. Quand je rentrais avec le maillot rose c’était une embrassade qui te ramenait sur terre, cette embrassade là a elle le pouvoir de soulager.

 

- Elle soulage, de quoi ?

D’un Giro que j’aurais voulu différent, d’un Basso duquel j’aurais voulu plus. J’ai toujours été très exigeant, vous le savez : et je ne me suis pas plu. 

 

- En quoi vous ne vous êtes-vous pas aimé ?

Nous étions au Giro pour aider Contador à gagner, à l’inverse nous avons seulement été en mesure de l’aider à ne pas perdere. Nous n’avons pas été avec lui dans les moments décisifs, quand il y avait le maillot rose à prendre. Nous avons seulement été là quand il fallait le défendre.

 

- Et pourtant, le Giro c’est vous qui l’avez gagné…

L’a gagné un grand champion comme Alberto. Mais dans l’affrontement entre le deux grandes équipes, Tinkoff contre Astana, c’est eux qui ont gagné.

 

- Après la chute à l’arrivée de Castiglione, avec l’épaule de Contador qui semblait avoir compromis son Giro, vous avez eu peur ?

Durant un grand tour il y a beaucoup de moment où tu as peur de tout perdre. Et celui-ci en fut un.

 

- Le lendemain les caméras ont souvent filmé Alberto : vous étiez toujours à ses côtés à lui parler. "Ça le fait ?" "Comment ça va ?" "Comment te sens-tu ?"

Dans ma carrière je me suis souvent retrouvé dans la situation dans laquelle il a été lui : avec la peur que ton corps d’un moment à l’autre te dise "ça suffit, je m’arrête". Je sais ce dont à besoin un cycliste qui se trouve dans ce moment particulier. Il a besoin de quelqu’un qui le tranquillise, sans l’envahir. Qui lui dise les bonnes paroles sans être excessif. Je lisais la peur dans ses yeux, j’ai essayé de lui apporter un peu de sérénité. 

 

- Sur le Colle delle Finestre, l’autre moment difficile. Contador a vraiment été mal ?

Non. Nous avions un avantage tel que nous pouvions nous permettre de faire quelques calculs. Nous sommes allés à notre rythme, en pensant que dans quelques semaines Alberto sera au départ du Tour. Pour essayer de le gagner. L’Astana a grandement bien couru, mais elle n’a jamais était une menace pour notre Giro. 

 

- Vous l’admettez : ce fut un jour difficile. 

Et qui dit le contraire ? Cependant Contador, après cette étape, a dit une chose juste que peu de gens ont voulu écouter. "Les grands tours se gagnent lors des mauvaises journées, non lors des journées où tout va bien". Combien de fois je l’ai dite et pensée, cette chose, durant ma carrière. Combien est vraie cette phrase. Les mauvaises journées font la différence entre une victoire et une défaite : à gagner lors des bonnes journées, tout le monde est bon.

 

- Gagner le Tour : un sacré rêve. Vous y serez, pour aider Contador à réaliser l’exploit ?

Je suis dans la liste. Mais c’est l’équipe qui décidera, également sur la base des sensations que j’aurai lors de ces prochains jours de travail et que je communiquerai. 

 

- Nous vous connaissons. Après ce Giro, vous avez conté les jours qui vous séparaient du départ du Tour.

Je ne me suis pas plu. Et quant je m’aime pas, habituellement je travaille cent fois plus pour revenir un peu plus fort. Pour me plaire à nouveau. 

 

- Le Tour d’Italie a été très beau. L’Italie est tombée amoureuse d’Aru mais aussi de Contador. Selon vous, pourquoi ?

C’est facile d’aimer Contador. Car son sourire n’est pas forcé : ce que vous voyez sur le podium est la même chose que ce que je vois dans la chambre tous les soirs. Les gens comprennent ces choses-là car ils ont du coeur, des yeux et des oreilles. Le supporteur tu ne peux pas le tromper. 

 

- Que pensez-vous de Fabio Aru ?

Il est jeune, il est fort, il a le bon mental. Il a mis en difficulté quelqu’un comme Contador, je ne sais pas si vous vous rendez compte. Il a son futur peint en rose, un destin déjà écrit.

 

- Revenons à Alberto. Quel est son secret ?

J’ai un respect énorme pour lui, pour sa façon d’être et de courir. Le secret d’Alberto ? Chaque matin il se réveille et il oublie qu’il est Contador. Chaque matin il se réveille et c’est le jeune garçon qui vit un rêve, qui veut émerger, qui doit tout conquérir et qui n’a encore rien gagné. Et surtout c’est le jeune garçon qui s’amuse, énormément, à faire ce métier.

 

- Vous l’avez dit et redit : vous n’êtes pas satisfait de votre Giro. Mais Contador, le capitaine, il est satisfait du Giro que vous avez couru, vous de la Tinkoff ?

Oui. Et ce n’est pas moi qui le dit, que ce soit clair : c’est lui qui l’a dit. Il l’a dit à nous personnellement mais il l’a dit également publiquement. Et il ne l’a pas fait parce qu’il y avait un attaché de presse qui l’obligeait à dire certaines choses, mais parce qu’il y croyait. Il a été tous les jours avec nous au Teide, à chaque stage, durant le Giro. Il sait comment nous avons travaillé et ce que nous avons fait. Défendre le maillot rose pendant dix-sept jours n’est pas simple : ça t’épuise le mental et le physique, ça te fait prendre le vent plus que les autres. Ensuite nous nous sommes loupés, c’est vrai : mais nous avons quand même fait un gros travail. 

 

- Ivan, vous avez 37 ans : à votre âge un coureur, d’habitude, se retire. Vous êtes déjà en train de penser au moment où vous ferez le grand saut ?

Oui, j’y pense et comment. Et je vous dis une chose : dans ma tête tout est très, très clair. Et bientôt, très rapidement, vous serez tout vous aussi.

 

 

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- Ivan che giornate sono queste ?

Le giornate che dedico alla mia famiglia, totalmente. Il ciclismo ti costringe a rinunciare alla quotidianità, ma poi ti regala questi momenti in cui l’abbraccio dei tuoi cari è totale. Quando tornavo con la maglia rosa era un abbraccio che ti riportava sulla terra, l’abbraccio di questi giorni ha il potere di alleggerire.

 

- Alleggerisce, da cosa ?

Da un Giro che avrei voluto diverso, da un Basso dal quale avrei voluto di più. Sono sempre stato molto esigente, lo sapete : e non mi sono piaciuto.

 

- In cosa non si è piaciuto ?

Eravamo al Giro per aiutare Contador a vincere, invece siamo stati in grado soltanto di aiutarlo a non perdere. Non siamo stati con lui nei momenti decisivi, quando c’era da prendere la maglia rosa. Ci siamo stati solo quando bisognava difenderla.

 

- Eppure, il Giro l’avete vinto voi...

L’ha vinto un grande campione come Contador. Ma nello scontro tra le due grandi squadre, Tinkoff contro Astana, hanno vinto loro. 

 

- Dopo la caduta sul traguardo di Castiglione, con la spalla di Contador che sembrava avesse messo in discussione il suo Giro, avete avuto paura ?

In un grande giro ci sono tanti momenti in cui hai paura di perdere tutto. Quello è stato uno di quei momenti. 

 

- Il giorno dopo le telecamere hanno inquadrato spesso Alberto : di fianco a lui c’era sempre Basso, che gli parlava. "Ce la fai ?" "Come stai ?" "Come va ?".

Nella mia carriera mi sono trovato spesso nella situazione in cui si è trovato lui : con la paura che il tuo corpo da un momento all’altro ti dica "basta, io mi fermo". So quello di cui ha bisogno un ciclista che si trova in quel momento particolare. Ha bisogno di qualcuno che porti tranquillità, senza invaderla. Che dica la parola giusta senza essere eccessivo. Leggevo la paura nei suoi occhi, ho provato a regalargli un po’ di serenità. 

 

- Sul Colle delle Finestre, l’altro momento difficile. Contador è davvero andato in crisi ?

No. Avevamo un vantaggio tale che potevamo permetterci di fare qualche calcolo. Siamo andati su con la nostra andatura, pensando che tra qualche settimana Alberto sarà al via del Tour. Per provare a vincerlo. L’Astana ha corso alla grande, ma non ha mai rischiato di portarci via il Giro. 

 

- Lo ammetta : è stato un giorno difficile.

E chi dice il contrario ? Però Contador, dopo quella tappa, ha detto una cosa molto giusta che in pochi hanno voluto ascoltare. "I grandi giri si vincono nelle giornate no, non nelle giornate in cui tutto va bene". Quante volte l’ho detta e pensata, questa cosa, nella mia carriera. Quanto è vera questa frase. Le giornate no fanno la differenza tra una vittoria e una sconfitta : a vincere nelle giornate sì, son buoni tutti. 

 

- Vincere il Tour : un sogno mica da ridere. Basso ci sarà, per aiutare Contador nell’impresa ?

Sono nella lista. Ma deciderà la squadra, anche in base alle sensazioni che avrò nei prossimi giorni di lavoro e che comunicherò.

 

- La conosciamo. Lei, dopo questo Giro, conta i giorni che la separano dal via del Tour.
Non mi sono piaciuto. E quando io non mi piaccio, di solito lavoro cento volte di più per tornare un po’ più forte. Per tornare a piacermi. 

 

- ll Giro d’Italia è stato bellissimo. L’Italia si è innamorata di Aru ma anche di Contador. Secondo lei, perché ?

È facile voler bene a Contador. Perché il suo sorriso non è finto : quello che vedete sul palco delle premiazioni è lo stesso che io vedo in camera tutte le sere. La gente queste cose le capisce perché la gente ha cuore, occhi e orecchie. Il tifoso non lo puoi ingannare.

 

- Cosa pensa di Fabio Aru ?

È giovane, è forte, ha la testa giusta. Ha messo in difficoltà uno come Contador, non so se mi spiego. Ha il colore rosa dipinto nel suo futuro, un destino già scritto.

 

- Torniamo ad Alberto. Qual è il suo segreto ?
Ho un rispetto enorme per lui, per il suo modo di essere e di correre. Il segreto di Alberto ? Ogni mattina si sveglia e si dimentica di essere Contador. Ogni mattina si sveglia ed è il ragazzino che vive un sogno, che vuole emergere, che deve conquistarsi tutto e che non ha ancora vinto niente. E soprattutto è il ragazzino che si diverte, tantissimo, a fare questo mestiere.

 

- Lei lo ha detto e ribadito : non è soddisfatto del suo Giro. Ma Contador, il capitano, è soddisfatto del Giro corso da voi della Tinkoff ?

Sì. E non lo dico io, sia chiaro: lo ha detto lui. Lo ha detto a noi personalmente ma lo ha detto anche pubblicamente. E non l’ha fatto perché c’era un addetto stampa che lo obbligava a dire certe cose, ma perché ci credeva. Lui è stato con noi tutti i giorni del Teide, in ogni ritiro, nei giorni del Giro. Sa come abbiamo lavorato e quello che abbiamo fatto. Difendere la maglia rosa per diciassette giorni non è semplice : ti prosciuga di testa e anche di fisico, ti fa prendere il vento più degli altri. Poi noi siamo mancati, è vero : ma ci siamo fatti comunque un mazzo così.

 

- Ivan, ha 37 anni : alla sua età un corridore, di solito, si ritira. Lei sta già pensando al momento in cui fare il grande passo ?

Sì, ci penso eccome. E vi dico una cosa : nella mia testa è tutto molto, molto chiaro. E presto, prestissimo, saprete tutto anche voi. 

 

 

 

 

FORZA IVAN !!!!!


03/06/2015
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