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Squadra

 


Intervista di Jesús Hernández, direttore sportivo della Polartec-Kometa

 

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Sito ufficiale Polartec-Kometa

 

 

Dopo quattordici anni come corridore professionista, con cinque squadre nel curriculum e molte avventure, in questa stagione Jesús Hernández (1981) ha cambiato il suo ruolo per dirigere la nuova squadra continentale Polartec-Kometa. Nessuna pausa, dal manubrio all’ammiraglia. E non c'è tempo per la nostalgia. "Mi manca la bicicletta ? È una domanda che mi è stata fatta milioni di volte quest'anno", sorride : "La verità è che no,  non mi manca. Ho lasciato il ciclismo quando volevo, e volevo davvero occuparmi di un nuovo progetto, che mi piace e che mi motiva.  Amo il mio lavoro. Amo questa vita, viaggiare, essere in gara, stare con i corridori… Non mi manca la bici. Mi piace, continuo a pedalare, ma senza obblighi. Non ho preso peso e se posso non lo prenderò", scherza.

 

 

- Un nuovo direttore sportivo per un nuovo progetto...

 

È stato un grande anno. Abbiamo un gruppo eccezionale, magnifico. A tutti i livelli. Ho passato quattordici anni ad essere diretto e ora sono quello che dirige e organizza; e nella gestione ero un po’ perso all'inizio; è quello che forse è stato il più difficile. Nelle prime settimane di vita del progetto ho detto a tutti di essere pazienti con me, che ero anche nuovo, che stavo imparando, che naturalmente potevo anche fare errori… E avere al tuo fianco persone con più esperienza che ti danno buoni consigli, come Félix García Casas, aiuta sempre.

 

 

- Il fatto che tu sia stato un ciclista professionista fino all'anno scorso ti dà un'empatia con i corridori che è molto preziosa, molto importante, molto necessaria...

 

Dalla macchina, è vero, tutto sembra più facile. Di fronte ad alcune situazioni di gara, prima di parlare, ricordavo le particolarità di alcuni momenti... Capisci quando un corridore ti dice che non è stato in grado di fare di più, che era stanco, che non ha avuto il suo giorno migliore... Anche nella direzione opposta, con uno sguardo lo vedresti se ti racconta bugie. Ma non è stato così. Il bello di lavorare con i giovani è che ti ascoltano, ti ascoltano… Cosa dire a un WorldTour ! Cosa insegnare ! Niente. Abbiamo avuto un grande gruppo, che ha sempre fatto ciò che chiedevo.

 

 

- La continentale Polartec-Kometa ha ottenuta 10 vittorie questa stagione. È la seconda formazione spagnola dietro la squadra WorldTour Movistar. Cosa ne pensi di questo primo anno ?

 

Per valutare la stagione penso che dobbiamo confrontarci con altre squadre continentali del nostro livello e con la nostra filosofia. Squadre con giovani corridori, con un’età media di 21 o 22 anni… In questo senso siamo molto felici. E soprattutto per l'immagine. Oltre le vittorie, c’è l’immagine. È chiaro che i trionfi aiutano molto in termini di immagine esterna della squadra. Ma molte volte non è stato possibile vincere come lo abbiamo fatto a Burgos o in Ungheria, eppure la squadra ha lasciato una grande immagine. Una grande immagine di squadra. È qualcosa che apprezzo, alla quale tengo. La gente parla in bene della squadra al di là delle vittorie di Matteo Moschetti o Kevin Inkelaar; lo fanno per la sua immagine, per la sua serietà, per il fatto che è una squadra che corre insieme, con quella disciplina che cerchiamo di trasmettere ai corridori... Così, se i giovani fanno il salto nel WorldTour, sanno a cosa somiglia la disciplina di una grande squadra, il fatto che devi essere davanti, che devi fare gruppo, che devi rispettare gli ordini della squadra e che il tuo ruolo può variare a seconda della tappa... La gente si congratula con noi; la squadra ha avuto un’ottima immagine dall’esterno durante tutta la stagione.

 

 

- Ma l'importanza dei risultati, soprattutto nei media, finisce per essere innegabile.....

 

Sì, certo, e viviamo dei risultati. È vero. È la prima cosa che ti chiedono gli sponsor e io da direttore sportivo sono il primo a volerli. Ma molte volte una buona immagine in televisione o incontrando la gente vale anche più di una vittoria. Vincere è molto difficile. Non è tanto una questione di atteggiamento, è fortuna. Molte volte non abbiamo vinto quando era molto fattibile. L’ultimo giorno del Giro d'Ungheria, per esempio, Matteo si sentiva molto bene e una caduta vicino al traguardo ha condizionato la volata…. Dei 200 che partono solo uno vince. E ogni giorno accadono cose impreviste che non si controllano…

 

 

- Dalla competizione nel WorldTour all'essere direttore sportivo di una squadra continentale... Come vedi il ciclismo con quelle strutture sportive che convivono a diversi livelli ? Con quella disparità, quella convivenza tra strutture diverse in alcune gare che, dal punto di vista di una squadra continentale, può condizionare una prestazione, ti costringe ad adattarsi ad un modo di correre imposto dai più forti…?

 

Prima di gareggiare, la prima cosa che faccio è vedere il livello della gara. Se ci sono squadre WorldTour, so già che ruolo avrò in gara. Se non ci sono, sarà completamente diverso. Se ci sono, l'obiettivo è quello di essere visto. In caso contrario, attaccare e vincere. Siamo stati fortunati con la vittoria alla Vuelta a Burgos. Una giornata meravigliosa. Ma sappiamo che è complicato. Su queste corse siamo lì per osservare, cercare fughe, giocare le classificazioni secondarie. E in questo senso penso che quando la tua squadra è molto giovane devi aggiustare il calendario, come abbiamo fatto quest’anno. Vai alle gare con WorldTour e senza WorldTour. Perché abbiamo giovani che hanno anche bisogno di correre, prendere una fuga per vincere, non solo prendere le corse come un allenamento. Correre con WorldTour è fantastico per vedere che livello c'è veramente. Ma non deve essere sempre così.

 

 

- Un’alternanza positiva...

 

Proprio così. Se gareggi solo con le continentali, non vedrai la realtà di cosa vuol dire correre con i professionisti, il calendario WorldTour. Persone come Matteo Moschetti hanno già visto che in una gara come Burgos può battere i ciclisti WorldTour, e questo è un bene per lui. I giovani che erano a Burgos, come Juanpe, hanno già visto come funziona il WorldTour. È importante per loro essere consapevoli che non possono rilassarsi. Una squadra continentale è un passo, non è un obiettivo; Devi vedere che c'è un livello superiore al tuo. Se dovessimo concentrarci su un calendario continentale, molti penserebbero di aver già raggiunto il loro obiettivo. E no. Devi essere consapevole di quel livello superiore e la tua ambizione deve essere quella di arrivarci. Questa, in questo senso, è una squadra intermedia.

 

 

- ... Per ora.

 

Sì, certo, per ora (sorride). Ma è benissimo per loro che vedano ed siano consapevoli di quell'idea, l'idea della squadra di passaggio. E che non sono bravi come credono di essere già. Ecco perché questa alternanza di corse è positiva. Io per primo, da direttore sportivo, mi piace dire alla riunione nel bus : lotteremo per vincere. Ma correndo con Valverde, con Froome…

 

 

- Qual è stato il momento migliore della stagione ?

 

Penso alla prima vittoria, in Turchia, perché inaspettata, Matteo non è arrivato bene a quella gara, la squadra era appena nata... E ovviamente la vittoria di tappa a Burgos. Vinci a Burgos… Wow ! Dico sempre loro che bisogna lavorare per vincere, ma è molto difficile. Quando mi hanno confermato via radio che Moschetti aveva vinto a Castrojeriz, mi hanno persino fatto venire voglia di piangere di gioia. Nessuno se lo aspettava !

 

 

- Anche se sei una persona molto positiva, ci sarà stato anche qualche momento "peggiore", qualche momento negativo....

 

Negativo, no, nessuno. Forse... avrò l’amaro in bocca. Non vincere una tappa del Giro Baby con Matteo. Siamo stati vicini alla vittoria, ma si è ammalato e ha dovuto rinunciare. Al Giro siamo stati molto attivi ogni giorno, un'immagine fantastica, essendo protagonisti ogni giorno. In macchina ho detto al mio secondo "non c'è stato un giorno in cui non siamo stati menzionati dalla radio". Neanche un giorno. Questa è una cosa positiva. E più in una gara come il Giro Baby. Ma non abbiamo vinto... e forse un rimpianto ma non una delusione.

 

 

- Possiamo confermare qualche prova del calendario ?

 

Voglio alternare le gare continentali e WorldTour. E vorrei anche fare qualche altro prove in Spagna, con WorldTour, appuntamenti non estremamente impegnativi, con un buon livello… Ma continueranno a mantenere grandi obiettivi come il Giro d'Aosta, il Giro Baby o la Vuelta a Hungría, che sono realizzabili, realistici, molto importanti… Abbiamo corridori con una media di 20, 21 anni, che un giorno possono lottare con i corridori WorldTour. Mi piacerebbe battere le squadre WorldTour. Per me sarebbe la cosa più semplice, quel calendario, ma a livello di risultati non avremmo nulla. E a livello formativo, non sarebbe la cosa migliore.

 

 

- La Trek-Segafredo, squadra di cui Polartec-Kometa è impegnata nello sviluppo, impone un calendario ?

 

No, si parlava solo di corse che la Trek non poteva andare, come al Tour of Utah ad esempio. Non ci hanno mai detto "fai questa corsa o quella", ma so che Luca Guercilena ama vederci ad Aosta o al Giro, perché sono gare bellissime, dure, dove c’è un grande livello. Lì, molte cose sono apprezzate.

 

 

- Per parlare di due nomi. Nel 2019, Matteo Moschetti, che ha firmato nove delle dieci vittorie della squadra, passa nel WorldTour e Stefano Oldani rimane con voi dopo essere stato stagista a fine stagione. 

 

Matteo, oltre ad essere un bravo ragazzo, è un corridore incredibile. È stato un piacere averlo in squadra e sono sicuro che le cose andranno molto bene per lui. Oldani è un corridore molto interessante : è molto veloce, è molto coraggioso. Si è unito alla squadra ed è diventato rapidamente l'ultimo uomo di Matteo, si conoscevano già da Colpack. Molto abile, si difende da solo nel gruppo. È molto veloce, anche se non è un velocista puro. Ha un atteggiamento coraggioso, vuole piacere, è un corridore che può regalarci bellissime giornate. Sarà un corridore molto importante.

 

 

 

 

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31/10/2018
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Il nuovo Basso "Con Contador creo talenti per il futuro"

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Intervista di Marisa Poli, Gazzetta Dello Sport

 

 

Un giovane — Matteo Moschetti — già passato alla Trek Segafredo-Zanetti, altri due osservati speciali. E l’ingaggio di Alessandro Fancellu, bronzo ai Mondiali juniores. Ivan Basso è appena tornato da Pinto, la cittadina della comunità autonoma di Madrid dove è cresciuto l’amico storico Alberto Contador e dove ha base il servizio corse della Polartec-Kometa. "Una vera e propria sede, in due sale c’è la storia ciclistica mia e di Alberto, con trofei, maglie e bici. Non solo un magazzino". Il primo raduno del 2019 è avviato, giovedì e venerdì con i pro, sabato con gli juniores e l’under 23. "Ho la responsabilità del progetto globale, in una realtà in cui porto tutta la mia esperienza di tanti anni da professionista. Con Contador c’è un’amicizia che va al di là della professione. Abbiamo vissuto anni bellissimi, ora stiamo cercando di portare avanti questo progetto che ci piace molto".

 

 

Come sta andando la nuova vita da dirigente ?

"Mi piace tantissimo, questa è una creatura nata da me e Alberto. Abbiamo unito le nostre esperienze per far crescere il progetto".

 

 

Quali sono le novità ?

"Abbiamo alzato il numero degli italiani, ora sono sei. La natura del team è internazionale, ma Italia e Spagna sono i bacini più importanti. Noi vogliamo cercare di scoprire altri talenti, di trovare altri Moschetti da dare alla Trek-Segafredo. Alessio Acco e Alessandro Fancellu correranno con i dilettanti. Michele Gazzoli, uno dei più talentosi, sarà nella Continental. Sono convinto che possa prendere l’eredità di Moschetti".

 

 

Che futuro vede per Moschetti ?

«E’ andato fortissimo, sta facendo cose incredibili, è un talento che per i prossimi 10 anni dà garanzie al ciclismo italiano».

 

 

Che cosa si aspetta da Fancellu ?

"Prima di tutto che finisca la scuola bene. Abbiamo visto che gli atleti che hanno un ottimo rendimento a scuola, hanno un ottimo rendimento anche in bici".

 

 

Qual è il suo ruolo ?

"Coordino le persone, con Alberto abbiamo scelto i collaboratori, abbiamo una rete di scout in giro per il mondo. Sono presente quando serve. Alla parte amministrativa c’è Fran, il fratello di Alberto. Delego molto, in questi giorni ho incontrato uno per uno gli atleti, cerco di dare una linea comune".

 

 

Come si crescono i talenti ?

"Dipende dall’età. Bisogna essere bravi a non bruciarli. Il talento viene fuori naturalmente se sei capace di fargli fare il percorso giusto. La mia idea è che un giovane di 20 anni che deve imparare il mestiere, deve mettersi al servizio degli altri. Non puoi crescere dei corridori egoisti".

 

 

Che programmi avete per la prossima stagione ?

"Non lo abbiamo ancora deciso. Ma sarà simile a quello dell’anno scorso. Faremo le gare di categoria continentale, ogni tanto nel World Tour con la Valenciana, la Rodas".

 

 

Sagan alla vigilia del Mondiale ha dichiarato che questo ciclismo è noioso. E’ d’accordo ?

"Per me criticare è sempre complicato, rispetto molto i miei ex colleghi. So quanta fatica si fa anche per restare nel gruppo e quando sento in tv ex ciclisti che dicono : non attacca, è sempre a ruota, non mi piace. Come se non sapessero di quanto si è alzato il livello. Sky ha uomini in squadra che lavorano per il leader e che da soli sarebbero da podio".

 

 

Che cosa si può fare ?

"Non penso a una riforma troppo pesante. Mi piace l’introduzione di tappe corte, di strappi particolari, dello sterrato, del pavè. Stravolgere tutto però non mi piace, bisogna rispettare la storia del ciclismo. Rispetto l’idea di Peter, ma cambiamenti troppo profondi non portano a risultati secondo me".

 

 

 

 

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29/10/2018
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Samuele Rubino si unisce alla Polartec-Kometa

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L'italiano Samuele Rubino rafforza la squadra Polartec-Kometa continentale per la prossima stagione. Il corridore piemontese della LVF-Lombardia (Novara, 29 gennaio 2000), attuale campione transalpino della categoria junior, titolo conquistato lo scorso giugno sulle strade del Veneto, nel GP Sportivi di Loria, è stato uno dei corridori selezionati dalla Federazione Italiana per gareggiare nella competizione juniores dei recenti Campionati del Mondo di Innsbruck, un appuntamento in cui è stato coinvolto in una caduta che non gli ha permesso di essere tra i protagonisti della gara.

 

"Quando Ivan Basso mi ha contattato l'anno scorso, ho capito subito che la Polartec-Kometa era la buona squadra per crescere al massimo. Il mio sogno è quello di essere un grande ciclista. Devo tanto ringraziare la mia squadra, la LVF, il Centro Mapei e soprattutto Matteo Azzolini e Andrea Morelli, che mi hanno seguito quest'anno; e Polartec-Kometa per avermi dato la loro fiducia e questa opportunità di continuare ad imparare e crescere", spiega Rubino.

 

"Samuele è un scalatore puro, uno dei corridori più in vista in Italia, soprattutto in montagna e nelle gare dure e selettive", dice Félix García Casas, manager sportivo delle squadre della Fondazione Alberto Contador. "Oltre al campionato italiano juniores, si è classificato quinto nella 47° Peace Run, un evento ceco di categoria junior molto difficile che è un punto di riferimento, e nono nel 73° Patton Grand Prix General del Lussemburgo. Essere lì nel top ten indica che gestisce molto bene la classifica generale quando la strada sale".

 

Durante la stagione 2018 Rubino ha ottenuto dieci vittorie. Oltre al campionato nazionale juniores, il nuovo corridore della squadra Polartec-Kometa ha vinto la 39° Coppa Città di Cantù, la 71° Coppa Dondeo, il 55° Giro della Castellania, il 44° Trofeo Comune di Gussago, il 33° Trofeo Vittorio Giorgi, il 4° Giro delle Prese, il Trofeo Cerreto Laghi, il Trofeo Buffoni e, con i suoi compagni della LVF-Lombardia, la cronometro a squadre Tecnosaldatura Grand Prix.

 

Rubino è il quinto corridore che si unisce alla struttura italo-spagnola dopo il portoghese Daniel Viegas, lo spagnolo José Antonio Antonio García e gli italiani Stefano Oldani (stagista nella seconda parte di questa stagione) e Antonio Puppio.

 

 

 

 

 

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17/10/2018
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Antonio Puppio e Stefano Oldani, corridore della Polartec-Kometa per la prossima stagione

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Sito ufficiale Polartec-Kometa

 

 

Due nuovi nomi per la squadra Polartec-Kometa nella sua seconda stagione come professionale. Gli italiani Antonio Puppio e Stefano Oldani rafforzeranno  la squadra di Madrid nel 2019, che ha già annunciato gli arrivi del portoghese Daniel Viegas e  di José Antonio García, promossi dalla squadra U23.

 

Puppio (Samarate, 28 aprile 1999) è una delle grandi promesse del suo paese, distinguendosi come magnifico passista e come grande specialista nella disciplina della cronometro in cui nel 2017 ha vinto il titolo nazionale junior, a Caluso (Piemonte), e l'argento nei campionati del mondo della sua categoria, a Bergen (Norvegia).

 

Il corridore varesino, formato all'UC Bustese Olonia Verbania, è stato uno dei quattro stagisti annunciati dalla squadra continentale professionisale Cofidis la scorsa estate. "Puppio è un corridore velocissimo e molto bravo in una disciplina come la cronometro. Ha questa doppia qualità, perché in caso di arrivo  di un piccolo gruppo la velocità conta molto. E quando è in buona condizione può difendersi in salita", dice Dario Andriotto, direttore sportivo della squadra.

 

"Nel 2019 saranno tredici anni da quando ho indossato per la prima volta un dorsale sulla schiena quando avevo sette anni. Firmare per la Polartec-Kometa significa per me una grande opportunità per coronare il sogno di ogni giovane ciclista : diventare un corridore professionista. Dalla prossima stagione spero di imparare tutto il necessario per fare il "grande salto di qualità" nel circuito professionale nel prossimo futuro. Polartec-Kometa si interessa a me dall'anno scorso. Dopo aver terminato il liceo ho deciso di firmare, di dedicare molto tempo al ciclismo e di coronare il mio sogno", dice Puppio.

 

Oldani (Busto Arsizio, 10 gennaio 1998) rimarrà con Polartec-Kometa dopo essersi unito alla squadra in agosto come stagista. Il varesino, nato nella formazione Colpack, ha avuto grandi prestazioni dal suo debutto con la squadra nell'ultima Vuelta a Hungría.

 

"Stefano è un corridore molto completo. Abbiamo amato come si è comportato. Sta andando bene contro il tempo, è veloce e può migliorarsi ancora molto", continua Andriotto, che conosce anche molto bene il nuovo ciclista della squadra continentale.

 

"Sono molto felice di poter indossare i colori della Polartec-Kometa per la prossima stagione. La motivazione per il 2019 è grande e non vedo l'ora di iniziare a fare del mio meglio e rendere l'intera squadra orgogliosa di me. Quest'anno ho già avuto l'opportunità di fare alcune competizioni con la squadra e ho avuto l'opportunità di vedere la magnifica organizzazione della struttura e l'eccezionale atmosfera della squadra. Avrò la fortuna di correre per la squadra e due campioni come Ivan Basso e Alberto Contador, due persone che rispetto molto e che ho sempre avuto come riferimenti", dice Oldani.

 

 

 

 

 

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09/10/2018
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Season 2018, the end

 

Impegno, emozioni, passione. Una bellissima e intensa prima stagione per la Polartec-Kometa. Grazie a tutti per il vostro sopporto.

 

Commitment, emotions, passion. A beautiful and intense first season for Polartec-Kometa. Thank to all for your support.

 

 


 

 

 

 

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17/09/2018
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José Antonio García correrà per la Polartec-Kometa Continentale nel 2019

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Sito ufficiale Polartec-Kometa

 

 

Il ciclista di Granada, José Antonio García, è il secondo rinforzo della Continentale Polartec-Kometa per la prossima stagione. Il corridore di Fuente-Vaqueros promuove la squadra della struttura U23, con la quale l'andaluso ha effettuato una stagione eccezionale.

 

Con un grande punto di velocità, García è stato un corridore con una forte presenza per tutta la stagione. Due vittorie nella Vuelta a Zamora, la Clasica Velá de Triana e la generale della Challenge Vuelta a Sevilla e un'altra tappa nella Vuelta a Salamanca sono stati i cinque successi ad oggi di un corridore che non si definisce come un velocista puro.

 

"È un sogno," dice García, "quando questa possibilità si è presentata, prima della Balenciaga, non potevo crederci. Per me la Fondazione è come una famiglia, mi sento molto bene qui.  E fare questo passo è la realizzazione di un sogno che hai sempre in testa quando inizi a correre in una fondazione come quella. Sono molto emozionato, ho visto in TV la squadra alla Vuelta a Burgos poi quando vedo la stagione di Matteo Moschetti è ancora più entusiasmante. La verità è che questa stagione sto andando abbastanza bene, come me lo aspettavo. Quando me lo hanno confermato, ho avuto un sentimento di serenità, ma ho anche provato pressione : a quel tempo non avevo ancora vinto. Alla fine si toglie una parte della pressione, ma fino a quando non si vince non si toglie completamente".

 

"Penso che sia un corridore che si adatterà molto bene al mondo professionale per la sua esperienza e soprattutto per le sue idee chiare, perché sa come muoversi in gara e anche come dirigere la squadra. Grazie alla sua velocità, se continua a crescere, spero che sarà un riferimento in piccoli gruppi", sostiene Félix García Casas, manager sportivo della Fondazione Alberto Contador.

 

Rafa Diaz Justo, direttore della Polartec-Kometa U23, lo conosce benissimo : "È un corridore che può avere una lunga carriera. Non è un puro velocista, ma passa bene le montagne vicine al traguardo o le difficoltà che una volta superate vi lasciano con le massime opzioni. José è un grande corridore di lunga distanza, è molto bravo nelle gare lunghe e ha la grande capacità di sapere come muoversi nel gruppo. "A Rafa gli dico sempre che se finisco davanti è perché soffro", sorride García. "Posso superare senza problemi la mezza montagna e anche in alcune gare sono arrivato prima di alcuni scalatori, ma questi lunghi passi di oltre quindici o venti minuti sono già troppi. Sono un corridore veloce, più veloce del normale rispetto a chi supera le salite e partecipa alle volate con velocisti puri".

 

"Siamo stati fortunati che sia stato formato nella nostra fondazione", aggiunge Díaz Justo. "Ha avuto un po’ di difficoltà per adattarsi alla nuova categoria quando è saltato da junior. È arrivato in una squadra che aveva un livello molto alto. Quando gli abbiamo presentato il programma per quest'anno, come nel 2017 ha segnato sei gare, abbiamo pensato che potesse essere un grande sostegno per questa stagione, così com'è. Volevamo che perdesse un po' di peso per superare meglio la montagna. Questo cambiamento nel suo fisico lo ha portato a fare molti secondo, terzo, quarto posti... posizioni molto buone, ma non ha finito di crescere".

 

García Casas non ha dubbi sul suo profilo : "Per me è uno dei ciclisti più affidabili della categoria questa stagione, come dimostrano la sua classifica, la sua lotta per la Coppa di Spagna, le sue vittorie di quest’anno. Posso solo dire bellissime cose su José Antonio. Era già con noi nella squadra junior, poi si è trasferito nella squadra U23 e, dopo un anno in un'altra formazione, è tornato da noi. È migliorato molto in montagna, è in grado di stare in piccoli gruppi e vincere con quel ritmo veloce che ha".

 

García, popolarmente conosciuto come Joselillo, si unisce al suo compagno di squadra Daniel Viegas, che in agosto è stato confermato come futuro corridore della squadra di Madrid, durante la Volta a Portugal.

 

 

 

 

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03/09/2018
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Daniel Viegas alla Polartec-Kometa nel 2019

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Sito ufficiale Polartec-Kometa

 

 

Il portoghese Daniel Viegas (Nato a Faro il 5 gennaio 1998) difenderà i colori della Polartec-Kometa per la prossima stagione. Il corridore dell’Algarve, che nel 2018 ha concluso la sua seconda stagione nella Fondazione Alberto Contador U23, diventa il primo rinforzo della squadra di Madrid per la sua seconda stagione nella categoria continentale. Una promozione che premia l'enorme lavoro del corridore di Lusitano, un lavoro silenzioso, con scarsa copertura mediatica, e che valorizza l'impegno del progetto per la formazione dei ciclisti, al di là di una semplice palmarés o della freddezza dei risultati.

 

Viegas, vincitore della Vuelta a Besaya o della Vuelta a Loulé portoghese da giovane con il Club Ciclista Bairrada, ha dimostrato con queste due corse il suo incommensurabile lavoro a favore dei suoi compagni. La vittoria di Juan Pedro López nella scorsa edizione della Vuelta al Bidasoa, per fare un esempio, è stata il frutto di un grande lavoro di sostegno del portoghese, sempre pronto a dare il suo contribuito alla squadra. 

 

"Sono molto felice di entrare nella squadra continentale. È un modo per dimostrare che si può anche diventare professionista attraverso il duro lavoro, senza vincere gare. Finora ho lavorato per i miei compagni nella categoria amatoriale, sono sicuro che il prossimo anno sarà così. So molto bene cosa farò. Ma tutto quello che voglio fare è essere il migliore. Se devo vincere, voglio essere il migliore. E se devo lavorare per gli altri, voglio essere il migliore. Qualunque cosa faccio, non importa : voglio essere il migliore in quello che devo fare", dice un entusiasta Daniel Viegas.

 

 

Rafa Díaz Justo è stato il suo direttore sportivo durante queste due stagioni : "Quando è arrivato nella squadra era uno dei migliori corridori junior del suo paese. Fin dal primo momento una delle cose che ci ha impressionato di più è stato il suo modo di correre, la sua intelligenza, il suo modo di lavorare in squadra... È un ciclista che ha contribuito e aiutato molto tutti i suoi compagni. È meticoloso nel suo lavoro. Inoltre c’è il suo potenziale. Pensiamo che nella categoria professionale farà cose più belle che nel campo amatoriale, anche se era un lavoro poco visibile ma necessario. In questi due anni di lavoro abbiamo avuto un corridore professionista nel corpo di un dilettante. Dani è forse uno dei migliori gregari del campo amatoriale spagnolo".

 

"È una scommessa molto importante perché è, o sarà, il primo corridore straniero che, dopo essere stato nella nostra squadra U23, fa il salto verso la continentale. Daniel è un corridore che fin da giovane punta a un grande futuro e ha vinto la Vuelta al Besaya, lavorando anche molto per il suo collega Joao Almeida. Eravamo lì con i juniores e quasi l'80% della gara è stata fatta da lui", sottolinea Félix García Casas, responsabile sportivo della Fondazione. "Viegas è un corridore con un grande potenziale, ma soprattutto è un grande corridore di squadra. Con noi ha fatto due anni di lavoro meticoloso. È un corridore molto completo, un ottimo corridore di cronometro, supera la media montagna quando è in forma e vorrei anche sottolineare la sua grande esperienza : sembra che sia con l'U23 da molti anni quando si tratta di lavorare e controllare il gruppo".

 

 

 

 

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06/08/2018
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