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I piccoli comuni che hanno fatto grande il Giro d'Italia

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Articolo di CairoRCS Studio, in collaborazione con Eolo
 
 
Ci sono luoghi teatro di imprese e altri che custodiscono ricordi personali. Ecco quelli che hanno scritto la storia della corsa rosa secondo Ivan Basso
 
Nessuno sport come il ciclismo riesce a raccontare i luoghi che attraversa. Perché la strada è più di un palcoscenico: è, insieme ai corridori, protagonista. Succede così che piccoli comuni, frazioni e borghi entrino nella storia del Giro d'Italia, diventando co-autori di imprese indimenticabili o simboli di salite eroiche.
 
I tre luoghi simbolo del Giro
 
Ivan Basso conosce bene quelle strade, perché ha vinto la corsa rosa due volte: la prima nel 2006, con arrivo a Milano; la seconda nel 2010, con traguardo a Verona. Ma per il campione varesino, i luoghi che hanno fatto la storia del Giro sono lontani dalle grandi città: "Mazzo di Valtellina, dove inizia il Mortirolo. Ovaro, dove inizia lo Zoncolan. Malga Ciapela, dove le pendenze della Marmolada iniziano a diventare durissime". Due comuni che non arrivano a 2 mila abitanti e un villaggio.
 
Centri piccoli, minuscoli, eppure celebri per gli appassionati di ciclismo. Ripercorrendo le tappe del Giro, se ne incontrano decine, saldati alla bici come fossero in tandem. Nomini Oropa, una frazione di Biella, e pensi a Marco Pantani che nel 1999 risale il gruppo dopo un salto di catena. Parli di Sormano, comune comasco di 700 anime, e balza in mente la parola "muro", com'è definito quel tratto di salita con pendenza del 27%. E poi Sestriere, Aprica, Montecampione, Ponte di Legno.
 
"La bellezza del ciclismo - afferma Basso - è proprio la sua capacità di attraversare i comuni più piccoli e di portare in casa della gente lo spettacolo del Giro. Arriva lì, in quei paesini poco conosciuti, spesso dimenticati, e per un giorno li fa diventare i posti più famosi d’Italia". Valorizzarli è un'idea che accomuna il ciclismo, Ivan Basso e lo sponsor che lo sta accompagna nella sua esperienza da dirigente nella Eolo-Kometa Cycling Team, formazione fondata nel 2018 e fresca di licenza ProTeam: Eolo è un'azienda italiana che ha come missione portare internet ultraveloce dove gli altri non arrivano, cioè proprio nei piccoli comuni.
 
Dal Mortirolo allo Stelvio
 
Tra i tanti luoghi attraversati in gara, due sono quelli nel cuore di Ivan: il primo è il Mortirolo, "perché su quella salita ho vinto un Giro d’Italia. È quella che mi piace di più ma anche quella che mi ha fatto soffrire di più". Il secondo è un passo raggiunto tante volte da professionista, cui però Ivan lega una soddisfazione più antica: "Lo Stelvio, perché è stata la mia prima impresa da bambino, quando l’ho scalato sulla mia bicicletta".
 
Nel ripercorrere il suo Giro d'Italia, le vittorie di Basso s'intrecciano sempre con i ricordi personali. Sulle montagne della Valtellina, infatti, il futuro campione ha passato l'infanzia, visto che la mamma era originaria di Bianzone, in provincia di Sondrio. A due passi da casa, vicino Varese, ci sono invece luoghi che, pur senza tingersi di rosa, hanno costruito il percorso verso il Trofeo Senza Fine: "Il Cuvignone, con partenza da Cittiglio, era il mio 'termometro' prima di partire per i Giri d’Italia. Lo facevo tre volte e dal tempo che impiegavo capivo come sarei andato. E poi il Campo dei Fiori, il mio terreno d’allenamento preferito, del quale conosco a memoria ogni metro".
 
A volte, i luoghi del cuore s'incrociano quasi per caso. Non perché ci si è nati né perché sono scolpiti nella storia del ciclismo. Capita così che un varesino innamorato della Valtellina abbia nel suo album privato Limone Piemonte, paesino in provincia di Cuneo dove gli abitanti sono pochi più dei metri di altitudine: "Lì ho vinto la mia prima tappa al Giro d’Italia, del 2005".
 
Dopo nove Giri in sella, è arrivato adesso il primo da dirigente, con la Eolo-Kometa. Un ruolo da affrontare con altri occhi: "Cambia tutto, soprattutto il modo di ragionare, che diventa un 'noi allargato'. Da corridore devi pensare solo a te stesso e ai tuoi sette compagni. Ora no. Ora devo ragionare per tutto il team. Al Giro d’Italia siamo in trenta, tra corridori e staff. Devo sapere tutto di loro, fare in modo che il gruppo sia unito, che pensi con una testa sola. Il lavoro è complesso ma, allo stesso tempo, bellissimo". Come una salita del Giro.
 
 
 
 
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15/05/2021
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