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Ivan Basso Daily Blog

Giro d'Italia

 


Capodanno all'insegna del Giro d'Italia

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Articolo di Fulvio D’Eri (Giornale di Sondrio)

 

 

Festa di Capodanno in "rosa" per Valdidentro. La località dell’Alta Valtellina ha voluto festeggiare l’arrivo del 2020 con una bellissima serata dedicata all’evento sportivo clou dell’anno : la tappa del Giro d’Italia che, per la prima volta nella storia, porterà i girini ai Laghi di Cancano dopo aver superato le spettacolari torri di Fraele, nello splendido parco dello Stelvio. 

 

Una tappa regina, probabilmente il tratto che potrebbe decidere la corsa rosa e sicuramente un’occasione più unica che rara per promuovere il territorio perché è sempre più stretto, in Alta Valle ma diremmo in tante zone della Valtellina, il legame tra sport e turismo. Valdidentro ha salutato il decennio con una grandissima festa nella piazza a Rasin alla quale hanno partecipato in tantissimi. Al termine della classica e suggestiva fiaccolata, organizzata dai maestri di sci di Valdidentro e che ha illuminato la pista Doss Alt, il folto pubblico, guidato dal sindaco di Valdidentro, Massimiliano Trabucchi e dalla Giunta Communale, ha raggiunto il polifunzionale "Rasin" per la classica sfilata. Il sindaco ha ringraziato i residenti di Valdidentro "per l’impegno costante durante il 2019, nella buona riuscita di tutte la attività svolte". Sono giunti anche i saluti del sindaco di Bormio, Roberto Volpato, a testimoniare l’impegno di tutti i Comuni dell’Alta Valle per trovare una forte sinergia. 

 

È giunto poi il momento della presentazione della tappa del 28 maggio del Giro d’Italia, evento di spicco del 2020, anno che sarà contraddistinto da numerose iniziative della Pro Loco Valdidentro. Sul palco hanno brillato il "Trofeo Senza Fine" e il due volte vincitore del Giro Ivan Basso, che ha parlato delle sue prime pedalate in Valtellina quando a 8 anni ha pedalato sullo Stelvio, ricordando che la tenacia e l’impegno portano ai risultati. Basso ha citato, come esempio, Alessio Martinelli, il ciclista di Valdidentro recente vincitore dell’argento ai Mondiali di ciclismo in Gran Bretagna ed ora approdato nella squadra prof Colpack. Lo stesso Basso è stato protagonista di un simpatico siparietto con il sindaco, terminato con la scommessa sul vincitore della tappa di Cancano : in caso di pronostico azzeccato entrambi faranno in bici la salita all’ombra delle Torri di Fraele. L’ospitalità è stata ricambiata dal campione varesino di nascita, ma valtellinese di adozione (il nonno era di Bianzone e lui ha trascorso in Valle parecchi estati) che ha donato alla cittadinanza una maglia rosa autografata, momento che ha fatto da prologo allo spettacolo pirotecnico. La serata si è conclusa con il brindisi, organizzato dal Gruppo Alpini locale.

 

 

 

 

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04/01/2020
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Basso, Contador, Bettini, gli Schleck Sfida tra ex pro’ e giovani a Shanghai

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Articolo Gazzetta Dello Sport

 

 

Ieri il prologo con la Family Fun Ride, oggi contro le promesse cinesi pure Ballan, Pozzato, Freire e Rodriguez. Ivan : "È un piccolo Giro d’Italia in un giorno solo".

 

Pedalare assieme agli ex pro’, per condividere le emozioni del Giro. Shanghai ospita Giro Ride Like a Pro, evento organizzato da Rcs Sport per gli appassionati di ciclismo e per chi ama lo sport e l’atmosfera italiana. C’è l’emozione di misurarsi, tra gli altri, con Ivan Basso e Alberto Contador. Ma la lista di campioni del recentissimo passato arrivati fino in Cina per la manifestazione che porta con sé il sapore del Giro d’Italia è molto lunga : i fratelli Andy e Frank Schleck, Alessandro Ballan, Paolo Bettini, Purito Rodriguez, Igor Astarloa, Oscar Freire, Filippo Pozzato, Robbie McEwen, Stuart O’Grady, Sylvain Chavanel e George Hincapie. Saranno loro oggi a misurarsi con un gruppo di ciclisti cinesi nella Legend Road.

 

Ma le categorie coinvolte sono diverse. Spiega Ivan Basso, che già era stato a Shanghai per promuovere l’evento : "Sarà una gara vera, vediamo un po’ come andrà a finire. Questi ragazzi corrono tutti i fine settimana, è un confronto tra ex professionisti e giovani ancora in attività. Qui a Shanghai c’è una bellissima atmosfera, l’evento è organizzato come un piccolo Giro d’Italia tutto racchiuso in un giorno". Diverse le categorie impegnate : Master (25 km, per iscritti di età compresa tra i 40 e i 70 anni), Open (25 km, da 16 a 70 anni), Cronometro (25 km), la corsa su strada (70 km) e la non competitiva (una sgambata di un’oretta).

 

È il primo evento Giro Like a Pro fuori dall’Italia. L’idea è strettamente legata al Giro d’Italia e offre la possibilità di rendere l’esperienza ciclistica dei campioni disponibile a tutti, una celebrazione dei valori dello sport italiano e in particolare del ciclismo : sacrificio, sforzo fisico, rispetto, oltre 100 anni di tradizione "rosa" insieme all’innovazione di una gara che si muove con i tempi.

 

L’appuntamento è nel distretto cinese di Shanghai Qingpu. Ieri c’è stato una sorta di aperitivo. È andata in scena infatti la Family Fun Ride. Spiega Basso :"Si trattava di una pedalata in famiglia per promuovere l’uso della bicicletta, c’era anche una piccola area dedicata ai bambini di tre/quattro anni che andavano con le bici senza pedali. C’è proprio la volontà di promuovere l’utilizzo della bicicletta tra i giovani, promuovere l’attività sportiva come sport e beneficio per la salute".

 

 

 

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08/12/2019
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Ivan : "Nibali mette le mani sul Giro solo con un colpo da maestro"

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Gaia Piccardi, Corriere.it

 

 

Un giorno al Giro d’Italia, quello dopo a Madrid, il successivo a Londra. "Se vuoi fare le cose per bene, non è facile" dice Ivan Basso, maglia rosa al traguardo finale nel 2006 e 2010. Non è facile far crescere una squadra di giovanissimi da Professional a World Tour, cioè, nemmeno se ti chiami Basso e al tuo fianco hai un amico di vecchia data, Alberto Contador. Kometa Cycling Team è la nuova missione dell’ex ragazzo di Gallarate due volte sul podio del Tour : "Quando parli con le istituzioni per dare seguito ai progetti, i tempi raramente vanno di pari passo con le ambizioni. Ho sentito dire che l’anno prossimo saremo al via del Giro che partirà dall’Ungheria. È assolutamente prematuro persino pensarlo. Io e Alberto, con Kometa e Trek, di cui sono ambassador, ci siamo dati tempo". Come parla bene, anche oggi, Basso.

 

 

- Chi vince il Giro, Ivan ?


Domandone. Non voglio sembrare presuntuoso ma l’anno scorso nessuno avrebbe dato Chris Froome vincitore a tre tappe dalla fine. Poi sul Colle delle Finestre ha ribaltato la classifica.

 

 

- È ancora possibile un colpo di scena, quindi, o Carapaz è inaffondabile ?


La foto è chiara. Roglic è in calo, difenderà il piazzamento sul podio; Nibali per vincere ha bisogno del Nibali power : un colpo da maestro.

 

 

- Studiato a tavolino sul Manghen ?


Il contrario. Per vincere il Giro non ci vuole una tattica speciale, dettata dal direttore sportivo. Ci vuole il guizzo del fuoriclasse, l’azione improvvisa non programmata. Per come la vedo io, è l’unica possibilità di sfilare la corsa a Carapaz.

 

 

- Un leader che nessuno aveva pronosticato.


Pochi, alla vigilia, ne avevano parlato : sia di Carapaz che di Landa, che rischia di finire sul podio ai danni di Nibali o Roglic. Landa è un corridore strano : quando deve fare il capitano delude, se non ha il peso della responsabilità è fortissimo.

 

 

- Come se non bastasse, Carapaz ha il vantaggio di avere alle spalle la squadra più forte.


La Movistar è una potenza : Eusebio Unzue, il general manager, ha conquistato almeno venti grandi giri. Sul Mortirolo sono stati magistrali : hanno fatto sfogare Nibali e poi, con tranquillità, sono andati a riprenderlo.

 

 

- La lucida follia di Nibali potrebbe non bastare: serve anche una crisi della maglia rosa.


Eh, le due cose, è vero, devono coincidere. Non è facile. Ma, come Froome al Giro 2018, è il campione che fa la differenza in queste situazioni.

 

 

- Carapaz deve ringraziare Nibali e Roglic che, marcandosi a uomo, si sono annullati a vicenda permettendogli di fare il terzo incomodo. È d’accordo ?

 

No. Non vorrei che passasse il messaggio che Carapaz vince per demeriti altrui. È stato sottovalutato, questo sì. Ma la maglia rosa regala un’energia particolare, l’ecuadoriano è diventato leader perché gli altri si controllavano ma poi ha saputo incrementare il vantaggio. E non è finita qui, secondo me.

 

 

- Carapazzata all’orizzonte ?

 

Io credo che sabato metterà il suo timbro su questo Giro. Non vuole passare alla storia come quello che se ne è approfittato.

 

 

- In quel caso sarebbe un vincitore ancor più nobile ?

 

Ha la stoffa del predestinato. Non viene dal nulla, come si mormora : ha vinto una tappa l’anno scorso, piazzandosi quarto in classifica generale. Se sul Mortirolo non ti stacchi, il Giro te lo meriti. E poi, chiacchiere a parte, nel ciclismo vale una sola regola : chi è davanti ha sempre ragione.

 

 

 

 

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31/05/2019
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Giro : Ivan Basso punta su Vincenzo Nibali, "lui sa come vincere"

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Adolfo Fantaccini, Ansa.it
 
 
In ogni Giro d'Italia concluso nell'Arena di Verona c'è stato un profeta in patria : nel 1981 Giovanni Battaglin, nel 1984 Francesco Moser, nel 2010 Ivan Basso. Il varesino è stato l'ultimo italiano a trionfare con la maglia rosa addosso prima del bis (2013 e 2016) di Vincenzo Nibali e della vittoria a tavolino (2011) del compianto Michele Scarponi. Ivan Basso smise di pedalare nel 2015, dopo avere messo in bacheca due maglie rosa (non solo nel 2010, ma anche nel 2006) e avere contribuito alla crescita di Nibali nella Liquigas. "Conosco bene Vincenzo e so di cosa può essere capace", il monito di Basso ai rivali dello 'Squalo'. Il Giro, Ivan lo ha avuto sempre nel cuore e nelle gambe. "E' bello vedere Roglic pedalare in quel modo - spiega Basso - ma ci sono altre cose di cui andare fieri. Quali ? Innanzi tutto, c'è un giovane italiano in maglia rosa. Ma non solo : abbiamo ammirato un'Italia che pedala e vince, con giovani bravi e ambiziosi. Ma c'è anche un'Italia che lotta".
 
Basso indica la via a chi il successo vuole conquistarlo a Verona, come Nibali. "Roglic è solido e forte - osserva -. Io non punterei su un calo dello sloveno, piuttosto su una crescita personale. Questo Nibali lo sa. Lui sa come si vince il Giro : è il più esperto e capace. Personalmente non credo a un calo di Roglic; l'anno scorso è arrivato quarto al Tour, sa quando correre in modo conservativo e quando essere spregiudicato. E poi, ha già accumulato dei secondi di vantaggio (1'44" su Nibali, ndr). Uno di cui non si parla molto è Mollema : ha dimostrato di saper correre e soffrire".
 
Basso ritiene che non sia ancora finita. Anzi. "Come fa a essere finita con 57 mila metri di dislivello ? Non scherziamo. Ora viene il bello - sottolinea -. A mio parere ieri sono stati espressi giudizi troppo severi nei confronti di Yates e Lopez. Troppo lapidari. Le giornate negative esistono. Lo svantaggio è pesante, ma non li vedo fuori dai giochi. Un'altra cosa determinante sarà la salute degli : chi sa meglio gestirsi avrà da spendere. Sulle montagne se ne vedranno, ci saranno gli scontri frontali fra i big e in questo Nibali ha dalla sua anche una buona squadra, a partire da Damiano Caruso - che è da primi 10 in classifica - per proseguire con Pozzovivo. Gli esempi di Sant'Anna di Vinadio - dove Nibali si prese il secondo Giro - e del Colle delle Finestre, quando l'anno scorso Froome portò a termine una lunga, conquistando la maglia rosa e il Giro, nel ciclismo fanno la differenza".
 
Quest'anno ci sono altre vette da scalare, "il Mortirolo o la tappa di Feltre possono fare la differenza". "Vincenzo - rassicura Basso - ha la capacità di cogliere l'attimo, non dovrà inseguire la maglia rosa in modo scriteriato, ma essere presente al momento giusto e nel posto giusto. Bisogna sempre essere presenti in corsa, la prima regola è non perdere secondi. Nibali ha l'istinto del campione che sa cogliere l'attimo. Yates ha dalla sua Chaves, Roglic si farà aiutare da George Bennett. Dopo il ritiro inaspettato di Dumoulin, il ritardo di Yates e Lopez, non c'è stata alcuna catastrofe. Yates è stato spazzato via da Froome l'anno scorso, ma le sconfitte non sempre sono negative. Il Giro è estremamente bello e ancora da decidere".
 
 
 
 
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20/05/2019
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A Verona una gioia tre volte italiana

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Intervista di Ciro Sconamiglio, SportWeek

 

 

Quando un club è composto di soli tre membri, la patente du esclusività viene conferita in automatico. Giovanni Battaglin nel 1981, Francesco Moser nel 1984, Ivan Basso nel 2010 : nelle tre volte in cui il Giro d’Italia finora si è conclusi a Verona sono stati loro a trionfare. Quello di Basso, in un podio allestito nella cornice indimenticabile dell’Arena, è il ricordo più fresco. Il varesino aveva 33 anni e vinse il secondo Giro dopo quello del 2006 : a fargli compagnia nella foto lo spagnolo David Arroyo, un outsider, e un giovane suo compagno di squadra, un certo Vincenzo Nibali. Ora Basso fa il dirigente della Kometa, team giovanile, ed è testimonial di diverse aziende : il suo sguardo continua a mescolare perfettamente competenza e passione. 

 

 

- Ivan, ti ricordi della vittorie di Battaglin e Moser ?

 

Battaglin no, non avevo neppure quattro anni. Mentre del giorno di Moser, di quello storico sorpasso nella cronometro finale a Laurent Fignon, ricordo tutto. Anche perché ero proprio lì, dentro l’Arena, a tifare. Per me furono dei momenti molto speciali : assieme a Indurain, il grande Francesco è stato uno dei miei idoli. 

 

 

- Pensavi che potesse battere il francese ? Sembrava spacciato…

 

Sì, credevo perché quell’anni Moser andava fortissimo, forse è stato l’anno migliore della carriera. Si respirava nell’aria l’atmosfera della grande impresa e non è un caso che di quel giorno si parli tanto ancora oggi. 

 

 

- Qual è invece la prima immagine che ti viene in mente del tuo trionfo ?

 

L’ultima tappa era sempre a cronometro ma i giochi per il successo erano chiusi. Ho in mente lo staccare il pedale e l’abbraccio dei miei due figli, Domitilla e Santiago, il terzo, Levante, oggi 8 anni, era in arrivo. Il Giro ogni anno è il momento chiave in Italia per il ciclismo. Lo vivo profondamente ancora adesso che sono un dirigente, ma resto anzitutto un uomo di sport e un tifoso della bici. 

 

 

- È vero che a un certo punto avevi dato quel Giro d’Italia per perso ?

 

Non proprio, però fu l’edizione della "fuga bidone" della tappa dell’Aquila e le cose si erano complicate. Ma il giorno chiave fu quello dello Zoncolan, quando staccai Cadel Evans che aveva la maglia di campione del mondo e vinsi la tappa. Uno dei momenti simbolo di tutta la mia carriera. 

 

 

- Tre conclusioni del Giro a Verona e tre successi italiani. Il 2 giugno può arrivare il quarto ?

 

Credo che per l’edizione 102 ci siano tre favoriti. Tom Dumoulin, Vincenzo Nibali, Egan Bernal.

 

 

- In quest’ordine ?

 

Non penso ci sia un ordine tra di loro, ma hanno qualcosa in più rispetto agli altri. Vincenzo è cresciuto nelle ultime settimane, al Tour of the Alps e alla Liegi lo abbiamo visto. Sa come prepararsi e sa come si vince un grande giro. Possiamo contare su di lui. Dumoulin è l’uomo più regolare che c’è al momento, nel 2018 è stato capace di arrivare secondo sia al Giro sia al Tour e questo conta. Bernal è l’emergente e in salita è fortissimo, a crono non va piano e avrà una squadra all’altezza.

 

 

- Una possibile sorpresa ?

 

Davide Formolo, che è reduce da un bellissimo secondo posto alla Liegi. Ha solo 26 anni, anche se corre ad alto livello già da diverse stagioni. Mi piace molto per carattere e qualità. Tra gli stranieri, dico Roglic che ha già sfiorato il podio al Tour de France e quest’anno sta andando fortissimo.

 

 

- A Verona, quel 30 maggio 2010, sul podio con te salì Nibali. Fu il primo di 10 podi - per ora - nei grandi giri, con 4 successi. Ti aspettavi che quel ragazzo siciliano potesse arrivare così lontano ?

 

Decisamente. Vincenzo è nato campione e ha saputo crescere con dedizione e professionalità. In quel Giro diede spettacolo fin dai primi giorni, vestendo anche la maglia rosa. Non avevo dubbi che ci sarebbe ritornato da vincitore. Ora ha superato i 34 anni, ma può restare competitivo al massimo livello per altre due-tre stagioni. 

 

 

 

 

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11/05/2019
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L’obiettivo di Ivan Basso : "Portare il Giro d’Italia a Cassano nel 2020"

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Articolo di Gabriele Ceresa, Malpensa24

 

 

Cassano Magnago arrivo di tappa per il Giro d’Italia 2020 ? Sono questi i giorni decisivi per sperare di trasformare un sogno in realtà. La città ci crede e confida nell’alleato in più, il due volte maglia rosa Ivan Basso, per riuscire a spuntarla sulla concorrenza. Che è molta. Il campione cassanese è il capocordata del comitato organizzatore che coinvolge il Comune, le associazioni del territorio e gli sponsor. "Sono in stretto contatto con il sindaco Nicola Poliseno e tutta la cordata all’interno del Comune", svela il ciclista. "Rcs sta definendo in questi giorni partenza e arrivo del Giro 2020, che al momento nessuno ancora conosce, dopodiché decideranno come riempire il contenitore. Noi abbiamo mandato la richiesta ufficiale e attendiamo fiduciosi".

Doppio passaggio

L’arrivo di tappa, secondo Basso, è un’iniziativa che deve portare lustro alla città. "Il Giro d’Italia è un evento che non è solo ciclismo ma aggregazione. I bambini respireranno quel giorno un qualcosa che si porteranno dentro per tutta la vita, un arrivo del Giro te lo ricordi per sempre. Ci saranno migliaia di persone che arriveranno da tutto il mondo, e noi sogniamo il doppio passaggio sotto l’arrivo. Ci auguriamo di ottenere la candidatura ufficiale, dopodiché inizieremo a lavorare per riempire il pre e il post Giro. Non deve finire tutto quel giorno, vogliamo che lasci un ricordo del nostro paese che, grazie alla corsa rosa, verrà conosciuto in tutto il mondo".

A costo zero

Il campione di ciclismo spiega che il comitato nei mesi scorsi ha già effettuato un sondaggio sul territorio, ottenendo risposte importanti in termini di sponsorizzazioni: "La risposta per avere il Giro è eccellente, vogliamo che questa manifestazione sia una valore aggiunto e non un costo per la comunità". Basso sposa dunque la linea del sindaco, ovvero che il contributo comunale in termini economici debba essere pari a zero. Ma c’è di più : "Oltre ovviamente a non spendere, le risorse che riusciremo a recuperare verranno girate all’attività giovanile". Già mesi fa Poliseno aveva svelato che l’eredità del Giro sarà un circuito per bici attorno al futuro Parco da 45mila metri quadrati  che sorgerà alle spalle del cimitero, per dare la possibilità ai più piccoli di pedalare e di allenarsi in totale sicurezza.

 

 

 

 

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25/02/2019
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Michel Ries 9° del Giro U23 : "Senza l'enorme sostegno della squadra questo risultato non sarebbe stato possibile"

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Sito Ufficiale Polartec-Kometa (Foto : Andrew Peat)

 

Diciannovesimo nel Tour de l’Avenir 2017, a poco più di tredici minuti da un colombiano di nome Egan Bernal, il giovane lussemburghese Michel Ries ha migliorato di dieci posizioni rispetto alla corsa francese nella classifica finale del Giro U23. Ries era la carta vincente della Polartec-Kometa per il generale. Nonostante la sua giovinezza, 20 anni, le sue buone prestazioni e la sua regolarità nella Vuelta a Aragón e, soprattutto, il Tour di l'Ain, appuntamenti in cui è stato il miglior classificato della squadra, ci hanno permesso di sperare bene per il Giro. "La verità è che sono molto contento di questo risultato", confessa Michel.

 

L'ultima tappa in linea del Giro 2018 non è andata bene. Pur guadagnando una posizione nel primo settore, l'ottava persa il giorno precedente, Ries è stato uno dei corridori che è andato a terra, colpito da una grossa caduta. "Purtroppo sono stato coinvolto in una grande caduta e ho perso due minuti. Diversi corridori davanti a me hanno guadagnato tempo e si sono allontanati da me. Il pomeriggio, nella crono, il mio tempo è stato piuttosto buono. E ora sono davvero felice di essere riuscito a finire questa gara incredibile", dice.

 

Un Giro intenso, frenetico. Un Giro dove Ries ha dimostrato un'enorme regolarità. "Il mio miglior momento in gara è stato nella tappa in cui sono finito settimo, a Pian delle Fugazze, perché la fine è stata molto dura, ho fatto un'ottima salita e ho guadagnato molto tempo e il peggiore è stato senza dubbio questo sabato mattina quando sono caduto cinque chilometri prima del traguardo. Ma anche in quel momento ho trovato molto supporto nella squadra. Diego mi ha subito dato la sua bici, perché la mia era rotta, e grazie a quell’azione sono riuscito a limitare la perdita di tempo".

 

"Devo ringraziare tutti i membri della squadra per il loro straordinario lavoro per me durante questi ultimi dieci giorni, perché senza di loro, senza il loro enorme sostegno, questo non sarebbe mai stato possibile," ha concluso un felice Ries sul suo nono posto nella classifica generale.

 

 

 

 

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19/06/2018
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