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Ivan Basso : "La salute è la cosa più importante"

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Testo di Joan Seguidor, blog di Gobik
 
Un mese fa, solo un mese fa, è iniziato. Oggi la realtà è travolgente, Ivan Basso ricorda come è nato il primo caso e cosa è successo dopo. "In Italia abbiamo avuto i primi problemi tra il 21 e il 22 febbraio. C'è stata un'infezione da coronavirus, è nata qualche preoccupazione, ma è passata il giorno dopo. Non era ancora il grande spavento", inizia a spiegarci. E da lì una storia che tutti conosciamo, una storia di angoscia e cifre che hanno preso forma negli ospedali crollati in tutta la Lombardia e in particolare nella regione di Bergamo, la bellissima e storica città che tante volte abbiamo ammirato nella "classica delle foglie morte."
 
Ivan Basso trascorre questi giorni nella sua casa di Varese, a trenta chilometri da Milano. È un lombardo, la sua regione è la più colpita da questa sventura chiamata coronavirus.  %uFFFC"È una situazione complessa - ammette - molto complicata, dobbiamo tornare 46 anni fa, dopo la seconda guerra mondiale, per ricordare tanta sfortuna. Gli infetti non smettono di crescere e gli ospedali sono sovraccarichi da giorni". 
 
Lui e la sua famiglia sono chiusi in casa da tre settimane. "Usciamo uno ad uno, solo per la farmacia e il supermercato, nient'altro", dice. "Non so, è una prova, una situazione che ci mette in difficoltà. Ci fa apprezzare ciò che abbiamo, che non è poco, e amare il nostro personale sanitario che è in prima linea. È una prova per il paese". E non è semplice "perché tutti noi possiamo diffonderla, è una malattia spesso asintomatica. Ecco perché è così importante rimanere a casa, essere confinati e rispettare le regole delle autorità". 
 
Ivan passa questi giorni, come lo abbiamo detto, a casa con la famiglia, la moglie e i quattro figli. In quella casa ci sono tutti i tipi di realtà, dall'adolescente di 17 anni al bimbo di cinque anni: "Ognuno con i suoi problemi e le sue preoccupazioni, ma andiamo d'accordo. Tutti sono consapevoli di quanto sia eccezionale il momento". Un'eccezionalità che lascerà il posto a un nuovo paesaggio, una normalità 2.0: "Questo è un cambiamento nelle abitudini, nelle priorità e nell'economia. Da qui ci saranno negozi che non saranno in grado di riaprire, altri sì. Anche il virus sarà economico, ma una cosa è chiara: dovremo aiutare di più il nostro sistema sanitario ”.
 
 
"Le mie giornate sono interamente trascorse a casa. Cerco di fare un'ora o un'ora e mezza di rulli al giorno e mi diverto con i miei figli. Inoltre, abbiamo la squadra con Alberto e Fran (Contador) con ventidue persone e le loro famiglie. Per noi le persone vengono prima di tutto, prima dello sport, e noi dobbiamo rispondere per loro". %uFFFC
 
"Il nostro messaggio è un messaggio di difficoltà, di una regione che sta attraversando un periodo molto difficile, che sta lottando per risolvere un problema molto importante. Vogliamo trasferire la nostra esperienza in questo momento, perché crediamo che possano essere molto utili ad altre persone", ha detto Ivan.
 
È strano, qualche tempo fa Ivan ha visto il documentario di Bill Gates sull'incidenza di un virus nell'economia e nella nostra vita: "È una grande lezione, la salute è la cosa più importante e dobbiamo essere felici perché la famiglia sta bene. Tutto cambierà molto, tra l'altro, il rapporto tra i paesi. In Italia non potremo mai dimenticare quelli che ci stanno aiutando in questo momento", ha detto, riferendosi, tra l'altro, ai medici cubani venuti nel paese transalpino poco fa. Ed è una situazione condivisa perché "qui si parla molto della Spagna, siamo molto preoccupati per voi".
 
Ma lasciamo correre la nostra immaginazione e andiamo in quei luoghi che sono santuari del ciclismo e che sono in Lombardia: i laghi di Como e Maggiore, il passo del Ghisallo e un luogo molto speciale per Ivan Basso, il "Campo dei Fiori di Varese", il luogo più speciale per l'ambasciatore mondiale del Gobik. %uFFFC
 
E non dimenticare, quando questa tragedia passerà, il Duomo di Milano, la moda, la Città Alta di Bergamo... ci aspettano.
 
 
 
 
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01/04/2020
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Martedì 17, ore 19: tutti a pedalare, via web, con Ivan Basso

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Articolo di Claudio Ghisalberti, Gazzetta.it

 

 

In giardino, in salotto, in cantina, sotto il portico, sul balcone... dove volete. Bastano un paio di rulli interattivi, uno connessione internet e un’app, Zwift Companion, poi il gioco è fatto. Ed è gratuito. Martedì 17 marzo, alle ore 19, si potrà pedalare in compagnia di Ivan Basso, il re del Giro 2006 e 2010.

 

 

"Sarà un percorso virtuale di 28 chilometri studiato con Garmin Italia - spiega il campione varesino -. Non sarà quindi un tratto di strada vero, ma immaginario. Un percorso per la maggior parte piatto, con qualche saliscendi. Ce la potete fare tutti, vi basta un minimo di allenamento. Poi non è una gara e chi si stacca... non succede nulla. Siamo tutti lì".

 

Basso poi parla della sua esperienza sui rulli e il ciclismo virtuale: "Da corridore usavo un cicloergometro della Srm. Mi costava un botto per l’affitto annuo. Poi non c’era l’interattività come ora. I sistemi attuali, tra rulli e app, sono molto più divertenti. A me piacciono moltissimo, poi se non ho molto tempo per allenarmi sono perfetti". Pedalare su strada è un’altra cosa, ha un fascino unico. Però anche qui la realtà è rispettata. "Domenica ho fatto lo Stelvio con mio figlio Santiago (ha 13 anni e corre, ndr). Pedalando mi tornava alla mente tutto, persino la cantoniera...".

 

 

 

 

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16/03/2020
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Ivan Basso vuole sempre vincere

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Sito ufficiale Gobik

 

 

Varese, circondata tre laghi, come Maggiore e Varese, è una terra verde, una terra di ciclismo. Vicino a tutto, lontano da nulla, tra la Svizzera e Italia, Milano in vista, le Alpi. Ivan Basso è nato e cresciuto lì: "Il ciclismo ha sempre fatto parte della mia vita". Gli hanno parlato fin dall'inizio di Alfredo Binda, il primo grande del XIX secolo, ha conosciuto Claudio Chiapucci, è cresciuto con lui, le sue imprese, in Francia, in Italia.

 

Da bambino suo padre lo portò al Vigorelli, il mitico velodromo milanese. Quel giorno Francesco Moser era sulla pista perché correva contro il record dell'ora. "Quel giorno capii che il ciclismo sarebbe la mia vita. Ho assistito a quell'impresa in prima persona, ricordo tutto come se fosse ieri, ma soprattutto il rumore delle ruote". Un rumore ciclico, ritmico, ipnotico. Un ronzio sostenuto dall'effimero del momento, una specie di battito assordante che gli è rimasto impresso nella memoria, come quel pomeriggio nell'arena di Verona, in mezzo alla folla che proclamava Francesco vincitore del Giro d’Italia.

 

Quel finale ebbe luogo nel 1984, un'edizione segnata dall'aspra rivalità con Laurent Fignon, una rivalità che alimentò leggende, storie e ogni sorta di sospetti. Ivan era lì. "È stato come andare alla finale della Champions League". Francesco Moser è nell’albo d’oro del Giro, come Ivan Basso, doppio vincitore. 26 anni dopo il successo del gigante di Giovo, il varesino ha vissuto il suo miglior momento di sempre: superare in rosa l'arco di accesso all'Arena di Verona, attraversare la passerella e festeggiare con i suoi due figli il secondo Giro d’Italia.

 

UNA LEGGENDA DEL CICLISMO ITALIANO

 

Ivan Basso, due Giri, miglior giovane del Tour, decine di vittorie... è una leggenda in Italia: "Amiamo le icone, i ricordi che si perpetuano nel tempo. Oggi corridori come Pantani e Coppi sono più vivi che mai. Gli sportivi sono sacri e la gente ama chi porta alto il nome dell’Italia". Un gene da campione che non ti lascia mai, ti accompagna sempre. "Se il ciclismo mi ha insegnato una cosa, è di essere ambizioso, di voler sempre vincere. È strano ma la pressione - continua - che mi ha sempre accompagnato nella competizione, mi manca, anche se sembra paradossale. La mia vita è cambiata quando ho vinto la Coppa del Mondo - Valkneburg 1998 - e da allora sono stati tutti attenti a ciò che ero o non ero in grado di fare”.

 

Oggi Ivan Basso lavora al fianco di Alberto Contador con il progetto della Kometa-Xstra Cycling Team, un modo per "restituire al ciclismo quello che ci ha dato". E cosa ha dato il ciclismo a Ivan Basso? "Sono la persona che sono grazie al ciclismo, approfitto di quello che mi ha dato ogni giorno, cercando sempre di vincere, dando sempre il massimo".

 

L'AMBASCIATORE MONDIALE DI GOBIK

 

Questo anticonformismo lo prolunga con Gobik. Ivan è il nuovo ambasciatore mondiale del marchio, insieme ad Alberto Contador e Julien Absalon. "Conosco Gobik grazie ad Alberto. Mi ha parlato dei suoi vestiti e mi ha presentato alle persone dell’azienda, la sintonia è venuta subito. È quello che cerco, un marchio vincente" dice Ivan Basso che aggiunge che "vogliono essere conosciuti in Italia e io ci sarò, perché la scommessa vale la pena, è come dico da vincitore, senza margine di errore. Conosco i proprietari e sono i primi a rimboccarsi le maniche, a stare qui, lì, a tutti gli eventi".

 

E conclude: "Essere ambasciatore di Gobik è un grande onore, sicuramente avevano altre opzioni, ma mi hanno scelto, è come se mi avessero dato la chiave della loro casa in un mercato importante come quello italiano". Un mercato non facile, ma "non lo è nemmeno vincere il Giro d'Italia. Partiamo senza paura, con molte idee e rispettando i nostri avversari".

 

Inizia un nuovo ciclo, una fase in cui ritorna quella pressione che gli manca tanto, quella benzina di cui ha bisogno e che "deve essere gestita con naturalezza" perché sente di essere nella squadra vincente.

 

 

 

 

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10/03/2020
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Da Buffon a Teodosic : L’essenza dello sport per sette campioni

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Articolo Gazzetta Dello Sport

 

 

Per il portiere è una vittoria di misura. Per il cestista il canestro sulla sirena. Basket, calcio, pallavolo e ciclismo raccontati in un istante.

 

Sette campioni attorno a un tavolo, per un caffè Segafredo preparato da Ivan Basso. Sette storie per descrivere qual è l’essenza del proprio sport. In sella, con i guantoni o con la palla tra le mani. Ecco le esperienze che hanno arricchito le carriere di Gianluigi Buffon, Giulio Ciccone, Vincenzo Nibali, Letizia Paternoster, Miriam Sylla, Elisabetta Tassinari e Milos Teodosic.

 

 

Buffon : la vittoria per 1 a 0

 

Il 26 giugno 2006 l’Italia gioca l’ottavo di finale del mondiale contro l’Australia. La partita si complica con il rosso a Marco Materazzi. Ma a otto secondi dalla fine dei tre minuti di recupero, Fabio Grosso si conquista un calcio di rigore. Lo batte Francesco Totti. Se sbaglia, si va ai supplementari. Se segna, l’Italia avanza ai quarti. Gianluigi Buffon, a un centinaio di metri di distanza, preferisce non guardare e dà le spalle al compagno. Totti insacca e l’arbitro fischia tre volte. Per Buffon è quella l’essenza del calcio: "La vittoria per uno a zero".

 

 

Teodosic : il canestro sulla sirena

 

Paladozza di Bologna. La Virtus ospita Monaco per l’Eurocup : 75 pari. Manca un secondo e tre decimi al termine. Dopo quattro quarti, il palazzetto spera nel miracolo ma guarda ai supplementari. Rimessa Virtus. Milos Teodosic, fino a quel momento autore di 22 punti e 7 assist, riceve spalle a canestro, si defila e si gira. La sfera si stacca dalle dita quando mancano sette decimi alla fine. Canestro. La Virtus vince 77 a 75 e il palazzetto esplode. Questo è il basket per il playmaker serbo : "Il canestro della vittoria sulla sirena".

 

 

Nibali : verso il traguardo

 

Ci provano in tanti, in pochi ci riescono, risucchiati dal gruppo. La Milano-Sanremo è una classica per ruote veloci. Gli scalatori si arrampicano in cima alla Cipressa o al Poggio, ma non reggono fino al traguardo. Vincenzo Nibali sì. Se ne è andato in salita, si è lanciato in picchiata e ha tenuto lungo via Roma. Scherzando, dice di capire che vincerà "a 500 metri dal traguardo". Nella Milano-Sanremo 2018 ha dovuto sudare fino all’ultimo centimetro.

 

 

Ciccone : la prima maglia gialla

 

Giulio Ciccone parte per il suo primo Tour de France con l’obiettivo di fare esperienza. L’11 luglio si arriva a la Planche des Belles Filles, salita scoperta di recente dagli organizzatori ma già diventata vetta di prestigio. Sulla rampa finale, Ciccone cede a Dylan Teuns. È secondo, una delusione. Non si è ancora reso conto di aver conquistato la maglia gialla, a 24 anni. "Ogni volta che ci ripenso – dice Ciccone – sorrido come un matto".

 

 

Paternoster : l’abbraccio con le compagne

 

Nella prova in linea under 23 agli Europei di Alkmaar, Letizia Paternoster è la punta in caso di arrivo in volata. Vittoria Guazzini ed Elisa Balsamo la scortano per poi sfilarsi. Lei si alza dalla sella e scarica sui pedali la sua potenza. A 25 metri dall’arrivo ha anche il tempo di risedersi, guardare alla sua destra, smettere di pedalare. Questo è stata un’esperienza particolare, perché per Letizia "L’essenza del ciclismo è vincere una volata e realizzare di averlo fatto dopo il traguardo, con l’abbraccio delle compagne".

 

 

Sylla : la distanza tra vittoria e sconfitta

 

Le ragazze italiane del volley hanno vinto il mondiale del 2002. Da allora, non sono più salite sul podio. Per farlo, il 19 ottobre 2018 devono battere la Cina a Yokohama. Si va al tie break, punto a punto. A chiudere la partita è Paola Egonu, ma la sua ultima schiacciata arriva dopo due difese. Nella prima, Francesca Chirichella tocca l’attacco cinese e Miriam Sylla ripesca la palla a pochi centimetri dal taraflex. È la distanza che passa tra la sconfitta e la vittoria.

 

 

Tassinari : l’assist per il vantaggio

 

Ci sono carriere che fanno giri più tortuosi di altre. Come quella di Elisabetta Tassinari. L’esordio in serie A1 è arrivato a 25 anni, nonostante un talento solare. Di mezzo ci si sono messe le ginocchia e il cuore. Il crociato si è rotto quattro volte, l’amore per Bologna l’ha convinta a restare per conquistare la massima serie sul parquet di casa. E per portare anche lì, con la maglia della Virtus, l’essenza della sua pallacanestro : "L’assist che fa segnare il canestro del vantaggio".

 

 

 

 

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19/12/2019
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Quanti campioni a tavola con Ivan Basso

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 Articolo di Ciro Scognamiglio, Gazzetta Dello Sport

 

 

Metti una tavola pronta per la colazione, un "padrone di casa" come Ivan Basso, e sette campioni. Un calciatore : Gigi Buffon. Una pallavolista: Mi- riam Sylla. Due cestisti : Milos Teodosic e Elisabetta Tassinari. Tre ciclisti : Vincenzo Nibali, Giulio Ciccone e Letizia Paternoster. Tutti assieme. È bastato poco, ed è sembrato che si conoscessero da chissà quanto. "Lo sport ha una forza straordinaria, capace di abbattere tante barriere — spiega Basso, che da corridore ha vinto 2 Giri d’Italia (2006 e 2010) —. Discipline diverse hanno valori comuni, come lo spirito di sacrificio e la necessaria caparbietà per raggiungere gli obiettivi. Così non è strano che tra tutti ci sia stato subito feeling".

 

L’occasione è stata il primo atto del nuovo progetto targato Segafredo Zanetti rivolto ai social network, attraverso il quale i campioni si raccontano agli appassionati in maniera inedita. E anche per Basso, testimonial del marchio e coinvolto ora in prima persona nella gestione di una squadra giovanile di ciclismo (la Kometa-Xstra), è stata l’occasione per riflessioni nuove e confronti illuminanti : "Con Buffon siamo praticamente coetanei. Io sono nato a fine novembre 1977, lui a fine gennaio 1978 – racconta il varesino -. Nel 1995 io vincevo la medaglia di bronzo al mondiale juniores di San Marino e sognavo di diventare un campione, mentre Gigi già esordiva in Serie A in un Parma-Milan dimostrando di essere un predestinato. E adesso, a 41 anni, è ancora a dir poco competitivo... un po’ come Alejandro Valverde nel ciclismo che va per i 40. Per essere così longevi ad alti livelli, bisogna essere quasi ‘ascetici’ nel regime di vita e Buffon mi ha confermato che adesso fa le cose con una attenzione ancora maggiore, perché i giovani alle spalle premono e se si vuole essere all’altezza non c’è altra strada che moltiplicare gli sforzi e curare sempre di più i dettagli. Idem per il ciclismo. Per vincere non basta essere bravo, devi cercare di essere il più bravo di tutti". 

 

Lo sguardo di Ivan è sempre andato oltre la bici, e per lui non è difficile stabilire similitudini trasversali alle diverse discipline. "Teodosic (il serbo è il trascinatore della Virtus in testa al campionato di serie A di basket, ndr) mi ha impressionato. Rappresenta un perfetto mix di talento e follia. Se volete un riferimento ciclistico, allora dico che mi ricorda Peter Sagan. Riesce a far sembrare facili le cose difficili, è nato per quello che fa".

 

E poi ci sono Vincenzo Nibali e Giulio Ciccone, il duo italiano di punta della Trek-Segafredo 2020 che pedala. Il campione affermato e il giovane emergente, che affronteranno assieme il Giro d’Italia : è una storia che curiosamente Ivan Basso ha vissuto in prima persona alla Liquigas 2010, quando il leader designato era lui e un certo... Vincenzo Nibali il futuro che bussava d’imperio alla porta. Sul podio finale di Verona Basso salì sul gradino più alto con lo Squalo terzo, al primo podio in un grande giro di una carriera da fenomeno lungi dall’essere finita. E non c’è dubbio che la coppia Nibali-Ciccone metterebbe chissà quante firme perché domenica 31 maggio a Milano ci sia un epilogo simile. "Sono in camera assieme già nel ritiro che stanno facendo in questi giorni a Siracusa ed è un bene. Formano una coppia ben assortita e saranno capaci di far divertire il pubblico".

  

Tre donne su 7 protagonisti "ospiti" di Ivan Basso, quasi la metà. Non è casuale. Dalla ciclista Paternoster, 20 anni e già autorevole candidata a medaglie olimpiche in pista a Tokyo 2020, alla cestista Elisabetta Tassinari fino alla pallavolista Miriam Sylla (che non c’è in foto), il filo conduttore è l’impetuosa crescita della valenza dello sport "rosa" : "La parità non deve essere un semplice slogan, ma va perseguita con azioni concrete. E sostenere squadre femminili, che si ritagliano sempre più visibilità, è senza dubbio una azione che va nella direzione giusta. A proposito di quella forza dirompente che ha lo sport di cui parlavo all’inizio. Una tavola, i campioni, e delle esperienze uniche che è bello trasmettere".

 

 

 

 

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14/12/2019
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9° Convegno Mapei Sport, una mattina tra scienza, passione e rapporti umani

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Stamattina si è svolto il 9° Convegno del Centro Ricerche Mapei Sport. Oltre 350 persone tra studenti, tecnici e semplici appassionati erano riuniti al Centro Congressi Malpensa Fiere di Busto Arsizio per ascoltare gli vari interventi di preparatori, medici e atleti attivi nel mondo dello sport di alto livello. Tra loro c’era Ivan, oggi manager sportivo della Kometa Cycling Team, che ha partecipato ad un tavola rotonda intitolata "Esperienze sul campo", insieme a Roberto De Zerbi, allenatore del U.S. Sassuolo Calcio, Andrea Morelli, responsabile del laboratorio di analisi del movimento e referente per il settore ciclismo e Ermanni Rampinini, capo dello Human Performance Lab di Mapei Sport e consulente per gli sport di squadra come calcio, pallacanestro e la nazionale di sci alpino. 

 

Alla domanda del moderatore Pier Augusto Stagi, sulla differenza tra la sua vita da corridore e quella da manager, Ivan ha spiegato : "La prima differenza è stata su messo stesso perché ho capito subito che questa nuova professione non era un’appendice di quella da corridore ma era completamente un’altra cosa. Bisognava spogliarsi quasi completamente : togliere la maglia da ciclista ma anche e soprattutto, nel mio caso, dei privilegi che un leader ha per tanti anni. Già questo primo cambio di mentalità mi ha permesso di aprire la mia mente e andare a scoprire altri mondi oltre a quello del ciclismo, le cose che non avevo conosciuto prima". 

 

Una nuova vita e sempre qualcosa da scoprire : "Ho avuto la voglia di andare ad imparare da altri allenatori di altre discipline. Il calcio è una grande passione per me anche se non ho una grande competenza ma sono un osservatore. Propio poco fa parlando con Roberto De Zerbi, la prima domanda che gli ho fatto e quale era la sua esperienza con gli altri allenatori e gli ho raccontato quello che piace a me : quando vedo qualcosa cerco di rubare, sia all’interno del ciclismo oppure in un’altra disciplina". 

 

Ivan ha poi sottolineato l’importanza dello spirito di squadra. Lui che ha corso da capitano sa benissimo quanto è prezioso avere uomini motivati al suo fianco : "Il ciclismo è uno sport individuale, ognuno pedala per la propria bicicletta eccetto i fuoriclasse ma nella maggior parte dei casi si vince grazie all’aiuto della squadra. Un’altra cosa essenziale, ne parlavo con Roberto, lui ama i calciatori che sul campo sanno quello che devono fare. E anche nel ciclismo è così, i corridori per dare il meglio durante una corsa devono sapere quello che devono fare perché si sentono parte della squadra, si sentono orgogliosi di quello che fanno per il capitano e riescono a dare il meglio. Sono le due cose più importanti insieme alla comunicazione : la comunicazione all’interno della squadra è fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo. Ma devo dire che sotto l’aspetto mentale tutte le discipline si assomigliano, nel senso che in tutte le discipline non è abbastanza fare bene, ma bisogno fare sempre meglio degli altri. Non bisogna andare forte ma bisogna andare più forte degli altri".

 

E come si comporta l’Ivan manager con i suoi ragazzi della Kometa ? "Cerco sempre nella mia gestione di non fare differenze tra i corridori. Credo che la cosa negativa che può fare un dirigente sportivo sia quella di privilegiare un atleta rispetto ad un altro. Questo crea una frattura all’interno della squadra, bisogna fare molto attenzione. Ma se la squadra è ben gestita non succede. Noi cerchiamo di dare tutti gli strumenti possibili ai nostri ragazzi, è una squadra piccola, vivaio della grande Trek-Segafredo. Siamo stati i primi tra i piccoli, dopo la Mapei, a replicare questo progetto innovativo vent’anni dopo. Ci auguriamo con gli stessi risultati".

 

Durante il Convegno è anche intervenuto Andrea Morelli, allenatore di Ivan durante gli anni Liquigas, dopo la scomparsa di Aldo Sassi. Andrea ci parla dell’Ivan corridore : "Ivan è un atleta maniacale in tutti gli aspetti : dell’alimentazione all’allenamento. Un atleta che ti fa tre salite da quindici chilometri in allenamento. Per esempio il Cuvignone, la sua salita preferita : il comune mortale la fa in 1.30, lui la fa in allenamento in 45 minuti. Pure all’interno del mondo dei professionisti, atleti che fanno queste velocità e queste potenze su salite di questo tipo, in allenamento, sono pochi. Abbiamo un esempio da un compagno di squadra di Ivan, che adesso si è messo al triathlon, molto forte, potenza altissima, ha fatto il gregario di Ivan. Un giorno si è messo in testa di fare lo stesso allenamento di Ivan, magari cercando di produrre le stesse potenze. È riuscito, è arrivato da me tutto entusiasta "ho fatto lo stesso allenamento che ha fatto Ivan, i tempi erano simili". Tre giorni dopo aveva una corsa e si è ritirato. Quindi la differenza tra un campione ed un gregario è che il campione è in grado di fornire quella performance che un gregario, magari avendo lavorato anche di più durante la corsa, non è in grado di fornire nell’ultima parte della corsa". 

 

 

 

 

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06/05/2019
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Ivan a Rouleur Classic, tra passato, presente e futuro

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A Londra novembre rima con Rouleur Classic. Un evento organizzato dalla rivista Rouleur (1 al 3 novembre), che permette agli appassionati delle due ruote di scoprire le ultime innovazioni e di incontrare campioni di ieri e di oggi.

 

Tra i grandi nomi presenti questo venerdì, Ivan. Il manager della Polartec-Kometa è venuto sullo stand di Koo, fabbricante di occhiali e sponsor della squadra. Poi ha risposto alle domande di Ned Boulting. L’occasione di tornare sulla prima stagione della Polartec-Kometa, formazione creata con il suo amico ed ex compagno Alberto Contador : "Per noi è stato un anno fantastico, con molte vittorie. Ma oltre le dieci vittorie ottenute, quello che è incredibile è la mentalità del gruppo. Lo scorso inverno abbiamo cercato di trasmettere questa mentalità ai corridori. Ma non è sempre facile chiedere ai giovani di 19-20 anni la stessa mentalità di un corridore più vecchio. Perché quando hai 20 anni vuoi prima di tutto vincere e non aiutare gli altri. Ma con Alberto passiamo molto tempo con loro in ritiro e anche sulle corse. Quindi la più grande vittoria è che in tutte le gare abbiamo avuto questo spirito di squadra. E siamo anche felici perché abbiamo un corridore, il velocista Matteo Moschetti, che ha firmato per la squadra WorldTour Trek-Segafredo". 

 

Vincitore di due Giri d’Italia (2006 e 2010), Ivan ha conosciuto anche il podio del Tour de France (3° nel 2004 e 2° nel 2005). Nella Polartec-Kometa si trova forse il suo erede. Ma per ora, il futuro rosa o giallo, Ivan lo vede per un giovane corridore della Sky, il suo compatriota Gianni Moscon : "Non è facile sapere chi potrà o no vincere un grande giro. Si può però vedere il talento, la mentalità e in questo momento in Italia abbiamo Gianni Moscon, che, a mio avviso, può un giorno vincere il Tour, il Giro o la Vuelta. Per me, quando Nibali si sarà ritirato, Moscon prenderà il suo posto. Ha un forte carattere ma è giovane e col tempo migliorerà non solo sportivamente, ma anche umanamente. Vincenzo lui ha davvero qualcosa in più, non è un semplice campione, sa vincere su tutti i terreni e può ancora fare grandi cose". 

 

Ivan, un uomo che vive il presente e che guarda al futuro ma che ha anche sempre un dolce pensiero per il passato : "Il mio Giro 2010 è stata una vittoria speciale perché avevo vinto nel 2006, poi sono stato sospeso e sono riuscito a rialzarmi. Durante questo difficile periodo senza gareggiare ho imparato molto, non solo da ciclista, ma anche da uomo. E ora mi servo molto di quest’esperienza con la mia squadra". 

 

 

 

 

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03/11/2018
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