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Da Buffon a Teodosic : L’essenza dello sport per sette campioni

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Articolo Gazzetta Dello Sport

 

 

Per il portiere è una vittoria di misura. Per il cestista il canestro sulla sirena. Basket, calcio, pallavolo e ciclismo raccontati in un istante.

 

Sette campioni attorno a un tavolo, per un caffè Segafredo preparato da Ivan Basso. Sette storie per descrivere qual è l’essenza del proprio sport. In sella, con i guantoni o con la palla tra le mani. Ecco le esperienze che hanno arricchito le carriere di Gianluigi Buffon, Giulio Ciccone, Vincenzo Nibali, Letizia Paternoster, Miriam Sylla, Elisabetta Tassinari e Milos Teodosic.

 

 

Buffon : la vittoria per 1 a 0

 

Il 26 giugno 2006 l’Italia gioca l’ottavo di finale del mondiale contro l’Australia. La partita si complica con il rosso a Marco Materazzi. Ma a otto secondi dalla fine dei tre minuti di recupero, Fabio Grosso si conquista un calcio di rigore. Lo batte Francesco Totti. Se sbaglia, si va ai supplementari. Se segna, l’Italia avanza ai quarti. Gianluigi Buffon, a un centinaio di metri di distanza, preferisce non guardare e dà le spalle al compagno. Totti insacca e l’arbitro fischia tre volte. Per Buffon è quella l’essenza del calcio: "La vittoria per uno a zero".

 

 

Teodosic : il canestro sulla sirena

 

Paladozza di Bologna. La Virtus ospita Monaco per l’Eurocup : 75 pari. Manca un secondo e tre decimi al termine. Dopo quattro quarti, il palazzetto spera nel miracolo ma guarda ai supplementari. Rimessa Virtus. Milos Teodosic, fino a quel momento autore di 22 punti e 7 assist, riceve spalle a canestro, si defila e si gira. La sfera si stacca dalle dita quando mancano sette decimi alla fine. Canestro. La Virtus vince 77 a 75 e il palazzetto esplode. Questo è il basket per il playmaker serbo : "Il canestro della vittoria sulla sirena".

 

 

Nibali : verso il traguardo

 

Ci provano in tanti, in pochi ci riescono, risucchiati dal gruppo. La Milano-Sanremo è una classica per ruote veloci. Gli scalatori si arrampicano in cima alla Cipressa o al Poggio, ma non reggono fino al traguardo. Vincenzo Nibali sì. Se ne è andato in salita, si è lanciato in picchiata e ha tenuto lungo via Roma. Scherzando, dice di capire che vincerà "a 500 metri dal traguardo". Nella Milano-Sanremo 2018 ha dovuto sudare fino all’ultimo centimetro.

 

 

Ciccone : la prima maglia gialla

 

Giulio Ciccone parte per il suo primo Tour de France con l’obiettivo di fare esperienza. L’11 luglio si arriva a la Planche des Belles Filles, salita scoperta di recente dagli organizzatori ma già diventata vetta di prestigio. Sulla rampa finale, Ciccone cede a Dylan Teuns. È secondo, una delusione. Non si è ancora reso conto di aver conquistato la maglia gialla, a 24 anni. "Ogni volta che ci ripenso – dice Ciccone – sorrido come un matto".

 

 

Paternoster : l’abbraccio con le compagne

 

Nella prova in linea under 23 agli Europei di Alkmaar, Letizia Paternoster è la punta in caso di arrivo in volata. Vittoria Guazzini ed Elisa Balsamo la scortano per poi sfilarsi. Lei si alza dalla sella e scarica sui pedali la sua potenza. A 25 metri dall’arrivo ha anche il tempo di risedersi, guardare alla sua destra, smettere di pedalare. Questo è stata un’esperienza particolare, perché per Letizia "L’essenza del ciclismo è vincere una volata e realizzare di averlo fatto dopo il traguardo, con l’abbraccio delle compagne".

 

 

Sylla : la distanza tra vittoria e sconfitta

 

Le ragazze italiane del volley hanno vinto il mondiale del 2002. Da allora, non sono più salite sul podio. Per farlo, il 19 ottobre 2018 devono battere la Cina a Yokohama. Si va al tie break, punto a punto. A chiudere la partita è Paola Egonu, ma la sua ultima schiacciata arriva dopo due difese. Nella prima, Francesca Chirichella tocca l’attacco cinese e Miriam Sylla ripesca la palla a pochi centimetri dal taraflex. È la distanza che passa tra la sconfitta e la vittoria.

 

 

Tassinari : l’assist per il vantaggio

 

Ci sono carriere che fanno giri più tortuosi di altre. Come quella di Elisabetta Tassinari. L’esordio in serie A1 è arrivato a 25 anni, nonostante un talento solare. Di mezzo ci si sono messe le ginocchia e il cuore. Il crociato si è rotto quattro volte, l’amore per Bologna l’ha convinta a restare per conquistare la massima serie sul parquet di casa. E per portare anche lì, con la maglia della Virtus, l’essenza della sua pallacanestro : "L’assist che fa segnare il canestro del vantaggio".

 

 

 

 

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19/12/2019
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Quanti campioni a tavola con Ivan Basso

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 Articolo di Ciro Scognamiglio, Gazzetta Dello Sport

 

 

Metti una tavola pronta per la colazione, un "padrone di casa" come Ivan Basso, e sette campioni. Un calciatore : Gigi Buffon. Una pallavolista: Mi- riam Sylla. Due cestisti : Milos Teodosic e Elisabetta Tassinari. Tre ciclisti : Vincenzo Nibali, Giulio Ciccone e Letizia Paternoster. Tutti assieme. È bastato poco, ed è sembrato che si conoscessero da chissà quanto. "Lo sport ha una forza straordinaria, capace di abbattere tante barriere — spiega Basso, che da corridore ha vinto 2 Giri d’Italia (2006 e 2010) —. Discipline diverse hanno valori comuni, come lo spirito di sacrificio e la necessaria caparbietà per raggiungere gli obiettivi. Così non è strano che tra tutti ci sia stato subito feeling".

 

L’occasione è stata il primo atto del nuovo progetto targato Segafredo Zanetti rivolto ai social network, attraverso il quale i campioni si raccontano agli appassionati in maniera inedita. E anche per Basso, testimonial del marchio e coinvolto ora in prima persona nella gestione di una squadra giovanile di ciclismo (la Kometa-Xstra), è stata l’occasione per riflessioni nuove e confronti illuminanti : "Con Buffon siamo praticamente coetanei. Io sono nato a fine novembre 1977, lui a fine gennaio 1978 – racconta il varesino -. Nel 1995 io vincevo la medaglia di bronzo al mondiale juniores di San Marino e sognavo di diventare un campione, mentre Gigi già esordiva in Serie A in un Parma-Milan dimostrando di essere un predestinato. E adesso, a 41 anni, è ancora a dir poco competitivo... un po’ come Alejandro Valverde nel ciclismo che va per i 40. Per essere così longevi ad alti livelli, bisogna essere quasi ‘ascetici’ nel regime di vita e Buffon mi ha confermato che adesso fa le cose con una attenzione ancora maggiore, perché i giovani alle spalle premono e se si vuole essere all’altezza non c’è altra strada che moltiplicare gli sforzi e curare sempre di più i dettagli. Idem per il ciclismo. Per vincere non basta essere bravo, devi cercare di essere il più bravo di tutti". 

 

Lo sguardo di Ivan è sempre andato oltre la bici, e per lui non è difficile stabilire similitudini trasversali alle diverse discipline. "Teodosic (il serbo è il trascinatore della Virtus in testa al campionato di serie A di basket, ndr) mi ha impressionato. Rappresenta un perfetto mix di talento e follia. Se volete un riferimento ciclistico, allora dico che mi ricorda Peter Sagan. Riesce a far sembrare facili le cose difficili, è nato per quello che fa".

 

E poi ci sono Vincenzo Nibali e Giulio Ciccone, il duo italiano di punta della Trek-Segafredo 2020 che pedala. Il campione affermato e il giovane emergente, che affronteranno assieme il Giro d’Italia : è una storia che curiosamente Ivan Basso ha vissuto in prima persona alla Liquigas 2010, quando il leader designato era lui e un certo... Vincenzo Nibali il futuro che bussava d’imperio alla porta. Sul podio finale di Verona Basso salì sul gradino più alto con lo Squalo terzo, al primo podio in un grande giro di una carriera da fenomeno lungi dall’essere finita. E non c’è dubbio che la coppia Nibali-Ciccone metterebbe chissà quante firme perché domenica 31 maggio a Milano ci sia un epilogo simile. "Sono in camera assieme già nel ritiro che stanno facendo in questi giorni a Siracusa ed è un bene. Formano una coppia ben assortita e saranno capaci di far divertire il pubblico".

  

Tre donne su 7 protagonisti "ospiti" di Ivan Basso, quasi la metà. Non è casuale. Dalla ciclista Paternoster, 20 anni e già autorevole candidata a medaglie olimpiche in pista a Tokyo 2020, alla cestista Elisabetta Tassinari fino alla pallavolista Miriam Sylla (che non c’è in foto), il filo conduttore è l’impetuosa crescita della valenza dello sport "rosa" : "La parità non deve essere un semplice slogan, ma va perseguita con azioni concrete. E sostenere squadre femminili, che si ritagliano sempre più visibilità, è senza dubbio una azione che va nella direzione giusta. A proposito di quella forza dirompente che ha lo sport di cui parlavo all’inizio. Una tavola, i campioni, e delle esperienze uniche che è bello trasmettere".

 

 

 

 

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14/12/2019
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9° Convegno Mapei Sport, una mattina tra scienza, passione e rapporti umani

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Stamattina si è svolto il 9° Convegno del Centro Ricerche Mapei Sport. Oltre 350 persone tra studenti, tecnici e semplici appassionati erano riuniti al Centro Congressi Malpensa Fiere di Busto Arsizio per ascoltare gli vari interventi di preparatori, medici e atleti attivi nel mondo dello sport di alto livello. Tra loro c’era Ivan, oggi manager sportivo della Kometa Cycling Team, che ha partecipato ad un tavola rotonda intitolata "Esperienze sul campo", insieme a Roberto De Zerbi, allenatore del U.S. Sassuolo Calcio, Andrea Morelli, responsabile del laboratorio di analisi del movimento e referente per il settore ciclismo e Ermanni Rampinini, capo dello Human Performance Lab di Mapei Sport e consulente per gli sport di squadra come calcio, pallacanestro e la nazionale di sci alpino. 

 

Alla domanda del moderatore Pier Augusto Stagi, sulla differenza tra la sua vita da corridore e quella da manager, Ivan ha spiegato : "La prima differenza è stata su messo stesso perché ho capito subito che questa nuova professione non era un’appendice di quella da corridore ma era completamente un’altra cosa. Bisognava spogliarsi quasi completamente : togliere la maglia da ciclista ma anche e soprattutto, nel mio caso, dei privilegi che un leader ha per tanti anni. Già questo primo cambio di mentalità mi ha permesso di aprire la mia mente e andare a scoprire altri mondi oltre a quello del ciclismo, le cose che non avevo conosciuto prima". 

 

Una nuova vita e sempre qualcosa da scoprire : "Ho avuto la voglia di andare ad imparare da altri allenatori di altre discipline. Il calcio è una grande passione per me anche se non ho una grande competenza ma sono un osservatore. Propio poco fa parlando con Roberto De Zerbi, la prima domanda che gli ho fatto e quale era la sua esperienza con gli altri allenatori e gli ho raccontato quello che piace a me : quando vedo qualcosa cerco di rubare, sia all’interno del ciclismo oppure in un’altra disciplina". 

 

Ivan ha poi sottolineato l’importanza dello spirito di squadra. Lui che ha corso da capitano sa benissimo quanto è prezioso avere uomini motivati al suo fianco : "Il ciclismo è uno sport individuale, ognuno pedala per la propria bicicletta eccetto i fuoriclasse ma nella maggior parte dei casi si vince grazie all’aiuto della squadra. Un’altra cosa essenziale, ne parlavo con Roberto, lui ama i calciatori che sul campo sanno quello che devono fare. E anche nel ciclismo è così, i corridori per dare il meglio durante una corsa devono sapere quello che devono fare perché si sentono parte della squadra, si sentono orgogliosi di quello che fanno per il capitano e riescono a dare il meglio. Sono le due cose più importanti insieme alla comunicazione : la comunicazione all’interno della squadra è fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo. Ma devo dire che sotto l’aspetto mentale tutte le discipline si assomigliano, nel senso che in tutte le discipline non è abbastanza fare bene, ma bisogno fare sempre meglio degli altri. Non bisogna andare forte ma bisogna andare più forte degli altri".

 

E come si comporta l’Ivan manager con i suoi ragazzi della Kometa ? "Cerco sempre nella mia gestione di non fare differenze tra i corridori. Credo che la cosa negativa che può fare un dirigente sportivo sia quella di privilegiare un atleta rispetto ad un altro. Questo crea una frattura all’interno della squadra, bisogna fare molto attenzione. Ma se la squadra è ben gestita non succede. Noi cerchiamo di dare tutti gli strumenti possibili ai nostri ragazzi, è una squadra piccola, vivaio della grande Trek-Segafredo. Siamo stati i primi tra i piccoli, dopo la Mapei, a replicare questo progetto innovativo vent’anni dopo. Ci auguriamo con gli stessi risultati".

 

Durante il Convegno è anche intervenuto Andrea Morelli, allenatore di Ivan durante gli anni Liquigas, dopo la scomparsa di Aldo Sassi. Andrea ci parla dell’Ivan corridore : "Ivan è un atleta maniacale in tutti gli aspetti : dell’alimentazione all’allenamento. Un atleta che ti fa tre salite da quindici chilometri in allenamento. Per esempio il Cuvignone, la sua salita preferita : il comune mortale la fa in 1.30, lui la fa in allenamento in 45 minuti. Pure all’interno del mondo dei professionisti, atleti che fanno queste velocità e queste potenze su salite di questo tipo, in allenamento, sono pochi. Abbiamo un esempio da un compagno di squadra di Ivan, che adesso si è messo al triathlon, molto forte, potenza altissima, ha fatto il gregario di Ivan. Un giorno si è messo in testa di fare lo stesso allenamento di Ivan, magari cercando di produrre le stesse potenze. È riuscito, è arrivato da me tutto entusiasta "ho fatto lo stesso allenamento che ha fatto Ivan, i tempi erano simili". Tre giorni dopo aveva una corsa e si è ritirato. Quindi la differenza tra un campione ed un gregario è che il campione è in grado di fornire quella performance che un gregario, magari avendo lavorato anche di più durante la corsa, non è in grado di fornire nell’ultima parte della corsa". 

 

 

 

 

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06/05/2019
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Ivan a Rouleur Classic, tra passato, presente e futuro

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A Londra novembre rima con Rouleur Classic. Un evento organizzato dalla rivista Rouleur (1 al 3 novembre), che permette agli appassionati delle due ruote di scoprire le ultime innovazioni e di incontrare campioni di ieri e di oggi.

 

Tra i grandi nomi presenti questo venerdì, Ivan. Il manager della Polartec-Kometa è venuto sullo stand di Koo, fabbricante di occhiali e sponsor della squadra. Poi ha risposto alle domande di Ned Boulting. L’occasione di tornare sulla prima stagione della Polartec-Kometa, formazione creata con il suo amico ed ex compagno Alberto Contador : "Per noi è stato un anno fantastico, con molte vittorie. Ma oltre le dieci vittorie ottenute, quello che è incredibile è la mentalità del gruppo. Lo scorso inverno abbiamo cercato di trasmettere questa mentalità ai corridori. Ma non è sempre facile chiedere ai giovani di 19-20 anni la stessa mentalità di un corridore più vecchio. Perché quando hai 20 anni vuoi prima di tutto vincere e non aiutare gli altri. Ma con Alberto passiamo molto tempo con loro in ritiro e anche sulle corse. Quindi la più grande vittoria è che in tutte le gare abbiamo avuto questo spirito di squadra. E siamo anche felici perché abbiamo un corridore, il velocista Matteo Moschetti, che ha firmato per la squadra WorldTour Trek-Segafredo". 

 

Vincitore di due Giri d’Italia (2006 e 2010), Ivan ha conosciuto anche il podio del Tour de France (3° nel 2004 e 2° nel 2005). Nella Polartec-Kometa si trova forse il suo erede. Ma per ora, il futuro rosa o giallo, Ivan lo vede per un giovane corridore della Sky, il suo compatriota Gianni Moscon : "Non è facile sapere chi potrà o no vincere un grande giro. Si può però vedere il talento, la mentalità e in questo momento in Italia abbiamo Gianni Moscon, che, a mio avviso, può un giorno vincere il Tour, il Giro o la Vuelta. Per me, quando Nibali si sarà ritirato, Moscon prenderà il suo posto. Ha un forte carattere ma è giovane e col tempo migliorerà non solo sportivamente, ma anche umanamente. Vincenzo lui ha davvero qualcosa in più, non è un semplice campione, sa vincere su tutti i terreni e può ancora fare grandi cose". 

 

Ivan, un uomo che vive il presente e che guarda al futuro ma che ha anche sempre un dolce pensiero per il passato : "Il mio Giro 2010 è stata una vittoria speciale perché avevo vinto nel 2006, poi sono stato sospeso e sono riuscito a rialzarmi. Durante questo difficile periodo senza gareggiare ho imparato molto, non solo da ciclista, ma anche da uomo. E ora mi servo molto di quest’esperienza con la mia squadra". 

 

 

 

 

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03/11/2018
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Ivan a "Pedala per un Sorriso" l'11 novembre

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Domenica 11 novembre, Ivan vi aspetta a Roma per la quinta edizione del cicloraduno di beneficienza "Pedala per un Sorriso". La manifestazione permetterà di raccogliere fondi per tre scopi : costituire un fondo di finanziamento per Squadre Ciclistiche Giovanili, finanziare la ricerca sulle lesioni del midollo spinale, Marina Romoli Onlus e sostenere l’iniziativa di Arcobaleno della Speranza Onlus nella lotta contro la leucemia. 

 

Insieme a Ivan, socio fondatore e Presidente Onorario dell’associazione non-profit "Pedala per un Sorriso Onlus", ci saranno altri ciclisti come il suo ex-compagno alla Liquigas Valerio Agnoli o Giulio Ciccone. Pedala per un Sorriso potrà anche contare sulla presenza di ex del ciclismo italiano come Alessandro Proni, Umberto Proni, Luigi Sgarbozza, Roberto Petito, Stefano Zanatta e Bruno Centomo. Senza dimenticare l'invitato speciale, Omar Di Felice, il rappresentante numero 1 dell'Ultracycling in Italia e l'Ospite d'onore, Marina Romoli. 

 

Per quanto riguarda il percorso, si tratta di 49 km interamente dentro il raggio del Grande Raccordo Anulare di Roma, passando per diversi chilometri attraverso il centro storico della Capitale. La pedalata è adatta a tutti; dai professionisti, passando all'amatore più serio a quello forse un po' più anziano ma comunque in grado di percorrere le vie della Capitale per un'esperienza unica. Sarà l’occasione di ammirare una trentina di monumenti molti dei quali considerati dall’UNESCO come "Patrimonio dell’Umanità", di valore storico, religioso e civile.

 

Il presidente Luca Centomo spiega : "Se la Pedala per un Sorriso è oggi una realtà, è solo grazie alla collaborazione di tante persone che hanno voluto scommettere su un progetto che a prima vista poteva sembrare solo un sogno. Personalmente, venendo con una buona esperienza alle spalle dal settore non-profit, stavo cercando la strada giusta per coinvolgere le persone a sostenere dei progetti umanitari senza bussare solo alle porte facendole rimanere al di fuori della nostra attività di beneficenza. Così è nata l’idea di rendere la raccolta fondi una attività che potesse realizzare non solo i progetti di beneficenza, ma anche i sogni degli stessi benefattori, molti dei quali, appassionati di ciclismo". 

 

L’iscrizione è di 20 €, con la pasta party inclusa. È anche disponibile il pacco gara per 5 €. Per ottenere maggiori informazioni potete andare sul sito ufficiale. E a questo link sono aperte le iscrizioni. 

 

 

 

 

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22/10/2018
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Contador Day, Festa sul Gavia

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Articolo di Mattia Bazzoni, Gazzetta Dello Sport

 

 

Weekend tra gastronomia e bici : domani con Alberto si scala una salita-totem

 

Il Gavia è leggenda scritta in verticale. Domani saranno migliaia i cicloamatori che si arrampicheranno fino ai suoi 2621 metri di quota. Non da soli, ma insieme a un campione che ha saputo trasformare le salite in emozioni come pochi altri: Alberto Contador. La festa lungo i tornanti del Gavia rappresenta il momento clou del Contador Day, la tre giorni dedicata al "Pistolero" scattata ieri con la conferenza di presentazione. Protagonisti, oltre a Contador, la Valtellina e la Polartec-Kometa, cioè la squadra (Continental, under 23 e junior) diretta dal fuoriclasse spagnolo, insieme al fratello Fran e a Ivan Basso, che della Valtellina si è fatta vetrina nel mondo portandone il nome sulla maglia.

 

APPUNTAMENTI La valle lombarda si prepara a un nuovo, gioioso assalto di ciclisti e si propone come meta bike-friendly. Il Contador Day ha preso il via da Chiuro – dove si è svolto un convegno su alimentazione e sport – insieme alla manifestazione Grappolo d’Oro dedicata ai vini del territorio. Oggi prosegue a Bormio con una visita da parte della squadra alle aziende enogastronomiche e si conclude domani in cima al Gavia, per l’occasione chiuso al traffico, in un’iniziativa che ha già visto le salite mitiche della Valtellina (Stelvio, Mortirolo e Gavia) libere dalle auto in 3 weekend estivi. "La Valtellina è la valle degli sportivi – spiega Gigi Negri, direttore del consorzio turistico del Terziere Superiore e coordinatore delle tappe del Giro nel territorio –. Gli amanti della bici trovano panorami stupendi e alberghi attrezzati. Dopo le fatiche in strada o sugli sterrati, il premio è un cibo sano e d’eccellenza, ciò che gli sportivi chiedono. Attraverso la chiusura dei passi, poi, la Valtellina porta avanti il tema della sicurezza su strada e promuove convivenza tra auto e bici".

 

LA SCALATA La sfida a "Sua maestà" Gavia parte alle 8 da Piazza del Kuerc, in centro a Bormio. La pedalata non competitiva a iscrizione gratuita affronta i 26 km (con 1428 metri di dislivello) che portano in vetta a una delle ascese più famose del ciclismo. In cima, la giornata si completa con un pasta-party e musica dal vivo. Dopo il 2016 si tratta del secondo Contador Day, un’amicizia quella tra il campione di Pinto e la Valtellina ormai di lunga data. Nel 2008, Alberto scalò il Gavia in maglia rosa, durante il primo dei due Giri d’Italia conquistati. Ora, tra le maestose vette del Bernina e dell’Ortles-Cevedale, ha costruito la culla della sua Polartec-Kometa, team sviluppo della Trek-Segafredo, che qui si raduna due volte all’anno per gli allenamenti in altura.

 

LA SQUADRA "Sono tanti i legami con la Valtellina, a iniziare dallo sponsor Kometa della famiglia Pedranzini – racconta Ivan Basso, che non ci sarà per impegni negli Usa con Trek –. Ma ci sono anche aspetti affettivi : mia nonna era di Bianzone, sono per metà valtellinese. Questa terra è il crocevia dove si sono costruite le grandi imprese che hanno segnato il Giro d’Italia". Per Ivan si sta chiudendo la prima stagione al timone del nuovo team. Il Contador Day diventa anche l’occasione per tracciare bilanci: "Annata estremamente positiva. Ci siamo distinti in ogni gara, abbiamo vinto molto con un talento come Moschetti (nel 2019 passerà alla Trek-Segafredo, con cui corre già come stagista, ndr), ma tutta la squadra si è sacrificata per il leader. Non è facile per i giovani rinunciare alle proprie ambizioni. Ora arriva il turno dei vari Gazzoli, Oldani, Sevilla".

 

 

 

 

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08/09/2018
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Alberto Contador e Ivan Basso presentano Bend36

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È nata Bend36, una nuova linea di cosmetici per lo sport sviluppata da Ivan Basso e Alberto Contador. Bend36, si ispira alle curve dello Stelvio, salita mitica del Giro d’Italia. Qui nasce Bend36, un nuovo brand testato sulle 36 curve (bend in inglese) fino al Passo dello Stelvio. Prestazione e ambizione : chi attacca la salita sa cosa vuole e Bend36 glielo offre.

 

 Le due leggende del ciclismo si sono messi al servizio di coloro che puntano sempre più alto, creando una gamma che comprende soluzioni per uomo e donna, con texture studiate in funzione delle diverse performances degli atleti. Le formule accompagnano l’atleta prima e dopo lo sforzo. I prodotti pre-ride, da utilizzare prima della corsa per usufruire appieno dei benefici durante lo sforzo, si accompagnano alle soluzioni after-ride, applicabili nel recupero successivo alle fatiche più intense. Testati da enti scientifici di ricerca internazionali e approvati da ciclisti professionisti, tutti i prodotti Bend36 vantano la certificazione PLAY SURE, doping free. 

 

Due leggende del ciclismo come Contador e Basso a fissare gli obiettivi, gli effetti, i benefici necessari. Un vero e appassionato di ciclismo come Alessandro Rombelli, businessman Milanese, a raccogliere queste indicazioni per creare una linea cosmetica dall’alto valore performante e condividere il desiderio di eccellenza dei due campioni. Bend36 è questo, una bella squadra, l’unica dove i campioni diventano i gregari del successo di chi punta sempre più in alto.

 

 

Per maggiori informazioni su Bend36 potete andare sul sito ufficiale. Bend36 è anche presente su Facebook e Instagram

 

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09/07/2018
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