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Giorno della Scorta. Ivan Basso nominato ambasciatore della sicurezza

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Di Paolo Broggi (Tuttobiciweb), dalla brochure de Il Giorno della Scorta

 

 

Per il suo passato di Campione ed oggi per la sua umiltà nel mettersi  al servizio della sicurezza dei ciclisti, è quindi con piacere che il G.S. Progetti Scorta, ha deciso di nominare  Ivan Basso "Ambasciatore della Sicurezza" per l’anno 2019.

Ha smesso di pedalare nel 2015 ma non si è mai fermato e il ciclismo continua ad essere al centro della sua vita. Non più solo corse, per Ivan Basso, ma la pratica delle due ruote vissuta in tutte le sue mille sfaccettature con un punto che brilla in modo particolare : la sicurezza. "Mi sono innamorato della bicicletta sin da bambino, con la bicicletta ho tagliato traguardi bellissimi e ho imparato anche il valore della sconfitta. Per questo mi sono impegnato e mi impegno su più fronti nel campo della sicurezza : da una parte con progetti che possano insegnare ai bambini l’utilizzo più corretto di questo straordinario giocattolo a due ruote e dall’altra progetti che aiutino i ciclisti a vivere la strada nel modo migliore e a convivere con gli automobilisti".

 

 

Argomenti forti che richiedono un impegno concreto.


"Vivo da sempre a Cassano Magnago, tra Milano e Varese, in una zona molto trafficata, vicina a Malpensa: sento in maniera evidente l’importante di trovare spazi per chi pratica il ciclismo. Per questo quando il comune di Gallarate mi ha contattato, ho risposto in maniera entusiastica".

 

 

Ci racconti qualcosa di questi progetti ?


"Con il progetto "Usa la bici in sicurezza" abbiamo portato centoventi bambini a pedalare in una zona sicura, abbiamo insegnato loro ad indossare il casco, a usare correttamente le luci, a muoversi su un circuito. C’erano anche quattro bambini che non erano mai saliti in bicicletta : li abbiamo aiutati a farlo. Questo è un punto su cui riflettere : non è normale avere a che fare con un bambino che non sa andare in bicicletta...".

 

 

E per i più grandi ?


"Sempre con il comune di Gallarate abbiamo posizionato cartelli stradali che invitano gli automobilisti a rispettare la distanza di 1,5 metri quando sorpassano i ciclisti. Sono cartelli che il codice della strada ancora non prevede ma sono comunque utili per cercare di favorire il massimo rispetto reciproco tra automobilisti e ciclisti".

 

 

Avete stilato anche un decalogo.


"Sono consigli semplici e pratici, ma essenziali per una buona convivenza. Solo in Lombardia, nel triennio 2014-2016, la stima del costo sociale legato ai sinistri stradali, risulta di poco inferiore ai 9 miliardi di euro, di cui 1 riguarda i sinistri in bicicletta ha spiegato. Se in città si registra 1 morto ogni 100 incidenti, fuori città il numero è di quattro volte superiore. Sono numeri che non possiamo continuare ad accettare". Il progetto è stato avviato dopo una serie di incidenti che hanno avuto come vittime i ciclisti, con la voglia di fare qualcosa di utile per la comunità. Non è affatto semplice trovare una soluzione e perciò abbiano deciso di iniziare il nostro percorso spiegando come utilizzare la bicicletta senza correre rischi. Da qui è nato il decalogo trasformato in 44 cartelli posizionati lungo le principali arterie viabilistiche di Gallarate. Sono poi seguiti il BiciDay con la chiusura al traffico dell’intero centro cittadino; gli incontri con le scuole elementari; la tavola rotonda con la presenza di Gianni Bugno e di Marco Scarponi, fratello di Michele, e ora l’introduzione dei cartelli "salvaciclisti". Non pensiamo affatto di avere risolto il problema, ma il successo ottenuto da tutte le nostre proposte ci fa capire di essere sulla strada giusta".

 

 

Per la vostra campagna è arrivato anche un riconoscimento prestigioso attraverso le parole di  Roberto Antonio Sgalla, Direttore centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti speciali della Polizia di Stato.


"È vero. Le parole del prefetto Sgalla - "La campagna dell’amministrazione di Gallarate merita il mio plauso e quello di tutti : si tratta sicuramente di un esempio da seguire" sono state per noi un incentivo molto importante per continuare. Nessuno ha la bacchetta magica per assicurare la massima sicurezza a chi va in bici, ne parlo spesso con Alberto Contador : in Spagna c’è una grande mobilitazione in difesa dei ciclisti e si sta lavorando per arrivare ad una legge di stato. Tanto io quanto Alberto siamo convinti, comunque, che qualsiasi iniziativa possa essere importante e che anche piccoli gesti possano portare ad un miglioramento della situazione generale. Educazione, buon senso e rispetto del codice della strada e di tutti gli utenti, qualunque sia il mezzo che pilotano: queste devono essere le linee guida per far sì che tutti possano continuare a divertirsi in bicicletta, vale a dire con quel giocattolo che è capace di affascinare tutti".

 

 

 

 

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06/11/2018
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Ivan a Rouleur Classic, tra passato, presente e futuro

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A Londra novembre rima con Rouleur Classic. Un evento organizzato dalla rivista Rouleur (1 al 3 novembre), che permette agli appassionati delle due ruote di scoprire le ultime innovazioni e di incontrare campioni di ieri e di oggi.

 

Tra i grandi nomi presenti questo venerdì, Ivan. Il manager della Polartec-Kometa è venuto sullo stand di Koo, fabbricante di occhiali e sponsor della squadra. Poi ha risposto alle domande di Ned Boulting. L’occasione di tornare sulla prima stagione della Polartec-Kometa, formazione creata con il suo amico ed ex compagno Alberto Contador : "Per noi è stato un anno fantastico, con molte vittorie. Ma oltre le dieci vittorie ottenute, quello che è incredibile è la mentalità del gruppo. Lo scorso inverno abbiamo cercato di trasmettere questa mentalità ai corridori. Ma non è sempre facile chiedere ai giovani di 19-20 anni la stessa mentalità di un corridore più vecchio. Perché quando hai 20 anni vuoi prima di tutto vincere e non aiutare gli altri. Ma con Alberto passiamo molto tempo con loro in ritiro e anche sulle corse. Quindi la più grande vittoria è che in tutte le gare abbiamo avuto questo spirito di squadra. E siamo anche felici perché abbiamo un corridore, il velocista Matteo Moschetti, che ha firmato per la squadra WorldTour Trek-Segafredo". 

 

Vincitore di due Giri d’Italia (2006 e 2010), Ivan ha conosciuto anche il podio del Tour de France (3° nel 2004 e 2° nel 2005). Nella Polartec-Kometa si trova forse il suo erede. Ma per ora, il futuro rosa o giallo, Ivan lo vede per un giovane corridore della Sky, il suo compatriota Gianni Moscon : "Non è facile sapere chi potrà o no vincere un grande giro. Si può però vedere il talento, la mentalità e in questo momento in Italia abbiamo Gianni Moscon, che, a mio avviso, può un giorno vincere il Tour, il Giro o la Vuelta. Per me, quando Nibali si sarà ritirato, Moscon prenderà il suo posto. Ha un forte carattere ma è giovane e col tempo migliorerà non solo sportivamente, ma anche umanamente. Vincenzo lui ha davvero qualcosa in più, non è un semplice campione, sa vincere su tutti i terreni e può ancora fare grandi cose". 

 

Ivan, un uomo che vive il presente e che guarda al futuro ma che ha anche sempre un dolce pensiero per il passato : "Il mio Giro 2010 è stata una vittoria speciale perché avevo vinto nel 2006, poi sono stato sospeso e sono riuscito a rialzarmi. Durante questo difficile periodo senza gareggiare ho imparato molto, non solo da ciclista, ma anche da uomo. E ora mi servo molto di quest’esperienza con la mia squadra". 

 

 

 

 

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03/11/2018
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Intervista di Jesús Hernández, direttore sportivo della Polartec-Kometa

 

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Sito ufficiale Polartec-Kometa

 

 

Dopo quattordici anni come corridore professionista, con cinque squadre nel curriculum e molte avventure, in questa stagione Jesús Hernández (1981) ha cambiato il suo ruolo per dirigere la nuova squadra continentale Polartec-Kometa. Nessuna pausa, dal manubrio all’ammiraglia. E non c'è tempo per la nostalgia. "Mi manca la bicicletta ? È una domanda che mi è stata fatta milioni di volte quest'anno", sorride : "La verità è che no,  non mi manca. Ho lasciato il ciclismo quando volevo, e volevo davvero occuparmi di un nuovo progetto, che mi piace e che mi motiva.  Amo il mio lavoro. Amo questa vita, viaggiare, essere in gara, stare con i corridori… Non mi manca la bici. Mi piace, continuo a pedalare, ma senza obblighi. Non ho preso peso e se posso non lo prenderò", scherza.

 

 

- Un nuovo direttore sportivo per un nuovo progetto...

 

È stato un grande anno. Abbiamo un gruppo eccezionale, magnifico. A tutti i livelli. Ho passato quattordici anni ad essere diretto e ora sono quello che dirige e organizza; e nella gestione ero un po’ perso all'inizio; è quello che forse è stato il più difficile. Nelle prime settimane di vita del progetto ho detto a tutti di essere pazienti con me, che ero anche nuovo, che stavo imparando, che naturalmente potevo anche fare errori… E avere al tuo fianco persone con più esperienza che ti danno buoni consigli, come Félix García Casas, aiuta sempre.

 

 

- Il fatto che tu sia stato un ciclista professionista fino all'anno scorso ti dà un'empatia con i corridori che è molto preziosa, molto importante, molto necessaria...

 

Dalla macchina, è vero, tutto sembra più facile. Di fronte ad alcune situazioni di gara, prima di parlare, ricordavo le particolarità di alcuni momenti... Capisci quando un corridore ti dice che non è stato in grado di fare di più, che era stanco, che non ha avuto il suo giorno migliore... Anche nella direzione opposta, con uno sguardo lo vedresti se ti racconta bugie. Ma non è stato così. Il bello di lavorare con i giovani è che ti ascoltano, ti ascoltano… Cosa dire a un WorldTour ! Cosa insegnare ! Niente. Abbiamo avuto un grande gruppo, che ha sempre fatto ciò che chiedevo.

 

 

- La continentale Polartec-Kometa ha ottenuta 10 vittorie questa stagione. È la seconda formazione spagnola dietro la squadra WorldTour Movistar. Cosa ne pensi di questo primo anno ?

 

Per valutare la stagione penso che dobbiamo confrontarci con altre squadre continentali del nostro livello e con la nostra filosofia. Squadre con giovani corridori, con un’età media di 21 o 22 anni… In questo senso siamo molto felici. E soprattutto per l'immagine. Oltre le vittorie, c’è l’immagine. È chiaro che i trionfi aiutano molto in termini di immagine esterna della squadra. Ma molte volte non è stato possibile vincere come lo abbiamo fatto a Burgos o in Ungheria, eppure la squadra ha lasciato una grande immagine. Una grande immagine di squadra. È qualcosa che apprezzo, alla quale tengo. La gente parla in bene della squadra al di là delle vittorie di Matteo Moschetti o Kevin Inkelaar; lo fanno per la sua immagine, per la sua serietà, per il fatto che è una squadra che corre insieme, con quella disciplina che cerchiamo di trasmettere ai corridori... Così, se i giovani fanno il salto nel WorldTour, sanno a cosa somiglia la disciplina di una grande squadra, il fatto che devi essere davanti, che devi fare gruppo, che devi rispettare gli ordini della squadra e che il tuo ruolo può variare a seconda della tappa... La gente si congratula con noi; la squadra ha avuto un’ottima immagine dall’esterno durante tutta la stagione.

 

 

- Ma l'importanza dei risultati, soprattutto nei media, finisce per essere innegabile.....

 

Sì, certo, e viviamo dei risultati. È vero. È la prima cosa che ti chiedono gli sponsor e io da direttore sportivo sono il primo a volerli. Ma molte volte una buona immagine in televisione o incontrando la gente vale anche più di una vittoria. Vincere è molto difficile. Non è tanto una questione di atteggiamento, è fortuna. Molte volte non abbiamo vinto quando era molto fattibile. L’ultimo giorno del Giro d'Ungheria, per esempio, Matteo si sentiva molto bene e una caduta vicino al traguardo ha condizionato la volata…. Dei 200 che partono solo uno vince. E ogni giorno accadono cose impreviste che non si controllano…

 

 

- Dalla competizione nel WorldTour all'essere direttore sportivo di una squadra continentale... Come vedi il ciclismo con quelle strutture sportive che convivono a diversi livelli ? Con quella disparità, quella convivenza tra strutture diverse in alcune gare che, dal punto di vista di una squadra continentale, può condizionare una prestazione, ti costringe ad adattarsi ad un modo di correre imposto dai più forti…?

 

Prima di gareggiare, la prima cosa che faccio è vedere il livello della gara. Se ci sono squadre WorldTour, so già che ruolo avrò in gara. Se non ci sono, sarà completamente diverso. Se ci sono, l'obiettivo è quello di essere visto. In caso contrario, attaccare e vincere. Siamo stati fortunati con la vittoria alla Vuelta a Burgos. Una giornata meravigliosa. Ma sappiamo che è complicato. Su queste corse siamo lì per osservare, cercare fughe, giocare le classificazioni secondarie. E in questo senso penso che quando la tua squadra è molto giovane devi aggiustare il calendario, come abbiamo fatto quest’anno. Vai alle gare con WorldTour e senza WorldTour. Perché abbiamo giovani che hanno anche bisogno di correre, prendere una fuga per vincere, non solo prendere le corse come un allenamento. Correre con WorldTour è fantastico per vedere che livello c'è veramente. Ma non deve essere sempre così.

 

 

- Un’alternanza positiva...

 

Proprio così. Se gareggi solo con le continentali, non vedrai la realtà di cosa vuol dire correre con i professionisti, il calendario WorldTour. Persone come Matteo Moschetti hanno già visto che in una gara come Burgos può battere i ciclisti WorldTour, e questo è un bene per lui. I giovani che erano a Burgos, come Juanpe, hanno già visto come funziona il WorldTour. È importante per loro essere consapevoli che non possono rilassarsi. Una squadra continentale è un passo, non è un obiettivo; Devi vedere che c'è un livello superiore al tuo. Se dovessimo concentrarci su un calendario continentale, molti penserebbero di aver già raggiunto il loro obiettivo. E no. Devi essere consapevole di quel livello superiore e la tua ambizione deve essere quella di arrivarci. Questa, in questo senso, è una squadra intermedia.

 

 

- ... Per ora.

 

Sì, certo, per ora (sorride). Ma è benissimo per loro che vedano ed siano consapevoli di quell'idea, l'idea della squadra di passaggio. E che non sono bravi come credono di essere già. Ecco perché questa alternanza di corse è positiva. Io per primo, da direttore sportivo, mi piace dire alla riunione nel bus : lotteremo per vincere. Ma correndo con Valverde, con Froome…

 

 

- Qual è stato il momento migliore della stagione ?

 

Penso alla prima vittoria, in Turchia, perché inaspettata, Matteo non è arrivato bene a quella gara, la squadra era appena nata... E ovviamente la vittoria di tappa a Burgos. Vinci a Burgos… Wow ! Dico sempre loro che bisogna lavorare per vincere, ma è molto difficile. Quando mi hanno confermato via radio che Moschetti aveva vinto a Castrojeriz, mi hanno persino fatto venire voglia di piangere di gioia. Nessuno se lo aspettava !

 

 

- Anche se sei una persona molto positiva, ci sarà stato anche qualche momento "peggiore", qualche momento negativo....

 

Negativo, no, nessuno. Forse... avrò l’amaro in bocca. Non vincere una tappa del Giro Baby con Matteo. Siamo stati vicini alla vittoria, ma si è ammalato e ha dovuto rinunciare. Al Giro siamo stati molto attivi ogni giorno, un'immagine fantastica, essendo protagonisti ogni giorno. In macchina ho detto al mio secondo "non c'è stato un giorno in cui non siamo stati menzionati dalla radio". Neanche un giorno. Questa è una cosa positiva. E più in una gara come il Giro Baby. Ma non abbiamo vinto... e forse un rimpianto ma non una delusione.

 

 

- Possiamo confermare qualche prova del calendario ?

 

Voglio alternare le gare continentali e WorldTour. E vorrei anche fare qualche altro prove in Spagna, con WorldTour, appuntamenti non estremamente impegnativi, con un buon livello… Ma continueranno a mantenere grandi obiettivi come il Giro d'Aosta, il Giro Baby o la Vuelta a Hungría, che sono realizzabili, realistici, molto importanti… Abbiamo corridori con una media di 20, 21 anni, che un giorno possono lottare con i corridori WorldTour. Mi piacerebbe battere le squadre WorldTour. Per me sarebbe la cosa più semplice, quel calendario, ma a livello di risultati non avremmo nulla. E a livello formativo, non sarebbe la cosa migliore.

 

 

- La Trek-Segafredo, squadra di cui Polartec-Kometa è impegnata nello sviluppo, impone un calendario ?

 

No, si parlava solo di corse che la Trek non poteva andare, come al Tour of Utah ad esempio. Non ci hanno mai detto "fai questa corsa o quella", ma so che Luca Guercilena ama vederci ad Aosta o al Giro, perché sono gare bellissime, dure, dove c’è un grande livello. Lì, molte cose sono apprezzate.

 

 

- Per parlare di due nomi. Nel 2019, Matteo Moschetti, che ha firmato nove delle dieci vittorie della squadra, passa nel WorldTour e Stefano Oldani rimane con voi dopo essere stato stagista a fine stagione. 

 

Matteo, oltre ad essere un bravo ragazzo, è un corridore incredibile. È stato un piacere averlo in squadra e sono sicuro che le cose andranno molto bene per lui. Oldani è un corridore molto interessante : è molto veloce, è molto coraggioso. Si è unito alla squadra ed è diventato rapidamente l'ultimo uomo di Matteo, si conoscevano già da Colpack. Molto abile, si difende da solo nel gruppo. È molto veloce, anche se non è un velocista puro. Ha un atteggiamento coraggioso, vuole piacere, è un corridore che può regalarci bellissime giornate. Sarà un corridore molto importante.

 

 

 

 

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31/10/2018
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Il nuovo Basso "Con Contador creo talenti per il futuro"

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Intervista di Marisa Poli, Gazzetta Dello Sport

 

 

Un giovane — Matteo Moschetti — già passato alla Trek Segafredo-Zanetti, altri due osservati speciali. E l’ingaggio di Alessandro Fancellu, bronzo ai Mondiali juniores. Ivan Basso è appena tornato da Pinto, la cittadina della comunità autonoma di Madrid dove è cresciuto l’amico storico Alberto Contador e dove ha base il servizio corse della Polartec-Kometa. "Una vera e propria sede, in due sale c’è la storia ciclistica mia e di Alberto, con trofei, maglie e bici. Non solo un magazzino". Il primo raduno del 2019 è avviato, giovedì e venerdì con i pro, sabato con gli juniores e l’under 23. "Ho la responsabilità del progetto globale, in una realtà in cui porto tutta la mia esperienza di tanti anni da professionista. Con Contador c’è un’amicizia che va al di là della professione. Abbiamo vissuto anni bellissimi, ora stiamo cercando di portare avanti questo progetto che ci piace molto".

 

 

Come sta andando la nuova vita da dirigente ?

"Mi piace tantissimo, questa è una creatura nata da me e Alberto. Abbiamo unito le nostre esperienze per far crescere il progetto".

 

 

Quali sono le novità ?

"Abbiamo alzato il numero degli italiani, ora sono sei. La natura del team è internazionale, ma Italia e Spagna sono i bacini più importanti. Noi vogliamo cercare di scoprire altri talenti, di trovare altri Moschetti da dare alla Trek-Segafredo. Alessio Acco e Alessandro Fancellu correranno con i dilettanti. Michele Gazzoli, uno dei più talentosi, sarà nella Continental. Sono convinto che possa prendere l’eredità di Moschetti".

 

 

Che futuro vede per Moschetti ?

«E’ andato fortissimo, sta facendo cose incredibili, è un talento che per i prossimi 10 anni dà garanzie al ciclismo italiano».

 

 

Che cosa si aspetta da Fancellu ?

"Prima di tutto che finisca la scuola bene. Abbiamo visto che gli atleti che hanno un ottimo rendimento a scuola, hanno un ottimo rendimento anche in bici".

 

 

Qual è il suo ruolo ?

"Coordino le persone, con Alberto abbiamo scelto i collaboratori, abbiamo una rete di scout in giro per il mondo. Sono presente quando serve. Alla parte amministrativa c’è Fran, il fratello di Alberto. Delego molto, in questi giorni ho incontrato uno per uno gli atleti, cerco di dare una linea comune".

 

 

Come si crescono i talenti ?

"Dipende dall’età. Bisogna essere bravi a non bruciarli. Il talento viene fuori naturalmente se sei capace di fargli fare il percorso giusto. La mia idea è che un giovane di 20 anni che deve imparare il mestiere, deve mettersi al servizio degli altri. Non puoi crescere dei corridori egoisti".

 

 

Che programmi avete per la prossima stagione ?

"Non lo abbiamo ancora deciso. Ma sarà simile a quello dell’anno scorso. Faremo le gare di categoria continentale, ogni tanto nel World Tour con la Valenciana, la Rodas".

 

 

Sagan alla vigilia del Mondiale ha dichiarato che questo ciclismo è noioso. E’ d’accordo ?

"Per me criticare è sempre complicato, rispetto molto i miei ex colleghi. So quanta fatica si fa anche per restare nel gruppo e quando sento in tv ex ciclisti che dicono : non attacca, è sempre a ruota, non mi piace. Come se non sapessero di quanto si è alzato il livello. Sky ha uomini in squadra che lavorano per il leader e che da soli sarebbero da podio".

 

 

Che cosa si può fare ?

"Non penso a una riforma troppo pesante. Mi piace l’introduzione di tappe corte, di strappi particolari, dello sterrato, del pavè. Stravolgere tutto però non mi piace, bisogna rispettare la storia del ciclismo. Rispetto l’idea di Peter, ma cambiamenti troppo profondi non portano a risultati secondo me".

 

 

 

 

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29/10/2018
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Primo incontro per la Polartec-Kometa 2019

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Sito ufficiale Polartec-Kometa

 

 

Giornata intensa alla Fondazione Alberto Contador. La squadra Polartec-Kometa si è riunita questo giovedì a Pinto (Madrid) per iniziare i preparativi della seconda stagione della formazione continentale. Una giornata frenetica di riunioni, presentazioni e scambi sulle vacanze. Una giornata fraterna, di convivenza; una giornata tra amici.

 

Samuele Rubino, Antonio Puppio, José Antonio García e Stefano Oldani, quattro dei cinque nuovi, si sono uniti a Isaac Cantón, Juan Camacho, Juan Pedro López, Diego Pablo Sevilla, l’eritreo  Awet Habtom, l'italiano Michele Gazzoli e il lussemburghese Michel Ries. Per motivi familiari, il portoghese Daniel Viegas non poteva essere presente a questo primo incontro.

 

Diversi colloqui con i membri dello staff della formazione, incontri con alcuni sponsor tecnici, questioni amministrative, firma dei contratti e pianificazione del calendario sono stati alcuni dei temi che hanno segnato l'ordine del giorno di questa prima giornata della nuova stagione.

 

Irene Albacete e Julio Madrigal, di Rotor Bikes Components, hanno tenuto una conferenza tecnica sui loro prodotti. Allo stesso modo questo giovedì è stata una data in cui i corridori hanno avuto anche un incontro con Andrea Morelli e Matteo Azzolini, del Centro Sportivo Mapei, per iniziare a delineare i nuovi piani di allenamento.

 

"Questo primo contatto è stato molto positivo", dice Antonio Puppio, uno dei nuovi corridori della prossima stagione. "È sempre importante conoscersi e conoscere i colleghi e il personale. È un grande gruppo, persone molto simpatiche", dice questo studente universitario di matematica.

 

"Non vediamo l'ora di tornare dopo un buon anno", aggiunge Michel Ries. Il lussemburghese, dopo un 2018 molto interessante con prestazioni eccezionali nelle corse con le squadre WorldTour, ha vissuto un’intensa seconda parte della stagione con la sua esperienza di stagista alla Trek-Segafredo, di cui il Polartec-Kometa continuerà ad essere una squadra di sviluppo. Stefano Oldani, Juan Camacho, Isaac Camacho e Diego Pablo Sevilla parlano tutti di "illusione" e "desiderio". Due concetti inevitabili per un primo giorno di lavoro.

 

 

 

 

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26/10/2018
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Ivan a "Pedala per un Sorriso" l'11 novembre

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Domenica 11 novembre, Ivan vi aspetta a Roma per la quinta edizione del cicloraduno di beneficienza "Pedala per un Sorriso". La manifestazione permetterà di raccogliere fondi per tre scopi : costituire un fondo di finanziamento per Squadre Ciclistiche Giovanili, finanziare la ricerca sulle lesioni del midollo spinale, Marina Romoli Onlus e sostenere l’iniziativa di Arcobaleno della Speranza Onlus nella lotta contro la leucemia. 

 

Insieme a Ivan, socio fondatore e Presidente Onorario dell’associazione non-profit "Pedala per un Sorriso Onlus", ci saranno altri ciclisti come il suo ex-compagno alla Liquigas Valerio Agnoli o Giulio Ciccone. Pedala per un Sorriso potrà anche contare sulla presenza di ex del ciclismo italiano come Alessandro Proni, Umberto Proni, Luigi Sgarbozza, Roberto Petito, Stefano Zanatta e Bruno Centomo. Senza dimenticare l'invitato speciale, Omar Di Felice, il rappresentante numero 1 dell'Ultracycling in Italia e l'Ospite d'onore, Marina Romoli. 

 

Per quanto riguarda il percorso, si tratta di 49 km interamente dentro il raggio del Grande Raccordo Anulare di Roma, passando per diversi chilometri attraverso il centro storico della Capitale. La pedalata è adatta a tutti; dai professionisti, passando all'amatore più serio a quello forse un po' più anziano ma comunque in grado di percorrere le vie della Capitale per un'esperienza unica. Sarà l’occasione di ammirare una trentina di monumenti molti dei quali considerati dall’UNESCO come "Patrimonio dell’Umanità", di valore storico, religioso e civile.

 

Il presidente Luca Centomo spiega : "Se la Pedala per un Sorriso è oggi una realtà, è solo grazie alla collaborazione di tante persone che hanno voluto scommettere su un progetto che a prima vista poteva sembrare solo un sogno. Personalmente, venendo con una buona esperienza alle spalle dal settore non-profit, stavo cercando la strada giusta per coinvolgere le persone a sostenere dei progetti umanitari senza bussare solo alle porte facendole rimanere al di fuori della nostra attività di beneficenza. Così è nata l’idea di rendere la raccolta fondi una attività che potesse realizzare non solo i progetti di beneficenza, ma anche i sogni degli stessi benefattori, molti dei quali, appassionati di ciclismo". 

 

L’iscrizione è di 20 €, con la pasta party inclusa. È anche disponibile il pacco gara per 5 €. Per ottenere maggiori informazioni potete andare sul sito ufficiale. E a questo link sono aperte le iscrizioni. 

 

 

 

 

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22/10/2018
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Samuele Rubino si unisce alla Polartec-Kometa

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L'italiano Samuele Rubino rafforza la squadra Polartec-Kometa continentale per la prossima stagione. Il corridore piemontese della LVF-Lombardia (Novara, 29 gennaio 2000), attuale campione transalpino della categoria junior, titolo conquistato lo scorso giugno sulle strade del Veneto, nel GP Sportivi di Loria, è stato uno dei corridori selezionati dalla Federazione Italiana per gareggiare nella competizione juniores dei recenti Campionati del Mondo di Innsbruck, un appuntamento in cui è stato coinvolto in una caduta che non gli ha permesso di essere tra i protagonisti della gara.

 

"Quando Ivan Basso mi ha contattato l'anno scorso, ho capito subito che la Polartec-Kometa era la buona squadra per crescere al massimo. Il mio sogno è quello di essere un grande ciclista. Devo tanto ringraziare la mia squadra, la LVF, il Centro Mapei e soprattutto Matteo Azzolini e Andrea Morelli, che mi hanno seguito quest'anno; e Polartec-Kometa per avermi dato la loro fiducia e questa opportunità di continuare ad imparare e crescere", spiega Rubino.

 

"Samuele è un scalatore puro, uno dei corridori più in vista in Italia, soprattutto in montagna e nelle gare dure e selettive", dice Félix García Casas, manager sportivo delle squadre della Fondazione Alberto Contador. "Oltre al campionato italiano juniores, si è classificato quinto nella 47° Peace Run, un evento ceco di categoria junior molto difficile che è un punto di riferimento, e nono nel 73° Patton Grand Prix General del Lussemburgo. Essere lì nel top ten indica che gestisce molto bene la classifica generale quando la strada sale".

 

Durante la stagione 2018 Rubino ha ottenuto dieci vittorie. Oltre al campionato nazionale juniores, il nuovo corridore della squadra Polartec-Kometa ha vinto la 39° Coppa Città di Cantù, la 71° Coppa Dondeo, il 55° Giro della Castellania, il 44° Trofeo Comune di Gussago, il 33° Trofeo Vittorio Giorgi, il 4° Giro delle Prese, il Trofeo Cerreto Laghi, il Trofeo Buffoni e, con i suoi compagni della LVF-Lombardia, la cronometro a squadre Tecnosaldatura Grand Prix.

 

Rubino è il quinto corridore che si unisce alla struttura italo-spagnola dopo il portoghese Daniel Viegas, lo spagnolo José Antonio Antonio García e gli italiani Stefano Oldani (stagista nella seconda parte di questa stagione) e Antonio Puppio.

 

 

 

 

 

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17/10/2018
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