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Ivan Basso Daily Blog

Squadra

 


Una parola: onestà. E un condottiero: Luca Spada. Nel nome di nostro padre Ernesto

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team
 
 
Giacomo Pedranzini, ad di Kometa, racconta la sua storia: "Con il ciclismo, trasmettiamo i nostri valori. Al Giro grazie alla nostra perseveranza".
 
Radici. Ecco: se c’è una parola che torna alla mente parlando con Giacomo Pedranzini – l’ad di Kometa – è proprio questa. Radici. Non c’è pensiero, non c’è risposta, non c’è immagine che non rimandi a questa semplice parola: radici. Le radici che servono per stare saldi, le radici che servono per vivere, le radici che servono per tenerti sempre e comunque con i piedi per terra, le radici che non ti fanno mai dimenticare da dove arrivi e ti portano in profondità. Tre anni fa, Kometa ha deciso di affiancare il suo nome a un progetto: quello di una squadra di ciclismo che fosse in grado di trasmettere i valori e le peculiarità del suo nome. Oggi, il progetto iniziale è cresciuto grazie all’arrivo di un marchio importante come Eolo: ma l’idea iniziale, quella, è rimasta la stessa.
 
"Sono stati – dice Giacomo Pedranzini – tre anni molto impegnativi e difficili, soprattutto l’ultimo. Ma sono stati anche tre anni in cui abbiamo confermato quegli obiettivi che ci eravamo prefissi di conseguire. Probabilmente avremmo potuto fare meglio, probabilmente non abbiamo dedicato a questo progetto tutto il tempo e le energie che sarebbero servite, ma abbiamo messo tutto quello che potevamo: da ogni punto di vista. Ci eravamo prefissi un percorso, abbiamo fatto la strada che volevamo fare".
 
 
- Raccontiamolo, questo percorso.
 
Un percorso iniziato quattro anni fa. Per più di un anno ho cercato di evitare di incontrare Ivan Basso perché sapevo che, se lo avessi incontrato, avrei rischiato di non essere capace di dirgli di no e mi sarei imbarcato in una cosa più grande di noi. Perché Ivan mi piaceva come atleta  e quindi, temevo,  mi potesse piacere anche il progetto che mi avrebbe proposto e il sogno che l’accompagnava.
 
 
- Poi?
 
Poi…poi purtroppo l’ho incontrato. E incontrandolo, ho messo a fuoco quello che avremmo potuto fare, ho capito in che modo la sua idea sarebbe stata utile per Kometa. Ed è stata una scintilla, che abbiamo racchiuso in due parole, unite: HonestFood.
 
 
- Due parole, dietro alle quali c’è un mondo intero…
 
Due parole dietro alle quali c’è il nostro mondo. C’è il nostro modo di vivere quello che facciamo e di essere azienda, c’è il nostro desiderio di offrire un modello di vita e di alimentazione sano ma allo stesso tempo alla portata di tutti. Onestà: se un cibo è onesto, può solo fare del bene. Perché non racconta bugie, non cerca scorciatoie, non nasconde nulla. Ecco, noi volevamo raccontare questo: e la squadra di ciclismo poteva davvero essere il veicolo giusto.
 
 
- E lo è stato?
 
Abbiamo trovato quello che cercavamo. Prima di tutto, abbiamo trovato le persone giuste: Ivan, ma anche Fran e Alberto Contador. Sono contento del modo in cui abbiamo affrontato questi anni, a partire dal modo in cui abbiamo gestito le difficoltà.
 
 
- E come avete comunicato il vostro modello di HonestFood?
 
Siamo stati capaci di trasmetterlo e di metterlo nelle condizioni di camminare sulle sue gambe. Decisivo è stato l’incontro con Valerio De Molli con il quale abbiamo iniziato un percorso comune sulle tematiche del food and beverage. La tematica dell’HonestFood è diventata centrale, tanto che insieme organizzeremo un forum dedicato a Bormio, nella nostra Valtellina. Un’idea ambiziosa, che De Molli ha ribattezzato "a Cernobbio del Food".
 
 
- E il ciclismo, in questo, cosa c’entra?
 
Alimentazione significa salute, significa vita sana. Ecco che lo sport, e uno sport come il ciclismo, c’entra eccome: anzi, è parte integrante dell’idea.
 
 
- Quest’anno, qualcosa è cambiato. L’arrivo di un imprenditore come Luca Spada e la sua Eolo hanno permesso un salto di qualità decisivo…
 
Con Luca Spada è arrivato un "condottiero". Perché lui è stato capace di portare quell’energia in più che serviva a questo progetto: sono contento che lui abbia assunto il ruolo di leader – di condottiero, appunto – di questo progetto perché noi eravamo arrivati al limite delle forze e delle possibilità. Abbiamo tenuto fede a tutti gli impegni assunti, e questo è motivo di orgoglio: ma serviva un cambio e serviva una guida decisa come quella assunta ora da Luca.
 
 
- E ora, come cambia il progetto?
 
Eolo e Kometa sono due aziende che hanno sintonia di valori, perché io e Luca Spada condividiamo visione e punti fermi: quando ci sono queste premesse, le cose di solito vanno bene. E io sono convinto che il prossimo triennio consoliderà il nostro progetto e aumenterà in modo esponenziale la nostra visibilità. La speranza è che anche la squadra, gradualmente, inizi a far parlare di sé grazie ai successi, alle emozioni trasmesse e ai valori difesi.
 
 
- Ecco, i valori. Quali sono i vostri valori?
 
Quelli di un contadino di montagna che, non per scelta sua, ha smesso di andare a scuola a dieci anni. Un contadino che ripeteva sempre ai suoi figli una frase: "Le parole volano, l’esempio trascina". Un contadino di montagna che si chiamava Ernesto, ed era nostro padre.
 
 
- Continui…
 
Lui ci ha trasmesso tre valori fondamentali e una qualità. Onestà. Impegno massimo nel proprio lavoro. Professionalità. In quest’ordine, perché l’onestà è la condizione di base, l’impegno è necessario e la professionalità arriva di conseguenza …
 
 
- Aveva detto tre valori e una qualità! Ci ha detto solo dei primi…
 
La qualità è quella che al sottoscritto costa più fatica, e si chiama gentilezza. Si può essere un po’ duri, può capitare di essere alle volte un po’ rudi, è normale: ma gentilezza significa vivere bene insieme agli altri, significa essere aperti verso chi ci sta di fianco. Significa rispettare le persone più semplici. Queste sono le lezioni che ci ha lasciato nostro padre.
 
 
- E come ha fatto a lasciarvi queste lezioni?
 
Con l’esempio, portandoci fin da ragazzi a lavorare nei campi o in malga con lui, vivendo. Scuole di vita, che per essere frequentate richiedono fatica, ma che lasciano un segno indelebile sulla vita.
 
 
- Cosa si aspetta dalla squadra Eolo-Kometa?
 
Vorrei che il nostro team venga sempre riconosciuto come un esempio positivo, come portatore di ottimismo e di moralità in una società che purtroppo negli ultimi trent’anni ha vissuto un declino costante culminato con l’esperienza devastante della pandemia. Siamo in un momento storico in cui c’è un grande bisogno di esempi positivi, di fiducia, di spinte silenziose per impegnarsi tutti allo spasimo per ricostruire sopra le macerie. Forse sto esagerando un po’, ma ogni tanto si può esagerare: o no? E poi, mi aspetto che la squadra ci aiuti a comunicare il nostro HonestFood.
 
 
- La squadra sarà al Giro d’Italia…un’occasione meravigliosa per farsi conoscere e comunicare…
 
E noi ne siamo felicissimi. Anche in questo caso, parlo di nostro padre che aveva come modelli di vita, oltre all’onestà, anche la laboriosità e la perseveranza: ecco, credo sia stata questa ad averci portato al Giro. Lo scorso anno è stato difficilissimo, per il team e per la Fundacion Contador: però abbiamo perseverato, abbiamo onorato ogni impegno, gli atleti hanno rinunciato a una fetta del loro compenso e qualcuno dello staff o al vertice dell’organizzazione addirittura a tutto lo stipendio. Abbiamo perseverato, tutti e tutti insieme: questa perseveranza ha posto le basi per l’arrivo di Luca Spada e per questo passo importante. Un passo che abbiamo potuto fare perché abbiamo resistito e perseverato!
 
 
- Una parola: Valtellina.
 
La nostra terra. Le nostre radici. Il nostro passato e il nostro presente. Il modo di essere di Kometa: noi montanari siamo un po’ chiusi e rudi ma siamo sempre impegnati nel rispettare gli impegni che ci assumiamo, non ci spaventa la fatica. Questa è l’eredità che ci hanno lasciato generazioni e generazioni di valtellinesi, ed è bello che anche la Valtellina contribuisca in modo diretto e reale a questo progetto: sulle sue montagne il ciclismo ha scritto pagine bellissime, Ivan Basso e Alberto Contador hanno centrato vittorie e imprese meravigliose. Tutto, torna: e tutto affonda le sue radici nel passato. Un passato che mi piacerebbe venisse raccontato un po’ di più.
 
 
- A chi e da chi?
 
Ai nostri bambini e ai nostri ragazzi, dalla scuola. I nostri bisnonni, i nostri nonni,  le nostre mamme e i nostri papà, e non parlo solo dei valtellinesi, ma degli italiani tutti, ci hanno regalato qualcosa di grandioso: libertà e benessere. Ed è un peccato che la scuola non ne parli abbastanza, che non lo trasmetta, che non insegni il nostro passato perché venga onorato e mai più dimenticato.
 
 
- Onestà, anzi: HonestFood. Sta tutto scritto qui…
 
Abbiamo deciso di scrivere queste parole sulle divise dei nostri ciclisti, sulle nostre macchine e sul nostro pullman. E io credo che per legare la parola “onestà” a una squadra di ciclismo, così come al proprio lavoro, serva un po’ di coraggio, ma soprattutto serva una convinzione fortissima nel messaggio che si vuole trasmettere. Noi abbiamo fiducia nei nostri valori, siamo certi della loro potenza. Siamo anche coscienti di essere umani e fallibili. Se cadremo … sapremo rialzarci. Se sbaglieremo … sapremo chiedere scusa e riparare. E siamo certi che questi ragazzi siano le persone giuste per farli propri e trasmetterli: quando indosseranno questa divisa nelle corse, quando non la indosseranno nella vita di tutti i giorni.
 
 
 
 
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04/04/2021
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Pasqua 2021

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04/04/2021
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"Besozzo, a "Casa Eolo" con Ivan Basso: "Struttura perfetta per il nostro team"

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 Articolo di Damiano Franzetti, Varesenews

 

 

La nuova base operativa della squadra di ciclismo è nel cuore del Varesotto: "Vicini ai laghi e alle nostre valli: qui i ritiri con i corridori". Una sala dedicata al Cuvignone: "La mia salita-test per eccellenza"

 

La sala che porta il nome del Cuvignone è attrezzata con un grande schermo per permettere le riunioni in videoconferenza: una necessità in generale, un obbligo in tempo di pandemia. Di fronte ad essa, l’ufficio principale è intitolato allo Zoncolan mentre la grande sala conferenze che si apre sul fondo del corridoio è intitolata allo Stelvio.

 
Nomi, naturalmente, non scelti a caso per caratterizzare gli spazi di "Casa Eolo", il quartier generale del team Eolo-Kometa che dopo qualche tempo di gestazione e di rodaggio è ormai operativa quasi a pieno ritmo. Siamo a Besozzo, e qui il Cuvignone è davvero a un tiro di schioppo: i primi metri di quella salita sfiorano la casa natale del grande Alfredo Binda e proprio a Cittiglio alloggeranno i corridori della squadra, quando arriveranno nel Varesotto per i ritiri e gli allenamenti alla vigilia delle prossime corse.
 

Anche la scelta dell’edificio è tutt’altro che banale: il capannone utilizzato è infatti quello in cui Luca Spada mosse i primi passi da imprenditore, la prima sede di quella che oggi è Eolo, lo sponsor principale del team e uno dei marchi più potenti del mondo economico del Varesotto. "Una storia industriale partita proprio da qui: l’augurio, la speranza e l’idea sono quelle che anche la nostra squadra di ciclismo possa essere altrettanto vincente. Siamo al lavoro per quello, e non molliamo di un centimetro".

 

Le parole sono di Ivan Basso, il team manager e l’uomo che più di tutti si è adoperato per la trasformazione di una squadra spagnola relativamente piccola in un team con licenza italiana che sogna in grande. "Come forse ricorderete, Casa Eolo era stata pensata all’interno della sede aziendale di Busto Arsizio – spiega Basso, 43 anni e due Giri d’Italia vinti – ma poi è emersa la possibilità di usare questa struttura e abbiamo preso questa decisione. Qui a Besozzo siamo proprio nel mezzo di quegli ambienti come i laghi e le salite che impreziosiscono la provincia di Varese, e inoltre abbiamo trovato un edificio già costruito con le nostre necessità e adatto alle idee che Luca e io avevamo in mente. La nostra volontà era quella di avere una base adatta alle esigenze della squadra ed eccoci qui".

 

Casa Eolo non sarà – e questo è l’aspetto più interessante dal punto di vista sportivo – solo un luogo per la direzione organizzativa o logistica del team, anzi. Con il tempo diverrà sempre più crocevia per i corridori, specie in vista dei grandi appuntamenti ciclistici: "Qualcuno è già venuto qui, ma è stato solo un assaggio. Ora, con l’arrivo del Tour of the Alps prima e soprattutto con il Giro d’Italia, il Varesotto diventerà sede dei raduni alla vigilia delle corse. Ci siamo dati questa regola, di trovarci insieme un paio di giorni prima della partenza, come avviene per i ritiri pre-partita dei calciatori – prosegue Basso – Abbiamo un accordo con un hotel di Cittiglio, la Bussola, per ospitare atleti e tecnici e potremo allenarci sulle strade della nostre valli e dei laghi. Tra il mese di marzo e quello di ottobre, in particolare, le condizioni qui sono ottimali".

 

Il Cuvignone, insomma, è sempre lì nel suo ruolo di meravigliosa palestra a cielo aperto. "Da corridore, era la salita per me cruciale, perché tra quelle che usavo abitualmente per allenarmi era quella che non mentiva mai. Il Campo dei Fiori era adatta per valutare una serie di parametri, ma erano i tempi sul Cuvignone a dirmi che la mia condizione era ideale per un grande giro. Ora spero che i ragazzi battano quei miei crono: li aspetto". Per inciso, Basso confessa che negli anni di Aldo Sassi e del Giro (vinto) 2010 il suo test prevedeva tre salite consecutive in assetto differente: medio, da gara e da cronoscalata. E l’ultimo assalto era portato a termine in 28 minuti…

 

Intanto, sulla strada che porta al Giro d’Italia, Basso non si tira indietro nel tracciare un piccolo bilancio di questo avvio di stagione, pur senza entrare troppo nei dettagli. "Non sono ancora arrivati risultati "pesanti", ma ritengo che la nostra scelta, quella di partecipare a molte corse importanti, sia quella giusta. In una fase di start up come quella in cui ci troviamo, il modo migliore di progredire è quello di competere contro i più forti: dobbiamo avere pazienza ma anche capacità di migliorare e di trovare continuità ad alti livelli. Dobbiamo ricordarci che al nostro livello non bastano le gambe e la testa, ma è necessario anche avere tanto cuore. Questo è l’unico modo per fare risultato in gare nelle quali i colossi – dalla Ineos alla Jumbo, dalla Trek alla Deceuninck e altri ancora – lasciano qualche spazio per inserirsi. Ed è necessario guardare con attenzione anche ai piazzamenti: uno come Edward Ravasi da troppo tempo non era abituato a concorrere per i piani alti. Il suo 14° posto finale alla "Coppi e Bartali" può sembrare banale e invece racchiude in sé tante note positive, tante indicazioni che mi hanno fatto piacere".

 

 

 

 

 

 

 

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01/04/2021
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Zanatta e il nuovo progetto Eolo-Kometa: "Ivan ha la stessa grinta di quando correva. Al Giro vogliamo sorprendere"

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Intervista di Emanuele Peri, Bicisport
 
 
- Alberto Contador e Ivan Basso per il loro grande debutto al Giro d’Italia come manager del team Eolo-Kometa, si sono affidati a un direttore sportivo di esperienza e professionalità che saprà mettere al servizio dei suoi corridori anni e anni di esperienza. La maglia rosa da tecnico Stefano Zanatta l’ha vinta già due volte, ma in un team non WorldTour le ambizioni cambiano.
 
Il nostro obiettivo al Giro è vincere una tappa. Sappiamo che non sarà facile, siamo appena entrati nel circuito Professional e bisogna mettere appunto ancora tante cose. Quel che è certo è che onoreremo le ventuno tappe andando all’attacco con coraggio sperando che un’azione ci possa sorridere.
 
 
- Ma facciamo un passo indietro. Zanatta, che ormai aveva deciso di abbandonare le corse dopo anni in ammiraglia, ha ricevuto una telefonata dal suo vecchio campione alla Liquigas, Ivan Basso, ed è tornato per sposare questo ambizioso progetto.
 
È vero, avevo deciso di smettere, ma come fai a dire di no a Ivan? Io e lui abbiamo un bellissimo rapporto, di amicizia sicuramente, ma anche equilibrato e professionale quando è il momento di lavorare. Ho accettato la sua richiesta perché sa quello che fa e io voglio mettere a disposizione la mia esperienza per raggiungere traguardi importanti.
 
 
- Ma com’è questa nuova versione di Basso? Zanatta lo conosce bene fin da quando era corridore e rivederlo come manager di una squadra importante come la Eolo-Kometa non può che avergli fatto una certa impressione.
 
Beh, sicuramente dal suo passato da corridore Ivan ha portato il suo essere esigente. Alla Liquigas era un carro armato, voleva che tutto funzionasse alla perfezione. Condivideva tutto con noi tecnici e insieme trovavamo sempre la soluzione ai problemi. Non a caso, abbiamo portato quei risultati. Ora da "capo" pretende le stesse cose, è questa la mentalità vincente per far crescere la squadra.
 
 
- La squadra non ha ancora ottenuto una vittoria in questa prima parte di stagione, ma bisogna ricordare che ha corso davvero poco. Le corse spagnole di gennaio e febbraio sono saltate, così che il debutto è slittato al Laigueglia e alla Tirreno-Adriatico di marzo.
 
Già, siamo stati molto sfortunati. Ovviamente alla Tirreno abbiamo cercato di metterci in mostra con Albanese che ha indossato per alcuni giorni la maglia di leader dei GPM mentre alla Coppi e Bartali con le fughe di Dina e l’ottimo piazzamento in generale con Ravasi abbiamo dimostrato di esserci.
 
 
- La Eolo-Kometa è una squadra che punta molto sui giovani, sono ben undici gli Under 25 in rosa, ma che crede anche alla rivalutazione di corridori che con gli anni si sono persi e non sono riusciti a mantenere le aspettative, come Albanese, vincitore del Prestigio Bicisport, o lo stesso Ravasi, secondo al Tour de l’Avenir 2016.
 
Sono corridori che hanno bisogno di tempo e stimoli. Le qualità le hanno, altrimenti non avrebbero fatto quei risultati tra i dilettanti. Il nostro progetto nasce proprio su questa linea, sono ragazzi italiani forti che possono tornare grandi. In appoggio a loro, e ai tanti giovani, ci sono poi atleti più esperti come Gavazzi e Belletti che possono aiutarli nel loro percorso di crescita.
 
 
 
 
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30/03/2021
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Radio Corsa parla dell'Eolo-Kometa


 
Il servizio di Radio Corsa sulla squadra Eolo-Kometa, con le interviste di Ivan Basso, Stefano Zanatta, Francesco Gavazzi e Vincenzo Albanese.
 
 
 
 
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10/03/2021
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Luca Spada: "Eolo, non è solo uno sponsor. Noi, dove gli altri non arrivano"

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team

 

 

Luca Spada, fondatore e presidente di Eolo, si racconta in questa lunga intervista.

 

Bisogna provarla, una cosa del genere. Bisogna provare a trovarsi da solo in cima a una montagna, con la fatica che ti violenta ogni muscolo e i polmoni a caccia di ossigeno. Con le gambe che fanno male, con il tuo corpo che prova a convincere la testa a fermarsi urlandole "Basta, per favore basta". Bisogna provarla, la fatica vera: bisogna provarla e conoscerla per poterla poi rispettare, cercare, amare.

 

Uno come Luca Spada la conosce bene, la fatica, e ha imparato a darle del tu. Uno che per passione e per modo di essere un giorno ha deciso di allacciarsi le scarpe e mettersi a correre in montagna: là dove sotto i piedi ci sono solo i sentieri e non esiste la pianura, là dove il freddo e la neve arrivano senza chiedere permesso, là dove la fatica più bestiale è compensata dalla bellezza di quello che c’è attorno ed è mitigata dal silenzio del vento. E allora la fatica diventa normalità, e poco cambia se si stia sudando sulla salita più dura del Tor Des Géants (una delle corse più massacranti al mondo, attorno al Monte Bianco: Spada l’ha fatta tre volte) o se si stia lavorando per portare avanti la quotidianità di un’azienda come la sua Eolo. La fatica diventa necessità.

 

"Non riesco – ci racconta – a immaginare una vita senza fatica, non concepisco uno sport che non contempli in qualche modo la fatica: ecco perché mi sono appassionato alla corsa e ho iniziato a correre in montagna. I primi trail, che poi sono diventati ultra-trail, che poi sono diventati l’indescrivibile bellezza del Tor. La mia vita è scandita dallo sport, ogni anno corro una trentina di trail e la mia agenda quotidiana è costruita attorno ai miei allenamenti".

 

 

- La corsa, i trail. Poi, è arrivata la bicicletta…


Ed è iniziato tutto un po’ per caso. L’età, i primi acciacchi, i tanti chilometri di corsa: il mio preparatore a un certo punto mi ha suggerito di inserire un paio di allenamenti in bici nel mio programma settimanale, giusto per differenziare. All’inizio, a me pareva una perdita di tempo…

 

 

- Perché?


Ero talmente drastico, nel mio concetto di fatica, dal rifiutare qualsiasi mezzo meccanico: per me lo sport era solo muscoli, gambe e cuore. La bici era un aiuto inaccettabile, quindi le mie prime pedalate le ho fatte su una mountain bike che era un "cancello" pesantissimo.

 

 

- E poi?


E poi, ho iniziato a scoprire le bellezze del ciclismo. Il fascino regalato dalla possibilità di fare più chilometri e di scoprire percorsi che prima mi erano preclusi: giri ogni volta più lunghi, il Mottarone, il Lago Maggiore. Ho scoperto che è bello uscire in bici in compagnia, condividendo la fatica e le bellezze. Ho assaporato il piacere unico che si prova quando sei in scia e davanti c’è qualcuno che per un po’ prende il vento al posto tuo. Il mio "cancello" è presto diventato una bici più bella, più leggera. E adesso mi ritrovo a pensare di essere più ciclista che trail runner.

 

 

- Ciclismo per Luca Spada significa andare in bici, e tanto. Ma ciclismo ora significa altro: significa Eolo-Kometa, la squadra nata da qualche mese ma già piena di voglia di crescere.


Io il ciclismo lo guardavo poco o nulla, giusto qualche tappa del Giro d’Italia in tv: ecco perché quando ho iniziato a parlare di quest’idea in famiglia, mi hanno preso tutti per matto.

 

 

- Ci racconta com’è nata questa storia?


Da qualche mese avevo iniziato a pedalare, e siccome per me non c’è sport senza un po’ di competizione, mi ero iscritto a una gara: la granfondo Tre Valli Varesine. Lì, un po’ per caso, ho conosciuto Ivan Basso: a quell’incontro ne sono seguiti altri, e con il passare del tempo l’idea è diventata sempre più concreta e più vera. La scintilla definitiva è scoppiata quando Ivan mi ha invitato a un ritiro della squadra a Oliva, in Spagna: per la prima volta sono entrato in contatto con quel mondo, e quel mondo mi è piaciuto. Tanto.

 

 

- Qualche mese fa la famiglia lo prendeva per matto. E ora?
Ora, sono tutti in squadra: tutti coinvolti, tutti tifosissimi, tutti appassionati. Alla gara d’esordio a Valencia io ero in ammiraglia, a metà corsa il gruppo si è spezzato in due. Mio figlio Alessandro mi ha subito telefonato preoccupatissimo: "Ma ci siamo staccati? Cosa sta succedendo?". Ecco, questo dà l’idea di quanto tutta la mia famiglia ormai sia idealmente in ammiraglia con noi, tutti i giorni.

 

 

- Una squadra italiana, ma allo stesso tempo una squadra anche molto varesina. Quanto ama, Luca Spada, il suo territorio?


La varesinità è un concetto a cui credo, credo tantissimo: ci tengo come uomo e ci tengo come imprenditore. Eolo è nata qui, ed Eolo non sarebbe nata se il nostro territorio non avesse avuto quelle condizioni economiche, sociali, orografiche che hanno permesso la nostra esistenza. Eolo non esisterebbe se non ci fosse il Campo dei Fiori. Eolo non esisterebbe se io non fossi nato e passato la mia infanzia a Malgesso, un piccolo paese di mille anime dove l’unica connessione con il mondo normale era il solo pullman che ogni giorno andava e tornava da Varese. Per me prendere la bicicletta per andare in edicola a comprare le mie riviste di informatica che poi divoravo era una necessità, e fin da subito ho avvertito l’esigenza di "connessione": per me, e per tutti quelli che abitavano in posti come il mio.

 

 

- E in cosa si è tradotta, questa varesinità?


In un attaccamento speciale, una gratitudine che mi porta a ricordare sempre il nostro essere territoriali: Eolo cresceva, portava "Internet dove gli altri non arrivano", e la mia scelta è sempre stata quella di prendere a lavorare con me ragazzi di questa terra. Credo che in Eolo lavorino più di sessanta ragazzi usciti dall’ITC Tosi, per esempio. E in questo senso va anche la nascita del mio team di trail running: per far correre la gente della nostra zona, e per farla correre sulle nostre montagne.

 

 

- Cos’è, per Luca Spada, il Campo dei Fiori?


La mia montagna. Sono nato a Malgesso, e il Campo dei Fiori era lì a farmi da guardiano. Poi mi sono trasferito a Bodio e lui era ancora lì a vigilare. È la montagna che mi ha accompagnato, quella che mi ha aiutato a comprendere e fare mia la passione per la montagna di mio padre. Il teatro delle prime passeggiate, le prime uscite in bici, le prime fughe con le fidanzate da portare al Belvedere per prendere in prestito un po’ di quella bellezza e fare colpo. E poi, il Campo dei Fiori è Eolo: lì, è nata la nostra prima antenna.

 

 

- Cosa significa vedere il logo di Eolo sulle maglie della squadra?


Non è solo un nome su una maglia, c’è molto di più. Questa squadra è entrata a fare parte della famiglia Eolo a tutti gli effetti: è un pezzo di noi, è un prolungamento della nostra azienda. La squadra sarà protagonista delle nostre attività di comunicazione, parlerà e si racconterà ai nostri dipendenti e ai nostri clienti, diventerà grande in un progetto esteso che prevede anche il marchio Kratos in una condivisione virtuosa tra sport e alimentazione.

 

 

- Un nome: Ivan Basso…


La persona di cui mia moglie sta diventando gelosa: vedo e sento più Ivan di lei. Io e Ivan siamo molto, molto simili: anch’io, come lui, quando metto la testa in una cosa divento quasi paranoico perché la vivo in maniera totalizzante. Anch’io come lui sono maniaco dei dettagli, della precisione, delle cose fatte per bene. Anch’io, come lui, ho imparato che nella vita come nello sport avere un bel "motore" è importante ma non è sufficiente perché ci vuole la testa. Ivan ha messo in piedi un bel giocattolino, e…

 

 

- E…?


Io ho delle splendide sensazioni, perché credo che questo progetto sia nato sotto una buona stella e sia figlio di una serie di congiunzioni astrali quasi incredibili. Io ho conosciuto Ivan quasi per caso, e subito dopo alla sua squadra sono saltati due sponsor quindi è venuto da me a propormi questo progetto. Poi fin da subito mi sono trovato in sintonia con Giacomo Pedranzini e Kometa. Attorno a questo progetto si è formata una rete di imprenditori e amici: Valerio De Molli, Paolo Orrigoni, Rinaldo Ballerio…

 

 

- Cosa si aspetta da questa squadra?


Essere al Giro d’Italia al primo anno di vita è già un risultato incredibile, un punto di partenza splendido. Mi aspetto che questo gruppo cresca e costruisca, giorno dopo giorno, per arrivare a raggiungere risultati stabili e credibili. Non mi interessa il "tutto subito", chiedo una crescita costante e una squadra che venga sempre più riconosciuta per la sua serietà: i nostri corridori saranno ragazzi seri, educati, capaci di trasmettere i valori giusti  per appassionare i giovani a questo sport. Perché seguano il ciclismo, ma anche perché pratichino il ciclismo. E quando parlo di valori, mi riferisco a tutto: a quelli che i ciclisti faranno propri perché noi saremo stati bravi a trasmettere loro. E il nostro esempio, l’esempio di un’azienda che non cerca scorciatoie, l’esempio di un marchio come Kratos che nei suoi prodotti non mette nulla che non sia assolutamente naturale e sano rifiutando ogni scappatoia "chimica", farà in modo che tutti i nostri corridori siano dei portatori sani di coerenza e sportività. Sempre.

 

 

- E poi, anche qualche vittoria…


Certo, poi ci aspettiamo anche le vittorie: ci mancherebbe. Ma io non voglio che da questa squadra salti fuori il nuovo Froome o il nuovo Sagan. Io voglio che da questa squadra emerga sempre la forza del nostro gruppo e la sua capacità di emozionare, di far venire la pelle d’oca. Mi aspetto di sentire i tifosi, dopo aver visto passare il gruppo, dire "Ecco, hai visto che spettacolo quelli della Eolo-Kometa?".

 

 

 

 

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28/02/2021
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E Basso (orgoglioso) ci guida a Casa Eolo

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 Di Enzo Vicennati, Bici.Pro

 

 

A Besozzo c’è il sole e Casa Eolo si stacca contro l’azzurro, risultando anche più imponente. Quando il cancello finisce di scorrere, il saluto di Ivan Basso è pieno di orgoglio e buon umore. Siamo nella sede del Team Eolo-Kometa che lui per primo e poi Luca Spada hanno voluto, proprio nel luogo da cui è iniziata la fortuna di Eolo. C’è del simbolismo positivo anche in questo, assieme alla sensazione di un progetto che sta mettendo solide radici. Conosciamo Ivan sin dagli juniores, l’ambizione non è mai stata un problema. Gli anni e le esperienze hanno portato anche un’interessante visione da manager.

 

Siamo i primi, ammette mentre fa gli onori di casa, a varcare questa porta. Il colpo d’occhio è intrigante. Si vedono le postazioni per i computer, dove l’addetto stampa Francesco Caielli è già al lavoro assieme a Carmine Magliaro che segue la logistica delle prime corse. La cucina. Alcune stanze con il nome sulla porta. La sala interviste: Eolo on Air. La sala riunioni: Cuvignone. L’ufficio di Ivan: Zoncolan. La sala più grande, per i meeting con il team: Stelvio. E mentre Basso spiega, si ha la sensazione che l’obiettivo sia aggiungere altri pezzi. Un deposito per i mezzi, ad esempio, come pure una foresteria per gli atleti.

 

 

- Ne parlavi da anni, ce l’hai fatta…

 

Ce l’ho in testa da sempre (sorride, ndr) perché la casa dà un senso di appartenenza. Nel tempo le squadre si sono evolute. Qui nei dintorni ci sono le basi degli australiani e della Uae, con centri molto belli. La nostra idea sin dall’inizio era quella di creare un posto dove l’allenatore, l’addetto alle pubbliche relazioni, gli sponsor e i manager possano lavorare insieme, perché così nascono le idee. Vogliamo che Casa Eolo diventi un riferimento per la nostra regione. Io sono di Varese, ho cominciato qui e qui ci sono i miei tifosi. Eolo è nata proprio in queste stanze e Spada abita qualche chilometro più in là. C’è l’orgoglio varesino e questa casa era il primo tassello, poi sono venuti i materiali, le bici e tutto il resto. La prima cosa è il progetto, poi vengono gli uomini.

 

 

- Che cosa intendi?

 

Si è discusso anche del valore tecnico del team, ma si è fatto il mercato alla fine. La priorità era fare una squadra italiana, c’erano 14 corridori liberi e ne abbiamo presi 10. La parte importante è essere partiti da un’idea e nell’idea c’era di trovare dei direttori sportivi come Stefano Zanatta e Sean Yates con cui si può costruire qualcosa di importante, aiutando Jesus Hernandez a maturare. Per migliorare questa squadra serve gente esperta. Prima il progetto, appunto, poi gli uomini.

 

 

- Come stanno i ragazzi?

 

Ho visto un costante miglioramento, sin dal primo ritiro. Abbiamo lavorato cercando di curare ogni area. Era un gruppo da amalgamare, anche se molti si conoscevano. Si dice che sia una squadra nuova, ma in realtà ha già tre anni di vita come continental, già strutturata come una professional e con un budget consistente. Tanti nostri corridori sono nel WorldTour. Moschetti, Oldani e Ries. Ma credo di aver preso ragazzi che riusciranno a rilanciarsi. Albanese può tornare al livello di quando all’Hopplà i più forti erano lui e Ballerini. Anche Ravasi ha ancora tanto da dire. Tiriamo tutti nella stessa direzione.

 

 

- Tutti?

 

Pedranzini, il signor Kometa, si sente il papà di tutti. Del resto se trovi un imprenditore che ha speso così tanto in una continental, visto il tipo di ritorno, è evidente che lo facesse soprattutto per passione. Poi è arrivato Spada, che ha messo il 53×11. E sì che dopo il Covid rischiavamo persino di non ripartire. Spada è arrivato e adesso quasi non riescono più a trattenerlo in ufficio. L’altro giorno era qui in Casa Eolo a montare i mobili…

 
 
- Sembra che tu stia parlando di Paolo Zani ai tempi della Liquigas.

 

Me lo ricorda molto per la passione, nonostante fosse alla guida dell’azienda era sempre con noi. Spada è coinvolto al 100 per cento, chiede cosa facciano i ragazzi, vuole il calendario, chiama quando sente che c’è stata una caduta. Pedranzini è lo stesso e parliamo di uno che lavora dalle 4 del mattino fino alle 21. Le telefonate con lui si svolgono fra le 5,30 e le 6 del mattino. La famiglia viene dalla campagna, i fratelli sono in malga. Hanno disponibilità economica importanti e una vasta tipologia di aziende. Sono grandi lavoratori, ma vivono la squadra con un entusiasmo incredibile. E la cosa bella è che i due, Spada e Pedranzini, parlano spesso insieme.

 
 
- La dimensione continental vi andava stretta…

 

Non aveva neanche tanto senso continuare in quel modo, per il tipo di impegno e di mezzi non ci sentivamo più troppo a nostro agio. Con Alberto e suo fratello Fran c’era condivisione anche su questo. Ma Spada non è arrivato dalla sera alla mattina, c’è dietro un lavoro di due anni e mezzo. Sono orgoglioso di aver cercato sponsor dove gli altri non sono andati. Non è vero che in Italia non ci sono i soldi, ma quanto tempo ho perso…

 

 

- A fare cosa?

 

A spiegare in senso generico ciò che il ciclismo potesse fare in generale, mentre ogni azienda ha i suoi valori. Ho imparato da ogni rifiuto. Un imprenditore non sei tu a convincerlo, deve convincersi da solo. Tu puoi fargli vedere che cosa il ciclismo può fare per la sua azienda, ma se ti metti a tirarlo per la manica, è certo che ti mostra la porta.

Ci sono stati giorni in cui parlavi dei tuoi progetti come un visionario…

Me lo dicono ancora (ride, ndr). Mi accorgo che ho tante idee, ma le vedo solo io e magari sono irrealizzabili. A volte le dico e mi prendono per matto. A volte mi sveglio nel cuore della notte e devo comunicarle a qualcuno. Mi piace ascoltare le storie dei grandi imprenditori, c’è tanto da imparare. Questa squadra si evolverà perché tutti vogliamo che accada. Spada vive la squadra. Pedranzini è il nostro riferimento in Valtellina, un approdo sicuro dopo il Giro d’Italia.

 

 

- Sembri contento?

 

Sono felice, è vero. Non è stato semplice, ma la vera soddisfazione è vedere che tutti si sentono coinvolti e che tante volte nemmeno serve parlare. Io seguo tutto, ma non mi occupo di tutto. Ho scelto delle persone per come le ho viste lavorare e so che faranno bene quel che devono.

 
 
- Che cosa vuol dire andare al Giro d’Italia?

 

È importantissimo, è il sogno di ogni ragazzino che comincia a correre. Ho detto ai corridori che per noi saranno 21 campionati del mondo. Ci saranno le solite 5-6 squadre che lo monopolizzeranno e noi dovremo essere fra le altre 15-16 che lotteranno per vincere una tappa. Dovranno avere il fuoco dentro. In più confido nei direttori sportivi che abbiamo, che hanno vinto Giri e Tour.

 

 

- Quanto sei presente con i ragazzi?

 

Non amo intromettermi. Magari in ritiro faccio tardi la notte a parlare con Zanatta e Yates: abbiamo scelto loro, è giusto che siano loro ad avere il rapporto e la responsabilità. Io cerco di dire il mio nel modo giusto, quando serve. Lo stesso fa Alberto. C’è una suddivisione dei ruoli che funziona. A Laigueglia inizieremo questa avventura. E davvero non vedo l’ora…

 

 

 

 

 

 

 

 

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27/02/2021
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