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Squadra

 


EOLO sarà lo sponsor principale del nuovo progetto della Fondazione Alberto Contador: EOLO-KOMETA

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Sito ufficiale Kometa Cycling Team

 

L'accordo triennale entrerà in vigore nel 2021 e la nuova squadra EOLO-KOMETA chiederà l'iscrizione nella categoria UCI ProTeam.

 

EOLO, leader nella fornitura di servizi internet wireless a banda ultra larga sia per uso aziendale che domestico in Italia, ha annunciato mercoledì la firma di un accordo che fa della società lo sponsor principale del nuovo progetto sportivo della Fondazione Alberto Contador. Insieme a EOLO, Kometa conferma anche il suo sostegno come co-sponsor ufficiale.

 

L'accordo, che inizierà nel 2021 e durerà tre anni, consolida il profondo legame tra EOLO e il mondo dello sport, in particolare il ciclismo, con cui condivide valori e obiettivi. Negli ultimi mesi, infatti, la società ha iniziato a sostenere diverse gare, come la Milano-Sanremo, le Strade Bianche e la Tirreno-Adriatico.

 

La direzione sportiva sta già lavorando alla configurazione di una squadra italiana che, a partire dal 2021, si chiamerà EOLO-KOMETA Cycling Team; la sua sede italiana sarà situata a Busto Arsizio, nel campus EOLO. La squadra promossa dalla Fondazione Alberto Contador si candiderà per la prossima stagione per entrare nella categoria UCI ProTeam (ex Continental Professional).

 

Luca Spada, Presidente e fondatore di EOLO: "Siamo entusiasti di supportare il progetto di Ivan Basso e della Alberto Contador Foundation: in EOLO crediamo fortemente nel talento e nell’ottenimento dei risultati attraverso l’impegno, la fatica, il sacrificio e il gioco di squadra. Ma non solo, con il ciclismo condividiamo molti altri valori profondi. Questo sport è in grado di unire il Paese attraverso una rete unica in tutta Italia, che porta i campioni più titolati sia nelle grandi città sia nei piccoli comuni, quelli a cui come EOLO siamo particolarmente vicini. Come i campioni del ciclismo, noi di EOLO vogliamo far vivere anche nei comuni più piccoli eventi indimenticabili, per questo ci impegniamo ogni giorno nella nostra missione di portare internet dove gli altri non arrivano”. 

 

Giacomo Pedranzini, CEO di KOMETA: "Oggi siamo molto felici! Durante questi tre anni siamo stati partner della Fondazione Contador. Il percorso non è stato facile, ma abbiamo ottenuto risultati importanti: abbiamo formato giovani valori. Grazie a diverse vittorie, sei di loro sono passati dal nostro team continentale a squadre importanti sulla scena mondiale, ed è per questo che siamo una grande squadra! Oggi siamo molto contenti, perché la nostra associazione ha ricevuto nuova energia e forza. Alla Fondazione Contador e Kometa si è aggiunto un importante partner EOLO, è nato così il team EOLO-KOMETA, che dal 2021 parteciperà anche a molte delle più importanti gare del calendario. Competere a questo livello ci darà l'opportunità di avere una voce più forte e una maggiore visibilità per comunicare i nostri valori fondamentali a un pubblico ancora più vasto. I valori fondamentali di Kometa - perseveranza, integrità e cura per la prossima generazione - sono in linea con i valori del ciclismo professionale e con i valori della Fondazione Contador. Vogliamo migliorare la vita delle persone, con cibo buono e sano a un prezzo accessibile, motivandole, attraverso la bicicletta, a mantenere uno stile di vita attivo. Infine, dopo i tempi difficili che tutti abbiamo affrontato durante la pandemia, fare un passo avanti è un messaggio di speranza e di fiducia nel futuro".

 

Fran Contador, General Manager della Kometa-Xstra Cycling Team: "Oggi è un giorno molto speciale perché è la realizzazione di un sogno per il quale abbiamo lavorato duramente per anni. È un sogno che si avvera dopo mesi che sono stati anche molto difficili per questo sport a causa della situazione con il coronavirus. Ringrazio Giacomo Pedranzini, presidente della Kometa, per il suo incrollabile impegno. Dai momenti difficili è emersa una grande opportunità. Siamo sempre stati molto chiari sul fatto che il salto di categoria era un obiettivo, ma non a qualsiasi prezzo. Ora ci aspetta una grande sfida con una grande responsabilità, ma con la fiducia che il nostro lavoro comincia a pagare".

 

Ivan Basso, manager sportivo della Kometa-Xstra Cycling Team: "Siamo molto contenti per la fiducia che un'azienda dell'importanza di EOLO ha in questo progetto. Condividiamo valori come l'umiltà, lo sforzo, il sacrificio e il sacrificio di sé, valori che il suo CEO Luca Spada conosce perfettamente in prima persona. Siamo entrambi uniti dalla nostra origine nella stessa regione. Il ciclismo, a mio avviso, è un ottimo canale per la trasmissione del fatto che EOLO lavora ogni giorno per raggiungere dove gli altri non possono offrire i loro servizi Internet. Luca Spada è un grande imprenditore. Con la sua grande visione e il suo genio, l'azienda è diventata in brevissimo tempo uno dei riferimenti nel mondo delle telecomunicazioni e dell'economia italiana. Vorrei anche sottolineare l'appoggio incondizionato di Kometa, con Giacomo Pedranzini e Lorenzo Negri al timone, perché ha sostenuto la squadra in queste tre stagioni portando gran parte del peso della formazione. E siamo molto orgogliosi e grati che, quando si tratta di fare questo importante passo, lo affrontano anche al nostro fianco".

 

 

 

 

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26/08/2020
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Arturo Grávalos e Eduardo Pérez-Landaluce correranno come stagisti con la Kometa-Xstra

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Arturo Grávalos e Eduardo Pérez-Landaluce sono i nuovi stagisti della Kometa-Xstra Cycling Team  I due corridori della squadra U23, entrambi di 22 anni, sono stati scelti per gareggiare in alcune gare con la formazione continentale diretta da Jesús Hernández e Dario Andriotto fino alla fine della stagione.

 

Grávalos (2 marzo 1998), che sta affrontando il suo secondo anno all'interno della formazione della Fondazione Alberto Contador, ha avuto una grande stagione 2019, tra cui una medaglia d'argento ai Nazionali di Murcia, che si è conclusa prima del previsto a seguito di lesioni alla mano sinistra a causa di un incidente stradale da cui, dopo aver subito un intervento chirurgico e aver affrontato la riabilitazione, è ora completamente guarito.

 

"Quando Rafa e Carlos me ne hanno parlato, visto che scherzano spesso, ho pensato che mi prendessero in giro. Ma no. È stata una gioia immensa, e ancora di più dopo l'infortunio. È una grande opportunità che devo sfruttare al meglio. Fortunatamente l'incidente è alle spalle, ma all'inizio i medici mi hanno detto di non pensare alle corse e ad un certo punto ho pensato che avrei dovuto rinunciare alla bici. Ma ho lavorato molto. E nella squadra continentale conosciamo le persone e abbiamo corso con alcune di loro. Ho dei buoni amici, come Alejandro Ropero, Sergio García, Alessandro Fancellu o Diego Pablo Sevilla, con cui mi sono allenato, è un ragazzo molto simpatico", ha detto Arturo. 

 

Pérez-Landaluce (1° maggio 1998), che qualche stagione fa aveva già fatto parte della squadra junior della Fondazione, è tornato nel 2019 per gareggiare nella u23 diretta da Rafa Díaz Justo. "Sono molto felice per questa opportunità. Sono molto grato a Rafa Díaz Justo, Carlos Barredo e Fran Contador, e a tutti i miei compagni di squadra perché anche questo è qualcosa che appartiene a loro. In un anno così insolito, notizie come questa sono una motivazione, danno il desiderio di continuare a lavorare e a fare bene. Alla fine, un'opportunità come questa significa che si fidano di te. Non vedo l'ora di aiutare la squadra e di fare tutto ciò che sia Gesù che Dario mi dicono di fare", ha detto Eduardo.

 

"C'i sono corridori che si comportano molto bene nella categoria professionale, meglio che in quella amatoriale. Questo è dovuto alla loro fisiologia. Sergio García, con le sue performance nella Vuelta a Murcia o nel recente Circuito del Getxo, ne è un buon esempio. Con Arturo e con Edu potrebbe essere anche così. Entrambi sono grandi corridori di lunga distanza, che lavorano molto bene fin dalla quarta ora di gara. Un grosso problema della categoria u23 è che spesso le gare sono brevi". spiega Rafa Díaz Justo, direttore sportivo della Kometa-Xstra Cycling Team u23.

 

A proposito di Arturo, Rafa dice: "Fino al suo incidente di inizio estate nel 2019, Arturo era in grande forma. Ha fatto un buon Giro, nonostante la durezza, e durante tutta la gara ci ha dimostrato di essere quel tipo di corridore che è un cacciatore di tappe nei grandi giri. Grávalos è un grande corridore, con un grande motore, in alta montagna può migliorare molto. Dopo il Giro e il secondo posto in nazionale ha avuto un incidente ed è stato fermato per sei mesi. Lo abbiamo tranquillizzato, perché aveva preso molto peso, e prima della clausura aveva un buon livello. È un ciclista obbediente, per niente egoista, un ottimo compagno e soprattutto è coraggioso".

 

Per quanto riguarda Pérez-Landaluce Díaz Justo aggiunge: "È un profilo molto simile a quello di Arturo, anche con molto motore ed esperienza nella squadra junior della Fondazione. È anche più prudente di Grávalos, dobbiamo incoraggiarlo ad avventurarsi in certe situazioni di gara. È un ragazzo molto bravo, ha un fisico praticamente da professionista. Edu lavora molto bene nelle gare lunghe e difficili, perché queste sono le sue condizioni fisiche. Ma in gare più brevi e più esplosive, non è esattamente a suo agio. Ma un po' più di peso gli permetterebbe di distinguersi di più, perché anche le gambe hanno più forza. Pensiamo che potrebbe essere quel grande gregario per la montagna".

 

Da quando è nata la struttura continentale della Fondazione Alberto Contador, ci sono stati quattro stagisti della Fondazione: lo spagnolo Alejandro Ropero e l'italiano Stefano Oldani nel 2018; e gli ungheresi Karl Adam e Vas Balazs nel 2019.

 

 

 

 

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10/08/2020
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Il calendario del Kometa-Xstra Cycling Team della "nuova normalità": cinque corse a tappe e due classiche

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Cinque corse a tappe e due gare di un giorno costituiranno il "nuovo" calendario della Kometa-Xstra Cycling Team con la ripartenza e il recupero del calendario ciclistico. Una pianificazione molto internazionale, con molta competizione contro formazioni di categoria più alta. 

 

Il primo impegno sarà la Vuelta Ciclista a Burgos, che si terrà tra il 28 luglio e il 1° agosto. Il circuito del Getxo, il 2 agosto, sarà la prossima competizione della Kometa-Xstra Cycling Team. Cinque giorni dopo la formazione continentale della Fondazione Alberto Contador si trasferirà in Francia per affrontare, tra il 7 e il 9 agosto, una nuova edizione del Tour de l'Ain.

 

Il Giro d'Italia U23 e il Giro d'Ungheria saranno l'attrazione principale della squadra durante gli ultimi giorni di agosto e i primi giorni di settembre. Con la riconfigurazione del calendario dall'Unione Ciclistica Internazionale, sia il giro italiano che quello ungherese si sono praticamente sovrapposti. Questo non ha impedito alla squadra di accettare i due inviti, data l'importanza di entrambi gli eventi, che iniziano il 29 agosto. Il Giro U23 si concluderà il 5 settembre, mentre il Giro d'Ungheria si finirà il 2 settembre.

 

Tra il 17 e il 20 settembre emerge la principale novità del calendario della formazione continentale: la Ronde de l'Isard. L'evento francese, un evento internazionale abitualmente dedicato al mondo amatoriale, sarà questa volta disputato dalla squadra continentale della fondazione. La 43esima edizione della Ronde è una delle gare più impegnative del calendario U23. Il percorso comprende una prova a cronometro di 11,6 km e offre salite come Port de Balés, Ax-3-Domaines, Col d'Agnes e Col de Peguere.

 

Il 12 ottobre la Kometa-Xstra Cycling Team parteciperà alla corsa spagnola Villafranca-Ordizia Klasika. Sarà l'ultima gara della squadra di questo 2020 così atipico, con una pausa forzata di quattro mesi.

 

 

- Calendario :

 

  • 28 luglio - 1 agosto: Vuelta a Burgos (Spagna)
  • 2 agosto: Circuito de Getxo (Spagna)
  • 7-9 agosto: Tour de l´Ain (Francia)
  • 29 agosto - 2 settembre: Tour de Hungría (Ungheria)
  • 29 agosto - 5 settembre: Giro d'Italia U23 (Italia)
  • 17-20 settembre: Ronde de l´Isard (Francia)
  • 12 ottobre: Prueba Villafranca-Ordizia Klasika (Spagna)

 

 

 

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02/07/2020
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Kometa-Xstra Challenge by Gobik, tre prove da condividere pedalando con la Fondazione Alberto Contador

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Sito ufficiale Kometa-Xtra Cycling Team

 

 

I corridori della squadra giovanile inaugureranno questo lunedì 27 aprile, a partire dalle ore 18.00, una serie di incontri di ciclismo indoor con il Kometa-Xstra Challenge di Gobik, sulla piattaforma Zwift, in collaborazione con la Fondazione Alberto Contador e il decisivo sostegno di Amg HERO e ADZ.

 

Ci saranno tre corse di un'ora in cui l'obiettivo principale è quello di condividere la pedalata e rafforzare i legami tra gli appassionati di ciclismo e i professionisti e le strutture agonistiche della Fondazione. Per questo motivo, ogni evento è stato progettato in modo che i giovani, gli U23 e i professionisti possano partecipare in modo indipendente.

 

Le tre gare saranno trasmesse in streaming attraverso il profilo Youtube della Fondazione Alberto Contador e avranno la partecipazione di Juan Mari Guajardo, la voce del ciclismo, come maestro di cerimonie. Grazie al lavoro di Amg HERO e alle competenze tecniche di una squadra guidata da Luis de Pedro, triatleta dell’Elemental Tri Infinity di Móstoles, sarà possibile seguire l'evoluzione delle corse sia nel prisma virtuale che nel mondo reale.

 

La squadra giovanile guidata da Guillermo Gutiérrez sarà la prima a partecipare a questa iniziativa. Francesc Bennassar, Pablo García, Marius Knight-Chaneac, David Quevedo, Alejandro Luna, Miguel Ángel Molina e Miguel Ramos saranno i partecipanti ufficiali dei cinque giri del circuito di Innsbruck.

 

Quattro giorni dopo, venerdì 1 maggio, cl saranno quattro giri sul circuito di Richmond con la squadra U23 diretta da Rafa Díaz Justo, formazione che in quella data avrebbe dovuto competere nella Santikutz Klasika di Legazpi. Il venerdì 8 maggio, sul circuito di Watopia, ritroveremo la continentale Kometa-Xstra Cycling Team, che avrebbe dovuto disputare la Vuelta a Asturias. La squadra sarà guidata da Jesús Hernández e Dario Andriotto. 

 

 

 

 

 

 

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25/04/2020
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Kometa-Xstra : Ivan e Alberto, un progetto per crescere ancora

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Intervista di Nicolò Vallone, Tuttobici febbraio 2020

 

 

Due colleghi, due campioni, due amici. Due hermanos, come si definiscono. Dopo aver pedalato insieme nel 2007 alla Discovery Chan­nel e nel 2015 alla Tinkoff, Ivan Basso e Alberto Contador ora condividono sogni e progetti: dal 2018 sono, rispettivamente, sport manager e proprietario della Kometa-Xstra, formazione Continental che appartiene alla Fondazione Contador (in quell’anno la squadra nacque come Polartec-Ko­me­ta; nel 2019 ha acquisito l’attuale denominazione). Gestita da Fran, fratello maggiore del Pistolero, la Fon­dazione ha preso vita 10 anni fa per diffondere la sana pratica ciclistica tra i ragazzi e finanziare la lotta all’ictus, ma­lattia che nel 2004 colpì proprio Alberto, all’epoca ventunenne. Come nelle migliori scalate, i fratelli Conta­dor hanno prima allestito una scuola di ciclismo, in seguito hanno aggiunto la formazione junior, poi l’under 23, infine la Continental. Con l’obiettivo di salire ancora più in alto, con costanza ma pensando sempre step-by-step, co­me i veri fuoriclasse insegnano.


Giunto al terzo anno nella terza categoria del circuito UCI, il team Kometa-Xstra (di licenza spagnola ma dall’anima italiana: oltre a Basso, nello staff tecnico è presente Dario Andriotto, nella compagine di sponsor c’è tanta Italia e, su dodici corridori, quattro sono nostri connazionali) è stato presentato ufficialmente per la stagione 2020 il 27 gennaio, in uno splendido resort a metà strada tra Valencia e Ali­cante. Nell’occasione, abbiamo avuto modo di scambiare una lunga chiacchierata con Basso e Contador. Una conversazione che, rimanendo nello spirito delle scalate, è partita dalle basi, dalla Kometa, entrando successivamente nel mondo dei World Tour, dei big e dei massimi sistemi del ciclismo attuale.
 
 

- Cosa chiedete alla squadra e alla stagione che sta per cominciare?

 

Ivan Basso: "Prima di tutto, di continuare a rispettare i valori della Fondazione Alberto Contador, che forma ragazzi a partire dai bambini di 6-7 anni. Anche nelle categorie più alte, coltiviamo ri­spetto, altruismo, impegno negli studi. Quante volte si sente dire “Quello ha molta testa ma poche gambe” oppure “Ha molte gambe ma po­ca testa”: noi cerchiamo di allenare il talento giorno dopo giorno".


Alberto Contador: "Consolidare la nostra reputazione a livello internazionale e farci apprezzare per la nostra filosofia. L’an­no scorso abbiamo lanciato quattro corridori nel World Tour: Michel Ries, Juan Pedro Lopez, Stefano Oldani e Carlos Rodriguez".

 

 

- Alberto, quest’anno hai lanciato la tua linea di biciclette (il nome del brand sarà svelato solo a marzo, ma le bici sono già utilizzate dalla squadra e saranno sul mercato tra maggio e giugno) ponendo fine alla partnership con la Trek. Perché questa scelta?


C: "Io e Ivan siamo persone a cui piacciono le sfide, e questa lo è. Fin da quando preparavamo le grandi corse, ne parlavamo: “Io cambierei questo, questo, questo…” e finalmente abbiamo preso la decisione: vogliamo che dei corridori che hanno vinto tanto come noi possano utilizzare la loro competenza e sensibilità per costruire delle bici destinate sia agli agonisti che alle altre persone, anziché lasciare che siano i vari brand a costruirle. Lavori tutto un anno per una gara, e puoi vincere o perdere per un secondo: chi ha corso grandi giri può conoscere i piccoli dettagli che fanno la differenza".


B: "Sì, anche se ci siamo ritirati dall’agonismo abbiamo mantenuto la voglia di fare nuove conquiste. I primi a sapere della nostra scelta sono stati i vertici della Trek, e loro ci hanno risposto “Buona fortuna, la porta qui per voi è sempre aperta”. E non erano frasi di circostanza".

 

 

- Non c’era anche un problema di regolamenti? Voi non potevate prender parte alle gare a cui partecipava anche la Trek Se­gafredo. Con questa scelta vi siete in un certo senso svincolati…


B: "Questa può essere una motivazione tecnica, ma in realtà prima era più co­modo per noi. Ora ci siamo messi in una situazione più difficile. Ma volevamo applicare anche in un altro campo la stessa voglia di emergere di quando eravamo corridori. E questo ci ha fatto guadagnare il rispetto di Trek: hanno visto che abbiamo lavorato con loro in modo serio e proficuo, e abbiamo mantenuto un certo feeling con loro".

 

 

- Tra i vostri corridori, chi può essere la grande rivelazione quest’anno?

 

C: "Mathias Larsen, il danese".


B: "Difficile fare nomi. Verrebbe da dire Alessandro Fancellu, ma la squadra ha un ottimo equilibrio. La vera sorpresa dell’anno sarebbe aumentare il numero di ragazzi pronti a fare il sal­to di categoria. E lo faremo attraverso un calendario importante. Certo, Larsen, Fancellu, Puppio hanno numeri da paura".

 

 

- Dal 2017, quando la ex Lampre è diventata emiratina, non ci sono squadre italiane nel World Tour. Da cosa dipende? C’è possibilità in futuro di rivederne?


B: "Come dice sempre Alberto, trovare degli sponsor è difficile come vincere i grandi giri… Ma allo stesso tempo, non è vero che non ci sono soldi. Ci vogliono tempo e credibilità per far vivere ai potenziali sponsor il proprio team. Bisogna far capire all’imprenditore cosa può fare la sua azienda grazie alla squadra, e viceversa. Io posso parlare per il nostro progetto: noi, e so­prat­tutto il general manager Fran Con­tador, stiamo lavorando in questa direzione, con la stessa determinazione che Alberto e io avevamo da ciclisti. E sono convinto che arriveremo dove vo­gliamo".

 

 

- Parlando di squadre più in generale, qual è quella che ammirate di più?

 

B: "La Jumbo Visma. Di anno in anno, una crescita incredibile. Dimostrano di avere le giuste idee per trovare i soldi e spenderli bene. Non sono piovuti dal cielo 25-30 milioni di euro: si sono guadagnati credibilità coi risultati, in un periodo, oltretutto, di “sudditanza psicologica” degli sponsor nei confronti di Sky e Ineos. Evidentemente loro hanno uno staff di persone competenti e affiatate. Quello che proviamo a replicare nel nostro piccolo alla Kome­ta Xstra: Alberto, io, Jesus Hernandez (fedelissimo gregario di Contador, di­rettore sportivo della Kometa, ndr) ci ca­piamo prima ancora di esserci parlati. Questo serve".


C: "Sono d’accordo, penso sia l’unica squadra che possa realmente lottare con Ineos".

 

 

- Dal vostro punto di vista di dirigenti di un team, cosa cambiereste nell’attuale sistema UCI?


C: "Gli sponsor hanno un’importanza enorme nell’economia di una squadra che ambisca a salire di livello, anche perché non sono previste remunerazioni per il trasferimento di un corridore. Tu lavori con un giovane tanti anni, poi arriva un team del World Tour che lo ingaggia, magari direttamente dalla tua formazione junior, e tu non puoi ac­campare nessun diritto. Bisognereb­be premiare chi forma e lancia i talenti".


B: "Far correre i ragazzi costa migliaia di euro all’anno, poi passano di categoria e tu non vedi un soldo. Così non funziona".

 

 

- Come vedete la situazione del movimento ita­liano (Ivan) e di quello spagnolo (Al­ber­to)?

 

B: "In Italia ci sono due rappresentanti principali: Nibali, che ancora alla sua età convince e calamita il pubblico, e Viviani, tra i migliori velocisti al mon­do. In generale, i risultati della Na­zionale italiana nei Mondiali degli ultimi 2-3 anni, sia a livello pro che dilettanti e giovanili, vedi il titolo iridato di Battistella, fanno ben sperare. Il c.t. Cassani, coi suoi stage e il suo lavoro, sta tenendo in salute il movimento".


C: "In Spagna c’è un cambio generazionale. Valverde è il nostro Nibali, è uno dei favoriti per le Olimpiadi di Tokyo, ma va per i 40 anni. Dietro di lui, ci so­no corridori buoni che però non si so­no confermati, come Landa. Altri possono ancora migliorare, penso a Mas e Soler della Movistar, e Cortina della Bah­rain. Ma sicuramente stiamo attraversando un momento difficile rispetto all’ultimo decennio".

 

 

- Abbiamo accennato alle prossime Olim­piadi. Ivan, riuscirà Viviani a difendere l’oro su pista nell’Omnium? Alberto, co­me vedi la corsa in linea?


B: "Viviani lo conosco bene, avendo passato quattro anni insieme alla Li­quigas. Ha davanti a lui annate importanti perché si è saputo costruire un entourage di fiducia, che rema nella sua stessa direzione. Ed è un professionista molto serio: cura tutti particolari, dal manubrio alle tacchette. Nelle gare in cui è chiamato a fare risultato non sbaglia…".


C: "Quella in linea sarà una gara bella, con tante salite. Come detto, Valverde è uno dei 3-4 favoriti. Andrà al Tour de France per preparare Tokyo. In­sieme a lui, Alaphilippe. Certo, dovranno guardarsi da gente che corre bene come Moscon o Van der Poel, ma i grandi favoriti sono lo spagnolo e il francese".

 

 

- Ecco, Alaphilippe. Vincitore di ben tre grandi classiche: il 2020 segnerà la sua de­finitiva consacrazione?


C: "Si è già consacrato. Gli appassionati si devono ancora riprendere dopo aver visto quello che lui ha fatto al Tour, come si è difeso in salita e come ha vinto la cronometro contro Thomas, nonostante sia teoricamente un corridore da corse più brevi. Incredibile!".


B: "Vincere crea consapevolezza e lui è ancora in fase di crescita. Quest’anno avrà ancora più chance".

 

 

- Passando a corridori che vengono da una stagione difficile, cosa pensate di Aru?

 

B: "Deve ritrovare il piacere di andare in bici e abbassare l’asticella. Non perché non abbia possibilità di riottenere determinati risultati, ma quando non sei più abituato accumuli insicurezza. Meglio allora porsi piccoli traguardi intermedi per tornare a vincere e riacquistare sicurezza, per provare a tornare sui livelli che gli competono".


C: "Deve recuperare non solo sul piano fisico, ma anche mentale. È un grintoso attaccante, mi piace. Quando va forte, va proprio fortissimo, è spettacolare".

 

 

- A proposito di recuperi, Froome è rientrato al Tour degli Emirati otto mesi dopo il grave infortunio…


C: "Tornerà come prima. Nelle avversità, quando la gente pensa che non saranno più gli stessi, i grandi campioni trovano le motivazioni per lavorare ancora più duro. Ed è completamente diverso ritornare a inizio stagione ri­spetto che ad annata in corso: tutti ri­partono da zero, e questo gli renderà più agevole la risalita al top".


B: "Dai grandi periodi d’assenza si può tornare ancor più forti di prima. Lo ab­biamo dimostrato anche Alberto e io".

 

 

- Da un ritorno eccellente a una “prima volta”. Sa­gan al Giro d’Italia: farò bene?


C: "Peter è carisma, è spettacolo. È una bella notizia per il Giro e per il ciclismo. E a lui il Giro piacerà, ha anche vis­suto in Italia: se lo conosco abbastanza, darà più spettacolo alla corsa rosa che al Tour de France".


B: "Sì, al Tour ha già vinto quello che doveva: la maglia verde, le tappe che po­teva portare a casa… Lì può solo ripetersi, quindi ha azzeccato la scelta di misurarsi col Giro. Ci sono quelle 8-10 tappe adatte a lui, con arrivo in vo­lata, di media difficoltà. Nei primi due giorni ha buone possibilità di mettersi la maglia rosa. E punterà alla maglia ciclamino".

 

 

- Se guardiamo ora al ranking UCI, in te­sta c’è Roglic. Quanto può confermarsi su questi livelli?


C: "È esploso tardi ma sta avendo un rendimento pazzesco. Allo scorso Giro c’è andato vicino ma non è riuscito a vincere, alla Vuelta invece sì. Sarà interessante vedere cosa succederà al Tour de France: dipenderà da chi la Jumbo-Visma sceglierà come leader tra lui e Dumoulin. Da qui a luglio hanno molte gare per decidere".

 

B: "Quello che mi colpisce dello sloveno è la convinzione nei propri mezzi. Nelle interviste lui dice “Il favorito so­no io” ma non con un’aria da bullo: si ve­de che ci crede veramente. E come Al­berto ben sa, il primo passo per vincere il Tour è pensare di poterlo effettivamente fare".

 

 

- A bruciapelo: i giovani più promettenti del circuito?


B: "Questo è il poker d’assi: Evene­poel, Van der Poel, Pogacar, Van Aert".

 

 

- Da corridori emergenti a movimenti emer­genti. Ultimamente abbiamo vissuto il boom del Sudamerica, con in testa Quin­tana, Uran, Bernal e Carapaz. A cosa è dovuto?


B: "I sudamericani che fecero da apripista, da Lucho Herrera in poi, nei loro Paesi hanno aperto scuole di ciclismo: è stato un passaggio fondamentale. Le caratteristiche di colombiani ed ecuadoriani sono essenzialmente due: il vi­vere in altura e un’eccezionale voglia di emergere. Mentre in Italia i ragazzi cercano di guadagnare soldi facendo il blogger o il rapper, da quelle parti han­no il fuoco dentro per cercare la scalata al World Tour".


C: "Da quelle parti il ciclismo si sta avvicinando ai livelli di popolarità del calcio: i ciclisti ormai sono tra gli sportivi più importanti. In Colombia, Ri­goberto Uran è come Valentino Rossi in Ita­lia: se lui dimentica una borsa in un taxi, per esempio, il tassista finisce sui giornali. Così si alimenta il circolo virtuoso. Sempre più giovani corridori ve­dono l’Europa nel proprio futuro, sempre più procuratori vanno lì a pe­scare talenti, e così via".

 

 

- E la Danimarca? Pedersen è campione del mondo, dietro a Roglic e Alaphilippe nel ranking UCI c’è Fuglsang, voi stessi alla Kometa avete puntato su Larsen…


C: "Federazione e scuole ciclismo lavorano molto bene insieme con i giovani. Ci sono moltissimi talenti danesi nella categoria Under 23. Sono convinto che nel giro di 2-3 anni sarà una delle nazioni di riferimento a livello mondiale".


B: "Questo sicuramente. Poi c’è un di­scorso fisiologico di cicli: anche l’Italia ha avuto una flessione e poi è tornata, la Francia ha avuto anni così così e sta tornando ora, in Spagna ci metteranno anni a rimpiazzare Val­ver­de, Purito Ro­driguez e Conta­dor…"

 

 

- La vostra squadra sta contribuendo notevolmente allo sviluppo del ciclismo ma­giaro: Kometa è un’azienda italo-ungherese (e un certo ruo­lo nella partenza del Giro da Budapest l’ha avuto) e nel roster avete Marton Di­na ed Erik Fetter. Ine­vitabile quindi parlare di Ungheria.


B: "Un movimento piccolo ma in salute. Peak e Valter hanno già fatto vedere buone cose negli stage con team di  World Tour. Tolti loro, i due di maggiori prospettive sono i nostri, che faranno molto bene".

 

 

- Il fatto che gli ungheresi tendano a iniziare con mountain bike e cross-country può essere una caratteristica vincente?


C: "Loro iniziano con mountain e cross perché nel loro Paese è più facile far così, ma non credo sia un fattore: l’80% dei ciclisti di alto livello hanno iniziato su strada".

 

 

- Alberto è uno dei sette corridori con la Tripla Corona. Chi sarà il prossimo?


C: "Bernal".

 

B: "Concordo. Anzi, è il prossimo che potrà fare l’accoppiata Giro-Tour nello stesso anno. Tra gli emergenti, è il più forte al mondo nelle corse a tappe".

 

 

- Infine, ci raccontate un aneddoto che vi unisce e sia significativo del vostro rapporto?


B: "Tappa del Mortirolo al Giro 2015. Noi siamo sempre uno accanto all’altro, sia in strada che in camera. Sulla discesa dell’Aprica, Alberto buca e io gli do la mia ruota. Nel mentre, due o tre squadre approfittano della situazione e attaccano con zero fair play. Lui perde più di un minuto e si mette a in­seguire da lì fino all’arrivo. Lui arriva stremato, io 20 minuti dopo".


C: "Fu una delle tappe fisicamente più difficili della mia vita, che sforzo andare a riprendere tutti dopo la foratura! Dopo il podio continuavo a vomitare".


B: "Una volta in camera, sapevo che Al­berto era arrabbiatissimo, ma noi eravamo abituati sempre e comunque a parlare di quanto accaduto in gara. Cer­to, non potevo dirgli le solite cose per provare a consolarlo. Per un po’ non volò una mosca, eravamo stesi sui letti, lui voltato dall’altra parte. Prima o poi uno doveva rompere il silenzio. Fu lui: “Bassotto, te lo dico: hanno svegliato la bestia. Domani li ammazziamo tutti”.


C: "Il giorno dopo in realtà fu una tap­pa tranquilla, ma l’indomani c’era una salita durissima a 40 chilometri dall’arrivo, il Monte Ologno. Ri­cordo che qualcuno cadde. Beh, diedi ol­tre un minuto a Lan­da e Aru che mi se­gui­vano in classifica. Quei giorni hanno unito ancora di più me e Ivan: condividendo il duro lavoro abbiamo capito di avere un carattere si­mile, perfezionista e ambizioso. Lui per me è davvero un fratello".

 

 

 

 

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29/02/2020
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Fancellu brilla e Basso lo esalta : "Potenziale furioclasse"

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Articolo di Carlo Malvestio, Tuttobiciweb

 

 

Alessandro Fancellu ha deciso di non far aspettare troppo i suoi tifosi e, alla seconda gara professionistica della carriera, si è ritrovato a lottare per la classifica generale del Tour of Antalya. Alla fine ha chiuso terzo, a soli quattro secondi dal vincitore Max Stedman, e, se vogliamo, si può anche dire che sia arrivata la prima beffa della carriera. Già, perché in una corsa decisa soprattutto dagli abbuoni, il giovane atleta della Kometa Xstra può recriminare per quel quarto posto nella tappa regina di Termessos, dopo che con un colpo di reni di Stedman al fotofinish si è visto soffiare il terzo e i secondi di bonus, che gli avrebbero permesso di vincere la corsa.

 

Insomma, per la prima volta lottava per la classifica generale di una corsa professionista e il successo gli è sfuggito per un centimetro. Poco male, perché è un classe 2000 e l’impressione è che lo vedremo tante altre volte lottare per salire sul gradino più alto del podio di una corsa a tappe. "C'è un po' da mordersi le mani, però guardiamo il lato positivo: essere davanti a giocarmi una tappa in salita in una corsa con una formazione WorldTour e tante Professional non può che lasciarmi contento, vuol dire che la condizione è buona e la strada intrapresa è quella giusta – spiega Fancellu a tuttobiciweb, con una lucidità e sicurezza non banali per un 20enne -. Già rispetto alla Vuelta a Murcia ho sentito che la gamba girava meglio; stiamo lavorando bene".

 

La cosa certa è che la salita gli piace, eccome, e poco importa se le pendenze sono arcigne oppure abbastanza docili come quelle della corsa turca: "Nell'arrivo in salita dovevo lavorare per il mio compagno Marton Dina, così mi sono in testa a fare il ritmo nel tratto più duro, poi mi son girato e ho visto che eravamo rimasti in cinque. Zoidl è stato poi il più bravo e ha vinto la tappa. Se volevo una frazione più selettiva? In realtà mi trovo a mio agio anche in salite esplosive, quindi nel complesso mi è piaciuta".

 

A coccolarselo negli ultimi due giorni di gara c’era anche il suo team manager, nonché mentore, Ivan Basso. Il vincitore del Giro d’Italia 2006 e 2010 ha un progetto ben chiaro di come plasmare questo ragazzo, che tanto bene promette: "Nei miei tre anni di gestione è il corridore che in termini di progressi ha fatto più passi avanti – spiega Basso con orgoglio -. Quello che mi impressiona di lui sono i numeri e la facilità di pedalata, ha dei margini di miglioramento incredibili. Ha le qualità per diventare un grande campione, un fuoriclasse, e per di più è un corridore completo, in grado di andare forte dappertutto". Non resta che inserirlo sul binario giusto: "Ci sono tutti gli ingredienti perché possa sbocciare, in questo momento lui deve solo allenarsi ed è più compito mio che suo quello di metterlo nelle condizioni di dare il meglio, in modo da venire accolto nel cerchio del grande ciclismo".

 

Il paragone è di quelli importanti: "Mi ricorda il giovane Nibali – spiega ancora il varesino, che con lo Squalo dello Stretto ci ha corso quattro anni in Liquigas -. Alcune caratteristiche che misurano un corridore forte sono: se tiene la distanza oltre i 200 km, se tiene oltre i 2000 metri di altitudine, se resiste alle tre tappe di montagna ravvicinate o la tappa di montagna dopo la crono. Su questo bisogna lavorare. Si diceva che Nibali non tenesse tre tappe complicate ravvicinate o che avesse sempre una giornata storta. Poi dai 25-26 anni non ha più avuto questi problemi, perché dietro c’era un processo di crescita. Lo stesso vale per Fancellu. Deve fidarsi dei suoi dirigenti, perché abbiamo tutto l'interesse a portarlo in alto".

 

A Basso brillano gli occhi parlando del giovane comasco che, non va dimenticato, nel 2018 chiuse al terzo posto il mondiale juniores di Innsbruck, vinto da un certo Remco Evenepoel. "Remco è un fenomeno e non si discute, è un po’ il Mbappé del ciclismo. Ma non tutti esplodono così precocemente e sono sicuro che col passare degli anni Fancellu potrà ridurre il gap con il suo coetaneo". Alessandro ha già il contratto assicurato da professionista con la Trek-Segafredo a partire dal 2021, con Luca Guercilena che proseguirà il lavoro cominciato da Basso e co. "Siamo costantemente in contatto, abbiamo lo stesso obiettivo: fare il bene del ragazzo".

 

A questo punto la domanda sorge spontanea: ma non c’è il rischio di mettere troppa pressione sulle spalle di questo ragazzo? Basso è convinto di no: "Sa quello che vuole, è estremamente intelligente. Ha finito le scuole superiori (Istituto Tecnico Agrario, ndr) con voti alti. Ha una splendida famiglia alle spalle e ha una grande educazione. Pensa che è stato l’unico a darmi del "lei" inizialmente. Quindi ha tutte le carte in regola per fare il suo percorso senza pressioni".

 

Fancellu, dal canto suo, fa spalline: "Io non posso fare altro che fare il mio lavoro al meglio, impegnarmi al massimo negli allenamenti e nelle gare. Poi quello che mi riserverà il futuro lo vedremo...". E intanto non vediamo l’ora di rivederlo in azione. L’appuntamento dovrebbe essere tra più di un mese, al Giro di Sicilia.

 

 

 

 

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25/02/2020
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Gli italiani della Kometa-Xstra : intervista a 4 con Puppio, Verza, Garavaglia e Fancellu

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Articolo di Nicolò Vallone, Tuttobiciweb

 

 

- Qual è la vostra storia e quale il vostro obiettivo ?


Giacomo Garavaglia : "Nella mia famiglia nessuno andava in bici, io giocavo a calcio. Però mi piaceva anche pedalare, e seguendo il consiglio di una sua collega, mia mamma mi fece praticare il ciclismo. Partendo dalla categoria G5 sono poi arrivato tra i dilettanti. L’anno scorso ero alla Colpack, ma una tendinite mi ha condizionato. Ora qui ho un’occasione d’oro". Riccardo Verza : "Mio papà era un professionista, io ho iniziato in G2 e poco alla volta mi sono tolto molte soddisfazioni da junior: ho partecipato a due Mondiali e vinto diverse gare. Dopo un paio d’anni di difficoltà, ho ritrovato me stesso alla Zalf. Qui voglio ritrovarmi ancora di più". Antonio Puppio: "Dopo aver scalato tutte le categorie, l’anno scorso sono arrivato qua e quest’anno mi piacerebbe essere un punto di riferimento".

 

Ecco, un punto di riferimento. Puppio, a livello di personalità, sembra avere le caratteristiche del leader, pur non essendo il più anziano del gruppo. È lui infatti a fare da "interprete" e "collante" tra il manipolo degli italiani e gli altri elementi del team. Gli chiediamo allora come siano i rapporti con gli altri ragazzi : "Inevitabilmente si tende a fare gruppo con quelli della stessa nazionalità, ma è altrettanto inevitabile andare d’accordo quando si condivide così tanto tempo insieme lavorando seriamente come facciamo tutti noi della Kometa".

 
 

- Passare tempo insieme è uno degli aspetti principali del professionismo. Com’è l’impatto con la vita in questa categoria ?


Risponde Verza :"C’è più serietà, accettano meno errori. Tra i dilettanti diciamo che è permesso un po’ tutto. Qua invece è un lavoro. Stare lontani da casa? Sì, questa è una delle peculiarità più sali di livello, ma pian piano ci si abitua".

 

 

- E nello specifico, cosa significa essere alla Kometa-Xstra ?


Puppio : "Un’importante opportunità per entrare nel grande ciclismo". Garavaglia va più nello specifico : "Non ci fanno mancare nulla, ed è un orgoglio far parte del team di Ivan Basso e Alberto Contador". Interviene Fancellu : "Se siamo qui, significa che hanno puntato su di noi ed è qualcosa che ti stimola".

 

 

- Dev’essere stato difficile allenarsi la scorsa settimana, qui tra Valencia e Alicante con la tempesta Gloria…


"Il primo giorno ci siamo trasferiti a Benidorm per allenarci. Nei giorni successivi abbiamo svolto attività alternative : palestra e rulli. Una situazione climatica del genere non si era mai vista !"

 

 

- Qual è il vostro rapporto con gli studi ?


Garavaglia : "Ho iniziato con Architettura al Politecnico di Milano, poi però è diventato difficile conciliare tutto e mi sono iscritto a Scienze Motorie in un’Università telematica". Con i giusti compromessi, insomma, si può continuare la propria formazione. Dice Puppio : "Studiavo Matematica ma poi l’ho messa da parte, non per inconciliabilità ma per semplice priorità : avverto il bisogno di mettere tutto me stesso nel ciclismo". Diverso il percorso di Verza : "Mi sono diplomato in una scuola (Istituto Logistico) che permetterebbe già di trovare un lavoro".

 

 

- Qual è la vostra miglior qualità ?


Puppio : "La testardaggine". Garavaglia : "La costanza". Verza : "Il fare gruppo". Fancellu : "Il mettermi a disposizione".

 

 

- Qual è la gara che vi ha emozionato di più ?


Puppio : "Il Giro di Sicilia 2019 : ben organizzato e con un pubblico molto caloroso, come sempre al Sud". Verza : "La 3 Giorni Orobica vinta nel 2014 al primo anno da junior". Garavaglia : "Capodarco 2017, quando ero alla Viris : arrivai 7°, ma poche volte ho provato la stessa adrenalina come in quell’occasione! Me la giocai coi primi, e all’arrivo c’era tanta gente assiepata ai lati del percorso".

 

 

- E la gara che sognate nel vostro futuro ?


Esordisce Puppio con un "Non te la dico". Meno scaramanticamente, Verza confessa: "La Strade Bianche, anche perché nel 2014 la vinse il mio idolo Michal Kwiatkowski". Fancellu è sentimentale: "Il Giro di Lombardia : quelle sono le mie strade". Conclude Garavaglia : "Alessandro mi ha anticipato col Lombardia, allora dico la Liegi-Bastogne-Liegi". Insomma, i nostri ragazzi amano le grandi classiche.

 

 

- Chi sono i vostri modelli ?


Verza ci ha già risposto prima, e Fancellu lo conosciamo già (Nibali). Esordisce allora Puppio, che da buon cronoman dice Fabian Cancellara : "Lo vidi dal vivo ai Mondiali di Mendrisio e tantissime volte in tv: un’ispirazione per come interpretava le gare". Garavaglia esprime addirittura due preferenze : "Sembra troppo facile, essendo qui alla Kometa, ma… Alberto Contador, per l’inventiva. E Chris Froome, per la dedizione al lavoro".

 

 

- Concludiamo. Siete appassionati di altri sport oltre al ciclismo ?


Fancellu : "Il motocross". Verza : "Conor MacGregor. Sì, non seguo le discipline di lotta, ma sono proprio un suo fan". Garavaglia : "Seguo tiepidamente il calcio, sono milanista. E sono un tifoso di Valentino Rossi". Anche Puppio, infine, segue i motori. Del resto, sempre di corse e di ruote si tratta. Ma la strada di questi ragazzi è quella delle ruote mosse dalle gambe. E allora, come si suol dire, gambe in spalla e pedalare. Verso futuri successi.

 

 

 

 

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28/01/2020
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