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Ivan Basso Daily Blog

ICARUSLIVE - A tu per tu con Ivan Basso

 

 

Per Icarus Sky Sport, Ivan ha risposto alle domande di Patrick Martini.

 

 

 

 

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31/05/2020
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“Passione sportiva e gestione da azienda”: la ricetta di Basso per rilanciare il ciclismo

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Articolo di Damiano Franzetti, VareseNews.it

 

 

Il campione di Cassano gestisce una squadra insieme ad Alberto Contador: "Ci prepariamo a una stagione di 16 mesi, importante coinvolgere gli investitori. Il Giro 2020 è cruciale per il rilancio dell’Italia"

 

 

"Il tempo della ripartenza è quello in cui è necessario fare sacrifici e in cui vanno dimenticati i privilegi. È un momento nel quale mi sembra intelligente guardare in due direzioni: verso i più anziani che hanno maturato esperienze difficili in passato e verso i bambini i quali, invece, sono il simbolo dell’energia. Se si è in grado di cogliere questi spunti, si è già sulla buona strada".

Parole rotonde, pedalate, attente quelle di Ivan Basso: il campione di Cassano Magnago, 42 anni e due Giri d’Italia vinti, si affaccia alla "Fase 2" dopo il lockdown con la responsabilità del manager sportivo: da qualche stagione infatti Basso affianca Alberto Contador (e il fratello di quest’ultimo, Fran) alla guida del team Kometa Xstra, squadra di affiliazione spagnola che ha già lanciato diversi giovani nel grande ciclismo. Un incarico di primo piano, che gli ha fatto maturare una solida esperienza dirigenziale accanto a quella, enorme, di sportivo. Ed è a questi due piani che Ivan guarda in vista della ripartenza.

 

 

- Nelle scorse settimane l’abbiamo vista impegnata sui rulli, insieme a tanti "grandi" del passato, per disputare il Giro d’Italia Virtual nella categoria "Legend". Un bell’allenamento in tempi di "reclusione"in casa.

 

"L’attività indoor è servita per allenarsi ma anche per ritagliare momenti di buonumore: andare in bici dà benessere, migliora l’autostima e il proprio equilibrio psicofisico. Quando parlo di buonumore, però, non voglio sembrare irrispettoso del momento: so bene che tanta gente ha sofferto e faticato, e da qui in avanti dovrà affrontare periodi difficili. Per gli appassionati come me, usare i rulli è stata una forzatura che però ha reso più piacevole la quarantena. In questo periodo inoltre, questo strumento è stato scoperto da una fascia più ampia di sportivi: molti giovani hanno iniziato a utilizzare i rulli, cosa che prima non facevano, e anche persone in là con gli anni hanno potuto scegliere questa opzione. Sul Giro Legend la cosa migliore è stato il lato benefico: io ho messo in palio le mie maglie rosa che hanno fruttato circa 4.000 euro e in tanti hanno usato questo canale per fare del bene. Mi ha fatto piacere".

 

 

- Ora siamo entrati nella "fase 2" e anche il mondo del ciclismo è chiamato a progettare il futuro. A che punto eravate quando tutto si è fermato? E qual è la ricetta per ripartire?

 

"A febbraio c’erano tutti i presupposti per disputare un ottimo 2020 e per iniziare anche l’anno successivo in modo energico. L’idea del team era (ed è) quella di crescere: dopo tre stagioni in cui siamo stati una delle migliori Continental al mondo, sia per risultati sia per il lancio di atleti nelle categorie superiori, ci stavamo preparando a diventare una formazione Professional, quelle che possono ricevere gli inviti per i grandi giri e le maggiori classiche. C’erano già buone garanzie a livello economico e avevamo ricevuto aperture interessanti da alcuni nuovi sponsor. Ora dovremo ricominciare e lo faremo; la mia percezione è positiva perché tutto il sistema ha voglia di ripartire. Sarà però necessario che le squadre abbiano un piano che sia sportivo ma anche manageriale: credo che la soluzione sia quella di avere il giusto mix tra le qualità di un’azienda e quelle di una società sportiva. Tornando al presente, come squadra stiamo ragionando a una stagione di sedici mesi: un unico progetto che va dall’agosto 2020 al  dicembre 2021. Sarà lunga, ma sono convinto che nelle difficoltà è comunque possibile trovare le opportunità da cogliere".

 

 

- Secondo lei quindi, il legame tra sport ed economia è sempre più importante? Due mondi che possono andare di pari passo ed essere "motori" della rinascita?

 

"Lo sport è amore, istinto, passione; l’economia è la capacità di far quadrare i conti e organizzare ogni impresa nel modo più oculato. Io credo che le due cose, insieme, possano aiutare questa ripartenza. È necessario che le squadre sportive, quelle ciclistiche, si diano un taglio manageriale e condividano le scelte con chi investe soldi al loro interno; allo stesso tempo, le aziende possono trarre beneficio dallo spirito che si respira all’interno di un team di atleti che lavorano per i loro obiettivi".

 

 

- Il ciclismo resta poi una disciplina speciale, per via delle sue caratteristiche.

 

"Parliamo di uno sport popolare, che passa sulla porta di casa e che in genere unisce i tifosi al posto di creare divisioni. Porta la gente anche in posti lontani, talvolta impervi, per assistere alle gare ed è un enorme volano a livello promozionale. Su quest’ultimo aspetto è cruciale che si disputi il Giro d’Italia anche in questo 2020: tutto il nostro Paese può trarre beneficio dalla corsa rosa, perché rappresenta una grande vetrina per il turismo, la cultura, la storia. Nello sport l’Italia ha tre colori: l’azzurro delle nazionali, il rosso della Ferrari e il rosa del Giro: in questo periodo così particolare, la corsa a tappe può rafforzare la nostra immagine in tutto il mondo".

 

 

- Sempre parlando di corse, ma venendo a casa nostra, cosa ne pensa dell’unificazione di Tre Valli, Bernocchi e Agostoni in una singola gara per il 2020?

 

"Nel 2020 è importante che tutti facciano squadra: è il momento di unirsi, di tendere la mano e aiutare anche chi è in difficoltà, di fare in modo che le corse vengano salvate così che poi si torni al calendario normale nelle stagioni successive. In quest’ottica dare vita al "Grande Trittico Lombardo" mi sembra una scelta intelligente e utile per le singole organizzazioni e per tutto il movimento".

 

 

- Oltre a pedalare, intanto, ha scoperto una nuova passione: la corsa a piedi.

 

"Il podismo è uno sport che in passato non ho mai potuto praticare perché rischiava di essere traumatico, però mi appassiona. Ora esco quasi tutti i giorni, corro tra i 10 e i 18 chilometri e mi diverto: è un tipo di attività che mi ricorda quella delle cronometro, perché se spingi troppo forte rischi di andare fuori giri, se rallenti potresti non recuperare. Quando corri a piedi devi tirar fuori tutto, ci sono sfumature che mi riavvicinano al ciclismo".

 

 

 

 

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20/05/2020
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GCN Italia, LIVE con Ivan Basso, vincitore dei Giri d'Italia 2006 e 2010


 

Siamo nel mese di Maggio e GCN Italia vuole ripercorre i Giri d'Italia degli anni passati chiacchierando direttamente con i vincitori.

 

 

 

 

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15/05/2020
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Ivan Basso al Giro virtuale. Tappa 6 e 7

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Sito ufficiale Gobik

 

 

Per il finale del Giro Virtuale c’è una tappa in Piemonte, al confine con la Francia. E il Giro si conclude a Milano, con una cronometro. Tutto per mettere fine a un'edizione davvero speciale, la prima, un evento che "è stato vissuto in un momento complicato per tutti, siamo riusciti a vivere il Giro in modo diverso", afferma Ivan Basso, che applaude al risultato fine della gara virtuale. Un applauso che include preziose donazioni alla Croce Rossa italiana, in un momento difficile come quello attuale.

 

Ma non solo, questo Giro virtuale ha messo professionisti e dilettanti, giovani e meno giovani sullo stesso piano: "La generazione 2.0 ha trovato un uso totalmente nuovo per la bicicletta ed è stato in un momento in cui non c’era altro modo di godersela. È stato come pianificare una settimana di gran fondo, ogni settimana con due tappe". 

 

E non solo, perché il mix di tutti i tipi di pubblico ha costruito "un'esperienza che può essere ripetuta, perché anche nella vita normale le persone lavorano e non hanno tutto il tempo che vogliono. Ora puoi gareggiare di notte. Sono sicuro che la comunità ciclistica ne uscirà rafforzata",conclude.

 

Per Ivan Basso, Sestriere non ha mai avuto un ruolo importante nella sua vita sportiva, ma questo non gli impedisce di riconoscere che "è una delle salite più importanti del Giro, una montagna mitica per l'Italia, ma anche per il Tour, una cima dove i due grandi si incontrano".

 

Poi c'è l'ultima cronometro di Milano, l'epilogo di quindici chilometri che mette la ciliegina sulla torta in una città importante per Ivan: "A Milano ho vinto il Giro 2006, una bellissima città dove vediamo sempre più bici. Arrivare qui in rosa è stato magico, così vicino a casa, nella capitale della mia regione".

 

Ora possiamo pensare che il vero Giro si svolgerà nelle sue nuove date, che tutto migliorerà e che il ciclismo virtuale rimarrà un complemento di quello reale.

 

 

 

 

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09/05/2020
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KOO intervista Ivan Basso


 

Lunedì 4 maggio Ivan Basso era ospite di KOO per una diretta Instagram. Il manager sportivo della Kometa-Xstra Cycling Team ha risposto alle domande di Stefano Bertolotti.

 

 

 

 

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05/05/2020
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Ivan Basso al Giro virtuale. Tappa 4 e 5

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Sito ufficiale Gobik 

 

 

Il Giro virtuale entra in alta montagna con il percorso che inizia a girare attorno alla cima dell’Italia. La settimana scorsa Ivan Basso ha affrontato la prima delle tappe dolomitiche quando è stata riprodotta una parte della tappa che andava da Bassano di Grappa a Madonna Di Campiglio, Veneto puro e semplice, terra di sport e soprattutto di sci.

 

Furono 26 chilometri con 900 metri di dislivello verso Madonna di Campiglio, 26 chilometri di cui la metà pianeggiante e il dislivello nella seconda parte. Una specie di cronometro in due parti in cui "bisognava prendere un ritmo, ma risparmiare le gambe in vista del finale" suggerì Basso.

 

La gara virtuale entra in questi giorni in Lombardia. Vengono riprodotti gli ultimi 30 chilometri della 18a tappa, da Bocca del Braulio a Laghi di Cancano, un luogo magico, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio."È un posto che conta tanto per me" ammette Basso. Qui c’è la storia del Giro d'Italia, con lo Stelvio, sì, ma anche il Gavia, Mortirolo e Aprica, dove sono riuscito a prendere la maglia rosa prima di vincere il mio secondo Giro ". Poi Bormio, città privilegiata con accesso a tutte le principali salite. 

 

In una giornata unica come questa domenica, Ivan Basso ricorda che la gara si svolge in Valtellina "la regione dove è nata mia madre". "L’arrivo è impegnativo, bisogna essere fresco prima di affrontare la salita", suggerisce Basso che conosce e ama tanto questa zona. "Ho scalato lo Stelvio per la prima volta quando avevo otto anni. Ho iniziato a salire e mi hanno detto che se fossi stato in grado di raggiungere un certo punto della salita fischiettando sulla mia bici, sarei riuscito facilmente a salire fino all cima. È così che ho scalato lo Stelvio per la prima volta" dice il lombardo.

 

Lo "Stelvio era in entrambe le edizioni del Giro e ho potuto anche passare da Tirano fermandomi a salutare i miei nonni vestiti di rosa". Queste cose non si dimenticano.

 

A proposito, la zona ospita la sede di Kometa, lo sponsor principale della squadra gestita da Alberto Contador e Ivan Basso. Stiamo parlando di un'azienda di prodotti a base di carne il cui emblema brilla in tutto il mondo stampato in una delle creazioni di Gobik nell'ambito del ciclismo professionale.

 

 

 

 

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04/05/2020
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Dallo Stelvio a Cancano: la tana di Basso-Contador

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Articolo di Luca Gialanella, Gazzetta Dello Sport

 

 

Giro Virtual sui rulli: in Valtellina, base del team dei campioni, gli ultimi 30 km della tappa regina. È corsa rosa show.

 

Ci sono luoghi dove torni sempre. Puoi inventarti mille novità, ma quando arrivi in Valtellina e alzi la testa al cielo, eccoli lì, i giganti. Sono oltre le nuvole, e ti sfidano. Lo Stelvio, la strada voluta dall’imperatore Francesco II d’Asburgo per collegare la Val Venosta a Milano attraverso la Valtellina.

 

Tre anni di lavori, dal 1822 al 1825, per far passare le diligenze ai 2758 metri del valico. Qui nel 1953 Fausto Coppi, nella Bolzano-Bormio, proprio nello stesso senso dei carri, spodestò Koblet per una delle imprese più grandi, e si vestì con la quinta rosa. Lungo lo Stelvio, l’anno scorso c’erano 12mila biciclette nella giornata dedicata ai Passi chiusi al traffico: appuntamento che anche stavolta, in estate, è pronto a richiamare gli appassionati, con tutte le misure sanitarie possibili. C’è il Passo Gavia, che dal 1960, dall’impresa di Massignan dal versante di Ponte di Legno, ruba il sonno ai corridori. C’è il Mortirolo che, giusto trent’anni fa, il 3 giugno 1990, è entrato nella storia della corsa rosa.

 

E campioni tra campioni, qui in Valtellina c’è la base della Kometa-Xstra, la formazione Continental di Alberto Contador e Ivan Basso. Simbolo di legame con il territorio, progetto di un nuovo ciclismo, che parte dai professionisti e arriva ai giovani: 38 corridori (14 Continental, 11 Under 23 e 13 juniores) più 22 dipendenti. Anche sociale, con la Fondazione Contador.

 

Ivan Basso è valtellinese da parte di madre, mamma Nives era di Bianzone. "Tutta la mia infanzia l’ho fatta in Valtellina con i nonni. Qui ho iniziato a pedalare, a 8 anni ho scalato l’Aprica e poi lo Stelvio. Qui sono passato in rosa nel 2006 sul Mortirolo, qui l’ho rimesso la rosa all’Aprica nel 2010".

 

Il Giro Virtual fa tappa in Valtellina, la terra delle leggende. È la quinta giornata. Da ieri tutti, anche i cicloamatori, possono pedalare sugli ultimi 30 km della tappa regina del Giro: 28 maggio, lo Stelvio da Trafoi e poi l’inedito traguardo ai Laghi di Cancano, 5400 metri di dislivello. Sui rulli, da casa, si inizia a pedalare in discesa dallo Stelvio, prima delle gallerie, si sfiora Bormio e subito in salita verso Valdidentro. La strada si avvita sulla montagna come un serpente: l’arrivo davanti alle due dighe che forniscono gran parte dell’energia elettrica a Milano.

 

 

- Basso, che tappa è?

 

Sono di parte, ma è la tappa più bella del Giro. Lo Stelvio negli ultimi 40 km vuol dire che non hai recupero. A tre giornate dalla fine, qui si sarebbe deciso il Giro: Cancano non è una salita impossibile, sono 9 km al 7% medio, ma nelle gambe hai lo Stelvio dal versante più duro.

 

 

- Come prosegue l’attività della sua squadra Kometa?

 

Questa è una terra legata alla bicicletta, e con le e-bike si fanno più presenze che con gli sciatori. La bicicletta è un valore aggiunto enorme per la Valtellina, ha cambiato il modo di intendere il turismo, penso soltanto alle giornate in cui vengono chiusi i tre Passi (Stelvio, Gavia e Mortirolo, ndr), oppure al Contador day. Noi abbiamo qui la nostra base. Un legame che non è solo di sponsor, ma di territorio, di emozioni: io e Contador siamo legatissimi a questa terra.

 

 

- Il ciclismo è fermo, non si sa quando si ripartirà, e le prospettive quali sono?

La Kometa ha già confermato l’appoggio. E io credo che dalle grandi crisi possano nascere grandi opportunità. Quando vado a parlare con le aziende, vedo che c’è sempre un grandissimo interesse per il ciclismo. E sono aziende nuove, che credono in questo sport. Sta a noi manager far capire che il ciclismo non è solo agonismo ma uno straordinario investimento di marketing e pubblicità, e trovare le formule giuste.

 

 

 

 

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03/05/2020
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