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Ivan Basso Daily Blog

Luca Spada: "Eolo, non è solo uno sponsor. Noi, dove gli altri non arrivano"

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team

 

 

Luca Spada, fondatore e presidente di Eolo, si racconta in questa lunga intervista.

 

Bisogna provarla, una cosa del genere. Bisogna provare a trovarsi da solo in cima a una montagna, con la fatica che ti violenta ogni muscolo e i polmoni a caccia di ossigeno. Con le gambe che fanno male, con il tuo corpo che prova a convincere la testa a fermarsi urlandole "Basta, per favore basta". Bisogna provarla, la fatica vera: bisogna provarla e conoscerla per poterla poi rispettare, cercare, amare.

 

Uno come Luca Spada la conosce bene, la fatica, e ha imparato a darle del tu. Uno che per passione e per modo di essere un giorno ha deciso di allacciarsi le scarpe e mettersi a correre in montagna: là dove sotto i piedi ci sono solo i sentieri e non esiste la pianura, là dove il freddo e la neve arrivano senza chiedere permesso, là dove la fatica più bestiale è compensata dalla bellezza di quello che c’è attorno ed è mitigata dal silenzio del vento. E allora la fatica diventa normalità, e poco cambia se si stia sudando sulla salita più dura del Tor Des Géants (una delle corse più massacranti al mondo, attorno al Monte Bianco: Spada l’ha fatta tre volte) o se si stia lavorando per portare avanti la quotidianità di un’azienda come la sua Eolo. La fatica diventa necessità.

 

"Non riesco – ci racconta – a immaginare una vita senza fatica, non concepisco uno sport che non contempli in qualche modo la fatica: ecco perché mi sono appassionato alla corsa e ho iniziato a correre in montagna. I primi trail, che poi sono diventati ultra-trail, che poi sono diventati l’indescrivibile bellezza del Tor. La mia vita è scandita dallo sport, ogni anno corro una trentina di trail e la mia agenda quotidiana è costruita attorno ai miei allenamenti".

 

 

- La corsa, i trail. Poi, è arrivata la bicicletta…


Ed è iniziato tutto un po’ per caso. L’età, i primi acciacchi, i tanti chilometri di corsa: il mio preparatore a un certo punto mi ha suggerito di inserire un paio di allenamenti in bici nel mio programma settimanale, giusto per differenziare. All’inizio, a me pareva una perdita di tempo…

 

 

- Perché?


Ero talmente drastico, nel mio concetto di fatica, dal rifiutare qualsiasi mezzo meccanico: per me lo sport era solo muscoli, gambe e cuore. La bici era un aiuto inaccettabile, quindi le mie prime pedalate le ho fatte su una mountain bike che era un "cancello" pesantissimo.

 

 

- E poi?


E poi, ho iniziato a scoprire le bellezze del ciclismo. Il fascino regalato dalla possibilità di fare più chilometri e di scoprire percorsi che prima mi erano preclusi: giri ogni volta più lunghi, il Mottarone, il Lago Maggiore. Ho scoperto che è bello uscire in bici in compagnia, condividendo la fatica e le bellezze. Ho assaporato il piacere unico che si prova quando sei in scia e davanti c’è qualcuno che per un po’ prende il vento al posto tuo. Il mio "cancello" è presto diventato una bici più bella, più leggera. E adesso mi ritrovo a pensare di essere più ciclista che trail runner.

 

 

- Ciclismo per Luca Spada significa andare in bici, e tanto. Ma ciclismo ora significa altro: significa Eolo-Kometa, la squadra nata da qualche mese ma già piena di voglia di crescere.


Io il ciclismo lo guardavo poco o nulla, giusto qualche tappa del Giro d’Italia in tv: ecco perché quando ho iniziato a parlare di quest’idea in famiglia, mi hanno preso tutti per matto.

 

 

- Ci racconta com’è nata questa storia?


Da qualche mese avevo iniziato a pedalare, e siccome per me non c’è sport senza un po’ di competizione, mi ero iscritto a una gara: la granfondo Tre Valli Varesine. Lì, un po’ per caso, ho conosciuto Ivan Basso: a quell’incontro ne sono seguiti altri, e con il passare del tempo l’idea è diventata sempre più concreta e più vera. La scintilla definitiva è scoppiata quando Ivan mi ha invitato a un ritiro della squadra a Oliva, in Spagna: per la prima volta sono entrato in contatto con quel mondo, e quel mondo mi è piaciuto. Tanto.

 

 

- Qualche mese fa la famiglia lo prendeva per matto. E ora?
Ora, sono tutti in squadra: tutti coinvolti, tutti tifosissimi, tutti appassionati. Alla gara d’esordio a Valencia io ero in ammiraglia, a metà corsa il gruppo si è spezzato in due. Mio figlio Alessandro mi ha subito telefonato preoccupatissimo: "Ma ci siamo staccati? Cosa sta succedendo?". Ecco, questo dà l’idea di quanto tutta la mia famiglia ormai sia idealmente in ammiraglia con noi, tutti i giorni.

 

 

- Una squadra italiana, ma allo stesso tempo una squadra anche molto varesina. Quanto ama, Luca Spada, il suo territorio?


La varesinità è un concetto a cui credo, credo tantissimo: ci tengo come uomo e ci tengo come imprenditore. Eolo è nata qui, ed Eolo non sarebbe nata se il nostro territorio non avesse avuto quelle condizioni economiche, sociali, orografiche che hanno permesso la nostra esistenza. Eolo non esisterebbe se non ci fosse il Campo dei Fiori. Eolo non esisterebbe se io non fossi nato e passato la mia infanzia a Malgesso, un piccolo paese di mille anime dove l’unica connessione con il mondo normale era il solo pullman che ogni giorno andava e tornava da Varese. Per me prendere la bicicletta per andare in edicola a comprare le mie riviste di informatica che poi divoravo era una necessità, e fin da subito ho avvertito l’esigenza di "connessione": per me, e per tutti quelli che abitavano in posti come il mio.

 

 

- E in cosa si è tradotta, questa varesinità?


In un attaccamento speciale, una gratitudine che mi porta a ricordare sempre il nostro essere territoriali: Eolo cresceva, portava "Internet dove gli altri non arrivano", e la mia scelta è sempre stata quella di prendere a lavorare con me ragazzi di questa terra. Credo che in Eolo lavorino più di sessanta ragazzi usciti dall’ITC Tosi, per esempio. E in questo senso va anche la nascita del mio team di trail running: per far correre la gente della nostra zona, e per farla correre sulle nostre montagne.

 

 

- Cos’è, per Luca Spada, il Campo dei Fiori?


La mia montagna. Sono nato a Malgesso, e il Campo dei Fiori era lì a farmi da guardiano. Poi mi sono trasferito a Bodio e lui era ancora lì a vigilare. È la montagna che mi ha accompagnato, quella che mi ha aiutato a comprendere e fare mia la passione per la montagna di mio padre. Il teatro delle prime passeggiate, le prime uscite in bici, le prime fughe con le fidanzate da portare al Belvedere per prendere in prestito un po’ di quella bellezza e fare colpo. E poi, il Campo dei Fiori è Eolo: lì, è nata la nostra prima antenna.

 

 

- Cosa significa vedere il logo di Eolo sulle maglie della squadra?


Non è solo un nome su una maglia, c’è molto di più. Questa squadra è entrata a fare parte della famiglia Eolo a tutti gli effetti: è un pezzo di noi, è un prolungamento della nostra azienda. La squadra sarà protagonista delle nostre attività di comunicazione, parlerà e si racconterà ai nostri dipendenti e ai nostri clienti, diventerà grande in un progetto esteso che prevede anche il marchio Kratos in una condivisione virtuosa tra sport e alimentazione.

 

 

- Un nome: Ivan Basso…


La persona di cui mia moglie sta diventando gelosa: vedo e sento più Ivan di lei. Io e Ivan siamo molto, molto simili: anch’io, come lui, quando metto la testa in una cosa divento quasi paranoico perché la vivo in maniera totalizzante. Anch’io come lui sono maniaco dei dettagli, della precisione, delle cose fatte per bene. Anch’io, come lui, ho imparato che nella vita come nello sport avere un bel "motore" è importante ma non è sufficiente perché ci vuole la testa. Ivan ha messo in piedi un bel giocattolino, e…

 

 

- E…?


Io ho delle splendide sensazioni, perché credo che questo progetto sia nato sotto una buona stella e sia figlio di una serie di congiunzioni astrali quasi incredibili. Io ho conosciuto Ivan quasi per caso, e subito dopo alla sua squadra sono saltati due sponsor quindi è venuto da me a propormi questo progetto. Poi fin da subito mi sono trovato in sintonia con Giacomo Pedranzini e Kometa. Attorno a questo progetto si è formata una rete di imprenditori e amici: Valerio De Molli, Paolo Orrigoni, Rinaldo Ballerio…

 

 

- Cosa si aspetta da questa squadra?


Essere al Giro d’Italia al primo anno di vita è già un risultato incredibile, un punto di partenza splendido. Mi aspetto che questo gruppo cresca e costruisca, giorno dopo giorno, per arrivare a raggiungere risultati stabili e credibili. Non mi interessa il "tutto subito", chiedo una crescita costante e una squadra che venga sempre più riconosciuta per la sua serietà: i nostri corridori saranno ragazzi seri, educati, capaci di trasmettere i valori giusti  per appassionare i giovani a questo sport. Perché seguano il ciclismo, ma anche perché pratichino il ciclismo. E quando parlo di valori, mi riferisco a tutto: a quelli che i ciclisti faranno propri perché noi saremo stati bravi a trasmettere loro. E il nostro esempio, l’esempio di un’azienda che non cerca scorciatoie, l’esempio di un marchio come Kratos che nei suoi prodotti non mette nulla che non sia assolutamente naturale e sano rifiutando ogni scappatoia "chimica", farà in modo che tutti i nostri corridori siano dei portatori sani di coerenza e sportività. Sempre.

 

 

- E poi, anche qualche vittoria…


Certo, poi ci aspettiamo anche le vittorie: ci mancherebbe. Ma io non voglio che da questa squadra salti fuori il nuovo Froome o il nuovo Sagan. Io voglio che da questa squadra emerga sempre la forza del nostro gruppo e la sua capacità di emozionare, di far venire la pelle d’oca. Mi aspetto di sentire i tifosi, dopo aver visto passare il gruppo, dire "Ecco, hai visto che spettacolo quelli della Eolo-Kometa?".

 

 

 

 

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28/02/2021
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E Basso (orgoglioso) ci guida a Casa Eolo

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 Di Enzo Vicennati, Bici.Pro

 

 

A Besozzo c’è il sole e Casa Eolo si stacca contro l’azzurro, risultando anche più imponente. Quando il cancello finisce di scorrere, il saluto di Ivan Basso è pieno di orgoglio e buon umore. Siamo nella sede del Team Eolo-Kometa che lui per primo e poi Luca Spada hanno voluto, proprio nel luogo da cui è iniziata la fortuna di Eolo. C’è del simbolismo positivo anche in questo, assieme alla sensazione di un progetto che sta mettendo solide radici. Conosciamo Ivan sin dagli juniores, l’ambizione non è mai stata un problema. Gli anni e le esperienze hanno portato anche un’interessante visione da manager.

 

Siamo i primi, ammette mentre fa gli onori di casa, a varcare questa porta. Il colpo d’occhio è intrigante. Si vedono le postazioni per i computer, dove l’addetto stampa Francesco Caielli è già al lavoro assieme a Carmine Magliaro che segue la logistica delle prime corse. La cucina. Alcune stanze con il nome sulla porta. La sala interviste: Eolo on Air. La sala riunioni: Cuvignone. L’ufficio di Ivan: Zoncolan. La sala più grande, per i meeting con il team: Stelvio. E mentre Basso spiega, si ha la sensazione che l’obiettivo sia aggiungere altri pezzi. Un deposito per i mezzi, ad esempio, come pure una foresteria per gli atleti.

 

 

- Ne parlavi da anni, ce l’hai fatta…

 

Ce l’ho in testa da sempre (sorride, ndr) perché la casa dà un senso di appartenenza. Nel tempo le squadre si sono evolute. Qui nei dintorni ci sono le basi degli australiani e della Uae, con centri molto belli. La nostra idea sin dall’inizio era quella di creare un posto dove l’allenatore, l’addetto alle pubbliche relazioni, gli sponsor e i manager possano lavorare insieme, perché così nascono le idee. Vogliamo che Casa Eolo diventi un riferimento per la nostra regione. Io sono di Varese, ho cominciato qui e qui ci sono i miei tifosi. Eolo è nata proprio in queste stanze e Spada abita qualche chilometro più in là. C’è l’orgoglio varesino e questa casa era il primo tassello, poi sono venuti i materiali, le bici e tutto il resto. La prima cosa è il progetto, poi vengono gli uomini.

 

 

- Che cosa intendi?

 

Si è discusso anche del valore tecnico del team, ma si è fatto il mercato alla fine. La priorità era fare una squadra italiana, c’erano 14 corridori liberi e ne abbiamo presi 10. La parte importante è essere partiti da un’idea e nell’idea c’era di trovare dei direttori sportivi come Stefano Zanatta e Sean Yates con cui si può costruire qualcosa di importante, aiutando Jesus Hernandez a maturare. Per migliorare questa squadra serve gente esperta. Prima il progetto, appunto, poi gli uomini.

 

 

- Come stanno i ragazzi?

 

Ho visto un costante miglioramento, sin dal primo ritiro. Abbiamo lavorato cercando di curare ogni area. Era un gruppo da amalgamare, anche se molti si conoscevano. Si dice che sia una squadra nuova, ma in realtà ha già tre anni di vita come continental, già strutturata come una professional e con un budget consistente. Tanti nostri corridori sono nel WorldTour. Moschetti, Oldani e Ries. Ma credo di aver preso ragazzi che riusciranno a rilanciarsi. Albanese può tornare al livello di quando all’Hopplà i più forti erano lui e Ballerini. Anche Ravasi ha ancora tanto da dire. Tiriamo tutti nella stessa direzione.

 

 

- Tutti?

 

Pedranzini, il signor Kometa, si sente il papà di tutti. Del resto se trovi un imprenditore che ha speso così tanto in una continental, visto il tipo di ritorno, è evidente che lo facesse soprattutto per passione. Poi è arrivato Spada, che ha messo il 53×11. E sì che dopo il Covid rischiavamo persino di non ripartire. Spada è arrivato e adesso quasi non riescono più a trattenerlo in ufficio. L’altro giorno era qui in Casa Eolo a montare i mobili…

 
 
- Sembra che tu stia parlando di Paolo Zani ai tempi della Liquigas.

 

Me lo ricorda molto per la passione, nonostante fosse alla guida dell’azienda era sempre con noi. Spada è coinvolto al 100 per cento, chiede cosa facciano i ragazzi, vuole il calendario, chiama quando sente che c’è stata una caduta. Pedranzini è lo stesso e parliamo di uno che lavora dalle 4 del mattino fino alle 21. Le telefonate con lui si svolgono fra le 5,30 e le 6 del mattino. La famiglia viene dalla campagna, i fratelli sono in malga. Hanno disponibilità economica importanti e una vasta tipologia di aziende. Sono grandi lavoratori, ma vivono la squadra con un entusiasmo incredibile. E la cosa bella è che i due, Spada e Pedranzini, parlano spesso insieme.

 
 
- La dimensione continental vi andava stretta…

 

Non aveva neanche tanto senso continuare in quel modo, per il tipo di impegno e di mezzi non ci sentivamo più troppo a nostro agio. Con Alberto e suo fratello Fran c’era condivisione anche su questo. Ma Spada non è arrivato dalla sera alla mattina, c’è dietro un lavoro di due anni e mezzo. Sono orgoglioso di aver cercato sponsor dove gli altri non sono andati. Non è vero che in Italia non ci sono i soldi, ma quanto tempo ho perso…

 

 

- A fare cosa?

 

A spiegare in senso generico ciò che il ciclismo potesse fare in generale, mentre ogni azienda ha i suoi valori. Ho imparato da ogni rifiuto. Un imprenditore non sei tu a convincerlo, deve convincersi da solo. Tu puoi fargli vedere che cosa il ciclismo può fare per la sua azienda, ma se ti metti a tirarlo per la manica, è certo che ti mostra la porta.

Ci sono stati giorni in cui parlavi dei tuoi progetti come un visionario…

Me lo dicono ancora (ride, ndr). Mi accorgo che ho tante idee, ma le vedo solo io e magari sono irrealizzabili. A volte le dico e mi prendono per matto. A volte mi sveglio nel cuore della notte e devo comunicarle a qualcuno. Mi piace ascoltare le storie dei grandi imprenditori, c’è tanto da imparare. Questa squadra si evolverà perché tutti vogliamo che accada. Spada vive la squadra. Pedranzini è il nostro riferimento in Valtellina, un approdo sicuro dopo il Giro d’Italia.

 

 

- Sembri contento?

 

Sono felice, è vero. Non è stato semplice, ma la vera soddisfazione è vedere che tutti si sentono coinvolti e che tante volte nemmeno serve parlare. Io seguo tutto, ma non mi occupo di tutto. Ho scelto delle persone per come le ho viste lavorare e so che faranno bene quel che devono.

 
 
- Che cosa vuol dire andare al Giro d’Italia?

 

È importantissimo, è il sogno di ogni ragazzino che comincia a correre. Ho detto ai corridori che per noi saranno 21 campionati del mondo. Ci saranno le solite 5-6 squadre che lo monopolizzeranno e noi dovremo essere fra le altre 15-16 che lotteranno per vincere una tappa. Dovranno avere il fuoco dentro. In più confido nei direttori sportivi che abbiamo, che hanno vinto Giri e Tour.

 

 

- Quanto sei presente con i ragazzi?

 

Non amo intromettermi. Magari in ritiro faccio tardi la notte a parlare con Zanatta e Yates: abbiamo scelto loro, è giusto che siano loro ad avere il rapporto e la responsabilità. Io cerco di dire il mio nel modo giusto, quando serve. Lo stesso fa Alberto. C’è una suddivisione dei ruoli che funziona. A Laigueglia inizieremo questa avventura. E davvero non vedo l’ora…

 

 

 

 

 

 

 

 

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27/02/2021
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Presentazione 58° Trofeo Laigueglia

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team

 

 

Sarà una corsa, sarà anche come un primo giorno di scuola: dopo i giorni di ritiro nella Comunitat Valenciana, dopo i rinvii e le cancellazioni obbligate dalla situazione sanitaria, dopo i debutti sulle strade spagnole, ecco che si arriva in Italia. Il Trofeo Laigueglia (mercoledì 3 marzo) sarà il palcoscenico perfetto per la prima corsa italiana della Eolo-Kometa (la prima di una lunga serie…), ed è normale che si provi un po’ di sana emozione: l’emozione che arriva ogni volta che inizia una storia nuova, ancora tutta da scrivere.

 

Saranno sette gli alfieri della Eolo-Kometa che si daranno battaglia sui 202 chilometri totali della corsa ligure, con il circuito finale di 11 chilometri da ripetere quattro volte: gli italiani Albanese, Frapporti e Gavazzi, lo spagnolo Ropero, i britannici Archibald e Christian, l’ungherese Dina. E di certo ci sarà battaglia, tra tutti i corridori che ambiscono a conquistarsi la famosa “piastrella” sul muro della cittadina ligure che ospita le firme di tutti i vincitori dal 1964 a oggi. E sì, si deciderà tutto in quel circuito finale con la salita del Colla Micheri da salire quattro volte che si farà sentire, eccome.

 

Ivan Basso, general manager Eolo-Kometa: “Per noi, squadra italiana, debuttare in una corsa italiana è qualcosa di emozionante: non vedevamo l’ora, non vediamo l’ora di correre in quella che per noi è una corsa molto importante. Perché per il nostro team ogni gara è un esame: non correremo mai una gara in preparazione di un’altra gara, ma correremo sempre per provare a lasciare la nostra impronta. E faremo così anche a Laigueglia, con i corridori che sono chiamati a dimostrare a loro stessi, ai compagni e a noi di valere e meritare quella maglia che indossano”.

 

Francesco Gavazzi: “Laigueglia è una corsa impegnativa, che si decide negli ultimi 50 chilometri con quel circuito che non lascia un attimo di respiro: ogni passaggio sul Colla Micheri fa selezione e alla fine a giocarsi la vittoria resteranno solo gli atleti più forti. Quest’anno il parco partenti è davvero di altissimo livello, quindi ci sarà grande spettacolo: alla fine se la giocheranno quelli più in forma, e speriamo di esserci anche noi”.

 

 

 

 

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26/02/2021
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Il percorso della 104° edizione del Giro d'Italia

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È stato presentato oggi il percorso della 104° edizione del Giro d’Italia. La corsa rosa partirà da Torino l’otto maggio, con una crono individuale di 9 km, per finirsi a Milano, il 30 maggio, anche con una crono (29,4 km). Il primo arrivo in salita sarà a Sestola (4° tappa), poi due giorni dopo i corridori saliranno a Ascoli Piceno. Domenica 16 maggio sarà ancora in salita, con l’inedito arrivo a Campo Felice. 

 

Undici anni fa, nel 2010, era stata una giornata epica, con la pioggia e il fango, le strade bianche di Montalcino saranno di nuovo al programma del Giro, il 19 maggio. La seconda settimana che si annuncia spettacolare, con un altro grande ricordo del Giro 2010: il Monte Zoncolan, la salita della rinascita di Ivan, con la sua indimenticabile impresa sulle mitiche pendenze del "kaiser". Ma stavolta si salirà dal versante di Sutrio e non da Ovaro. 

 

Di emozione ne sarà ancora questione l’ultima settimana. Il 24 maggio il gruppo andrà nelle Dolomiti per affrontare quello che sarà il tappone dell’edizione 2021, con il Fedaia, il Pordoi (Cima Coppi) e il Giau, prima di arrivare a Cortina d’Ampezzo, dopo una lunga e impegnativa discesa. Fino a Milano resteranno ancora tre arrivi in salita: Sega di Ala, Alpe di Mera e Alpe Motta. 

 

Da Torino a Milano, tre settimane di amore infinito per una Maglia Rosa che celebrerà i suoi 90° anni. E un Giro speciale per la Eolo-Kometa, che parteciperà al suo primo grande giro della sua giovane storia. 

 

 

Le tappe:

 

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24/02/2021
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Coltivare giovani talenti, l’amore per il territorio e l’entusiasmo per nuove sfide: Ivan Basso si racconta.

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Di Luca Sardella, blog Elmec

 

 

Da ormai 50 anni mettiamo a disposizione la nostra passione e le nostre competenze per favorire lo sviluppo professionale e accademico dei giovani talenti. Questi valori ci hanno portati a stringere una partnership con Eolo Kometa Cycling Team, una squadra Pro Team nata con l’obiettivo di affiancare a un vivaio di giovani talenti grandi campioni del mondo del ciclismo per crescerli, trasmettere loro i valori cardini di questo sport e per traghettarli verso un futuro pieno di successi. 

Per celebrare questo grande avvenimento abbiamo deciso di intervistare Ivan Basso, Sport Manager di Eolo Kometa Cycling Team.

 

 

- Ciao Ivan, ormai è passato qualche anno dal ritiro. Come si sta dall’altra parte della barricata? Cosa ti sta dando ancora il ciclismo? 

 

Il ciclismo, innanzitutto, mi sta dando ancora tantissimo benessere fisico: e parlo del ciclismo praticato, perché non ho mai smesso di pedalare e perché credo che fare sport sia una delle cose più importanti, per tutti. Dall’altra parte della barricata sto come una persona che ha voluto, con tutte le forze, prendere questa strada: e quindi il ciclismo mi sta dando delle emozioni nuove, delle emozioni diverse rispetto a quelle che provavo da corridore. E sono, anche queste, emozioni bellissime.

 

 

- Parliamo del nuovo team Eolo Kometa che ti vede nelle vesti di sport manager: com'è nata questa avventura? 

 

Una volta che un corridore smette di correre, ha due strade: non fare più nulla e raccontare quello che ha vissuto da atleta, oppure cercare di fare qualcosa di nuovo. A me non sono mai piaciuti quelli che una volta appesa la bici al chiodo hanno scelto la prima strada continuando a specchiarsi in quello che sono stati, no: ho sempre preferito quelli che si sono rimessi in gioco, magari facendo anche qualcosa di completamente diverso. Ecco, questa squadra è nata così: dalla mia voglia di azzerare tutto e rimettermi in gioco. Ed è nata grazie al sostegno di tanti compagni di viaggio trovati per strada: Alberto Contador e suo fratello Fran, poi Giacomo Pedranzini di Kometa che è stato il primo a credere in questo progetto, e ora Luca Spada di Eolo che ci ha permesso di fare un salto di qualità importante. Insieme a loro, tutti gli sponsor che hanno deciso di condividere i nostri valori e i nostri sogni. E tra di loro, c’è sicuramente Elmec.

 

 

- Un team che vanta un vivaio molto interessante: quanto ritieni importante avere dei giovani promettenti all’interno di una squadra?  

 

I giovani portano la freschezza, la follia, la loro grandissima voglia di fare e di emergere. Tutto questo va miscelato sapientemente con la saggezza degli atleti più esperti, in un perfetto scambio che è il mix vincente in ogni squadra e che nel nostro team si bilancia alla perfezione. 

 

 

- Quali valori senti di dover trasmettere ai ragazzi più giovani? 

 

I valori silenziosi, perché sono quelli che restano di più. Non c’è bisogno di tante parole o di lunghi discorsi, perché la cosa migliore è sempre il "dare l’esempio". I nostri comportamenti, le nostre parole, il nostro modo di fare: tutto concorre nel formare quello che è l’esempio che noi trasmettiamo a questi ragazzi. Che ci guardano, che ci guardano sempre.

 

 

- Secondo il tuo parere, una squadra, un'azienda, che strumenti deve mettere a disposizione del territorio per attrarre e trattenere giovani talenti? 

 

L’obiettivo, sempre, è quello di essere attrattivi: essere cioè capaci di offrire qualcosa che vada al di là del semplice stipendio. Io lo chiamo lo "stipendio emozionale", che racchiude tutte quelle cose in più che magari sembrano scontate ma che alla fine fanno la differenza. Mi piace questa domanda perché mi dà la possibilità di parlare del nostro territorio, della provincia di Varese: noi siamo una squadra ad altissima concentrazione di varesinità. Il main sponsor, parte dello staff, un corridore come Ravasi: ed è bello parlare del nostro territorio come di una zone molto attrattiva. La Eolo-Kometa è varesina, ma ha anche una forte componente valtellinese: il nostro secondo sponsor affonda lì le sue radici. Io ho origini valtellinesi, e sono nato e cresciuto nel Varesotto: bello pensare che questa squadra tocchi tutti i luoghi da cui anch’io provengo. 

 

 

- Sport e tecnologia: che rapporto vedi? quanto pensi abbia influito negli ultimi 50 anni la tecnologia sul ciclismo? 

 

La tecnologia ha cambiato tanto, tantissimo: ha dato la possibilità di utilizzare biciclette migliori e performanti, ma soprattutto ha dato la possibilità di misurare gli sforzi e le prestazioni degli atleti. La tecnologia nel ciclismo è importante, certo: ma non ha cambiato la cosa che conta di più. La fatica dei corridori, i loro sacrifici, il fatto che per raggiungere una vittoria bisogna lavorare tantissimo. Ecco: queste cose rimangono e non c’è tecnologia che tenga. E, aggiungo, per fortuna.

 

 

 

 

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17/02/2021
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Clásica de Almería, Davide Bais e Samuele RIvi protagonisti

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Questa la domenica la Eolo-Kometa era in Spagna per correre la Clásica de Almería. La formazione italiana è stata protagonista con Davide Bais, presente nella prima fuga di sei corridori. Poi un'altro corridore si è illustrato: Samuele Rivi, partito con tre altri corridori. Ma le squadre dei velocisti hanno reagito, lasciando poco spazio ai fuggitivi, ripresi a 40 km dal traguardo.
 
Il finale di tappa è stato molto nervoso e ci sono state diverse cadute, implicando la speranza Eolo-Kometa per la volata, Luca Pacioni. Una volata vinta da Giacomo Nizzolo. Il corridore della Qhubeka Assos, Campione Europeo, ha battuto Florian Sénéchal (Deceuninck - Quick Step) e Martin Laas (Bora - Hansgrohe). Manuel Belletti, 25° e primo Eolo-Kometa.
 
Luca racconta il tumultuoso arrivo: "Si stava andando molto veloce in un tratto dove tirava vento. C’era molta tensione, il traguardo era molto vicino. C’è stata una brusca frenata e poi sono caduto. Non ho potuto evitarlo: adesso sto bene, solo un po’ dolorante per il colpo, ma niente di più. Solo un po’ di indolenzimento. Non mi resta che pensare ai prossimi obiettivi".
 
Samuele commenta la sua fuga: "Sono contento della prestazione. Avevamo l’obiettivo di essere presenti in tutti i movimenti che potevano accadere nei primi chilometri e abbiamo fatto del nostro meglio per riuscirci. All’inizio c’erano molti attacchi, l’ho provato per la prima volta senza successo e neutralizzata la fuga in cui correva Davide la gara è entrata in una fase di calma dove diversi corridori hanno iniziato a provare ad andare via. Su una ripida salita mi sono lanciato e abbiamo finito per consolidare un quartetto, abbiamo preso un po’ di vantaggio, ma io e Zoccarato abbiamo spinto fino all’ultimo secondo".
 
 
- Classifica : 
 
1. NIZZOLO Giacomo (Qhubeka Assos) 4:18:44
2. SÉNÉCHAL Florian (Deceuninck - Quick Step) 
3. LAAS Martin (Bora - Hansgrohe) 
4. ABERASTURI Jon (Caja Rural - Seguros RGA)
5. DUPONT Timothy (Bingoal - Wallonie Bruxelles)
25. BELLETTI Manuel (Eolo-Kometa)
52. FORTUNATO Lorenzo (Eolo-Kometa) a 11s
72. FRAPPORTI Mattia (Eolo-Kometa) a 24s
109. ARCHIBALD John (Eolo-Kometa) a 2:12
129. BAIS Davide (Eolo-Kometa) a 5:32
130. RIVI Samuele (Eolo-Kometa) a 5:32
139. PACIONI Luca (Eolo-Kometa) a 13:56
 
 
 
 
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14/02/2021
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Ivan ospite di 55sport

 

Ivan Basso, vincitore del Giro d’Italia nel 2006 e nel 2010, è ora team manager di Eolo-Kometa, composta da 20 corridori, metà dei quali italiani, che quest’anno parteciperanno alla categoria Professional (appena sotto al circuito WorldTour).

 

L’ex ciclista confida le prospettive della sua squadra, che, pur essendo appena nata, sarà già presente al Giro d’Italia, e si racconta a Filippo Brusa, nella diciottesima puntata di 55 Sport.

 

 

 

 

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12/02/2021
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