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Convegno Mapei Sport, Ivan : "Vogliamo che la nostra squadra possa anche essere una scuola di vita"

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Prima di partire in viaggio verso Roma per assistere, con lo sponsor Segafredo, all’ultima tapa del Giro d’Italia e il sacro di Christopher Froome questa domenica, Ivan era oggi presente a Busto Arsizio per l’ottima edizione del Convegno del Centro Ricerche Mapei Sport. Il tema era "Allenamento e performance : una visione internazionale". 300 persone presenti e sono stati numerosi gli interventi, con la presenza dell’amministratore della Mapei, Giorgio Squinzi, di medici, preparatori e di atleti come Francesco Magnanelli, capitano del Sassuolo Calcio o Alberto Contador.

 

C’era anche il giovane talento italiano della Polartec-Kometa, Matteo Moschetti, che collabora già da tre anni con il Centro Mapei. Matteo, che l’anno prossimo correrà per la squadra WorldTour Trek-Segafredo, è tra i corridori più vincenti nel 2018. Ma è già concentrato sul suo prossimo obiettivo, il Giro d’Italia U23 : "Per la mia squadra e per me è forse il momento più importante delle stagione, perché è una corsa di due settimane, penso l’unica per la nostra categoria. Abbiamo lavorato bene. Non sono uno scalatore quindi non potrò vincerlo ma cercherò di fare il meglio possibile nelle tappe che sono adatte alle mie caratteristiche. Speriamo di ottenere il massimo e di divertirsi. Ma sono onorata di correre per questa squadra, diretta da due ex-grandi campioni. Sono ancora giovane, faccio solo che riesco e cerco di vincere il più possibile".  

 

Ivan, che ha una lunga storia con il Centro Mapei e specialmente con il professore Aldo Sassi, scomparso otto anni fa e Andrea Morelli, ha insistito sull’importanza dei valori : "In ogni squadra si impara qualcosa, ogni gruppo sportivo ha qualcosa che funziona bene, qualcosa che non funziona. Per noi in questo momento l’obiettivo della nostra squadra è quello di riuscire a condividere con i ragazzi l’eccellenza che abbiamo potuto imparare grazie ai nostri 15-20 anni di professionista. Dare al ciclismo quello che il ciclismo a dato a noi. Il valore della persona, la condivisione dei valori delle persone non è questione di nazionalità. Le squadre si migliorano con gli uomini e ogni paese, ogni cultura ciclistica si unisce proprio se le persone riescono a trasmettersi in modo reciproco i valori imparati".  

 

Il due volte vincitore del Giro d’Italia spiega la sua visione del ciclismo moderno : "Il futuro del ciclismo deve assomigliare un po’ al calcio perché tutto deve essere centralizzato all’interno delle squadra e avere una sinergia tra gli allenatori, i direttori sportivi, la dirigenza. Per ottenere risultati importanti bisogna partire da questa regola. Noi l’abbiamo fatto l’anno scorso quando abbiamo formato la squadra. Non sappiamo se i nostri ragazzi avranno un futuro nel ciclismo ma vogliamo che questi anni con noi possano essere una scuola di vita. Avevamo solo chiesto una cosa ai ragazzi : la serietà nel lavoro, nell’allenamento, nella quotidianità. E con grande soddisfazione devo dire che da novembre nessun corridore è stato richiamato per mancanza di serietà. Abbiamo vinto tanto e credo che la base dei risultati, oltre al grande talento di Matteo, venga proprio da questo sistema di lavoro, giorno per giorno lavorano con costanza e determinazione. E soprattutto i ragazzi vedono che c’è unità tra la dirigenza, io, Alberto, suo fratello, che molto spesso è dietro le quinte ma è un lavoratore instancabile e se questa squadra va avanti è gran parte il merito del fratello di Alberto. E noi cerchiamo di dare il nostro contribuito, la nostra esperienza insieme agli allenatori e i direttori sportivi". 

 

 

 

 

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26/05/2018
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