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Ivan Basso Daily Blog

Giro d'Italia

 


Basso e Contador, due amici incantati

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Articolo Gazzetta Dello Sport (Luca Gialanella)

 

Due amici, una stanza da dividere nell’ultimo Giro di Basso vinto da Contador nel 2015. Cinque trionfi rosa sulla strada (tre per lo spagnolo, uno revocato ; due per il varesino) e adesso... un lavoro insieme, fianco a fianco, per i giovani, per il futuro del  ciclismo. Ivan, scherzo del destino, è... dipendente della squadra Continental nata dall’evoluzione della Fundacion Contador, con Alberto ispiratore. È il team manager di un nuovo progetto che, tra i 12 corridori, comprende gli italiani Gazzoli e Moschetti.

Non corrono più, ma negli occhi si vede l’ammirazione per questa Grande Partenza. Sentite Contador che, reduce dalle pendenze dell’Angliru, ha scalato, bici in spalla, il Muro di Gerusalemme per raggiungere il punto di osservazione più bello di tutta Israele : "Questa Grande Partenza è incredibile. È una cosa straordinaria per il mondo del ciclismo. Io ero venuto qui a pedalare già nel 2011, avevo fatto un ritiro con la mia Saxo, conosco queste strade, avevo anche visitato una scuola di ciclismo per i giovani". Ascoltate Basso : "Il Giro è nato nel 1909 ma non finisce mai di stupire. Pensi di aver visto tutto, di esserti  sorpreso con un tracciato spettacolare, e invece ogni volta questa corsa tocca un’altra vetta".

Alberto è tra i più applauditi. Ritirato ? Certo, però anche una semplice passeggiata sul percorso della crono è analizzata con l’occhio del super-campione. "Sarà una partenza bellissima, ma bisogna essere pronti. Sono solo 10 km ? È vero, ma puoi perdere secondi importanti. Ci sono tante curve a gomito, e poi dipende da quanti rischi vuoi prenderti. L’asfalto è scivoloso. È una cronometro impegnativa". Sulle altre due tappe : "La tensione sarà tanta, nessuno conosce come si corre qui. Si lotterà su ogni metro, ci sarà vento lungo il mare, e poi l’attraversamento del deserto".

Sulla sicurezza : "Qui la sicurezza non è un problema. Questo è un posto sicuro. È il mondo che è un po’ pazzo". E sul nome che è sulla bocca di tutti, se deciderà di affrontare la sfida del Giro d’Italia : Chris Froome. "Certo, può fare benissimo il tris consecutivo con Tour e Vuelta, se si programma bene non ci sono problemi. La doppietta più difficile è quella Giro-Tour, perché è molto più stressante". Ma negli occhi, mentre scorrono le immagini del Giro 100, c’è sempre la corsa Gazzetta : "È quella a cui sono più legato. Soprattutto per i tifosi, eccezionali. Io ho sempre corso il Giro d’Italia con il sorriso".

Ritornare ? "No, proprio no. Adesso ho chiuso con una parte della mia vita, e ho grandi progetti da realizzare. Tra questi la missione di aiutare i malati di ictus, che la mia Fondazione sostiene. Ho sempre questa cicatrice in testa, con le placche di titanio, a ricordarmelo... Senza ciò che ho sofferto nel 2004, non avrei vinto quanto ho vinto".

 

 

 

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19/09/2017
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Ivan : "Una partenza storica, un Giro che farŕ storia"

 

Ivan, vincitore di due edizioni della Corsa rosa, commenta la presentazione della Grande partenza del Giro d'Italia 2018 da Gerusalemme (Intervista da Luca Gialanella, Gazzetta) : 

 

 


 

 

 

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18/09/2017
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Giro d'Italia 2018 : da Israele una storica grande partenza

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Articolo Gazzetta.it

 

Segnatevi questa data: 4 maggio 2018. Per la prima volta nella storia, un grande giro partirà fuori dai confini del Vecchio Continente. Si tratta della 13ª partenza dall'estero. La Corsa Rosa – in programma fino al 27 maggio e organizzata da Rcs Sport e La Gazzetta dello Sport – scatterà con una cronometro individuale da Gerusalemme e proporrà tre tappe sul territorio israeliano, nel ricordo di Gino Bartali, il cui nome è impresso sul muro d'onore del Giardino dei Giusti nel Mausoleo della Memoria Yad Vashem a Gerusalemme.

LA PARTENZA — Si comincia venerdì 4 maggio con una prova contro il tempo individuale a Gerusalemme di 10,1 km. Percorso molto articolato all'interno dell'abitato, con l'arrivo a ridosso delle mura della città storica. Si affrontano in sequenza numerose svolte tra vie cittadine in un susseguirsi di saliscendi che costeggerà alcuni luoghi simbolo come il Parlamento (Knesset) e le mura storiche. Finale tutto in salita da leggera a impegnativa.
IL PERCORSO — Sabato 5 maggio la prima frazione in linea che porterà il gruppo da Haifa a Tel Aviv dopo 167 km. Dopo la partenza si affrontano le uniche asperità di giornata con i saliscendi attorno ad Acri e in particolare con il GPM di Zikron Yakov. Nella seconda parte l'altimetria della corsa si addolcisce notevolmente fino a diventare sostanzialmente piatta su strade ampie man mano che ci si avvicina all'arrivo. Gli ultimi chilometri sono in parte all'interno dell'abitato di Tel Aviv con arrivo sul rettilineo del lungomare.
L'ARRIVO — Ultima tappa in terra israeliana di 226 km, in programma la domenica, da Be’er Sheva a Eilat sul Mar Rosso. Tappa interamente allineata in direzione sud. Dopo la partenza si affrontano le uniche asperità che portano al deserto del Negev e poi ancora sulle rive del Mar Rosso. Nello specifico, si attraversa tutto l'abitato di Mitzpe Ramon e poi ci si addentra in una lunga discesa che conduce fino all'arrivo di Eilat.
LE DICHIARAZIONI — "Per tutto il gruppo RCS e per il Giro d’Italia in particolare è un'opportunità unica portare un evento come il nostro in Israele, prima volta per un grande Giro fuori dall’Europa", ha dichiarato Paolo Bellino, direttore generale di RCS Sport. Fanno da eco le parole di Luca Lotti, ministro dello sport: "La partenza da Gerusalemme sottolinea l'esistenza di un ponte ideale, fatto di storia, cultura e tradizioni, tra le nostre terre". Entusiasta delle novità del giro anche Ivan Basso: "Questa corsa è il massimo, non finisce mai di stupire. Ogni anno il Giro presenta qualche novità, rendendola unica. Questa volta lo è ancora di più con la partenza dalla città più spirituale del mondo. Lo renderà ancora più speciale".
 
 
Interviste Ivan e Alberto Contador : 
 

 
 
 
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18/09/2017
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Giro 100 : "Il mio podio lo vedo tra Mollema, Nibali e Quintana"

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Quando al raduno di partenza sale sul palco del foglio di firma viene applau­dito come se fosse ancora in maglia rosa. Quando fende la folla, con la sua divisa nera e il ber­retto calato in testa, tutti gli chiedono una foto o un auto­grafo. Ivan Basso, anche se non è più un corridore, resta uno dei personaggi più amati della carovana del Giro. La gente si ricorda benissimo del­ le sue imprese, delle due vitto­rie finali. Ma apprezza anche la sua disponibilità, il suo sor­riso.

Claudio Ghisalberti, della Gazzetta Dello Sport, ha intervistato Ivan : 

 

 

- Basso, che ruolo ha al Giro ? 

Sono un consulente del diret­tivo della Trek­-Segafredo, quindi dei d.s. che conosco be­ne perché hanno corso con me o sono stati miei direttori. In più sono uomo di rappresen­tanza del team. 

 

 

- Che cosa ha detto martedì il primo arrivo in salita ?

L’Etna non ha fatto una gran­de differenza perché c’era mol­to vento contrario in una zona aperta, senza vegetazione. C’erano ventagli in salita e que­sto dice tutto. 

 

 

- Conosce bene Nibali : cosa vuol dire quello scatto ai 3 km ? 

Vincenzo ha voluto provarsi. Con ogni probabilità non era un attacco per andare al tra­guardo. Però al primo arrivo in salita uno vuole anche dare un segnale forte e capire la sua condizione. 

 

 

- Capire la sua condizione o dare un segnale agli avversari ? 

Anche dare un segnale. Nel gioco delle parti ci sta pure l’aspetto psicologico. Molto spesso dove non arrivi in quel momento con le gambe — ammesso che non ci arrivi, ma in questo caso non conosco i valo­ri di Nibali — ci arrivi con la psicologia. Molto spesso è capi­tato anche a me in corsa di fare vedere ciò che poi non era, pro­prio per nascondere un mo­mento difficile. Si fa. 

 

 

- Il Blockhaus, teatro domenica del prossimo arrivo in salita, è più duro dell’Etna ?

Le salite più o meno si somi­gliano, però arrivi dopo qual­che altro giorno di Giro. Il Blockhaus deve dire qualcosa in più. In condizioni normali, senza un vento forte che in­fluenza la prestazione, la lotta tra i big viene fuori. 

 

 

- Parliamo di corridori : la maglia rosa fino a dove può arrivare ? 

Jungels fa parte di quei giova­ni molto promettenti e che hanno già dato segnali forti di avere capacità per conquistare il futuro. Però con i giovani non sai mai cosa può succedere. Molto spesso la progressione di un giovane non è regolare, non ha linearità. Alla fine non sai mai cosa può capitare da un giorno con l’altro. Quindi ma­gari al Blockhaus andrà bene, e personalmente gli auguro di andare bene fino a Milano, ma non dà ancora garanzia di re­golarità. 

 

 

- Il lussemburghese, così come Thomas, sfiora i 70 kg. In questo Giro, soprattutto pensando alla terza settimana, il peso può essere un fattore discriminante ? 

Quando hai un avversario con la morfologia di Quintana, si­curamente sì. Le caratteristi­ che di un corridore di 68­70 chili non possono essere quelle dello scalatore puro, come in­ vece è il colombiano. Bisogna cercare di bilanciare lo svan­taggio della salita col vantag­gio nelle crono. 

 

 

- Come vede Quintana ? 

Sempre uguale. La sua forza è anche quella. Nairo è impassi­bile, ha la stessa faccia al foglio di firma e sul traguardo. Però a volte s’è staccato lo stesso. Dif­ficile dire ora come sta ma non ho motivi per non credere che non sia in forma. Domenica lo vedremo. 

 

 

- Chi è il favorito del Giro ? 

Devo sedermi su due sedie. Da dirigente della Trek-­Segafredo voglio credere che Bauke Mol­lema, che lo scorso anno al Tour è stato secondo fino all’ul­tima tappa, possa avere fatto un ulteriore salto di qualità e sfrutti anche la rivalità tra Quintana e Nibali. Se mi siedo sulla seconda sedia dico che so­no proprio loro i favoritissimi per la maglia rosa finale perché danno maggiori garanzie. Il podio lo vedo tra questi tre, non so in che posizioni. 

 

 

- La tappa chiave ? 

Negli ultimi anni sta un po’ cambiando questa cosa. Per esempio nella mia testa c’era che Etna e Blockhaus potessero segnare la classifica. Invece l’Etna è già passato. Ovvio però che la tappa regina è quella di Bormio, con il doppio Stelvio. Però sono convinto che chi sarà in rosa ad Oropa la porterà fino a Milano. 

 

 

- Più importante la tappa di Bormio che quella di Piancavallo con il finale durissimo ?

Sì, e lo Stelvio ha l’altitudine. Allo Stelvio devi dare del lei. E magari anche del voi. 

 

 

- E le crono che importanza possono avere ?

La prima sicuramente molto più della seconda. Contano so­prattutto le forze rimaste, la freschezza. E chi va forte sulle montagne dell’ultima settima­na è sicuramente più fresco di chi ha perso. 

 

 

- La sorpresa di questo Giro chi potrebbe essere ?

Mi auguro Mollema. Se par­liamo di giovani, Formolo. 

 

 

- È il corridore che più le somiglia, tecnicamente e caratterialmente.

Davide mi somiglia molto e costruirà la sua fortuna con tre cose : lavoro duro, lavoro co­stante nel tempo, migliora­ mento della velocità anche nel­ le crono. Ha una dedizione to­tale al lavoro e questo gli per­metterà di raggiungere ciò che si prefigge. Sono convinto che Formolo nel prossimo triennio vincerà il Giro. 

 

 

 

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12/05/2017
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Giro 100 : "La prima Maglia Rosa č sempre speciale"

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È di quelli per cui l'amore dei tifosi non si fermerà mai. Doppio vincitore del Giro, due volte sul podio del Tour, Ivan Basso resterà come uno degli più importanti scalatori dell'inizio del secolo. In particolare per gli italiani. Per alcuni, la rivelazione del suo cancro nel 2015 lo ha fatto lasciare il ciclismo troppo presto. Ma non ha lasciato completamente la bici. Ora nello staff della squadra Trek-Segafredo, dove corre il suo grande amico Alberto Contador, la maglia bianca del Tour 2002 si ricorda, per la Chronique du Vélo, i suoi grandi momenti sul Giro. Parla della sua evoluzione e ci dà uno pronostico osato sulla prossima maglia rosa.

Ecco l'intervista da Ivan da Theo Sorroche per il sito francese Chronique du Vélo : 

 

 

- Le tue due vittorie sul Giro d’Italia (2006 e 2010) sono il tuo successo più grande ? 

Sì, quando sei un corridore italiano, vincere il Giro è qualcosa di grande. Allora, ovviamente, sono le più belle linee del mio palmares. 

 

 

- Da italiano, preferisci il Giro a tutte le altre corse ?

A dire vero, preferisco il Tour de France perché è su questa corsa che ho cominciato a giocare i primi ruoli, con Fassa Bortolo (11° nel 2002 e 7° nel 2003). È solo nel 2005 che ho poi provato a brillare sulle due prove. Quell’anno, ho avuto un problema sul Giro (problema gastriche durante le 13 e 14 tappe che gli hanno fatto perdere più di 50 minuti) ma ero buono (due giorni in rosa, due vittorie di tappe). Poi ho finito secondo del Tour. Invecchiando, ho finalmente giocato di più le mie chance sul Giro ma il Tour resta qualcosa di ancora più speciale.

 

 

- Quando eri bambino, ti capitava di guardare il Giro in televisione ?

Oh sì, quando ero più giovane guardavo il Giro in tv e non solo. Quando lo potevo, andavo anche a bordo strada per vedere i corridori passare. Sono buoni ricordi. All’epoca, il mio corridore preferito, il mio idolo, era Miguel Indurain. È stato davvero fortissimo. 

 

 

- Nel 2005, hai indossato la prima delle 19 maglie rosa. Quali ricordi ne hai ?

La prima volta, è sempre speciale. Quel giorno è ancora impresso nella mia memoria. Era uno dei sogni della mia vita indossare la maglia rosa, e ciò si realizzava ! Poi indossarla fu sempre un grande onore, soprattutto da italiano.

 

 

- Nel 2006, possiamo dire che volavi al di sopra dei tuoi avversari al Giro : tre vittorie di tappe e dieci minuti di vantaggio all’arrivo. Eri nella forma della tua vita, no ?

Ero in grande forma quell’anno, è vero. Ma sai nel 2010, quando avevo dieci minuti di ritardo su Arroyo, ho anche dovuto volare per arrivarci ! 

 

 

- Una vittoria ha segnato molti tifosi, quella sullo Zoncolan nel 2010. Ha avuto un sapore speciale ?

Mi ricordo di tutte le mie vittorie, e quella era bella. Ma non deve essere una fine in sé. Quando punti a grandi cose, devi guardare il futuro.

 

 

- Non era come una resurrezione un anno dopo il tuo ritorno di sospensione ?

In parte sì, ma sai, la vita è lunga e devi pensare oltre al ciclismo. La bici era una delle parti migliori della mia vita, ma alle fine penso che tante altre cose hanno contato per permettermi di sentirmi meglio durante questo periodo : la mia famiglia, i miei amici… Il ciclismo era giusto una piccola parte di queste cose che mi hanno ricostruito. 

 

 

- Quest’anno, il centesimo Giro. Cosa pensi del percorso che è stato disegnato ? 

È veramente difficile. Ma il Giro è sempre complicato da correre, indipendentemente del percorso. Il meteo è spesso imprevedibile e le strade non sempre in buona salute… Ci sono tante grandi e piccole difficoltà che rendono faticosa la vita del corridore. 

 

 

- Nel 2012, eri vicinissimo alla maglia rosa fino alla 19° tappa, quella dello Stelvio, dove sei crollato. Pensi di aver lasciato filare la tua ultima possibilità di vincere il Giro quel giorno ?

Ah sì, mi ricordo di questa tappa… Sono arrivato alla tappa dello Stelvio con scenari in mente, della speranza. Speravo chiaramente di prendere il primo posto in cima e mi dicevo che era il momento giusto. Ma quando ho aperto il gas, niente è uscito e sono esploso (finirà 10° della tappa a 5 minuti di Thomas De Gendt). Da allora in poi, non mi sono mai trovato in una posizione così buona. 

 

 

- Sempre più corridori internazionali vengono sul Giro per vincerlo. Conseguenza : Dal 2008 ci sono state solo tre vittorie italiane, dopo una egemonia di più di 10 anni sulla corsa. L’interesse per il Giro è buono per il ciclismo italiano ?

Certo, è una buona cosa. Un’ottima cosa direi ! Più la corsa sarà internazionale, meglio sarà. Penso che è il modo migliore per rendere il Giro ancora più grande e ciò permette di raggiungere più persone. Inoltre, i tifosi italiani amano vedere la loro corsa disputata tra grandi campioni. È anche una buona notizia per i corridori italiani perché quando vinci contro altri campioni, ha sempre un valore maggiore.

 

 

- Nel 2006, prima che l’affare Puerto ti allontani del gruppo, avevi appena vinto il Giro ed eri il grande favorito per il Tour. Pensi che questa mitica doppietta è ancora realizzabile oggi ?

Sì, credo profondamente che è sempre un’impresa possibile. Altrimenti a cosa servono i record ? Sono lì per essere battuti. Quindi anche questa doppietta. Se qualcuno ha la capacità di farlo e che si dà per obiettivo di arrivarci, è possibile. Oggi Quintana potrebbe forse farla… Attenzione, non dico che è facile, bisogna avere anche della riuscita. Due anni fa, Alberto non ne era così lontano. Non è stato fortunato e ha avuto una brutta giornata sul Tour. Ma avrebbe potuto farla. 

 

 

- Parlando di Contador, come Nibali, ha vinto i tre grandi giri. Sei stato compagno di squadra dei due corridori. Chi ti ha impressionato di più ?

Contador senza esitare. Basta guardare il suo palmares, è talmente incredibile. Quello di Nibali è un po’ diverso. Non dico che Vincenzo non è un super corridore, lo è. Direi pure che lo ricorderemo come uno dei migliori della sua epoca. La differenza è che Contador, i libri se ne ricorderanno come uno dei migliori della storia. Per me, entrerà nel top 3 dei migliori corridori di tutti i tempi. Nei grandi giri, rispetto a Vincenzo ha vinto di più. Ciò non toglie nulla a Vincenzo che resta un grande, ma non si può essere paragonato ad Alberto.

 

 

- Li hai aiutati a differenti momenti delle loro carriere. Ma che cosa hai insegnato ?

Sai, sono tali campioni che non hai molte cose da insegnare. Provi prima di tutto ad essere un esempio. Amano avere un uomo, un amico ed un professionista al loro fianco per riuscire. Ho cercato di essere i tre. 

 

 

- Da campione, da leader nato, non era troppo duro scendere nella gerarchia per diventare compagno di strada ?

No, non lo è stato per me. Penso che tutti devono conoscere i suoi limiti e dare il migliore di ciò che ha con le sue possibilità. 

 

 

- Hai deciso di ritirarti nel 2015, dopo il tuo tumore ai testicoli. Era impossibile continuare ?

La malattia mi aperto lo spirito verso altre cose e poi, all’età che avevo, era complicato tornare. Avrei potuto, ma avrei corso per provare a raggiungere il traguardo e non per vincere o aiutare un corridore a vincere. Ho preferito smettere. 

 

 

- Eccoti nello staff della Trek-Segafredo…

Ora, il mio ruolo è quello di cercare i giovani talenti di domani. Facciamo un grosso lavoro in questo momento, seguiamo quattro-cinque buoni corridori ma non svelerò i nomi… Poi do consigli ai corridori. Adoro questo lavoro perché puoi vedere che, quando dai delle indicazioni, le applicano dopo quando corrono. Sono davvero felice quando vedo che ascoltano. 

 

 

- Hai scelto Trek-Segafredo per seguire Alberto Contador, dopo gli ultimi anni passati insieme alla Tinkoff ?

Sono andata alla Trek-Segafredo prima perché Segafredo è uno sponsor italiano. Ma certo, quando la tua carriera incrocia quella di una persona che apprezzi, è una buona cosa. Sono molto contento di ritrovare Alberto. 

 

 

- Può vincere un’altro Tour de France questa estate ? 

Certo che sì. Può farlo ! Non è forse migliore di Froome ma ha terminato secondo su più corse quest’anno, punteggiate di vere battaglie tra campioni come Valverde. Ciò dimostra che è ancora in gioco. Va forte dall’inizio della stagione ed il nostro obiettivo alla Trek-Segafredo è di farlo arrivare al top sul Tour. Se tutto va bene, può vincere.

 

 

- Per finire, puoi dirci su chi scommetti per questo Giro ?

Parlerò da membro della Trek-Segafredo : spero che Bauke Mollema sarà la grande sorpresa. Non solo lo spero, ma ci credo molto. L’anno scorso aveva veramente delle gambe di fuoco sul Tour, prima di questa brutta giornata, a Saint-Gervais Mont-Blanc. Era secondo della generale a tre tappe dalla fine. Quindi può farlo su questo Giro. Per il resto, non sarò originale, penso come tutti a Quintana e Nibali.

 

 

 

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05/05/2017
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Giro 100 : "Mollema stupirŕ"

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Non ha nostalgia delle corse. Perché la bici, come dici lui, "la utilizza prima come gioco, poi come strumento di lavoro e poi torni a vederla ancora e solo come un gioco". Però il ciclismo continua ad essere la sua vita. Tanto più adesso che il "richiamo rosa" si fa sentire, specie nel cuore di chi il Giro d’Italia l’ha vinto due volte, nel 2006 e nel 2010.

Intervista di Ivan alla Prealpina, da Antonio Trivieri.  

 

 

- Ivan Basso, come giudica l’edizione del Centenario che scatterà venerdì ? 

Vivo il Giro sin da quando ero bambino con grande entusiasmo e come un evento che quando finisce aspetti già quello dell’anno dopo. Certo, questa ricorrenza aggiunge qualcosa in più, lo si percepisce dall’attesa che circonda la corsa. Così voglio complimentarmi con chi ha designato il percorso, con chi ha ideato le figurine, con chi ha voluto legame coi prodotti del territorio, con chi ha pensato al trofeo d’oro rosa : tanti elementi che rendono questo Giro estremamente speciale. Non è soltanto uno slogan, è davvero la corsa più bella del mondo nel Paese più bello del mondo. 

 

 

- Che tipo di Giro prevede ? 

Molto particolare, perché con Etna e Blockhaus c’è parecchia salita già nella prima fase. Dunque, non puoi permetterti di perdere tempo : l’imperativo è essere in splendida forma da subito. Chi sarà in rosa dopo il Blockhaus potrà godere a lungo questo vantaggio. 

 

 

- Proviamo a inquadrare i protagonisti : chi è il favorito e chi la probabile sorpresa ?

Difficile stilare una classifica ma, facendo riferimento ai meriti acquisiti, vedo sul podio Vincenzo Nibali, il colombiano Nairo Quintana e l’olandese Bauke Mollema. I primi due hanno già dato prova delle loro qualità, nel terzo crediamo fortemente noi della Trek-Segafredo, soprattutto per l’effetto sorpresa : uno che ha lottato per il podio fino all’ultimo al Tour de France, può di sicuro fare bene anche al Giro.

 

- Nel suo team c’è pure il carnaghese Alafaci.

Al Giro dobbiamo sostenere ogni rappresentante del Varesotto. Eugenio in particolare, dà sempre tutto e sarà così anche in questa occasione : è un uomo squadra, sempre pronto per aiutare sia Giacomo Nizzolo che Bauke Mollema. Abbiamo fiducia in lui, ha recuperato dal recente infortunio ed è una garanzia : sono sicuro che farà un gran bel Giro.

 

 

- Quali le tappe decisive ?

A parte le prime con Etna e Blockhaus, come sempre quelle Alpine. La crono finale da Monza a Milano ? Peserà, penso solo per definire le posizioni di rincalzo a quelle dei big. 

 

 

- L’assenza di Scarponi si sentirà nel gruppo…

Non solo in gruppo. La perdita di un amico e di un collega rattrista tutto il movimento : è stato una disgrazia ed è difficile vivere ogni giorno con questo dolore, specie per la famiglia. Il modo migliore per rendergli onore è dar vita ad un grande Giro tutti insieme, proprio come avrebbe fatto Michele.

 

 

- Ma, non le pesa nemmeno un po’ non essere sui pedali ?

Ho smesso al momento giusto : per me era finita. E sono contento d’averlo fatto avendo ancora tanta energia. Ora vivo già questo Giro a mille all’ora, il mio nuovo ruolo mi dà la possibilità di fare cose interessanti in prospettiva futura. 

 

 

 

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03/05/2017
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Ivan, Vincenzo et le Giro, une émotion sans fin

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Dimanche à Torino l’atmosphère était rose, pour accueillir le final du Tour d’Italie et pour acclamer Vincenzo Nibali. Trois jours plus tôt l’émotion de la "maglia rosa" semblait pourtant loin pour le sicilien, tant il avait pris du retard au général, à cause d’une méforme qu’il ne s’expliquait pas lui-même. Mais l’étape de vendredi, en terre française, a vu renaître le "requin de messine". Et le lendemain il s’en est allé cueillir définitivement la rosa, la seconde de sa carrière. Et parmi les coureurs qui ont remporté à deux reprises le Giro il y en a un que nous connaissons bien : Ivan. Notre Champion, de retour d’un stage au Teide où il prépare le Tour avec Alberto Contador, était présent ce week-end sur les routes italiennes. Pendant près de quatre ans, à la Liquigas, Vincenzo et Ivan ont été équipiers et ils ont vécu ensemble le grand frisson rose à l’occasion du magnifique Giro 2010. Et joli clin d’oeil du destin, Vincenzo s’est paré du maillot mythique le 28 mai, date du premier succès d’Ivan en 2006, il y a dix ans. Date également du jour où Ivan a lui aussi renoué avec les joies de la couleur rose, il y a six ans. 

Aujourd’hui, dans La Provincia di Varese, Ivan s’est confié à Alberto Coriele. Vincenzo l’a impressionné mais il le savait capable de faire la différence : "Vincenzo a gagné un très beau Giro, donnant du lustre à un pays et à tout un mouvement, qui est en train de retrouver petit à petit sa splendeur. Le Giro a été enthousiasmant, la beauté du cyclisme c’est justement ça, il n’y a jamais rien de fait à l’avance. Nous parlons d’une remontée incroyable, née non pas d’une crise mais de l’envie de Vincenzo de gagner ce Giro. Car beaucoup de choses ont été dites ces derniers jours mais personne n’a souligné sa capacité à rester au contact avec les premiers même les jours où il ne se sentait pas bien. Il a lutté en milieu de Giro, quand les autres étaient plus en forme que lui, et cela lui a permis de poser les bases pour cette extraordinaire remontée". 

Selon Ivan, on a trop rapidement écarté Vincenzo de la course au "Trofeo senza fine". Lorsqu’il était coureur il insistait d’ailleurs souvent sur le fait que les bilans se font au terme de l’épreuve et pas avant : "Les grands tours durent 21 jours, tu peux également avoir une excellente forme mais tout peut arriver. Et Vincenzo a bien réagi en n’abdiquant pas. Pour obtenir un tel succès tu dois avoir de l’expérience et être habitué à gérer chaque moment. Il était important de comprendre quel problème avait Vincenzo. Il y a eu des analyses faites trop hâtivement, car les conclusions se tirent toujours en fin de course. Et puis il était quand même en lutte pour un podium sur le Giro, qui n’est pas la kermesse du village. Vincenzo a été sous-évalué trop vite". 

À Torino, sur le podium Vincenzo était entouré du jeune Esteban Chaves et de l’expérimenté Alejandro Valverde, respectivement deuxième et troisième. Et ce Tour d’Italie a été aussi celui de Steven Kruijswijk, longtemps maillot rose, mais qui a dû y renoncer à trois jours de l’arrivée, suite à une chute dans la descente du col d’Agnel. Ivan n’a pas été étonné de retrouver ces hommes jouer les premiers rôles : "Pour beaucoup Chaves et Kruijswijk sont des surprises, mais elles ne le sont pas complètement, car ils avaient déjà obtenu des places importantes. Chaves l’an passé il est arrivé cinquième de la Vuelta, il devient costaud et c’est un coureur très intéressant pour le futur". En revanche Ivan ne cache pas sa déception au sujet du leader de son équipe Tinkoff, Rafal Majlka : "Les attentes étaient autres, Rafal n’a jamais réussi à avoir cette solidité qui lui aurait permis de lutter pour le podium. Quand les meilleurs accéléraient, il n’était pas là. Désormais nous devons penser à sa récupération, car il doit gérer le doublé, nous le mettrons sur le Tour".

Mais avant le Tour, Ivan a donc vécu son premier Giro en tant que spectateur depuis l’arrêt de sa carrière. Bien qu’il ne soit plus au coeur du peloton, il a laissé une forte empreinte auprès des supporteurs. Du public, Ivan en a toujours été très proche et rien n’a changé, l’estime et l’affection sont restées très fortes des deux côtés, comme en témoigne ce qu’il a vécu samedi alors qu’il était à l’hôtel des Tinkoff : "Quand j’ai rejoint l’hôtel à Torino, j’ai rencontré une soixantaine de personnes qui étaient là à attendre Vincenzo. Ils m’ont submergé de demandes de photos et d’autographes, et c’est la plus belle chose, elle vaut plus que le Giro car cela signifie que j’ai laissé un message positif aux gens, de l’enfant de trois ans au retraité qui m’a supporté au bord de la route". Ivan en est donc une magnifique preuve, le Giro, à l'image de son trophée, laisse dans les coeurs une émotion sans fin.

 

 

 

 

 

FORZA IVAN !!!!! 


30/05/2016
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