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Coltivare giovani talenti, l’amore per il territorio e l’entusiasmo per nuove sfide: Ivan Basso si racconta.

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Di Luca Sardella, blog Elmec

 

 

Da ormai 50 anni mettiamo a disposizione la nostra passione e le nostre competenze per favorire lo sviluppo professionale e accademico dei giovani talenti. Questi valori ci hanno portati a stringere una partnership con Eolo Kometa Cycling Team, una squadra Pro Team nata con l’obiettivo di affiancare a un vivaio di giovani talenti grandi campioni del mondo del ciclismo per crescerli, trasmettere loro i valori cardini di questo sport e per traghettarli verso un futuro pieno di successi. 

Per celebrare questo grande avvenimento abbiamo deciso di intervistare Ivan Basso, Sport Manager di Eolo Kometa Cycling Team.

 

 

- Ciao Ivan, ormai è passato qualche anno dal ritiro. Come si sta dall’altra parte della barricata? Cosa ti sta dando ancora il ciclismo? 

 

Il ciclismo, innanzitutto, mi sta dando ancora tantissimo benessere fisico: e parlo del ciclismo praticato, perché non ho mai smesso di pedalare e perché credo che fare sport sia una delle cose più importanti, per tutti. Dall’altra parte della barricata sto come una persona che ha voluto, con tutte le forze, prendere questa strada: e quindi il ciclismo mi sta dando delle emozioni nuove, delle emozioni diverse rispetto a quelle che provavo da corridore. E sono, anche queste, emozioni bellissime.

 

 

- Parliamo del nuovo team Eolo Kometa che ti vede nelle vesti di sport manager: com'è nata questa avventura? 

 

Una volta che un corridore smette di correre, ha due strade: non fare più nulla e raccontare quello che ha vissuto da atleta, oppure cercare di fare qualcosa di nuovo. A me non sono mai piaciuti quelli che una volta appesa la bici al chiodo hanno scelto la prima strada continuando a specchiarsi in quello che sono stati, no: ho sempre preferito quelli che si sono rimessi in gioco, magari facendo anche qualcosa di completamente diverso. Ecco, questa squadra è nata così: dalla mia voglia di azzerare tutto e rimettermi in gioco. Ed è nata grazie al sostegno di tanti compagni di viaggio trovati per strada: Alberto Contador e suo fratello Fran, poi Giacomo Pedranzini di Kometa che è stato il primo a credere in questo progetto, e ora Luca Spada di Eolo che ci ha permesso di fare un salto di qualità importante. Insieme a loro, tutti gli sponsor che hanno deciso di condividere i nostri valori e i nostri sogni. E tra di loro, c’è sicuramente Elmec.

 

 

- Un team che vanta un vivaio molto interessante: quanto ritieni importante avere dei giovani promettenti all’interno di una squadra?  

 

I giovani portano la freschezza, la follia, la loro grandissima voglia di fare e di emergere. Tutto questo va miscelato sapientemente con la saggezza degli atleti più esperti, in un perfetto scambio che è il mix vincente in ogni squadra e che nel nostro team si bilancia alla perfezione. 

 

 

- Quali valori senti di dover trasmettere ai ragazzi più giovani? 

 

I valori silenziosi, perché sono quelli che restano di più. Non c’è bisogno di tante parole o di lunghi discorsi, perché la cosa migliore è sempre il "dare l’esempio". I nostri comportamenti, le nostre parole, il nostro modo di fare: tutto concorre nel formare quello che è l’esempio che noi trasmettiamo a questi ragazzi. Che ci guardano, che ci guardano sempre.

 

 

- Secondo il tuo parere, una squadra, un'azienda, che strumenti deve mettere a disposizione del territorio per attrarre e trattenere giovani talenti? 

 

L’obiettivo, sempre, è quello di essere attrattivi: essere cioè capaci di offrire qualcosa che vada al di là del semplice stipendio. Io lo chiamo lo "stipendio emozionale", che racchiude tutte quelle cose in più che magari sembrano scontate ma che alla fine fanno la differenza. Mi piace questa domanda perché mi dà la possibilità di parlare del nostro territorio, della provincia di Varese: noi siamo una squadra ad altissima concentrazione di varesinità. Il main sponsor, parte dello staff, un corridore come Ravasi: ed è bello parlare del nostro territorio come di una zone molto attrattiva. La Eolo-Kometa è varesina, ma ha anche una forte componente valtellinese: il nostro secondo sponsor affonda lì le sue radici. Io ho origini valtellinesi, e sono nato e cresciuto nel Varesotto: bello pensare che questa squadra tocchi tutti i luoghi da cui anch’io provengo. 

 

 

- Sport e tecnologia: che rapporto vedi? quanto pensi abbia influito negli ultimi 50 anni la tecnologia sul ciclismo? 

 

La tecnologia ha cambiato tanto, tantissimo: ha dato la possibilità di utilizzare biciclette migliori e performanti, ma soprattutto ha dato la possibilità di misurare gli sforzi e le prestazioni degli atleti. La tecnologia nel ciclismo è importante, certo: ma non ha cambiato la cosa che conta di più. La fatica dei corridori, i loro sacrifici, il fatto che per raggiungere una vittoria bisogna lavorare tantissimo. Ecco: queste cose rimangono e non c’è tecnologia che tenga. E, aggiungo, per fortuna.

 

 

 

 

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17/02/2021
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