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Squadra

 


Ivan Basso, illustre visita alla Scuola di ciclismo della Fondazione Contador

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Sito ufficiale Escuela de Ciclismo Fundación Alberto Contador

 

 

I bambini della scuola di ciclismo Plaza Éboli della Fondazione Contador sono rimasti piacevolmente sorpresi pochi giorni fa quando hanno ricevuto la visita dell'italiano Ivan Basso. L'ex corridore transalpino, manager sportivo della Polartec-Kometa Continentale e ambasciatore della squadra WorldTour, Trek-Segafredo, non ha voluto perdere l'occasione di salutare i suoi membri approfittando della sua presenza a Madrid per un viaggio di lavoro legato alla squadra continentale.

 

Ivan è andato presso le strutture scolastiche del Centro Commerciale Plaza Éboli per incontrarle, e, allo stesso tempo, per approfondire il lavoro e le iniziative che si svolgono lì. "È stato qualcosa di molto bello da vivere", ha dichiarato il doppio vincitore del Giro d'Italia. "Per contemplare quell’entusiasmo nei bambini, per vedere che non si tratta solo di andare in bicicletta, ma che va oltre, che si tratta di condividere, collaborare, scambiare... È un'esperienza molto gratificante. Penso che tutto questo dia molto più valore educativo e morale alla bici. È stato un giorno molto speciale".

 

"Trovo molto interessante il fatto che il centro di questa attività sia in un centro commerciale, un luogo pubblico, accessibile a molte persone. È un posto magnifico per offrire e promuovere questo tipo di attività. E la persona che gestisce è molto competente, fantastica. Félix (García Casas) è una grande persona, ma anche un grande conoscitore di questo sport in tutti i suoi angoli e aspetti", aggiunge.

 

"Siamo lieti, e molto grati, di avere tali strutture nella nostra scuola di ciclismo, una struttura ben attrezzata che purtroppo non molte scuole hanno. Abbiamo il privilegio di avere una buonissima infrastruttura", sottolinea Félix García Casas, direttore della scuola, che è anche manager sportivo delle squadre della Fondazione, a proposito degli impianti del Centro Commerciale Plaza Éboli. Un Garcia Casas che esprime i sentimenti dei membri della scuola ricevendo una visita così illustre: "I loro volti non mentono : erano meravigliati".

 

 

 

 

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20/04/2018
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Nuovo sito web per la Polartec-Kometa

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Sito ufficiale Polartec-Kometa 

 

 

Il sito web della squadra continentale Polartec-Kometa è stato rinnovato. Il nuovo spazio delle squadra su Internet, che era in funzione da qualche settimana in modalità test, è ora una realtà che può essere visitata. Un sito rinnovato, con un design più attuale, epurato. Un sito web disponibile in due lingue (spagnolo e inglese). Un sito web per una nuova era in cui i propri contenuti e social network attivi di una squadra presente in Twitter, Facebook e Instagram saranno aggiornati.

 

Il nuovo sito internet della Polartec-Kometa Continentale (http://polarteckometateam.com/) si unisce agli spazi già esistenti all’interno della Fondazione Alberto Contador, dedicata allo stesso Alberto, alla Fondazione, alla Scuola di Ciclismo e alle squadre Junior e U23.

 

"Era una delle nostre priorità", dice Fran Contador, responsabile della formazione, "uno spazio dove tutti gli appassionati di ciclismo non solo sono i benvenuti, ma vogliamo che sia anche il loro spazio. È molto importante per dare visibilità ai nostri sponsor e affinché chiunque abbia un interesse per la squadra possa seguire, giorno per giorno, la sua storia, le informazioni dettagliate dei nostri corridori... È una pagina molto attuale e diversa rispetto alle altre squadre".

 

"Abbiamo creato un sito web molto moderno, focalizzato sui multimedia (fotografie e video), con un design adattabile a tutti i dispositivi, e un’attenzione particolare alla visualizzazione mobile. Tutto questo utilizzando tecnologie moderne che consentono una buonissima ottimizzazione, migliorando la velocità di caricamento e quindi l'esperienza dell'utente", spiega Daniel Aguilar, uno dei responsabili del progetto. "Abbiamo cercato una grafica attuale, che aumenta la visibilità dei corridori", afferma Rubén Illescas, un altro dei responsabili di questo progetto.

 

 

 

 

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20/04/2018
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Matteo Moschetti : "Mio sogno ? diventare un corridore di classiche"

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Sito ufficiale Polartec-Kometa

 

 

La stagione di Matteo Moschetti (Milano, 1996) è eccezionale. Dopo la sua serie di sei successi, dopo i quali la Trek-Segafredo ha confermato la sua firma per la sua formazione World Tour per le prossime due stagioni, il corridore lombardo ha debuttato in Nazionale vincendo l'olandese ZLM Tour, quarto appuntamento della Coppa delle Nazioni UCI. Abbiamo chiacchierato con l'uomo veloce della Polartec-Kometa del suo passato, della sua vita quotidiana e anche del suo futuro. Un talento di 21 anni e un sorriso grande, fresco e contagioso.

 

 

- Matteo, sette vittorie finora in questa stagione. All'inizio dell'anno, pensavi che a questo punto avresti ottenuto così tanti successi ?

 

La verità è che quando è iniziato l'anno non immaginavo che ne sarebbero arrivati così tanti. Ma sono molto, molto felice e spero di continuare così.

 

 

- Come ti sei avvicinato quest’anno all’ inizio di stagione ?

 

Con il Centro Mapei Sport Center abbiamo programmato di arrivare al Giro d'Italia U23 in condizioni ottimali (la 41° edizione si terrà dal 7 al 17 giugno), ma senza perdere di vista l’inizio stagione ed essendo competitivi già nella prima gara, la Vuelta a Valencia.

 

 

- La tua prima vittoria dell’anno, inoltre, fu la prima vittoria continentale di Polartec-Kometa. Cosa hai provato in quella doppia circostanza ?

 

Per me è un grande piacere e un grande onore ottenere questa vittoria e questa coincidenza, che rimarrà sempre.

 

 

- La vittoria del  ZLM Tour con la Nazionale, contro avversari di grande potenziale, è la prima che è arrivata dopo la tua firma per la Trek-Segafredo. È una vittoria molto speciale, più speciale o sono tutte speciali ?

 

Sono tra quelli che pensano che tutte le vittorie siano speciali, perché ogni gara è diversa, difficile in sé. E vincere non è mai facile. Questa vittoria in Olanda è stata molto importante per la squadra Nazionale, perché ha ottenuto più punti nella classifica della Nations Cup, e anche per me perché è stata la mia prima vittoria con la maglia azzurra. Naturalmente, senza il supporto della Polartec-Kometa non sarebbe possibile andare con la Nazionale e questo è qualcosa per cui sono anche molto grato alla squadra.

 

 

- Il tuo talento di velocista è chiaro. Ti consideri un velocista puro o pensi di poter evolvere in un altro tipo di corridore ?

 

Non mi considero un puro velocista, anche se in questo momento lo sono. Non lo so, vedremo in futuro. Sarà molto più difficile competere con famosi velocisti come Mark Cavendish o Marcel Kittel, per citarne solo due. Spero di diventare un ciclista completo, su tutti i terreni, anche se devo migliorare in salita. La verità è che la velocità è la mia caratteristica principale, ma non so cosa accadrà in futuro. Mi piacerebbe essere un corridore di classiche. È il mio sogno.

 

 

- Chi è il velocista che ammiri di più, quello che ti piace di più ?

 

È una domanda difficile. Mi piacciono Mark Cavendish... e Peter Sagan.

 

 

- E nel ciclismo in generale, quale ciclista ammiri di più, quello che apprezzi di più ?

 

Il mio ciclista preferito è Gianni Bugno. Può sembrare strano, perché non gareggia più, ma l’ho visto tanto in video. I suoi mondiali... Era un grande corridore ed è anche una grande persona. Per me è un riferimento, un profilo che voglio seguire, per cercare di essere un ciclista simile.

 

 

- Matteo, raccontaci le tue abitudini di allenamento. Molta palestra ? Solo bici ? Su quali percorsi ti alleni ? Essendo milanese, hai molto traffico nella tua zona o vivi fuori ?

 

Fuori stagione, in inverno, lavoro molto in palestra. Novembre, dicembre, un po' in gennaio... Quando iniziano le gare lasciamo la palestra e ci alleniamo solo in bicicletta. Ogni giorno, con una pianificazione diversa. Non vivo nel centro di Milano, ma a circa 20 chilometri, al sud. Allenarsi qui non è facile perché, come in qualsiasi grande città, c’è molto traffico. E le salite più vicine sono a due ore di bicicletta. Ma mi piace dove vivo, non è male.

 

 

- Da velocista, ti piacciono le salite ? Ne hai una preferita, per i paesaggi, per la durezza, per i ricordi dell’infanzia ?

 

La salita non è una cosa che mi piace particolarmente. Durante l'allenamento non c'è molto problema, ma in gara soffro molto. Con la velocità, in gara, affrontare una salita è anche doloroso per me. Non essendo un scalatore in generale, e trovando sempre difficile qualsiasi salita, non ho nessuna salita speciale o che mi piaccia particolarmente.

 

 

- Abbiamo parlato del tuo arrivo nella squadra Polartec-Kometa. Come è stata la sua esperienza all'interno della squadra ?

 

Dopo aver vinto il campionato nazionale italiano lo scorso giugno, Ivan Basso mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto venire quest'anno. Non ho riflettuto molto, è stata una decisione molto facile. Stavo per venire in questa grande squadra. E la verità è che sono molto felice di aver preso questa decisione. È un'esperienza incredibile. Sono molto sorpreso dalla grande organizzazione della Polartec-Kometa, dalla passione di Alberto, Fran o Ivan, dall'avere uno staff molto impegnato che lavora per noi ogni secondo. Con i compagni di squadra il rapporto è molto buono, sono molto sorpreso del livello di tutti e penso che nei due grandi obiettivi della squadra, il Giro Baby e il Giro di Aosta, che sono due gare molto dure con tante montagne, la Polartec-Kometa farà molto, molto bene.

 

 

- Anche se il tuo futuro è alla Trek-Segafredo, questa stagione sei ancora con la Polartec-Kometa. Hai segnato un obiettivo nei tuoi ultimi mesi o vivrai giorno per giorno ?

 

La stagione, ovviamente, non è ancora finita. Abbiamo molte corse e molti obiettivi. Personalmente non ho un obiettivo prefissato, penso che tutte le gare siano importanti per me e per la squadra. Voglio mostrare il mio potenziale, ottenere buoni risultati e lasciare un grande ricordo di me qui. Penso che questo sarebbe il mio obiettivo migliore.

 

 

 

 

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19/04/2018
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Matteo Moschetti : "Mi manda Basso"

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Intervista di Andrea Schiavon, Tuttosport 

 

 

Conoscere il passato ti aiuta a non farti abbagliare dal presente e a immaginare in maniera più chiara il futuro. Matteo Moschetti ha smesso di studiare tre anni fa, dopo la maturità, per inseguire i suoi sogni su due ruote, ma in storia e geografia ciclistiche se la cava più che bene. "Un grande ciclista bretone ? Bernard Hinault" risponde senza esitazione il dilettante più vincente in circolazione. Con sette successi stagionali, Moschetti è il giovane italiano che più si è fatto notare in questa prima parte di stagione, vincendo un po’ dovunque: dalla Turchia a Rodi, dalla Francia all’Olanda.  


"E l’ultimo successo, al ZLM Tour, ha un sapore particolare, perché l’ho ottenuto con la maglia della Nazionale. L’anno scorso in azzurro non ero riuscito a fare granché" racconta il 21enne (è nato il 14 agosto 1996) di Robecco sul Naviglio. 

 

 

- Cos’è successo ? è approdato alla squadra di Alberto Contador e si è sbloccato ? 

 

"In realtà la mia preparazione non è cambiata in maniera radicale rispetto a quando correvo per la Viris Vigevano. Diciamo che la nuova squadra mi ha permesso di arrivare più pronto a inizio stagione". 

 

 

- In che modo ? 

 

"Dove vivo, tra Milano e Novara, non è facile allenarsi bene d’inverno. Con la Polartec-Kometa tra dicembre e gennaio abbiamo fatto due raduni nel sud della Spagna e questo mi ha permesso di accumulare chilometri". 

 

 

- A portarla nella squadra spagnola è stato Ivan Basso. Come l’ha convinta ? 

 

"Non ha certo dovuto insistere. Ho impiegato pochi secondi a dirgli di sì. Se Contador e Basso decidono di scommettere su di te, come fai a rifiutare ?". 

 

 

- E che tipo di dirigenti sono ? 

 

"Molto presenti. Con Ivan ci conoscevamo già, mentre Alberto è stato una scoperta". 

 

 

- In che senso ? 

 

"In raduno esce con noi in bici ed è uno spettacolo vederlo pedalare. E poi ha un carisma eccezionale. Una sera ha fatto un discorso alla squadra su cosa significhi fare il ciclista. Non ha detto cose nuove, ma ha parlato con una tale passione che mi ha fatto venire i brividi".  

 

 

- Come può migliorare ancora Matteo Moschetti ? 

 

"Devo crescere in tutto. Mi fa ridere chi mi dice che quest’anno ho solo due vittorie in meno di Valverde... lui corre nel World Tour, io no". 

 

 

- Baratterebbe le sue sette vittorie per una sola nel World Tour ? 

 

"Anche per un piazzamento tra i primi dieci. Alla Vuelta Valenciana c’erano 12 squadre del World Tour e mi sono reso conto di quanta strada devo percorrere per arrivare a quel livello". 

 

 

- Un contratto però l’ha già ottenuto : dal 2019 correrà per la Trek... 

 

"Questo mi dà tranquillità, ma significa anche che devo fare sul serio". 

 

 

- Un sacrificio per stare tra i grandi ? 

 

"Mi sa che dovrò perdere 3-4 chili. Adesso ne peso 73 per 1 metro e 80 di altezza". 

 

 

- E la prossima vittoria ? Ha già qualcosa in mente ? 

 

"A fine mese c’è il Tour della Bretagna. Non sarebbe male vincere a casa di Hinault". 

 

 

 

 

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17/04/2018
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Fran Contador : "Il passaggio di Matteo Moschetti alla Trek è il successo di tutti"

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Comunicato stampa della Polartec-Kometa 

 

 

In soli tre mesi di esistenza, la Polartec-Kometa è riuscita a far passare uno dei suoi ciclisti nella top categoria del ciclismo professionistico. L'italiano Matteo Moschetti, uno dei nuovi talenti nelle volate, si è assicurato un posto nella Trek-Segafredo per i prossimi due anni, dopo un brillante inizio di stagione in cui il corridore milanese ha ottenuto sei vittorie finora. Un successo tanto inaspettato quanto eccitante per la Fondazione. Un risultato che rafforza il suo ruolo e la sua ragion d’essere.

 

"Per un progetto come quello della Polartc-Kometa, completamente nuovo, il fatto di promuovere un ciclista in soli tre mesi della categoria continentale per il World Tour è qualcosa che nessuno di noi poteva immaginare e siamo pienamente consapevoli della difficoltà. Se ci fosse stato detto tre mesi fa, non ci avremmo creduto", dice Fran il manager. "Alla Polartec-Kometa siamo tutti orgogliosi, a cominciare da tutti i suoi colleghi e tutto il personale. È il successo di tutti, perché questo è uno sforzo di squadra. Questa volta era Matteo, ma il prossimo può essere qualsiasi dei nostri corridori".

 

"Siamo nati come squadra di sviluppo della Trek-Segafredo in questi due anni e il nostro obiettivo è che i nostri corridori continuino a fare il salto nella categoria superiore. Il supporto di Trek è qualcosa che alla fine ci ha dato molte possibilità. Avere il loro sostegno è stato vitale per tutti noi per acquisire fiducia quando abbiamo iniziato il progetto. Questa fiducia ha reso la Polartec-Kometa, in soli tre mesi, una delle squadre di riferimento della sua categoria, un risultato molto complicato da ottenere. La nostra idea e il nostro impegno sono di continuare a imparare e migliorare", conclude Contador.

 

"Questa prima parte della stagione è stata fantastica. Vincere non è mai facile, ma farlo in sei gare è una cosa meravigliosa. Sono ancora più felice di farlo in una squadra potente come Polartec-Kometa, con compagni così forti e uno staff incredibile. Il fatto di correre nella squadra di Alberto Contador è una cosa per me incredibile", apprezza e ringrazia Matteo Moschetti.

 

Il lombardo, figlio di ex-ciclista (sua madre venne a gareggiare in una delle prime edizioni del Giro d’Italia femminile), passa dal calcio al ciclismo all'età di sei anni, dopo aver frequentato una competizione al quale ha preso parte un cugino. Guardando al futuro, il suo sogno è chiaro : "Sogno di vincere una gara come la Milano-Sanremo o una tappa in un grande giro, soprattutto il Tour de France, ma l'obiettivo principale è quello di essere un corridore professionista per molti anni, avere una lunga carriera".

 

Per il momento Matteo ha davanti a sé un intero 2017 per continuare il suo sviluppo sportivo : "Speriamo che continui a correre con noi nella categoria continentale e che continua a crescere, così l'anno prossimo sarà molto più facile per Matteo di adattarsi alla categoria più alta. Speriamo che Matteo avrà un grande futuro, è chiaro che ha molte qualità".

 

 

 

 

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04/04/2018
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Matteo Moschetti, la stella della Polartec-Kometa correrà per la Trek-Segafredo nel 2019

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Dopo le vittorie, la firma : Matteo Moschetti correrà alla Trek-Segafredo per le stagioni 2019 e 2020. Una prestigiosa squadra World Tour per il campione d’Italia U23, che con la Polartec-Kometa, in solo due mesi, ha già ottenuto sei successi (2 tappe al Tour Antalya, il GP Rhodes, 1 tappa al Tour of Rhodes e due al Tour de Normandie).

 

Matteo è felicissimo di questo salto di qualità, in una squadra dove era stagista l’anno scorso : "Non vedo l'ora di entrare a far parte di una grande squadra come la Trek Segafredo. Durante lo stage dello scorso agosto in Colorado ho avuto la possibilità di conoscere il team e da allora ho lavorato molto per migliorare. Sono davvero entusiasta di approdare alla Trek Segafredo nel 2019 ma prima penso a far bene con la maglia della Polartec-Kometa".

 

Questa firma è anche una bellissima notizia per la formazione spagnola, come lo spiega Fran Contador, il manager amministrativo della squadra : "Per il nostro team questa è ovviamente un'ottima notizia. Matteo è il primo corridore che passa al team WorldTour e questo è in fondo il nostro obiettivo. Vedere questo primo trasferimento dopo i primi mesi di attività ci rende molto orgogliosi e felici e soprattutto ci dà una grande motivazione".

 

Il manager generale della Trek-Segafredo, Luca Guercilena, ha fortemente voluto il giovane talento italiano : "Matteo è il primo frutto del nostro team di sviluppo e non vediamo l’ora di cominciare a lavorare con lui. Ci ha convinto già da stagista ma abbiamo pensato che fosse più saggio lasciarlo maturare nella squadra continentale. Ma sei vittorie in poco più di un mese dimostrano che è pronto per approdare nel WorldTour".

 

Ma per ora resta una stagione da continuare con la Polartec-Kometa. Matteo, che è attualmente al secondo posto tra i corridori più vittoriosi nel 2018, al pari di Elia Viviani e alle spalle di Alejandro Valverde, conta ancora alzare le braccia…vittoria chiama vittoria.

 

 

 

 

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26/03/2018
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Virtual reVolution, quando la tecnologia incontra lo sport

 

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Un pomeriggio sotto il segno della tecnologia e dello sport : Ivan era oggi l’ospite d’onore dell’evento organizzato da CA Technologies Italia e Digitalic, dove diversi ospiti sono intervenuti sul tema della Digital Transformation. Per Ivan è stato l’occasione di parlare del progetto giovani iniziato l’anno scorso con la Trek-Segrafredo e continuato quest’anno con la Polartec-Kometa. Si dichiara orgoglioso e felice di questo progetto, dal quale spera di poter individuare nuovi campioni, ma soprattutto grandi uomini : "È un progetto ambizioso, che ho accettato di seguire con grande piacere, perché crediamo nelle future generazioni. Trek ha voglia di futuro e per questa dobbiamo cercare non solo nuovi campioni ma nuove forze, nuovi ragazzi che possono essere parte integrante della Trek dei prossimi anni. E per questo l’anno scorso abbiamo monitorato un cinquantina di ragazzi e quest’anno dodici fanno parte della nostra squadra giovanile. Tra questi non sappiamo quanti campioni ci saranno ma saranno futuri uomini". 

 

Dopo la sua carriera Ivan si è quindi rimesso in gioco, una scelta fortemente voluta : "Per tutta la mia vita sono sempre stato servito. Quando hai la responsabilità di vincere lavori molto meno degli altri, finalizzi. Oggi mi sono spogliato di tutti i privilegi che ho avuto in questi anni e ho cercato di imparare un nuovo mestiere. La stagione è iniziata molto bene, è iniziata vincendo ma soprattutto convincendo e questo mi rende molto felice per Trek ed i miei ragazzi che sono veramente molto bravi". 

 

Al di là dei risultati, la squadra è anche molto attenta al percorso scolastico dei giovani. Ivan spiega che da qualche anno le mentalità sono cambiate : "Ultimamente c’è un cambio, i ragazzi non lasciano più la scuola per correre in bici. I ragazzi che sono forti in bici sono anche molto bravi a scuola. Questo è un segnale importante perché nella nostra squadra non ci sono ragazzi che non hanno terminato gli studi. E se durante l’anno scolastico ci sono delle difficoltà, il ragazzo viene fermato, finisce la scuola, cerca di usciere del migliore dei modi dell’anno scolastico e dopo riprende l’attività nel mese di giugno. Abbiamo anche questa attenzione". 

 

Scegliere i ragazzi è anche una parte importante del lavoro di Ivan. Ma non è sempre facile : "Mi fido molto del mio feeling. È molto complicato dire di no ad un ragazzo perché alla fine se sono 50, devi dire di sì a 10-12 e agli altri 40 devi dire di no. E devi anche spiegare perché. Per l’annuncio della scelta finale cerco di non sedermi di fronte a lui ma di sedermi al suo fianco, di ragionare da papà, anche perché un ragazzo di 17-18 anni potrebbe essere mio figlio, da dirigente sportivo, da ex-corridore e soprattutto da persona che vuole consigliare a questo ragazzo la cosa migliore per il futuro. Devo pensare a l’uomo prima dello sportivo. Cerco sempre di mettermi nelle condizioni di prendere una decisione con il cuore, con la testa e per il bene del ragazzo". 

 

E quando Ivan parla del suo proprio percorso, si capisce bene che oltre al talento ci vuole tanta passione, lui che racconta di essere diventato ciclista dopo aver visto la maglia rosa di Moser nel 1984 e che è poi diventata sua 25 anno dopo : "Ho smesso a 38 anni senza il minimo rimpianto. È bello smettere sapendo di aver dato tutto. Sono stato molto fortunato perché era un gioco che è poi diventato il mio lavoro ed è tutt’ora il mio gioco preferito. La bici mi ha educato perché costa tanto sacrificio. Negli anno dell’adolescenza ci sono tante cose più interessanti da fare che andare ad allenarsi e correre tutti i week-end. Ma nel tempo ho cercato di mettere sempre davanti il mio sogno, quello di arrivare un giorno a correre in bici, correre il Giro d’Italia, vestire la Magli Rosa. Tutti i giorni ho cercato di dare il meglio. Il ciclismo mi ha dato la capacità di soffrire, di migliorarmi, di rialzarmi, anche di saper vincere. Perché vincere è un mestiere che tu impari. Il talento magari ti viene dato da madre natura ma per vincere devi essere capace di conquistare questa cosa tutti i giorni".

 

Il sacrificio ma anche la tecnologia. Ivan ne sottolinea l’importanza nel ciclismo moderno : "Il tempismo è fondamentale. Per raggiungere l'eccellenza servono coordinazione e ottimizzazione del tempo. Questo significa arrivare per primi ancora prima di iniziare a correre. Ci sono 17 squadre nel World Tour, è chiaro che chi ha la tecnologia migliore, chi è capace più di ottimizzare il tempo, è quello che alla fine si presenta alla linea di partenza con un vantaggio".

 

Un pomeriggio tecnologico ma il suo ultimo pensiero Ivan lo vuole di cuore, per i suoi tifosi : "Il pubblico con me è sempre stato vicino, anche nei momenti più difficili della mia carriera. Alla fine la vittoria più importante non è tanto di aver vinto un Giro d’Italia ma è di essere riuscito a regalare un’emozione. Questo per me è la gratificazione più grande, di essere riuscito a regalare un po’ per volta qualcosa di emozionante. Trasmettere emozioni, non solo trasmettere risultati sportivi". 

 

 

L'intervento di Ivan in video :

 

 

 

 

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13/03/2018
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