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Squadra

 


Luca Spada: "Eolo, non è solo uno sponsor. Noi, dove gli altri non arrivano"

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team

 

 

Luca Spada, fondatore e presidente di Eolo, si racconta in questa lunga intervista.

 

Bisogna provarla, una cosa del genere. Bisogna provare a trovarsi da solo in cima a una montagna, con la fatica che ti violenta ogni muscolo e i polmoni a caccia di ossigeno. Con le gambe che fanno male, con il tuo corpo che prova a convincere la testa a fermarsi urlandole "Basta, per favore basta". Bisogna provarla, la fatica vera: bisogna provarla e conoscerla per poterla poi rispettare, cercare, amare.

 

Uno come Luca Spada la conosce bene, la fatica, e ha imparato a darle del tu. Uno che per passione e per modo di essere un giorno ha deciso di allacciarsi le scarpe e mettersi a correre in montagna: là dove sotto i piedi ci sono solo i sentieri e non esiste la pianura, là dove il freddo e la neve arrivano senza chiedere permesso, là dove la fatica più bestiale è compensata dalla bellezza di quello che c’è attorno ed è mitigata dal silenzio del vento. E allora la fatica diventa normalità, e poco cambia se si stia sudando sulla salita più dura del Tor Des Géants (una delle corse più massacranti al mondo, attorno al Monte Bianco: Spada l’ha fatta tre volte) o se si stia lavorando per portare avanti la quotidianità di un’azienda come la sua Eolo. La fatica diventa necessità.

 

"Non riesco – ci racconta – a immaginare una vita senza fatica, non concepisco uno sport che non contempli in qualche modo la fatica: ecco perché mi sono appassionato alla corsa e ho iniziato a correre in montagna. I primi trail, che poi sono diventati ultra-trail, che poi sono diventati l’indescrivibile bellezza del Tor. La mia vita è scandita dallo sport, ogni anno corro una trentina di trail e la mia agenda quotidiana è costruita attorno ai miei allenamenti".

 

 

- La corsa, i trail. Poi, è arrivata la bicicletta…


Ed è iniziato tutto un po’ per caso. L’età, i primi acciacchi, i tanti chilometri di corsa: il mio preparatore a un certo punto mi ha suggerito di inserire un paio di allenamenti in bici nel mio programma settimanale, giusto per differenziare. All’inizio, a me pareva una perdita di tempo…

 

 

- Perché?


Ero talmente drastico, nel mio concetto di fatica, dal rifiutare qualsiasi mezzo meccanico: per me lo sport era solo muscoli, gambe e cuore. La bici era un aiuto inaccettabile, quindi le mie prime pedalate le ho fatte su una mountain bike che era un "cancello" pesantissimo.

 

 

- E poi?


E poi, ho iniziato a scoprire le bellezze del ciclismo. Il fascino regalato dalla possibilità di fare più chilometri e di scoprire percorsi che prima mi erano preclusi: giri ogni volta più lunghi, il Mottarone, il Lago Maggiore. Ho scoperto che è bello uscire in bici in compagnia, condividendo la fatica e le bellezze. Ho assaporato il piacere unico che si prova quando sei in scia e davanti c’è qualcuno che per un po’ prende il vento al posto tuo. Il mio "cancello" è presto diventato una bici più bella, più leggera. E adesso mi ritrovo a pensare di essere più ciclista che trail runner.

 

 

- Ciclismo per Luca Spada significa andare in bici, e tanto. Ma ciclismo ora significa altro: significa Eolo-Kometa, la squadra nata da qualche mese ma già piena di voglia di crescere.


Io il ciclismo lo guardavo poco o nulla, giusto qualche tappa del Giro d’Italia in tv: ecco perché quando ho iniziato a parlare di quest’idea in famiglia, mi hanno preso tutti per matto.

 

 

- Ci racconta com’è nata questa storia?


Da qualche mese avevo iniziato a pedalare, e siccome per me non c’è sport senza un po’ di competizione, mi ero iscritto a una gara: la granfondo Tre Valli Varesine. Lì, un po’ per caso, ho conosciuto Ivan Basso: a quell’incontro ne sono seguiti altri, e con il passare del tempo l’idea è diventata sempre più concreta e più vera. La scintilla definitiva è scoppiata quando Ivan mi ha invitato a un ritiro della squadra a Oliva, in Spagna: per la prima volta sono entrato in contatto con quel mondo, e quel mondo mi è piaciuto. Tanto.

 

 

- Qualche mese fa la famiglia lo prendeva per matto. E ora?
Ora, sono tutti in squadra: tutti coinvolti, tutti tifosissimi, tutti appassionati. Alla gara d’esordio a Valencia io ero in ammiraglia, a metà corsa il gruppo si è spezzato in due. Mio figlio Alessandro mi ha subito telefonato preoccupatissimo: "Ma ci siamo staccati? Cosa sta succedendo?". Ecco, questo dà l’idea di quanto tutta la mia famiglia ormai sia idealmente in ammiraglia con noi, tutti i giorni.

 

 

- Una squadra italiana, ma allo stesso tempo una squadra anche molto varesina. Quanto ama, Luca Spada, il suo territorio?


La varesinità è un concetto a cui credo, credo tantissimo: ci tengo come uomo e ci tengo come imprenditore. Eolo è nata qui, ed Eolo non sarebbe nata se il nostro territorio non avesse avuto quelle condizioni economiche, sociali, orografiche che hanno permesso la nostra esistenza. Eolo non esisterebbe se non ci fosse il Campo dei Fiori. Eolo non esisterebbe se io non fossi nato e passato la mia infanzia a Malgesso, un piccolo paese di mille anime dove l’unica connessione con il mondo normale era il solo pullman che ogni giorno andava e tornava da Varese. Per me prendere la bicicletta per andare in edicola a comprare le mie riviste di informatica che poi divoravo era una necessità, e fin da subito ho avvertito l’esigenza di "connessione": per me, e per tutti quelli che abitavano in posti come il mio.

 

 

- E in cosa si è tradotta, questa varesinità?


In un attaccamento speciale, una gratitudine che mi porta a ricordare sempre il nostro essere territoriali: Eolo cresceva, portava "Internet dove gli altri non arrivano", e la mia scelta è sempre stata quella di prendere a lavorare con me ragazzi di questa terra. Credo che in Eolo lavorino più di sessanta ragazzi usciti dall’ITC Tosi, per esempio. E in questo senso va anche la nascita del mio team di trail running: per far correre la gente della nostra zona, e per farla correre sulle nostre montagne.

 

 

- Cos’è, per Luca Spada, il Campo dei Fiori?


La mia montagna. Sono nato a Malgesso, e il Campo dei Fiori era lì a farmi da guardiano. Poi mi sono trasferito a Bodio e lui era ancora lì a vigilare. È la montagna che mi ha accompagnato, quella che mi ha aiutato a comprendere e fare mia la passione per la montagna di mio padre. Il teatro delle prime passeggiate, le prime uscite in bici, le prime fughe con le fidanzate da portare al Belvedere per prendere in prestito un po’ di quella bellezza e fare colpo. E poi, il Campo dei Fiori è Eolo: lì, è nata la nostra prima antenna.

 

 

- Cosa significa vedere il logo di Eolo sulle maglie della squadra?


Non è solo un nome su una maglia, c’è molto di più. Questa squadra è entrata a fare parte della famiglia Eolo a tutti gli effetti: è un pezzo di noi, è un prolungamento della nostra azienda. La squadra sarà protagonista delle nostre attività di comunicazione, parlerà e si racconterà ai nostri dipendenti e ai nostri clienti, diventerà grande in un progetto esteso che prevede anche il marchio Kratos in una condivisione virtuosa tra sport e alimentazione.

 

 

- Un nome: Ivan Basso…


La persona di cui mia moglie sta diventando gelosa: vedo e sento più Ivan di lei. Io e Ivan siamo molto, molto simili: anch’io, come lui, quando metto la testa in una cosa divento quasi paranoico perché la vivo in maniera totalizzante. Anch’io come lui sono maniaco dei dettagli, della precisione, delle cose fatte per bene. Anch’io, come lui, ho imparato che nella vita come nello sport avere un bel "motore" è importante ma non è sufficiente perché ci vuole la testa. Ivan ha messo in piedi un bel giocattolino, e…

 

 

- E…?


Io ho delle splendide sensazioni, perché credo che questo progetto sia nato sotto una buona stella e sia figlio di una serie di congiunzioni astrali quasi incredibili. Io ho conosciuto Ivan quasi per caso, e subito dopo alla sua squadra sono saltati due sponsor quindi è venuto da me a propormi questo progetto. Poi fin da subito mi sono trovato in sintonia con Giacomo Pedranzini e Kometa. Attorno a questo progetto si è formata una rete di imprenditori e amici: Valerio De Molli, Paolo Orrigoni, Rinaldo Ballerio…

 

 

- Cosa si aspetta da questa squadra?


Essere al Giro d’Italia al primo anno di vita è già un risultato incredibile, un punto di partenza splendido. Mi aspetto che questo gruppo cresca e costruisca, giorno dopo giorno, per arrivare a raggiungere risultati stabili e credibili. Non mi interessa il "tutto subito", chiedo una crescita costante e una squadra che venga sempre più riconosciuta per la sua serietà: i nostri corridori saranno ragazzi seri, educati, capaci di trasmettere i valori giusti  per appassionare i giovani a questo sport. Perché seguano il ciclismo, ma anche perché pratichino il ciclismo. E quando parlo di valori, mi riferisco a tutto: a quelli che i ciclisti faranno propri perché noi saremo stati bravi a trasmettere loro. E il nostro esempio, l’esempio di un’azienda che non cerca scorciatoie, l’esempio di un marchio come Kratos che nei suoi prodotti non mette nulla che non sia assolutamente naturale e sano rifiutando ogni scappatoia "chimica", farà in modo che tutti i nostri corridori siano dei portatori sani di coerenza e sportività. Sempre.

 

 

- E poi, anche qualche vittoria…


Certo, poi ci aspettiamo anche le vittorie: ci mancherebbe. Ma io non voglio che da questa squadra salti fuori il nuovo Froome o il nuovo Sagan. Io voglio che da questa squadra emerga sempre la forza del nostro gruppo e la sua capacità di emozionare, di far venire la pelle d’oca. Mi aspetto di sentire i tifosi, dopo aver visto passare il gruppo, dire "Ecco, hai visto che spettacolo quelli della Eolo-Kometa?".

 

 

 

 

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28/02/2021
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E Basso (orgoglioso) ci guida a Casa Eolo

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 Di Enzo Vicennati, Bici.Pro

 

 

A Besozzo c’è il sole e Casa Eolo si stacca contro l’azzurro, risultando anche più imponente. Quando il cancello finisce di scorrere, il saluto di Ivan Basso è pieno di orgoglio e buon umore. Siamo nella sede del Team Eolo-Kometa che lui per primo e poi Luca Spada hanno voluto, proprio nel luogo da cui è iniziata la fortuna di Eolo. C’è del simbolismo positivo anche in questo, assieme alla sensazione di un progetto che sta mettendo solide radici. Conosciamo Ivan sin dagli juniores, l’ambizione non è mai stata un problema. Gli anni e le esperienze hanno portato anche un’interessante visione da manager.

 

Siamo i primi, ammette mentre fa gli onori di casa, a varcare questa porta. Il colpo d’occhio è intrigante. Si vedono le postazioni per i computer, dove l’addetto stampa Francesco Caielli è già al lavoro assieme a Carmine Magliaro che segue la logistica delle prime corse. La cucina. Alcune stanze con il nome sulla porta. La sala interviste: Eolo on Air. La sala riunioni: Cuvignone. L’ufficio di Ivan: Zoncolan. La sala più grande, per i meeting con il team: Stelvio. E mentre Basso spiega, si ha la sensazione che l’obiettivo sia aggiungere altri pezzi. Un deposito per i mezzi, ad esempio, come pure una foresteria per gli atleti.

 

 

- Ne parlavi da anni, ce l’hai fatta…

 

Ce l’ho in testa da sempre (sorride, ndr) perché la casa dà un senso di appartenenza. Nel tempo le squadre si sono evolute. Qui nei dintorni ci sono le basi degli australiani e della Uae, con centri molto belli. La nostra idea sin dall’inizio era quella di creare un posto dove l’allenatore, l’addetto alle pubbliche relazioni, gli sponsor e i manager possano lavorare insieme, perché così nascono le idee. Vogliamo che Casa Eolo diventi un riferimento per la nostra regione. Io sono di Varese, ho cominciato qui e qui ci sono i miei tifosi. Eolo è nata proprio in queste stanze e Spada abita qualche chilometro più in là. C’è l’orgoglio varesino e questa casa era il primo tassello, poi sono venuti i materiali, le bici e tutto il resto. La prima cosa è il progetto, poi vengono gli uomini.

 

 

- Che cosa intendi?

 

Si è discusso anche del valore tecnico del team, ma si è fatto il mercato alla fine. La priorità era fare una squadra italiana, c’erano 14 corridori liberi e ne abbiamo presi 10. La parte importante è essere partiti da un’idea e nell’idea c’era di trovare dei direttori sportivi come Stefano Zanatta e Sean Yates con cui si può costruire qualcosa di importante, aiutando Jesus Hernandez a maturare. Per migliorare questa squadra serve gente esperta. Prima il progetto, appunto, poi gli uomini.

 

 

- Come stanno i ragazzi?

 

Ho visto un costante miglioramento, sin dal primo ritiro. Abbiamo lavorato cercando di curare ogni area. Era un gruppo da amalgamare, anche se molti si conoscevano. Si dice che sia una squadra nuova, ma in realtà ha già tre anni di vita come continental, già strutturata come una professional e con un budget consistente. Tanti nostri corridori sono nel WorldTour. Moschetti, Oldani e Ries. Ma credo di aver preso ragazzi che riusciranno a rilanciarsi. Albanese può tornare al livello di quando all’Hopplà i più forti erano lui e Ballerini. Anche Ravasi ha ancora tanto da dire. Tiriamo tutti nella stessa direzione.

 

 

- Tutti?

 

Pedranzini, il signor Kometa, si sente il papà di tutti. Del resto se trovi un imprenditore che ha speso così tanto in una continental, visto il tipo di ritorno, è evidente che lo facesse soprattutto per passione. Poi è arrivato Spada, che ha messo il 53×11. E sì che dopo il Covid rischiavamo persino di non ripartire. Spada è arrivato e adesso quasi non riescono più a trattenerlo in ufficio. L’altro giorno era qui in Casa Eolo a montare i mobili…

 
 
- Sembra che tu stia parlando di Paolo Zani ai tempi della Liquigas.

 

Me lo ricorda molto per la passione, nonostante fosse alla guida dell’azienda era sempre con noi. Spada è coinvolto al 100 per cento, chiede cosa facciano i ragazzi, vuole il calendario, chiama quando sente che c’è stata una caduta. Pedranzini è lo stesso e parliamo di uno che lavora dalle 4 del mattino fino alle 21. Le telefonate con lui si svolgono fra le 5,30 e le 6 del mattino. La famiglia viene dalla campagna, i fratelli sono in malga. Hanno disponibilità economica importanti e una vasta tipologia di aziende. Sono grandi lavoratori, ma vivono la squadra con un entusiasmo incredibile. E la cosa bella è che i due, Spada e Pedranzini, parlano spesso insieme.

 
 
- La dimensione continental vi andava stretta…

 

Non aveva neanche tanto senso continuare in quel modo, per il tipo di impegno e di mezzi non ci sentivamo più troppo a nostro agio. Con Alberto e suo fratello Fran c’era condivisione anche su questo. Ma Spada non è arrivato dalla sera alla mattina, c’è dietro un lavoro di due anni e mezzo. Sono orgoglioso di aver cercato sponsor dove gli altri non sono andati. Non è vero che in Italia non ci sono i soldi, ma quanto tempo ho perso…

 

 

- A fare cosa?

 

A spiegare in senso generico ciò che il ciclismo potesse fare in generale, mentre ogni azienda ha i suoi valori. Ho imparato da ogni rifiuto. Un imprenditore non sei tu a convincerlo, deve convincersi da solo. Tu puoi fargli vedere che cosa il ciclismo può fare per la sua azienda, ma se ti metti a tirarlo per la manica, è certo che ti mostra la porta.

Ci sono stati giorni in cui parlavi dei tuoi progetti come un visionario…

Me lo dicono ancora (ride, ndr). Mi accorgo che ho tante idee, ma le vedo solo io e magari sono irrealizzabili. A volte le dico e mi prendono per matto. A volte mi sveglio nel cuore della notte e devo comunicarle a qualcuno. Mi piace ascoltare le storie dei grandi imprenditori, c’è tanto da imparare. Questa squadra si evolverà perché tutti vogliamo che accada. Spada vive la squadra. Pedranzini è il nostro riferimento in Valtellina, un approdo sicuro dopo il Giro d’Italia.

 

 

- Sembri contento?

 

Sono felice, è vero. Non è stato semplice, ma la vera soddisfazione è vedere che tutti si sentono coinvolti e che tante volte nemmeno serve parlare. Io seguo tutto, ma non mi occupo di tutto. Ho scelto delle persone per come le ho viste lavorare e so che faranno bene quel che devono.

 
 
- Che cosa vuol dire andare al Giro d’Italia?

 

È importantissimo, è il sogno di ogni ragazzino che comincia a correre. Ho detto ai corridori che per noi saranno 21 campionati del mondo. Ci saranno le solite 5-6 squadre che lo monopolizzeranno e noi dovremo essere fra le altre 15-16 che lotteranno per vincere una tappa. Dovranno avere il fuoco dentro. In più confido nei direttori sportivi che abbiamo, che hanno vinto Giri e Tour.

 

 

- Quanto sei presente con i ragazzi?

 

Non amo intromettermi. Magari in ritiro faccio tardi la notte a parlare con Zanatta e Yates: abbiamo scelto loro, è giusto che siano loro ad avere il rapporto e la responsabilità. Io cerco di dire il mio nel modo giusto, quando serve. Lo stesso fa Alberto. C’è una suddivisione dei ruoli che funziona. A Laigueglia inizieremo questa avventura. E davvero non vedo l’ora…

 

 

 

 

 

 

 

 

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27/02/2021
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Coltivare giovani talenti, l’amore per il territorio e l’entusiasmo per nuove sfide: Ivan Basso si racconta.

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Di Luca Sardella, blog Elmec

 

 

Da ormai 50 anni mettiamo a disposizione la nostra passione e le nostre competenze per favorire lo sviluppo professionale e accademico dei giovani talenti. Questi valori ci hanno portati a stringere una partnership con Eolo Kometa Cycling Team, una squadra Pro Team nata con l’obiettivo di affiancare a un vivaio di giovani talenti grandi campioni del mondo del ciclismo per crescerli, trasmettere loro i valori cardini di questo sport e per traghettarli verso un futuro pieno di successi. 

Per celebrare questo grande avvenimento abbiamo deciso di intervistare Ivan Basso, Sport Manager di Eolo Kometa Cycling Team.

 

 

- Ciao Ivan, ormai è passato qualche anno dal ritiro. Come si sta dall’altra parte della barricata? Cosa ti sta dando ancora il ciclismo? 

 

Il ciclismo, innanzitutto, mi sta dando ancora tantissimo benessere fisico: e parlo del ciclismo praticato, perché non ho mai smesso di pedalare e perché credo che fare sport sia una delle cose più importanti, per tutti. Dall’altra parte della barricata sto come una persona che ha voluto, con tutte le forze, prendere questa strada: e quindi il ciclismo mi sta dando delle emozioni nuove, delle emozioni diverse rispetto a quelle che provavo da corridore. E sono, anche queste, emozioni bellissime.

 

 

- Parliamo del nuovo team Eolo Kometa che ti vede nelle vesti di sport manager: com'è nata questa avventura? 

 

Una volta che un corridore smette di correre, ha due strade: non fare più nulla e raccontare quello che ha vissuto da atleta, oppure cercare di fare qualcosa di nuovo. A me non sono mai piaciuti quelli che una volta appesa la bici al chiodo hanno scelto la prima strada continuando a specchiarsi in quello che sono stati, no: ho sempre preferito quelli che si sono rimessi in gioco, magari facendo anche qualcosa di completamente diverso. Ecco, questa squadra è nata così: dalla mia voglia di azzerare tutto e rimettermi in gioco. Ed è nata grazie al sostegno di tanti compagni di viaggio trovati per strada: Alberto Contador e suo fratello Fran, poi Giacomo Pedranzini di Kometa che è stato il primo a credere in questo progetto, e ora Luca Spada di Eolo che ci ha permesso di fare un salto di qualità importante. Insieme a loro, tutti gli sponsor che hanno deciso di condividere i nostri valori e i nostri sogni. E tra di loro, c’è sicuramente Elmec.

 

 

- Un team che vanta un vivaio molto interessante: quanto ritieni importante avere dei giovani promettenti all’interno di una squadra?  

 

I giovani portano la freschezza, la follia, la loro grandissima voglia di fare e di emergere. Tutto questo va miscelato sapientemente con la saggezza degli atleti più esperti, in un perfetto scambio che è il mix vincente in ogni squadra e che nel nostro team si bilancia alla perfezione. 

 

 

- Quali valori senti di dover trasmettere ai ragazzi più giovani? 

 

I valori silenziosi, perché sono quelli che restano di più. Non c’è bisogno di tante parole o di lunghi discorsi, perché la cosa migliore è sempre il "dare l’esempio". I nostri comportamenti, le nostre parole, il nostro modo di fare: tutto concorre nel formare quello che è l’esempio che noi trasmettiamo a questi ragazzi. Che ci guardano, che ci guardano sempre.

 

 

- Secondo il tuo parere, una squadra, un'azienda, che strumenti deve mettere a disposizione del territorio per attrarre e trattenere giovani talenti? 

 

L’obiettivo, sempre, è quello di essere attrattivi: essere cioè capaci di offrire qualcosa che vada al di là del semplice stipendio. Io lo chiamo lo "stipendio emozionale", che racchiude tutte quelle cose in più che magari sembrano scontate ma che alla fine fanno la differenza. Mi piace questa domanda perché mi dà la possibilità di parlare del nostro territorio, della provincia di Varese: noi siamo una squadra ad altissima concentrazione di varesinità. Il main sponsor, parte dello staff, un corridore come Ravasi: ed è bello parlare del nostro territorio come di una zone molto attrattiva. La Eolo-Kometa è varesina, ma ha anche una forte componente valtellinese: il nostro secondo sponsor affonda lì le sue radici. Io ho origini valtellinesi, e sono nato e cresciuto nel Varesotto: bello pensare che questa squadra tocchi tutti i luoghi da cui anch’io provengo. 

 

 

- Sport e tecnologia: che rapporto vedi? quanto pensi abbia influito negli ultimi 50 anni la tecnologia sul ciclismo? 

 

La tecnologia ha cambiato tanto, tantissimo: ha dato la possibilità di utilizzare biciclette migliori e performanti, ma soprattutto ha dato la possibilità di misurare gli sforzi e le prestazioni degli atleti. La tecnologia nel ciclismo è importante, certo: ma non ha cambiato la cosa che conta di più. La fatica dei corridori, i loro sacrifici, il fatto che per raggiungere una vittoria bisogna lavorare tantissimo. Ecco: queste cose rimangono e non c’è tecnologia che tenga. E, aggiungo, per fortuna.

 

 

 

 

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17/02/2021
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Casa EOLO, chilometro 0 per la prima avventura della Eolo-Kometa Cycling ProTeam

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Sito ufficiale Eolo-Kometa

 

 

Luca Spada, CEO di Eolo, e Giacomo Pedranzini, CEO di Kometa, hanno presentato questo martedì a Casa Eolo le linee principali della nuova Eolo-Kometa Cycling Team che nel 2021 affronterà la sua prima stagione nella categoria ProTeam. Le attuali circostanze imposte dalla situazione sanitaria globale e la sua influenza sulla mobilità hanno trasformato l’evento, originariamente concepito come un lancio della sponsorizzazione con la presenza di tutto il team, in una presentazione più globale e teorica di un progetto che tra pochi giorni inizierà la sua seconda tappa pre-campionato all’Oliva Nova Beach & Golf Resort.

 

Durante la conferenza stampa online, tenutasi a Busto Arsizio seguendo tutti i protocolli di salute e capacità, il direttore sportivo Ivan Basso ha rivisto il profilo dei venti corridori che compongono questa prima avventura della Eolo-Kometa Cycling Team. La squadra è composta da ciclisti di cinque diverse nazionalità (Italia, Spagna, Regno Unito, Ungheria e Portogallo) con un’età media di 25,3 anni.

 

Luca Spada, Presidente e fondatore di Eolo, commenta: "Crediamo fortemente nel progetto che oggi prende ufficialmente il via e siamo entusiasti di supportare una squadra italiana di giovani talenti. Noi di EOLO condividiamo con il ciclismo la voglia di unire tutto il Paese in una sola rete unica che attraversa grandi e piccoli comuni, quelli nei quali ci impegniamo ogni giorno con la nostra missione di portare internet dove gli altri non arrivano. Questo sport insegna la massima importanza del gioco di squadra, dell’impegno e della fatica per raggiungere i risultati prefissati, valori che come Eolo condividiamo e che mai come oggi sono fondamentali per tutto il Paese, alle prese con la ripartenza post-covid".

 

Giacomo Pedranzini, Amministratore Delegato di Kometa aggiunge: "Con determinazione Kometa porta avanti già da 3 anni il suo impegno nel sostenere i progetti ciclistici della Fondazione Contador. I nostri obiettivi e valori sono fin dall’inizio in perfetta sintonia con quelli di Alberto Contador e Ivan Basso: ci impegniamo a promuovere una corretta alimentazione e uno stile di vita attivo, senza perdere di vista l’enorme vantaggio che uno sport come il ciclismo porta all’ambiente. Oggi, grazie all’importante ingresso di Eolo il progetto assume ancora più forma, vigore e sostanza nel perimetro di valori comuni come la sostenibilità, la responsabilità e l’innovazione".

 

Ivan Basso, Sport Manager ProTeam Eolo-Kometa Cycling Team ha concluso: "Sono tre anni che lavoriamo a questo progetto e ora arriva il momento in cui prende un’altra forma, un’altra dimensione, un’altra velocità, un’altra speranza. Siamo molto grati a Eolo per aver creduto in un progetto a lungo termine e aver preso l’iniziativa con grande entusiasmo, e ringraziamo Kometa per averci sostenuto e per aver portato avanti il loro impegno. Sono molto orgoglioso di poter contare su una squadra in più in Italia che entra nel grande ciclismo, con la maggioranza dei corridori italiani e un quartier generale per la squadra".

 

Alberto Contador, Presidente Fundaciòn Alberto Contador ha commentato: "Oggi è un giorno molto speciale per noi perché grazie al supporto di Eolo e Kometa questo progetto fa un passo avanti molto importante e si lancia in una categoria molto impegnativa come il ProTeam, con un calendario molto più ampio e un livello molto più alto. Abbiamo uno staff giovane, abbiamo una squadra con il giusto mix di veterani esperti e di talenti promettenti, e abbiamo dalla nostra la tranquillità di poter lavorare a un progetto a lungo termine. Siamo nati come ProTeam ma vogliamo continuare a crescere: e lavoreremo ogni giorno molto duramente, per non fermarci. Ringraziamo Luca Spada e Giacomo Pedranzini per l’impegno e la fiducia".

 

Le prime gare in cui la squadra gareggerà sono la Clàssica Comunitat Valenciana -1969 – Gran Premio Valencia (24 gennaio) e la Vuelta a la Comunitat Valenciana (3-7 febbraio). Il primo appuntamento in Italia sarà al Trofeo Laigueglia, il 3 marzo.

 

Il nuovo progetto sportivo ha la sponsorizzazione principale di Eolo azienda italiana leader nel fixed wireless ultra-broadband per i segmenti business e residenziale, e Kometa, azienda agro-alimentare internazionale dal cuore italiano, sviluppato assieme alla Fondazione Alberto Contador. 

 

Squadra 2021: John Archibald (14/11/1990), Mark Christian (20/10/1990), Diego Pablo Sevilla (04/03/1996), Marton Dina (11/04/1996), Alejandro Ropero (17/04/1998), Arturo Grávalos (02/03/1998), Daniel Viegas (05/01/1998), Sergio García (11/06/1999), Erik Fetter (05/04/2000), Francesco Gavazzi (01/08/1984), Luca Wackermann (13/03/1992), Luca Pacioni (13/08/1993), Edward Ravasi (05/06/1994), Mattia Frapporti (02/07/1994), Manuel Belletti (14/10/1995), Lorenzo Fortunato (09/05/1996), Vincenzo Albanese (12/11,1996), Davide Bais (02/04/1998), Samuele Rivi (11/05/1998), Alessandro Fancellu (24/04/2000).

 

 

Per vedere o rivedere la presentazione:

 


 

 

 

 

 

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12/01/2021
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Ivan Basso: “Questa squadra, un sogno che si avvera. E ora, inizia il bello…”

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team

 

 

"Questa squadra è qualcosa che ho inseguito con tutte le forze, come un corridore scappato via e in fuga con troppo vantaggio per poter aspettare. Non è una squadra, è un progetto globale. Spada? Illuminato. Pedranzini? Un signore. Alberto Contador? Il mio fratellino. Fran Contador? Il nostro equilibrio".

 

E alla fine è un po’ come quando sei ai piedi di quella salita che ti dirà la verità, che ti dirà se hai vinto o hai perso. Un sospiro per far scendere un po’ i battiti, uno sguardo d’intesa ai tuoi compagni di squadra e uno di sfida ai tuoi avversari, e poi inizia quella personalissima sfida con l’asfalto, con la montagna e con la fatica. Alla fine è un po’ così. Essere lì, esattamente in quel posto ed esattamente in quel momento, è già di per sé qualcosa di bellissimo: perché per arrivarci si è pedalato tanto, si è fatta fatica, si sono macinati chilometri. Eppure, tutto è ancora da scrivere.

 

Ivan Basso lo sa, lo sa bene: adesso che il sogno di costruire una squadra "come piace a lui" si è realizzato, adesso che tutti possono vedere quello che lui aveva in testa da anni, adesso che il suo team ha un nome e dei colori. "Questo – dice – è un punto d’arrivo, ma è anche un punto di partenza : nel ciclismo è così, sempre. Quando vinci pensi subito a cosa fare per rivincere ancora, quando perdi immagini quello che servirà per recuperare immediatamente. Un ciclista non è mai fermo, e nemmeno un uomo: prendete quello che sto facendo ora, per esempio. In un mondo come questo che corre sempre e corre veloce, non c’è spazio per i ripensamenti: perché mentre tu stai pensando come fare, qualcun altro lo sta facendo".

 

Evoluzione: ecco la parola sulla quale Ivan alza il tono di voce quasi a voler sottolineare qualcosa. "Io per una vita ho fatto solo una cosa: ho corso in bicicletta. Poi, un giorno ho smesso e in quel momento c’è poco da fare: o ti inventi qualcosa di nuovo, oppure ti limiti a raccontare quello che hai fatto prima a gente che finge di essere interessata ad ascoltarti. Io non ho mai amato ascoltare troppe volte la stessa storia raccontata dal solito ex sportivo. Per carità, ascoltare una bella storia è sempre qualcosa che arricchisce: però se non riparti, se non fai qualcos’altro, alla fine è sempre la stessa storia". E allora: "Io sono ammirato dallo sportivo che si reinventa, che si mette in gioco, che scommette, che alla fine della sua carriera prende una nuova strada. Che non è necessariamente legata a quel che faceva prima, ma che da quel che faceva prima prende ispirazione e sfrutta l’esperienza".

 

Quindi, ecco la Eolo-Kometa. Eccola qui. Che cos’è? "Qualcosa che ho inseguito con tutte le forze, come un corridore scappato via e in fuga con troppo vantaggio per poter aspettare. Non è una squadra, è un progetto globale che unisce aziende diverse, che fa impresa coinvolgendo 70 persone, che fa girare milioni di euro. E che parte con una forza diversa: perché è una squadra all’interno di un’azienda, ed è un’azienda all’interno di una squadra. Una filosofia che abbiamo intrapreso negli anni scorsi con Kometa e che ora con l’arrivo in testa al gruppo di Eolo portiamo avanti con ancora più forza".

 

In questi anni passati a immaginare quello che ora è nato, cos’ha pensato Ivan Basso? "Mi sono permesso di sognare: a volte i sogni si realizzano, altre volte no. Ma è importante il momento in cui il sogno diventa idea, perché l’idea si sviluppa nella tua testa, gli altri non la vedono ma tu la macini e la lavori: la fai crescere, la proponi agli altri, ti aspetti che tutti ti seguano perché per te quella è l’idea più bella del mondo. Poi, succede che quell’idea da “tua” diventa “nostra”. E quel momento, è bellissimo: fidatevi".

 

Ivan se la coccola, questa squadra: bella, bella da innamorarsi. "Se me la immaginavo così? No, è molto più bella rispetto a come la immaginavo…perché è nata una cosa inaspettata. E’ nata la condivisione totale con chi ha deciso di finanziare quest’idea. Ancora più bella perché si è circondata di capacità, di managerialità: chi ha l’idea deve avere la capacità di circondarsi di persone valide e di metterle ognuno al posto giusto".

 

Un nome: Luca Spada. "Un imprenditore illuminato, capace di fare nella sua vita cose che nessuno aveva ancora osato pensare. E se presenti l’idea giusta a un uomo così, ci sono buone probabilità che lui ti segua. E poi, Eolo e il ciclismo sembrano fatti l’uno per l’altro: un connubio perfetto, un binomio che può davvero scrivere la storia di questo sport".

 

Un altro nome: Giacomo Pedranzini. "Un uomo d’onore, una persona che se dice una cosa poi quella cosa la fa. Se questa squadra esiste, se ha fatto questo salto di qualità, il merito è suo che negli ultimi tre anni ha supportato e sopportato tutti e tutto, affrontando e superando difficoltà reali. E poi, c’è una cosa che mi fa davvero piacere: il rapporto che si è sviluppato tra Pedranzini e Spada, c’è una stima reciproca nata da visioni comuni".

 

Continuiamo con l’ufficio nomi. Alberto Contador. "Il mio fratellino, uno che quando correva si dimenticava di essere il più forte di tutti e correva come se fosse l’ultimo dei gregari. Ora è stato bravissimo a rimettersi in gioco, a reinventarsi: tra me e lui c’è una eterna sintonia, non esiste mai l’io ma esiste solo il noi e quando qualcuno è in difficoltà l’altro l’aiuta come si fa tra compagni di squadra. Per i nostri corridori è un mito e lui li guida con l’esempio, ogni giorno".

 

Ultimo nome: Fran Contador. "L’ideale punto di raccordo tra me e Alberto, la capacità di mettere ordine nella nostra euforia, la forza di farci mettere il rapporto agile quando serve mentre noi pedaleremmo sempre con il rapporto duro. Lui è il nostro equilibrio".

Corridori.

 

Come li avete scelti? "Abbiamo preso gente che avesse voglia di venire a correre da noi, che non badasse solo allo stipendio ma fosse spinto da valori diversi. Abbiamo preso chi ha capito una cosa: chi correrà in questa squadra, andrà via come un corridore diverso. Offriamo uno stipendio emozionale, fatto della nostra volontà di far stare bene tutti quelli che stanno con noi. Poi, ovvio, abbiamo guardato anche alle caratteristiche di ognuno: tre corridori esperti e pronti a vincere, qualche atleta di categoria che ha bisogno di rilanciarsi, un gruppo di giovani ad aiutare e a inventare qualche sorpresa. Vogliamo vincere, e vogliamo farlo subito: in questa categoria non si corre per crescere, si corre per vincere".

 

Cosa si aspetta Ivan dai suoi corridori? "L’impegno totale e completo? Sì, ma sarebbe scontato dirlo: è il loro lavoro. Mi aspetto dei corridori che vivano da squadra, da squadra che vuole vincere che quando perderà sarà perché qualcuno è stato più bravo di noi. Mi aspetto che si sentano addosso i colori della nostra maglia, sempre. Mi aspetto che grazie a loro i tifosi riconoscano subito la nostra maglia nel gruppo che passa: eccoli, quelli sono della Eolo-Kometa, e non mollano mai".

 

E cosa non deve mai fare un suo corridore: "Non deve mai essere distruttivo, ma propositivo. I problemi si risolvono in squadra, non fuori: nelle famiglie migliori, funziona così".

 

E allora, Ivan, ora chiede qualcosa al 2021: "Sembra banale, ma chiedo la salute per tutto il mondo. Chiedo che nella mia squadra ci sia sempre spirito di sacrificio e voglia di stringere i denti per il compagno prima che per se stesso. Siamo davanti, tutti, a un’occasione enorme: sarà il nostro atteggiamento che dirà se quest’occasione l’avremo sfruttata, o se l’avremo lasciata scappare".

 

 

 

 

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10/01/2021
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Gobik presenta la nuova divisa ProTeam della Eolo-Kometa Cycling Team

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Sito ufficiale Eolo-Kometa Cycling Team

 

 

Il salto nella categoria ProTeam della Eolo-Kometa Cycling Team mostra la sua nuova pelle. Dopo un piccolo assaggio negli ultimi giorni del 2020, ecco svelata quella che sarà la sua nuova divisa, realizzata dalla Gobik.

 

La maglia “Invincible” e gli shorts “Absolute” di Gobik, evoluti rispetto ai modelli precedenti e pensati sempre con l’obiettivo di migliorare le prestazioni in gara, sono i protagonisti di un completo in cui il blu, colore aziendale di EOLO, gioca un ruolo importante. La maglia presenta anche il verde, riflesso dell’identità di KOMETA.

 

"Questa sarà la terza stagione di collaborazione con Gobik e in questi tre anni l’azienda ha sempre realizzato degli outfit unici e riconoscibili che, in gara, hanno garantito prestazioni eccellenti. Ovviamente il nuovo abbigliamento Eolo-Kometa Cycling Team continuerà questa tradizione. Questa divisa incarna perfettamente i nostri sponsor principali e sono certo che diventerà subito molto riconoscibile tra tifosi e appassionati", afferma Fran Contador, direttore generale della squadra.

 

"Uno dei segni di identità di Gobik è il suo design. Nel loro reparto creativo pensano sempre a come innovare, a sorprendere, a non lasciare le persone indifferenti. E tutto questo è molto importante, ancora di più quando parliamo di uno sport come il ciclismo in cui il fattore immagine ha sempre un peso maggiore. Per me questa nuova attrezzatura è molto speciale perché è la divisa del progetto ProTeam, ma sinceramente credo che siamo di fronte a una delle maglie più belle e riconoscibili del gruppo", spiega Ivan Basso, direttore sportivo della squadra ciclistica Eolo-Kometa e ambasciatore di Gobik in Italia.

 

Con sede a Yecla, Murcia, Gobik è uno dei marchi più importanti nel settore tessile mondiale del ciclismo. Un primato raggiunto in appena un decennio grazie alla qualità dei suoi prodotti, i suoi design innovativi, i suoi rapporti con i clienti e il suo supporto per diverse iniziative sportive: dalle squadre, fino alle maglie dei leader di corse importanti come la centenaria Volta a Catalunya o la Volta a la Comunitat Valenciana.

 

 


 

 

 

 

 

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04/01/2021
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La spinta di Basso: "Ravasi ci sorprenderà"

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Articolo di Sergio Gianoli, La Prealpina

 

 

"L'appartenenza al team Eolo Kometa potrà rappresentare un sogno da potere realizzare per i giovani ciclisti del Varesotto e non solo". Così Ivan Basso racconta la nuova squadra professionistica di categoria "professional" che ha preso forma in questa seconda parte del 2020 ed è pronta per l'esordio nel professionismo. Un sogno paragonabile a quello del giovane Ivan Basso che con la maglia dell'Unione Sportiva Gornatese idealizzava il professionismo nella Carrera di Claudio Chiappucci.

 

Come è stata costruita la formazione? "C'è stata una prima lista di corridori scelti in base alle loro caratteristiche e all'età poi - racconta il cassanese -, dopo un primo colloquio, ho cercato di capire quanta sia la voglia di venire a gareggiare nel nostro team, quali solo le aspettative e quando l'atleta possa integrarsi nel contesto del collettivo. Queste sono le priorità tenendo presente di riuscire a formare un bilanciamento tra ragazzi giovani e talentuosi, corridori che possono crescere ed atleti che possono già puntare alla vittoria".

 

Siete reduci da un primo ritiro collegiale: "Abbiamo trascorso dieci giorni in Spagna con tutto il team e ho avuto le risposte che mi aspettavo. Siamo determinati a partire bene, perché una nuova squadra deve partire forte".

 

In squadra c'è il varesino Edward Ravasi: "Sarà uno degli atleti che ci sorprenderà nella prossima stagione. Ha grande talento, ma finora nel professionismo per vari motivi non è riuscito ad esprimersi al meglio. Ha solo perso l'abitudine a vincere, ma nel nostro team troverà tutto il supporto necessario".

 

Il binaghese Alessandro Fancellu è tra i più giovani della squadra: "È uno dei ragazzi più talentuosi della nuovissima generazione di corridori - dice Ivan -. È nato per correre in bicicletta e non sarei sorpreso se già nella prossima stagione fosse con i migliori sulle salite".

 

La squadra verrà presentata a metà gennaio a Busto Arsizio, in febbraio un nuovo ritiro collegiale: "Saremo in ritiro a Valencia dal 12 al 24 febbraio e proprio in quella località faremo il nostro esordio agonistico il 24 febbraio. Il 3 marzo nel Trofeo Laigueglia ci sarà l'esordio italiano. Siamo in attesa degli eventuali inviti alle manifestazioni WorldTour per definire il calendario gare. Saremo al via di tutte le competizioni del calendario italiano, ci sarà anche una doppia attività in alcune situazioni".

 

Questa la formazione della squadra con sede a Busto Arsizio e con ben undici corridori italiani: Vincenzo Albanese, John Archibald, Davide Bais, Manuel Belletti, Mark Christian, Marton Dina, Alessandro Fancellu, Erik Fetter, Lorenzo Fortunato, Mattia Frapporti, Sergio García, Francesco Gavazzi, Arturo Grávalos, Luca Pacioni, Edward Ravasi, Samuele Rivi, Alejandro Ropero, Diego Pablo Sevilla, Daniel Viegas, Luca Wackermann.

 

 

 

 

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27/12/2020
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