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Ivan Basso Daily Blog

Squadra

 


Intervista Fran Contador

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Sito ufficiale Kometa-Xstra Cycling Team

 

 

Pochi giorni fa la Eolo-Kometa Cycling Team ha ufficializzato i venti corridori che saranno nella squadra continentale pro e il General Manage della formazione Francisco Javier Contador (Madrid, 1979) fa un piccolo bilancio dell'evoluzione del progetto dopo queste intense settimane di annunci e conferme.

 

 
- Con gli arrivi di Lorenzo Fortunato, Francesco Gavazzi e Luka Wackermann, la squadra 2021 è al completo. Soddisfatto?
 
Molto! È stato un lavoro intenso. Prima di questa spirale di acquisti, per dare forma al progetto dal punto di vista degli sponsor e sostenitori. Ma per creare la squadra avevamo un'idea molto chiara. È vero che una cosa è l'approccio e un'altra è la sua esecuzione. Per fortuna siamo riusciti a convincere tutti i corridori che volevamo avere con noi. È stato molto bello trovare una risposta affermativa così immediata tra i corridori, soprattutto perché siamo nuovi ​​nella categoria pro. Ma il lavoro svolto in questi tre anni è stato anche notato nel senso che siamo stati presi in considerazione. Che siamo una realtà.
 
 
- C'è un ma? 
 
No. Nelle ultime settimane ci sono state delle speculazioni su alcuni nomi ma non sappiamo perché, visto che non sono mai stati sul tavolo. Il progetto è entrato nel gioco del mercato, ma non intenzionalmente. Come se venissi taggato su un social network e non sapessi il perché. Per questa prima stagione volevamo iniziare con una squadra di venti corridori. In questo senso, se fosse stato possibile, avremmo voluto contare su qualche ciclista in più o promuovere qualche ciclista della struttura u23, non solo Arturo Grávalos. Ma questo è un progetto a lunga termine e ci saranno ancora tante opportunità.
 
 
- Di fronte a questa prima avventura continentale, l'Italia è sempre più presente.
 
Era inevitabile. Siamo sempre stati molto chiari su questo, sia con il cambio di nazionalità nella licenza, sia con la necessità di avere un calendario molto italiano, ma non esclusivamente italiano, per la natura stessa dei nostri sponsor e dei loro interessi commerciali. Chi crede nel progetto e si fida di lui ha anche il potere di decidere. Alle fine, nell'élite, ci sono progetti all'interno di uno sport globale, uno sport con una vocazione sempre più universale. Abbiamo avuto una licenza spagnola per tre anni, ora ne avremo una italiana e, se sarà necessario, potremmo averne una in Svizzera, in Ungheria, in Andorra...
 
 
- Da qui la politica dei rinforzi? Alla fine, dieci ciclisti italiani si sono uniti al progetto...
 
La lettura, a mio avviso, non dovrebbe essere solo questo. Dieci ciclisti italiani hanno firmato, alcuni molto interessanti per la loro esperienza, altri per la loro giovinezza e altri perché possono ancora crescere e che finora le circostanze non lo hanno permesso. Ma abbiamo anche rinnovato sette corridori del nostro progetto precedente, sette giovani che erano con noi e che pensiamo andranno molto bene. La nazionalità non è mai stata una problema e mai lo sarà. È una prospettiva più globale. Per esempio: nel 2018 abbiamo iniziato con una squadra di undici ciclisti dove c'erano un austriaco, un lussemburghese, un colombiano, un eritreo, un olandese, due italiani e quattro spagnoli... Il progetto va oltre le bandiere, si tratta di una squadra con cinque nazionalità presenti e anche nel suo staff. Questo non è un'esclusiva di Eolo-Kometa, succede in molte formazioni. Il ciclismo, come ho detto prima, è uno sport globale. Molto più di quanto sia mai stato...
 
 
- Lei parlava di un 2021 come primo contatto...
 
Sì, l'arrivo di Eolo nella squadra fa parte di un progetto triennale. Questo 2021 è un primo anno di contatto. Ma allo stesso tempo molto importante. Il punto di partenza è combattere, affrontare, essere offensivi, mostrare ambizione ed essere presente in gara. L'aspetto formativo non viene dimenticato o perso di vista. Ma a questo punto, dal prisma della nuova categoria, non è l'unica cosa. Non è sufficiente lottare contro le squadre del World Tour. Anche i risultati sono interessanti. E in questo contesto, si è cercato un equilibrio anche nella formazione della squadra.
 
 
- Che ruolo giocano gli U23 o le squadre junior nel progetto?
 
Lo stesso ruolo. Ed è fondamentale. Sia la U23 che le squadre junior e il loro Campus di selezione sono due pilastri di questa linea di lavoro della Fondazione Contador. E la Scuola di Ciclismo di Pinto, che non va dimenticata. La squadra pro è un sogno che diventa realtà, ma la nostra presenza nel ciclismo è andata passo dopo passo, da quella base. Per noi l'u23 e il junior sono qualcosa di fondamentale. Recentemente in un forum mi è stato detto che ora che è nata Eolo-Kometa era chiaro quale sarebbe stata la formazione importante. E la verità è che questa riflessione, è sbagliata. Gli acquisti hanno alimentato quella percezione ma è assolutamente sbagliata. Promuovere il ciclismo di base non significa che tutti i ciclisti delle tue formazioni possano fare il salto di qualità con te. Vorrei che fosse così. E il nostro sogno è che in gran parte possa essere così. Ma è impossibile. Ciò che è possibile è creare un tessuto formativo. E forse i corridori che non possono venire con te nella squadra pro possono farlo con un'altra squadra. A volte puoi credere che un corridore farà meglio di un altro e ti sbagli. Anche questo può succedere. Alla fine sono decisioni umane, con criteri concreti e quindi suscettibili di essere sbagliate. Il ciclismo è molto più di una singola struttura. Ma tra tanti è possibile realizzare uno sport forte, con una buona salute, con un futuro. Almeno credo che sia questo l'importante.
 
 
- Un sogno per questo 2021 con la nuova Eolo-Kometa?
 
Con quella continentale, ottenere l'invito al Giro d'Italia e poter riuscire a vincere una tappa... Sognare! Oltre il Giro, ottenere belle vittorie nelle corse a cui partecipiamo. E che tutti i corridori abbiano una buona stagione, senza incidenti o problemi di salute, in cui continuano a crescere.
 
 
 
 
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03/12/2020
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Ivan Basso: "Crescita in tre anni"

 

 

Intervista di Damiano Franzetti, Tuttosport

 

 

"C’è una cosa che non mi sentirete dire, o che non amo ascoltare quando parlo con un corridore. Frasi come "l’obiettivo è fare una bella stagione" oppure "vogliamo essere protagonisti" non mi appartengono e non devono fare parte del linguaggio della mia squadra. Gli obiettivi devono essere quantificabili, tracciati e rispettati. Quali saranno quelli del 2021 per la Eolo-Kometa? Il 7 dicembre iniziamo un ritiro a Oliva in Spagna, in quella occasione li dirò chiaramente ai nostri corridori ricordando a tutti che siamo tra i professionisti e dobbiamo competere con il ciclismo che conta. Se poi sarà possibile alzare ancora di più l’asticella, tanto meglio".

 

Ivan Basso, 43 anni appena compiuti, si è gettato anima e corpo in un progetto che ha ormai preso forma: trasformare la squadra creata dalla Fondazione di Alberto Contador in un team professional di licenza italiana che da gennaio proverà a dare battaglia in tutte le corse nelle quali troverà spazio. Con sponsor solidi e con un progetto almeno triennale per inseguire il sogno del Giro d’Italia, facendo però un passo per volta. Nessuna follia di mercato e la voglia di costruire una formazione adatta alla categoria ma anche in grado di cominciare presto a fare risultato. La nuova Eolo Kometa prende il marchio dei due principali finanziatori che arrivano dalle "terre di Ivan": il Varesotto per Eolo, azienda fondata da Luca Spada che si occupa di connettività, e la Valtellina (la famiglia materna è di Bianzone) per Kometa, marchio alimentare della famiglia Pedranzini che era già sponsor dell’attuale team Continental di matrice spagnola, da cui gemmerà la nuova compagine Professional.

 

 

- Ivan, che squadra vedremo con i colori della nuova Eolo Kometa?

 

Un gruppo con elementi già pronti per la categoria che però, prima di tutto, è formata da persone che hanno creduto nel nostro progetto, che non hanno avuto dubbi e che sono davvero pronti  a mettersi a disposizione per la "maglia". Credetemi: le trattative sono state brevissime. Abbiamo preso uomini di esperienza come Belletti e Gavazzi, qualche corridore che ha già esperienze importanti (Ravasi, Pacioni, Frapporti, Albanese) e diversi giovani interessanti, pronti a crescere. Peccato sia sfumato il primo incontro a Varese: l’inizio degli allenamenti quindi si è svolto a distanza ma tutti sono già al lavoro con il proprio programma personale.

 

 

- Chi sarà il capitano? A prima vista non c’è un nome che si imponga davanti agli altri.

 

Il vero capitano della Eolo Kometa sarà il team stesso. Siamo una squadra nuova che dovrà mostrare una identità ben precisa: io che l’ho costruita ce l’ho ben chiara in mente. Siamo un mix ragionato: ai più esperti non chiedo di fare i diesse in corsa, voglio che portino il loro modo di fare ciclismo - solido ed esperto - che è per forza di cose differente da quello dei ventenni. E quest’ultimi, a loro volta, sono chiamati a garantire entusiasmo e freschezza. Ho imparato questa cosa anche studiando certe logiche aziendali: persone di generazioni differenti rendono in modo diverso, il loro bilanciamento favorisce tutto il gruppo.

 

 

- Intanto, in ammiraglia, ha richiamato un suo vecchio direttore, quello Stefano Zanatta con cui ha vinto il Giro 2010 in maglia Liquigas.

 

La filosofia è la stesa seguita nella scelta degli atleti. Zanatta, con cui ho corso tanto, e Yates con cui ha corso Contador porteranno esperienza, Dario Andriotto e Jesús Hernández invece garantiscono gioventù, entusiasmo, idee nuove. 

 

 

- In un momento non certo florido, ha convinto due sponsor a seguire questo progetto. Come mai oggi in Italia si fa così tanta fatica? E come avete fatto a legare Eolo e Kometa a un progetto di tre anni?

 

Al posto di chiederci perché le aziende faticano a sponsorizzare il ciclismo, abbiamo intrapreso una strada differente. Abbiamo lavorato per trovarli, portando progetti credibili, incontrandoli per presentarli: è un percorso che ha bisogno di tempo nel quale, personalmente, ho imparato a conoscere meglio le imprese. Ho capito una cosa: non serve a molto parlare dello spazio sulla maglia, dei minuti in televisione o dei "likes" su Instagram. Le aziende di un certo livello sono già pronte, conoscono già questi meccanismi e sono aggiornate in tempo reale. Invece è più utile studiare quella realtà e capire cosa e quanto possa fare il ciclismo possa fare per loro. La sponsorizzazione deve avere un ritorno, ma deve anche essere un investimento a 360 gradi: con Eolo e Kometa abbiamo appunto raggiunto accordi più larghi. 

 

 

- Che comprendono anche la creazione di una sede del team all’interno delle aziende. 

 

Esatto: a Busto Arsizio, nel Campus di Eolo, ci sarà il nostro quartier generale. Uno spazio dove tornare dopo le corse, godere delle vittorie e ragionare quando le cose vanno male. Insomma, quello che è la Continassa per la Juventus o Milanello per il Milan. Lì si respireranno anche i valori dell’azienda e la squadra farà parte appieno di quel mondo. Poi c’è anche qualcosa di più romantico: io e Luca Spada (fondatore e CEO dei Eolo) siamo varesini e lui aveva ben chiaro quello che fu la "Casa dello Sport" della Ignis voluta tanti anni fa da Giovanni Borghi a Comerio, accanto ai suoi stabilimenti. Allo stesso modo andrà con Kometa, perché in estate il nostro Campus si sposterà a Bormio, in Valtellina, dove ha sede lo sponsor e dove ci sono le radici delle grandi salite come lo Stelvio, il Gavia, o il Mortirolo. L’essenza del nostro sport.

 

 

- Scendiamo un po’ di più sul piano personale: dopo quasi vent’anni da professionista è sceso di sella e ha ricominciato una carriera nel mondo del suo ciclismo. Cosa l’ha indotta a compiere questa scelta?

 

Quando ero corridore ho sempre ammirato molto quegli sportivi che, dopo una carriera ricca di soddisfazioni, sono stati capaci di archiviare la loro prima vita e di imparare un altro mestiere sempre nel loro campo. Allenatori, direttori sportivi, manager: figure che mi affascinano. Ecco, vorrei seguire quelle tracce: cominciare a conoscere un nuovo lavoro sfruttando quei valori appresi e consolidati da corridore. Capacità di mettere un obiettivo nel mirino, tenacia, voglia di fare fatica. Io credo che il ciclismo, ma in generale tutto lo sport, sia una grande palestra di vita.

 

 

- Sul finire della carriera lei ha dovuto anche fare i conti con il tumore. Ora come sta?

 

Bene: ho superato il controllo dei cinque anni che era un passaggio importante nel percorso di guarigione. Adesso mi piace ricordare a tutti l’importanza della prevenzione. Mangiare bene, condurre una vita sana, dormire il giusto ed effettuare controlli periodici sono tutte cose fondamentali sia per stare bene sia per contrastare, eventualmente, la malattia. 

 

 

 

 

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29/11/2020
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La Eolo-Kometa si rinforza con gli italiani Mattia Frapporti e Davide Bais

 
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La prima avventura della Fondazione Contador nella categoria ProTeam continua a finalizzare il suo progetto 2021. Gli italiani Mattia Frapporti e Davide Bais sono gli ultimi arrivati nella nuova Eolo-Kometa Cycling Team. Entrambi hanno la particolarità di avere almeno un fratello nel mondo pro: Mattia nel caso di Davide Bais; e Marco e Simona, nel caso di Mattia Frapporti.
 
Mattia Frapporti è il più esperto dei due e ha firmato per una stagione. Il corridore di Gavardo (1994) è un professionista dal 2014 e nelle ultime quattro stagioni è rimasto nella formazione Androni Giocattoli.
 
"È stato un 2020 molto difficile in cui personalmente non sono stato in grado di competere molto, anche se abbiamo iniziato molto presto il Tour de San Juan. Quando Ivan Basso mi ha parlato del progetto gli ho dato un sì immediato. La Eol-Kometa è una proposta molto motivante e arrivo in un momento ed in un'età molto buoni per fare un salto definitivo nella mia carriera. Sono un corridore abbastanza completo, con una buona velocità e in grado di superare la salita, ma sono anche un corridore di squadra, sempre pronto a lavorare per i miei compagni".
 
Davide Bais (1998) era alla Team Friuli e ha realizzato una prestazione molto interessante nel passato Giro d'Italia U23. Nel suo caso, il corridore di Nogaredo firma per le prossime due stagioni.
 
"Sono stato davvero molto contento di questa opportunità fin dal momento in cui Ivan Basso ha contattato il mio procuratore. È un progetto che mi piace molto. Ho potuto conoscere bene la squadra in questa stagione, gareggiando contro di loro. Dall'esterno è una formazione molto ben organizzata, molto forte, con una buona atmosfera. Arrivo con molta illusione, il mio grande obiettivo è quello di imparare molto, di crescere sportivamente e naturalmente di aiutare la squadra. Il mio sogno? Partecipare al Giro d'Italia".
 
 
 
 
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23/11/2020
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Fan-Club Eolo-Kometa Cycling Team

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Non c'è grande squadra senza grandi tifosi...

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No great team without great fans...

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No hay gran equipo sin grandes aficionados...

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Il n'y a pas de grande équipe sans grands supporters...

Suis la Eolo-Kometa sur le groupe Facebook de son fan-club

 

 

 

 

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22/11/2020
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John Archibald e Mark Christian, potenza britannica per la squadra Eolo-Kometa

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Sito ufficiale Kometa-Xstra Cycling Team

 

 

Doppio rinforzo anglosassone per la prima avventura della Eolo-Kometa Cycling Team nella categoria ProTeam. I ciclisti britannici John Archibald (1990) e Mark Christian (1990) firmano per una stagione dopo aver gareggiato nel 2020 rispettivamente nelle squadre continentali Ribble Weldtite Pro Cycling e Canyon dhb p/b Soreen. Entrambi sono corridori veterani, appena trentenni, e la direzione sportiva pensa che possano portare molto alla squadra.

 

Lo scozzese Archibald si è forgiato nel mondo dei velodromi e si distingue come uno specialista affermato della crono. Con la sua squadra, ha conquistato la medaglia di bronzo nella cronometro a squadre miste che ha dato il via ai Campionati del Mondo dello Yorkshire del 2019. Finora il corridore di Edimburgo ha affrontato essenzialmente un calendario all'interno del Regno Unito. John è il fratello di Katie Archibald, una delle grandi corridori britanniche del ciclismo su pista, campionessa olimpica, mondiale ed europea.

 

"Per me è un'opportunità unica", dice un Archibald che, nel mondo della pista, ha vinto medaglie in competizioni internazionali di alto livello, come i Commonwealth Games. "Spero di ottenere buoni risultati per la prossima stagione, soprattutto nelle prove a cronometro. Ovviamente lottare per ottenere buoni risultati nelle gare che affronteremo sarà un entusiasmante passo avanti che non vedo l'ora di fare. Non sapevo molto della Fondazione Contador prima di entrare a far parte nella squadra, ma è bello essere associato alla loro causa".

 

Basato sull'Isola di Man, Christian è un buon scalatore con più esperienza a a livello internazionale, con prestazioni costanti nel Tour dello Yorkshire (7° nel 2017) o nel Tour d'Austria (13° nel 2019), esperienza in Monumenti (due Liegi-Bastogne-Liegi) e grande giro di tre settimane (Vuelta 2017).

 

"Non vedo l'ora di iniziare quest'avventura. Era consapevole dei passi che la Fondazione Contador stava compiendo per fare il salto nella categoria ProTeam. Sean Yates mi ha contattato, mi ha spiegato cosa si aspettava dall'anno prossimo e io ho subito accettato di firmare. Poter correre una delle gare più importanti del mondo è una grande opportunità e sono molto grato a tutta la squadra, specialmente a Alberto e Ivan, per questa opportunità. Spero di poter aiutare Eolo-Kometa a raggiungere i suoi obiettivi. Non vedo l'ora di iniziare a lavorare con Carlos Barredo e il resto della squadra".

 

 

 

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20/11/2020
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L'esperienza del "WorldTour" di Edward Ravasi, al servizio della EOLO-KOMETA Cycling Team nel 2021

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Sito ufficiale Kometa-Xstra Cycling Team

 

 

Il corridore italiano Edward Ravasi (1994) gareggerà la prossima stagione nella EOLO-KOMETA Cycling Team. Il ciclista varesino è il tredicesimo corridore confermato per un progetto a cui si unisce dopo quattro stagioni nell'UAE Team Emirates nella categoria WorldTour.

 

"Questa è una grande opportunità per me", dice Ravasi. "Non credo che sia un passo indietro nella mia carriera, tutt'altro. È vero che una squadra del World Tour può avere più budget di una formazione ProTeam, e che ci sono anche differenze in termini di calendario, un punto più impegnativo, ma nello sport una squadra ProTeam può essere altrettanto o più competitiva e in termini di calendario è anche molto interessante. E parliamo di un grande progetto, con due personalità molto importanti come Alberto e Ivan. Un progetto che ha dimostrato che i giovani imparano, crescono e che personalmente conosco da qualche anno, quando gareggiavo contro la formazione u23, nel Tour del Bidasoa".
 
Ravasi, a 26 anni, ha già avuto l'opportunità di partecipare a due gare di tre settimane, il Giro d'Italia 2017 e la Vuelta a España 2018. Grande scalatore, curiosamente nato lo stesso 5 giugno 1994, quando la mitica tappa di Merano-Aprica fu disputata con Stelvio, Mortirolo, Santa Cristina e la lotta tra Miguel Indurain ed Eugeni Berzin, Ravasi è fiducioso che questa nuova avventura nella sua carriera sportiva gli permetterà di crescere.
 
"Posso fare un passo avanti. La scorsa stagione ho subito una caduta nella Vuelta a Burgos dove mi sono fratturato il femore e mi sono dovuto fermare improvvisamente. Non è un infortunio facile, ho dovuto lavorare duro per recuperare e tornare. Alla fine è un periodo di tempo perso, dal punto di vista delle competizioni, che è difficile recuperare. E in questa stagione 2020 abbiamo avuto molto lavoro in un Emirati Arabi Uniti con molti e ottimi capitani".
 
Per il corridore lombardo, la stagione 2021 potrebbe permettergli di tornare sulla strada tracciata nel 2018: "È possibile fare un passo avanti, nella linea del Delfinato 2018 che credo sia stata finora la mia migliore gara. Non in termini di classifica finale, ma ogni giorno ero in fuga. E la tappa della Rosière, che è stata una giornata molto importante, sono rimasto con i migliori fino agli ultimi dieci chilometri. Prima dell'infortunio, ero sempre presente nelle classifiche per i giovani corridori".
 
Ivan Basso, Manager Sportivo della Eolo-Kometa: "Siamo molto felici di avere Edward in squadra, crediamo che possa fare grandi cose. Nella gara più importante della categoria sub23, il Tour de l´Avenir, ha lottato con campioni della sua qualità e ha corso sempre con i migliori. Nel 2016 è arrivato secondo, dietro a David Gaudu. Ora ha quattro anni di esperienza nel WordTour, anche se o per la sfortuna degli infortuni o perché ha dovuto lavorare per il suo leader, non ha ancora avuto modo di dare il massimo. Penso che, essendo già nella categoria U23, possa essere uno dei migliori corridori del gruppo".
 
 
 
 
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18/11/2020
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Ivan: "Io e Contador in volo. Vogliamo fare la storia partendo dal fondo"

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Intervista di Matteo Pirelli, Gazzetta Dello Sport

 

 

Sempre al lavoro. Anche in tempi di Covid. Ivan Basso in questi giorni è a Pinto, Madrid, dove assieme ad Alberto Contador sta pianificando il 2021 della sua Eolo-Kometa. Sarà un anno importante per la squadradeidue excampioni (sette grandi Giri per lo spagnolo, due per il varesino) visto che sbarcherà nella categoria Professional, cioè appena un gradino sotto il World Tour. "Il 7 dicembre si parte conil ritiro da Oliva,non lontano da Valencia, rispettando tutti i protocolli di sicurezza. Nel frattempo stiamo facendo dei training camp via zoom: abbiamo il 60% di corridori nuovi e dobbiamo conoscerci meglio" dice Ivan.

 

 

- Basso, sarà una squadra di soli giovani o ci sarà qualche nome importante?


La nostra filosofia è fare crescere i talenti che un giorno magari saranno come noi... L’azienda mi chiede un progetto dimedio-lungo termine, prendere un big significa sacrificare parte del budget, senza considerare che attorno a lui bisognerebbe costruirgli una squadra importante. Noi ora andiamo in un’altra direzione.

 

 

- Sa già che se arriveranno gli inviti per i grandi giri molti penseranno che è solo perché questa è la squadra di Basso e Contador?


Io mi preoccupo solo a lavorare bene e rispondo solo alla proprietà. Per il resto, sono abituato a critiche e insulti visto che ho fatto il corridore: servono anche quelli.

 

 

- Come vi state muovendo?


Prima di tutto abbiamo preso due uomini di esperienza come Stefano Zanatta e Sean Yates che ci daranno una grande mano. Poi contiamo di mantenere i giovani più talentuosi.

 


- Sperando che non vengano saccheggiati dai grandi team...


Dovremo essere bravi noi. Se riusciremo a entrare nel World Tour rimarranno qui....

 

 

- I corridori più interessanti?


Ce ne sono tanti, se sono qui è perché crediamo in ognuno di loro. Non è simpatico fare nomi ma dico in ordine sparso Bais, Wackermann, Belletti, Pacioni, Ravasi, Ropero.

 

 

- L’anima è italiana...


Proprietà e licenza sonoitaliane e la base operativa sarà a Casa Eolo, a Busto Arsizio, che nella nostra testa deve diventare una sorta di Milanello della squadra. In quel luogo dovranno nascere idee, progetti, start up.

 

 

- A livello di risultati cosa vi aspettate?


Abbiamo tanta voglia di crescere e un giorno fare la storia. Per riuscirci, serve remare tutti nella stessa direzione.

 

 

- In questo senso, lei e Contador siete una garanzia.


Ci siamo conosciuti bene alla fine della nostra carriera, quando correvamo assieme alla Tinkoff e abbiamo sempre avuto una complicità incredibile.

 

 

- Che ruoli avete all’interno della squadra?


Io ho la responsabilità globale del progetto e curo i rapporti con gli sponsor. Alberto si occupa di più dei corridori e della parte tecnico-tattica. Per la parte amministrativa ci siamo affidati a Fran, il fratello di Alberto.

 


- Come ha fatto a trovare sponsor disposti a investire nel ciclismo in un momento così?


Un grande imprenditore non va convinto, è già un leader e sa come muoversi. Io ho solo fatto conoscere il progetto, nulla più. Il resto lo ha fatto la magia del ciclismo, uno sport che unisce, porta emozioni, abbatte le barriere e mette di buon umore.

 

 

 

 

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18/11/2020
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