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Lorenzo Fortunato rinnova: con la Eolo-Kometa Cycling Team nei prossimi due anni

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team
 
 
Lorenzo Fortunato e la Eolo-Kometa: la storia continua! Siamo orgogliosi di annunciare che il vincitore della tappa dello Zoncolan all’ultimo Giro d’Italia vestirà la maglia del nostro team per i prossimi due anni.
 
Lorenzo Fortunato: "Sono felicissimo: questo rinnovo era quello che volevo, che sognavo, che cercavo. Per me non ci sono mai stati dubbi, perché qui ho trovato l’ambiente perfetto per crescere e maturare: ed è qui che voglio continuare a correre. Ringrazio tutte le persone che mi hanno dato fiducia, ringrazio chi mi ha voluto qui un anno fa e chi mi ha messo nelle condizioni migliori per raggiungere risultati così importanti, dai direttori sportivi ai meccanici e ai massaggiatori e tutto lo staff. Ringrazio tutti i miei compagni di squadra, uno per uno, e ringrazio chi ha voluto fortemente questa conferma. Ora mi aspetta una seconda parte di stagione nella quale voglio confermarmi e sulla quale sono già concentratissimo, ma voglio condividere la mia gioia per questo rinnovo: sono convinto che la Eolo-Kometa continuerà a crescere, e io voglio crescere insieme alla Eolo-Kometa".
 
Ivan Basso, Sport Manager Eolo-Kometa Cycling Team: "Questo rinnovo è un traguardo importantissimo, che mi rende orgoglioso: Lorenzo è arrivato da noi un anno fa dopo una trattativa complessa e particolare, fortemente voluto da me che avevo letto tutte le sue grandi potenzialità. Fortunato mi ha sorpreso positivamente, giorno dopo giorno, con le sue qualità umane e sportive che lo hanno portato a inserirsi perfettamente nel nostro progetto e a cogliere risultati splendidi. Lorenzo non è solo la vittoria sullo Zoncolan, ma molto di più: Lorenzo è tutto quello che ha fatto per arrivare al Giro d’Italia in quelle condizioni, Lorenzo è quello che ha fatto e sta facendo dopo il Giro d’Italia, Lorenzo è la proiezione futura del nostro team. Questo è il primo di una serie di annunci importanti, e la conferma di Fortunato è la dimostrazione della forza del nostro progetto: trovare corridori sui quali puntare, lavorare con loro per lanciarli, e poi mantenerli nella squadra. Tutto questo è possibile grazie al sostegno dei nostri sponsor, e grazie al lavoro costante e quotidiano di tutto lo staff e dei nostri atleti".
 
Fran Contador, General Manager Eolo-Kometa Cycling Team: "Nel nostro progetto di crescita, il rinnovo di Lorenzo Fortunato è un punto chiave per noi. Non vogliamo in nessun caso che i corridori che insieme a noi sono cresciuti ci lascino a fine stagione per altre squadre. Questa è un’idea di lavoro che vogliamo portare avanti con tutti i corridori che si mettono in luce nella nostra struttura: vogliamo che restino qui e crescano insieme anno dopo anno. Personalmente, questa è una notizia che mi rende molto felice perché Fortu è il prototipo del corridore ideale: è un ragazzo molto riconoscente, è una persona molto educata e, inoltre, a livello sportivo, è un corridore che è stato capace di vincere su un mostro sacro come il Monte Zoncolan. Spero che potremo lavorare insieme per molti anni a venire".
 
Luca Spada, Founder e CEO EOLO S.p.A: "Dopo la fortissima emozione che mi ha regalato quel giorno sulla cima del Monte Zoncolan, considero Lorenzo quasi come un figlio: Fortunato incarna alla perfezione quei valori che deve avere ogni corridore e che in questi mesi ha ripetuto più volte. Non smetterò mai di ringraziare Lorenzo per quello che ci ha regalato in questi mesi passati insieme: le sue vittorie, certo, ma anche la sua serietà. Sono felicissimo di averlo incontrato, sono felicissimo di continuare insieme a lui questo percorso di crescita. Il suo rinnovo è un’ulteriore conferma della validità del nostro progetto, sono convinto che insieme a lui faremo ancora tanta strada e continueremo a regalare e a regalarci emozioni e traguardi".
 
Giacomo Pedranzini, Amministratore Delegato Kometa: "Il rinnovo di Lorenzo Fortunato conferma la serietà e l’ambizione del nostro progetto, ma anche la serietà dei nostri atleti. Lorenzo è sbocciato alla Eolo-Kometa ed ha capito che il nostro è l’ambiente ideale per crescere. Adesso ci attende un finale di stagione che dovrà essere all’altezza dell’inizio. Poi un nuovo anno con obiettivi ancora più grandi, ma sempre fedeli ai nostri valori per il bene dei nostri ragazzi".
 

Originario di Castel de Britti, il paese di Alberto Tomba (il padre di Fortunato e Tomba erano compagni di scuola), Lorenzo Fortunato ama fare lunghe passeggiate in montagna. Adora il Lago di Como e ormai si è praticamente trasferito a Erba dove abita con la sua fidanzata Veronica, e nonostante le sue origini emiliane il suo piatto preferito sono i Pizzoccheri Valtellinesi. Il ricordo più bello che lo lega al mondo del ciclismo sono le prime pedalate in bici da corsa in compagnia di suo padre ed il suo gruppo di amatori. Ha iniziato giocando a calcio – era attaccante – ma quando ha incontrato il ciclismo non l’ha più abbandonato. È alla sua prima stagione con la Eolo-Kometa, stagione resa memorabile nel trionfo della tappa Cittadella-Monte Zoncolan nell’ultimo Giro d’Italia e dalla vittoria nella classifica generale della Adriatica Ionica Race con il successo nella tappa arrivata in cima al Monte Grappa.

 

 

 

 

 

 

  

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02/08/2021
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Vicente Hernaiz, David Martín e Davide Piganzoli, stagiaires con Eolo-Kometa Cycling Team

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team
 
 
I corridori U23 della Fundación Contador Vicente Hernaiz, David Martín e Davide Piganzoli gareggeranno per il resto della stagione con l’Eolo-Kometa Cycling Team come stagiaires. I tre piloti sono stati tra i più eccezionali della struttura formativa diretta da Rafa Díaz Justo.
 
Vicente Hernaiz (Valladolid, 28 novembre 1998) è uno dei corridori più combattivi del gruppo amatoriale spagnolo. Si è unito alla struttura U23 della Fondazione per il 2020 e in questa stagione e mezza si è affermato come un all-rounder molto regolare.
 

"Alla fine, correre come stagista sta realizzando una grande parte del mio sogno di correre tra i professionisti, anche se non sono ancora un professionista in quanto tale. Quando mi è stato detto che avrei corso con il ProTeam quest’anno, è stato un grande momento di euforia. Sarà il mio primo contatto in quella categoria; non so bene cosa aspettarmi perché è una categoria molto diversa dalla U23, dove ho già molta esperienza. Ora l’obiettivo è quello di trovare una buona forma per essere il più competitivo possibile e dare il massimo in quello che la squadra mi affida. Per il resto, come dice il mio direttore Rafa Díaz Justo, ‘godere’ e dare il massimo".

 

Anche David Martín (Siviglia, 19 febbraio 1999) è entrato nella Fondazione Contador  nel 2020, sostenuto dalla sua grande velocità. In questa stagione e mezzo Martín, le cui origini nello sport del ciclismo sono in mountain bike, si è confermato come uno dei grandi velocisti in campo amatoriale.

 

"Ho avuto lo stesso sogno di diventare un ciclista professionista dal 2009. Il ciclismo, prima in mountain bike e dal 2018 con la strada, mi ha aiutato a maturare molto come persona. Crescendo mi sono reso conto della grande famiglia e degli amici che ho intorno a me. Senza di loro non sarebbe stato possibile arrivare dove sono. Ci sono stati momenti difficili sia in famiglia che personalmente, ma questo è uno sport di resistenza, di perseveranza, e il duro lavoro viene sempre premiato. Vorrei anche ringraziare ognuno dei miei compagni di squadra per questa opportunità: hanno fatto un lavoro tremendo e invisibile affinché io potessi finire o lottare per questo. È solo per loro che darò il massimo in ogni gara".

 

Davide Piganzoli, invece, è un nuovo arrivato sia alla Fondazione che alla categoria. L’italiano, valtellinese di nascita, ha avuto grandi prestazioni contro il tempo da junior, ma nel suo primo anno da U23 ha anche mostrato le sue qualità sia in Coppa di Spagna (quarto nel Santikutz Klasika di Legazpi, nientemeno) che nel Giro U23, alla sua prima esperienza su tanti giorni di gara: ha chiuso decimo.

 

"Sono molto felice", dice. "Sono molto emozionato, soprattutto dopo aver sofferto una brutta giornata al Giro della Valle d’Aosta. Il mio sogno è quello di poter correre con i professionisti e sono molto felice di avere l’opportunità di farlo già quest’anno. È qualcosa che mi motiva molto e non vedo l’ora che arrivi il giorno per godermelo appieno".

 

Con l’importante sfumatura che la loro esperienza si svolgerà in una struttura ProTeam, il secondo passo all’interno delle squadre secondo l’Unione Ciclistica Internazionale, Hernaiz, Martín e Piganzoli si uniscono a un elenco che è iniziato con Stefano Oldani e Alejandro Ropero nel 2018, seguito dagli ungheresi Karl Adam e Vas Balazs nel 2019 e continuato l’anno scorso (2020) con Arturo Grávalos e Eduardo Pérez-Landaluce.

 

 

 

 

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23/07/2021
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La Eolo-Kometa U23, il Valle d’Aosta, i giovani: Ivan Basso a 360°

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(Foto: Victor Aguado)
 
 
Di Filippo Lorenzo, bici.pro
 
 
Tra coloro che sedevano nelle ammiraglie del Giro della Valle d’Aosta c’era anche Ivan Basso. Il due volte vincitore del Giro d’Italia come è noto è uno dei dirigenti della Eolo-Kometa che ha anche la squadra under 23, battente bandiera spagnola, ma decisamente italiana.
 
Ivan ha seguito la corsa e gli abbiamo chiesto la sua opinione sull’evento e sui ragazzi che vi hanno preso parte. Al via 28 squadre, solo quattro italiane (Colpack-Ballan, Ctf, Lan Service ed Iseo Rime Carnovali) per un totale di 138 atleti ma di livello elevatissimo. Mentre firma autografi all’ombra del Gran Paradiso, ne approfittiamo per fare due chiacchiere con lui.
 
 
- Ivan partiamo dai tuoi. Com’è andata?

 

Noi puntavamo su Davide Piganzoli. Dopo il buon Giro d’Italia U23 e il podio del campionato italiano a cronometro avevamo preparato bene questo appuntamento, nonostante la maturità. Purtroppo è stato male il giorno prima della corsa e non è riuscito a rendere come come voleva. Questa poi è una prova estremamente esigente. Così senza Piganzoli abbiamo puntato su Alex Martin, un ragazzo molto bravo. Lui era la nostra riserva rispetto a Davide, era colui che avrebbe dovuto sostenerlo e quando perdi il leader, poi alla fine devi cercare di arrangiarti come puoi.

 

 

- Martin è andato bene, ha chiuso sesto…

 

Essendo la nostra squadra under 23 siamo qui per imparare. È un vivaio. È da considerarsi come la primavera di una squadra di calcio. Non guardiamo solo l’ordine d’arrivo. La vediamo in proiezione sulla massima categoria. Non abbiamo insomma una squadra U23 che ci serve per fare dei risultati, poi se vengono ovviamente siamo contenti. Per noi è importante come corrono i ragazzi, come sono posizionati in gruppo… Devono imparare a fare i ventagli, a prendere le salite in buona posizione, ad avere una buona cadenza, a saper usare il cambio, a prendere le borracce dalla macchina… Tutte cose che poi quando passano nella massima categoria sono acquisite. Ne vedo tanti che non sanno fare tutto ciò. 

 
 
- E di Andrea Montòli cosa ci dici?
 
Ha appena finito la scuola. Subito dopo la maturità è andato a Livigno. È un grande talento che dobbiamo avere la pazienza di aspettare. Sono convinto che nelle nelle prossime gare farà bene. Tra agosto e settembre lo aspetta un calendario importante e già in proiezione della prossima stagione. E poi c’è ancora una cosa che non sapete.
 
 
- Cosa?
 
L’anno prossimo la nostra squadra under 23 avrà sei italiani che correranno da noi. Tutti i fine settimana correremo in Spagna (col gruppo spagnolo, ndr) e in Italia. In più avremmo un calendario comune per le gare più importanti. Avremmo in tutto 15-16 corridori. Quindi la parte italiana seguirà un calendario italiano a tutti gli effetti.
 
 
- Parlando della corsa più in generale ci dai un giudizio sul percorso? Okay il Valle d’Aosta è duro, ma forse nella prima tappa si è esagerato. Terreblanche è stata mostruosa e anche prima ci sono stati molti "muri"…
 
Il Giro della Val d’Aosta è così da sempre. E quindi no: per me non è stata troppo dura quella tappa. Non ritengo ci sia un troppo duro per questa categoria. Il troppo è vedere dei Giovanissimi che si scaldano sui rulli sotto il gazebo a 7 anni. O gli esordienti e gli allievi che si allenano come gli juniores e gli under. Non va bene. Un under 23 vuol dire che ha meno di 23 anni, se penso che un ragazzo di quasi 23 anni ha vinto il Tour…
 
 
- Non si è esagerato dunque…
 
Il giudizio sulla durezza è sindacabile. Ritengo che le corse dure bisogna farle. E poi questi ragazzi sono giovani, sono forti, hanno recupero, hanno la capacità di gestirsi e si divertono anche. Se fate un giro nel paddock tra i camper non ce n’è uno steso per terra da "rianimare". Sono tutti felici e orgogliosi di aver finito una corsa importante. E poi è luglio, vengono da molte gare, hanno tanti chilometri nelle gambe. Ripeto, è sbagliato quello che si fa prima, no che qui le tappe siano durissime.
 
 
- C’è qualche ragazzo che ti ha colpito?
 
Sì, ovviamente abbiamo un’attenzione particolare per i nostri, ma il ragazzo che ha vinto oggi (ieri per chi legge, ndr) Steinhauser è molto bravo. È uno di coloro che con ogni probabilità verrà con noi la prossima stagione. Lo avevo già visto al Tour of the Alps. Ho dei responsabili scouting molto bravi e stiamo monitorando i ragazzi a livello generale e non solo nelle gare a cui prendiamo parte. E come noi tanti altri lavorano così. Magari anche tra i nostri ventenni c’è un Pogacar.
 
 
- Quale è stato il tuo rapporto con il Giro della Valle d’Aosta? E c’è stato qualcuno in cui ti sei rivisto?
 
Il Valle d’Aosta l’ho fatto solo un paio di volte perché… – ci pensa un po’ Ivan – non so perché! Non ricordo bene, il tempo passa, divento saggio! I corridori che ti assomigliano sono quelli a cui magari sei più portato a dare dei consigli perché ti rivedi in loro. Questa è una gara che in qualche modo esaltava le mie caratteristiche di fondista, di corridore che viene fuori alla alla distanza. Perciò mi rivedo nei corridori che sono arrivati davanti. E per questo quando mi avete fatto la domanda se fosse troppo dura ho detto di no!
 
 
- Hai parlato di proiezione, di saper usare il cambio, di venire a prendere le borracce… Ti piacerebbe allora vedere squadre con uno, due, tre uomini in più così da poter lavorare in gara come i pro’?
 
Ci sono due modi di vedere questa categoria: fare dei risultati o preparare i corridori. La prima magari può essere più gratificante sul momento. Ma tornando all’esempio del calcio, è chiaro che la società è contenta se la primavera gli vince il campionato, ma è più contenta di portare dei giocatori in prima squadra, di trovare il Donnarumma o il Locatelli di turno. Secondo me è così che andrebbe interpretata questa categoria ed è così che lavoriamo in Eolo-Kometa.
 
 
- E riguardo al numero dei corridori per team?
 
È chiaro che per fare un certo gioco di squadra ci vuole il numero giusto di atleti, però qui si entra anche nel discorso degli organizzatori riguardo a permessi e costi, perché un conto è organizzare un evento per 140 corridori e un conto è farlo per 180-190. Certamente più questa categoria, che è una scuola, si avvicina in tutto e per tutto a quella dei professionisti e meglio è. Pertanto se si può partire con uno o due corridori in è tutto di guadagnato.
 
 
 
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20/07/2021
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Il punto con Ivan Basso a metà del cammino

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(Foto: Maurizio Borserini / Montaggio: @IBdailyblog)

 

 

Di Enzo Vincennati, bici.PRO

 

 

Nei primi giorni del Giro d’Italia, quando Lorenzo Fortunato era soltanto il numero 115 nell’elenco dei partenti e la Eolo-Kometa faceva fatica a mostrare la sua identità, fra le tante voci che si rincorrevano nel gruppo – peraltro confermate dallo stesso Ivan Basso – c’erano anche quelle per cui si fosse sulle piste di Nibali e Viviani. A distanza di un mese dalla fine della corsa rosa, il punto di vista è cambiato e quella personalità latente è venuta fuori in modo inatteso e importante.

 

"Avevamo tre step – spiega Basso – e il primo prevedeva in effetti l’innesto di un top rider fra Elia e Vincenzo. Il secondo era continuare nella dimensione attuale, il terzo punto era . E alla fine abbiamo scelto quest’ultimo, continuando il processo di crescita naturale previsto all’inizio del progetto".

 

E proprio dall’inizio vogliamo partire con il varesino, avendo vissuto al suo fianco i vari step della nuova squadra, per capire in che modo stiano andando le cose. E anche per parlare della sua voglia di ricreare l’ambiente Liquigas, tirando dentro per il prossimo anno il dottor Corsetti e probabilmente anche un ex compagno di squadra con un ruolo più vicino al marketing. Un punto della situazione dopo i primi mesi di viaggio.

 

 

- Insomma, come va?

 

In proiezione, oltre ogni più rosea aspettativa. Ovvio che le analisi vanno fatte quando le cose vanno male, quando vanno bene e quando vanno più che bene e le abbiamo comunque affrontate. Così come credo che la prima valutazione positiva vada data allo staff coeso che ha messo i corridori nelle condizioni di esprimersi. 

 

 

- Ecco, i corridori. Tanti dicevano non fossero poi un granché…

 

Abbiamo iniziato a fare mercato in agosto e abbiamo puntato su ragazzi che per diverse ragioni non si erano ancora espressi. Ma se uno è forte nelle categorie giovanili e poi sparisce, le responsabilità sono da suddividere anche con il contesto in cui si trovava. L’atleta talentuoso difficilmente sparisce. Ma ha bisogno del giusto ambiente.

- E torniamo allo staff di poco fa…

 

Se devo prendermi un merito, è proprio quello di aver messo insieme un gruppo di altissimo livello. L’esperienza di due direttori sportivi come Zanatta e Yates si è vista e la freschezza di Jesus Hernandez ha completato il quadro. E ora la squadra si è rivalutata di parecchio. I corridori ci hanno messo del loro, il gruppo di lavoro li ha supportati.

 

 

- Come va con il grande capo Luca Spada?

 

Ci assomigliamo, abbiamo lo stesso modo di buttarci nelle cose e Pedranzini, titolare di Kometa, è lo stesso. Spada vive la squadra, come dovrebbero fare i presidenti delle società sportive, per capire in che modo il team possa essere funzionale all’azienda e viceversa. Ha investito. Per la prima volta dai tempi di Pantani, tolta qualche apparizione di Nibali con il turismo delle Marche, un corridore vestito da ciclista è tornato protagonista di uno spot televisivo.

 

 

- La vittoria ha cambiato la partecipazione di Eolo?

 

Più che vincere, che ovviamente fa piacere, gli piacciono la progettualità e la costanza. Se vincessimo una corsa e poi sparissimo, non sarebbe una gran cosa. Ma se vinciamo una corsa, siamo protagonisti e poi ne vinciamo un’altra, allora vuol dire che la struttura funziona. E la squadra è andata tanto al di sopra, per cui abbiamo cominciato a pensare al modo migliore per continuare.

- Come farete?

 

Prima cosa, abbiamo scelto di mantenere i talenti migliori. Chiaro che il loro valore sia aumentato e non è neanche servito parlarne tanto con i nostri sponsor, che sanno benissimo che il prezzo di un atleta lo fanno i risultati e il mercato. Dove lo trovi uno scalatore italiano di 25 anni, che vince sullo Zoncolan e sul Grappa e con cui si può pensare di fare una classifica al Giro? Perdere Fortunato significherebbe rinunciare a quella progettualità, per cui siamo vicini a chiudere.

- Pensavi che sarebbe sbocciato in questo modo?

 

Quando è arrivato siamo partiti da zero. Gli ho detto che non credevamo che il suo valore fosse quello che aveva espresso. Gli ho detto quello che mi aspettavo da lui. Lo abbiamo resettato. E i risultati sono venuti.

- Il talento a volte si perde anche per l’aspetto psicologico.

 

Infatti l’allenamento mentale viene prima di tutto il resto, è il primo punto Quando guardi i file dei corridori, a meno che non sei davanti a un lazzarone seriale, hanno sempre numeri buoni. Poi vanno in corsa e non rendono. Il blocco è nella testa. Non puoi essere costantemente 4 chili sopra il peso forma, c’è qualcosa che non va. È un corto circuito. Ti sfiduci e si mette in moto un circolo vizioso da cui è difficile venir fuori.

 

 

- Quindi non vedremo grossi nomi?

 

Vedremo qualche rinforzo, ma nessuno che dia un’accelerazione troppo violenta al gruppo. Non eravamo pronti per supportare uno come Viviani, per fare un esempio. La squadra sarà strutturata allo stesso modo.

- E il team under 23?

 

Ecco, questo è un bel punto e una bella novità. Il team migliorerà: diventerà per metà italiano e per metà spagnolo. Montoli e Piganzoli sono i due fiori all’occhiello. Entrambi hanno fatto la maturità e Piganzoli ugualmente ha fatto un ottimo Giro d’Italia.

- Tutto secondo i piani?

 

Anche meglio. La squadra si è rivalutata di un 30 per cento e faremo di tutto per proseguire così. E poi la stagione non è mica finita…

 

 

 

 

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29/06/2021
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Una parola: onestà. E un condottiero: Luca Spada. Nel nome di nostro padre Ernesto

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team
 
 
Giacomo Pedranzini, ad di Kometa, racconta la sua storia: "Con il ciclismo, trasmettiamo i nostri valori. Al Giro grazie alla nostra perseveranza".
 
Radici. Ecco: se c’è una parola che torna alla mente parlando con Giacomo Pedranzini – l’ad di Kometa – è proprio questa. Radici. Non c’è pensiero, non c’è risposta, non c’è immagine che non rimandi a questa semplice parola: radici. Le radici che servono per stare saldi, le radici che servono per vivere, le radici che servono per tenerti sempre e comunque con i piedi per terra, le radici che non ti fanno mai dimenticare da dove arrivi e ti portano in profondità. Tre anni fa, Kometa ha deciso di affiancare il suo nome a un progetto: quello di una squadra di ciclismo che fosse in grado di trasmettere i valori e le peculiarità del suo nome. Oggi, il progetto iniziale è cresciuto grazie all’arrivo di un marchio importante come Eolo: ma l’idea iniziale, quella, è rimasta la stessa.
 
"Sono stati – dice Giacomo Pedranzini – tre anni molto impegnativi e difficili, soprattutto l’ultimo. Ma sono stati anche tre anni in cui abbiamo confermato quegli obiettivi che ci eravamo prefissi di conseguire. Probabilmente avremmo potuto fare meglio, probabilmente non abbiamo dedicato a questo progetto tutto il tempo e le energie che sarebbero servite, ma abbiamo messo tutto quello che potevamo: da ogni punto di vista. Ci eravamo prefissi un percorso, abbiamo fatto la strada che volevamo fare".
 
 
- Raccontiamolo, questo percorso.
 
Un percorso iniziato quattro anni fa. Per più di un anno ho cercato di evitare di incontrare Ivan Basso perché sapevo che, se lo avessi incontrato, avrei rischiato di non essere capace di dirgli di no e mi sarei imbarcato in una cosa più grande di noi. Perché Ivan mi piaceva come atleta  e quindi, temevo,  mi potesse piacere anche il progetto che mi avrebbe proposto e il sogno che l’accompagnava.
 
 
- Poi?
 
Poi…poi purtroppo l’ho incontrato. E incontrandolo, ho messo a fuoco quello che avremmo potuto fare, ho capito in che modo la sua idea sarebbe stata utile per Kometa. Ed è stata una scintilla, che abbiamo racchiuso in due parole, unite: HonestFood.
 
 
- Due parole, dietro alle quali c’è un mondo intero…
 
Due parole dietro alle quali c’è il nostro mondo. C’è il nostro modo di vivere quello che facciamo e di essere azienda, c’è il nostro desiderio di offrire un modello di vita e di alimentazione sano ma allo stesso tempo alla portata di tutti. Onestà: se un cibo è onesto, può solo fare del bene. Perché non racconta bugie, non cerca scorciatoie, non nasconde nulla. Ecco, noi volevamo raccontare questo: e la squadra di ciclismo poteva davvero essere il veicolo giusto.
 
 
- E lo è stato?
 
Abbiamo trovato quello che cercavamo. Prima di tutto, abbiamo trovato le persone giuste: Ivan, ma anche Fran e Alberto Contador. Sono contento del modo in cui abbiamo affrontato questi anni, a partire dal modo in cui abbiamo gestito le difficoltà.
 
 
- E come avete comunicato il vostro modello di HonestFood?
 
Siamo stati capaci di trasmetterlo e di metterlo nelle condizioni di camminare sulle sue gambe. Decisivo è stato l’incontro con Valerio De Molli con il quale abbiamo iniziato un percorso comune sulle tematiche del food and beverage. La tematica dell’HonestFood è diventata centrale, tanto che insieme organizzeremo un forum dedicato a Bormio, nella nostra Valtellina. Un’idea ambiziosa, che De Molli ha ribattezzato "a Cernobbio del Food".
 
 
- E il ciclismo, in questo, cosa c’entra?
 
Alimentazione significa salute, significa vita sana. Ecco che lo sport, e uno sport come il ciclismo, c’entra eccome: anzi, è parte integrante dell’idea.
 
 
- Quest’anno, qualcosa è cambiato. L’arrivo di un imprenditore come Luca Spada e la sua Eolo hanno permesso un salto di qualità decisivo…
 
Con Luca Spada è arrivato un "condottiero". Perché lui è stato capace di portare quell’energia in più che serviva a questo progetto: sono contento che lui abbia assunto il ruolo di leader – di condottiero, appunto – di questo progetto perché noi eravamo arrivati al limite delle forze e delle possibilità. Abbiamo tenuto fede a tutti gli impegni assunti, e questo è motivo di orgoglio: ma serviva un cambio e serviva una guida decisa come quella assunta ora da Luca.
 
 
- E ora, come cambia il progetto?
 
Eolo e Kometa sono due aziende che hanno sintonia di valori, perché io e Luca Spada condividiamo visione e punti fermi: quando ci sono queste premesse, le cose di solito vanno bene. E io sono convinto che il prossimo triennio consoliderà il nostro progetto e aumenterà in modo esponenziale la nostra visibilità. La speranza è che anche la squadra, gradualmente, inizi a far parlare di sé grazie ai successi, alle emozioni trasmesse e ai valori difesi.
 
 
- Ecco, i valori. Quali sono i vostri valori?
 
Quelli di un contadino di montagna che, non per scelta sua, ha smesso di andare a scuola a dieci anni. Un contadino che ripeteva sempre ai suoi figli una frase: "Le parole volano, l’esempio trascina". Un contadino di montagna che si chiamava Ernesto, ed era nostro padre.
 
 
- Continui…
 
Lui ci ha trasmesso tre valori fondamentali e una qualità. Onestà. Impegno massimo nel proprio lavoro. Professionalità. In quest’ordine, perché l’onestà è la condizione di base, l’impegno è necessario e la professionalità arriva di conseguenza …
 
 
- Aveva detto tre valori e una qualità! Ci ha detto solo dei primi…
 
La qualità è quella che al sottoscritto costa più fatica, e si chiama gentilezza. Si può essere un po’ duri, può capitare di essere alle volte un po’ rudi, è normale: ma gentilezza significa vivere bene insieme agli altri, significa essere aperti verso chi ci sta di fianco. Significa rispettare le persone più semplici. Queste sono le lezioni che ci ha lasciato nostro padre.
 
 
- E come ha fatto a lasciarvi queste lezioni?
 
Con l’esempio, portandoci fin da ragazzi a lavorare nei campi o in malga con lui, vivendo. Scuole di vita, che per essere frequentate richiedono fatica, ma che lasciano un segno indelebile sulla vita.
 
 
- Cosa si aspetta dalla squadra Eolo-Kometa?
 
Vorrei che il nostro team venga sempre riconosciuto come un esempio positivo, come portatore di ottimismo e di moralità in una società che purtroppo negli ultimi trent’anni ha vissuto un declino costante culminato con l’esperienza devastante della pandemia. Siamo in un momento storico in cui c’è un grande bisogno di esempi positivi, di fiducia, di spinte silenziose per impegnarsi tutti allo spasimo per ricostruire sopra le macerie. Forse sto esagerando un po’, ma ogni tanto si può esagerare: o no? E poi, mi aspetto che la squadra ci aiuti a comunicare il nostro HonestFood.
 
 
- La squadra sarà al Giro d’Italia…un’occasione meravigliosa per farsi conoscere e comunicare…
 
E noi ne siamo felicissimi. Anche in questo caso, parlo di nostro padre che aveva come modelli di vita, oltre all’onestà, anche la laboriosità e la perseveranza: ecco, credo sia stata questa ad averci portato al Giro. Lo scorso anno è stato difficilissimo, per il team e per la Fundacion Contador: però abbiamo perseverato, abbiamo onorato ogni impegno, gli atleti hanno rinunciato a una fetta del loro compenso e qualcuno dello staff o al vertice dell’organizzazione addirittura a tutto lo stipendio. Abbiamo perseverato, tutti e tutti insieme: questa perseveranza ha posto le basi per l’arrivo di Luca Spada e per questo passo importante. Un passo che abbiamo potuto fare perché abbiamo resistito e perseverato!
 
 
- Una parola: Valtellina.
 
La nostra terra. Le nostre radici. Il nostro passato e il nostro presente. Il modo di essere di Kometa: noi montanari siamo un po’ chiusi e rudi ma siamo sempre impegnati nel rispettare gli impegni che ci assumiamo, non ci spaventa la fatica. Questa è l’eredità che ci hanno lasciato generazioni e generazioni di valtellinesi, ed è bello che anche la Valtellina contribuisca in modo diretto e reale a questo progetto: sulle sue montagne il ciclismo ha scritto pagine bellissime, Ivan Basso e Alberto Contador hanno centrato vittorie e imprese meravigliose. Tutto, torna: e tutto affonda le sue radici nel passato. Un passato che mi piacerebbe venisse raccontato un po’ di più.
 
 
- A chi e da chi?
 
Ai nostri bambini e ai nostri ragazzi, dalla scuola. I nostri bisnonni, i nostri nonni,  le nostre mamme e i nostri papà, e non parlo solo dei valtellinesi, ma degli italiani tutti, ci hanno regalato qualcosa di grandioso: libertà e benessere. Ed è un peccato che la scuola non ne parli abbastanza, che non lo trasmetta, che non insegni il nostro passato perché venga onorato e mai più dimenticato.
 
 
- Onestà, anzi: HonestFood. Sta tutto scritto qui…
 
Abbiamo deciso di scrivere queste parole sulle divise dei nostri ciclisti, sulle nostre macchine e sul nostro pullman. E io credo che per legare la parola “onestà” a una squadra di ciclismo, così come al proprio lavoro, serva un po’ di coraggio, ma soprattutto serva una convinzione fortissima nel messaggio che si vuole trasmettere. Noi abbiamo fiducia nei nostri valori, siamo certi della loro potenza. Siamo anche coscienti di essere umani e fallibili. Se cadremo … sapremo rialzarci. Se sbaglieremo … sapremo chiedere scusa e riparare. E siamo certi che questi ragazzi siano le persone giuste per farli propri e trasmetterli: quando indosseranno questa divisa nelle corse, quando non la indosseranno nella vita di tutti i giorni.
 
 
 
 
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04/04/2021
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Pasqua 2021

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04/04/2021
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"Besozzo, a "Casa Eolo" con Ivan Basso: "Struttura perfetta per il nostro team"

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 Articolo di Damiano Franzetti, Varesenews

 

 

La nuova base operativa della squadra di ciclismo è nel cuore del Varesotto: "Vicini ai laghi e alle nostre valli: qui i ritiri con i corridori". Una sala dedicata al Cuvignone: "La mia salita-test per eccellenza"

 

La sala che porta il nome del Cuvignone è attrezzata con un grande schermo per permettere le riunioni in videoconferenza: una necessità in generale, un obbligo in tempo di pandemia. Di fronte ad essa, l’ufficio principale è intitolato allo Zoncolan mentre la grande sala conferenze che si apre sul fondo del corridoio è intitolata allo Stelvio.

 
Nomi, naturalmente, non scelti a caso per caratterizzare gli spazi di "Casa Eolo", il quartier generale del team Eolo-Kometa che dopo qualche tempo di gestazione e di rodaggio è ormai operativa quasi a pieno ritmo. Siamo a Besozzo, e qui il Cuvignone è davvero a un tiro di schioppo: i primi metri di quella salita sfiorano la casa natale del grande Alfredo Binda e proprio a Cittiglio alloggeranno i corridori della squadra, quando arriveranno nel Varesotto per i ritiri e gli allenamenti alla vigilia delle prossime corse.
 

Anche la scelta dell’edificio è tutt’altro che banale: il capannone utilizzato è infatti quello in cui Luca Spada mosse i primi passi da imprenditore, la prima sede di quella che oggi è Eolo, lo sponsor principale del team e uno dei marchi più potenti del mondo economico del Varesotto. "Una storia industriale partita proprio da qui: l’augurio, la speranza e l’idea sono quelle che anche la nostra squadra di ciclismo possa essere altrettanto vincente. Siamo al lavoro per quello, e non molliamo di un centimetro".

 

Le parole sono di Ivan Basso, il team manager e l’uomo che più di tutti si è adoperato per la trasformazione di una squadra spagnola relativamente piccola in un team con licenza italiana che sogna in grande. "Come forse ricorderete, Casa Eolo era stata pensata all’interno della sede aziendale di Busto Arsizio – spiega Basso, 43 anni e due Giri d’Italia vinti – ma poi è emersa la possibilità di usare questa struttura e abbiamo preso questa decisione. Qui a Besozzo siamo proprio nel mezzo di quegli ambienti come i laghi e le salite che impreziosiscono la provincia di Varese, e inoltre abbiamo trovato un edificio già costruito con le nostre necessità e adatto alle idee che Luca e io avevamo in mente. La nostra volontà era quella di avere una base adatta alle esigenze della squadra ed eccoci qui".

 

Casa Eolo non sarà – e questo è l’aspetto più interessante dal punto di vista sportivo – solo un luogo per la direzione organizzativa o logistica del team, anzi. Con il tempo diverrà sempre più crocevia per i corridori, specie in vista dei grandi appuntamenti ciclistici: "Qualcuno è già venuto qui, ma è stato solo un assaggio. Ora, con l’arrivo del Tour of the Alps prima e soprattutto con il Giro d’Italia, il Varesotto diventerà sede dei raduni alla vigilia delle corse. Ci siamo dati questa regola, di trovarci insieme un paio di giorni prima della partenza, come avviene per i ritiri pre-partita dei calciatori – prosegue Basso – Abbiamo un accordo con un hotel di Cittiglio, la Bussola, per ospitare atleti e tecnici e potremo allenarci sulle strade della nostre valli e dei laghi. Tra il mese di marzo e quello di ottobre, in particolare, le condizioni qui sono ottimali".

 

Il Cuvignone, insomma, è sempre lì nel suo ruolo di meravigliosa palestra a cielo aperto. "Da corridore, era la salita per me cruciale, perché tra quelle che usavo abitualmente per allenarmi era quella che non mentiva mai. Il Campo dei Fiori era adatta per valutare una serie di parametri, ma erano i tempi sul Cuvignone a dirmi che la mia condizione era ideale per un grande giro. Ora spero che i ragazzi battano quei miei crono: li aspetto". Per inciso, Basso confessa che negli anni di Aldo Sassi e del Giro (vinto) 2010 il suo test prevedeva tre salite consecutive in assetto differente: medio, da gara e da cronoscalata. E l’ultimo assalto era portato a termine in 28 minuti…

 

Intanto, sulla strada che porta al Giro d’Italia, Basso non si tira indietro nel tracciare un piccolo bilancio di questo avvio di stagione, pur senza entrare troppo nei dettagli. "Non sono ancora arrivati risultati "pesanti", ma ritengo che la nostra scelta, quella di partecipare a molte corse importanti, sia quella giusta. In una fase di start up come quella in cui ci troviamo, il modo migliore di progredire è quello di competere contro i più forti: dobbiamo avere pazienza ma anche capacità di migliorare e di trovare continuità ad alti livelli. Dobbiamo ricordarci che al nostro livello non bastano le gambe e la testa, ma è necessario anche avere tanto cuore. Questo è l’unico modo per fare risultato in gare nelle quali i colossi – dalla Ineos alla Jumbo, dalla Trek alla Deceuninck e altri ancora – lasciano qualche spazio per inserirsi. Ed è necessario guardare con attenzione anche ai piazzamenti: uno come Edward Ravasi da troppo tempo non era abituato a concorrere per i piani alti. Il suo 14° posto finale alla "Coppi e Bartali" può sembrare banale e invece racchiude in sé tante note positive, tante indicazioni che mi hanno fatto piacere".

 

 

 

 

 

 

 

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01/04/2021
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