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Il ciclismo e la sua strada con Ivan Basso e Davide Cassani

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Articolo di Stefano Cantalupi, Gazzetta.it

 

 

"Quand’ero ragazzo e vedevo un ciclista col casco in testa, lo guardavo in un modo strano, perché era un’eccezione. Oggi mi succede la stessa cosa quando ne incontro uno senza casco… è tutta questione di abitudine, è su questo che dobbiamo lavorare". Davide Cassani, ospite ieri sera dell’Associazione culturale Sport Inzago, è una miniera di storie e aneddoti, quando si parla di bicicletta. E ha attinto alla sua lunga esperienza per parlare della sicurezza dei ciclisti, argomento che gli sta particolarmente a cuore.

 

Insieme a lui, davanti al numeroso e attento pubblico radunato al teatro Nuovo Giglio, c’era Ivan Basso, altrettanto impegnato sul fronte dell’educazione di chi utilizza le strade, indipendentemente dalla veste del momento: ciclista, pedone, motociclista, automobilista. Perché le cifre dei morti in bici fanno ancora paura: 219 all’ultimo conteggio nel 2018, "una lieve diminuzione rispetto al 2017 che non deve farci illudere né tranquillizzare, perché nessuna vittima è accettabile – avverte il c.t. della Nazionale -. A Oslo, per esempio, c’è stato un solo decesso nello stesso periodo, non c’è paragone".

 

Basso, chiusa la carriera agonistica, ha scelto di concentrare la sua attenzione su due fronti principali: oggi è team manager della Kometa-Xstra, squadra che gestisce insieme ad Alberto Contador, e presidente del Conass, il Comitato nazionale per la sicurezza stradale. Gira per le scuole, questo sarà il quarto anno di attività: circa 3000 giovani sono stati educati ai rischi che si corrono sulle due ruote, partendo dal concetto che "la strada è di tutti". "Parliamo in modo diverso a bimbi delle elementari, ragazzini delle medie e giovani delle superiori – spiega il due volte vincitore del Giro d’Italia -. Nei licei, dove ci sono gli adulti di domani, mostriamo cosa succede quando ci si distrae. Perché basta qualche secondo, magari con lo sguardo fisso sullo smartphone, per allungare una frenata di 20, 30, 60 metri". L’iniziativa di Ivan ha portato alla realizzazione di 140 cartelli con 10 regole da rispettare per i ciclisti: a Gallarate, in provincia di Varese, sono sparsi per le vie, perché l’amministrazione comunale ha sposato il progetto. "Ci sono due problemi – racconta Ivan -: il primo è di fondi, non si costruisce una pista ciclabile dall’oggi al domani, quindi intanto bisogna premere forte sul tasto dell’educazione. Il secondo riguarda il tempo, non posso girare per tutta l’Italia, riesco appena a coprire il mio territorio. Ma qui ho avuto una splendida sorpresa: alcuni miei colleghi vengono a imparare il nostro metodo e potranno diffonderlo nei luoghi a loro vicini, contribuendo a questo contagio culturale".

 

Cassani, la cui carriera da agonista è terminata proprio per i postumi di un investimento in bici, è attivo in una serie di progetti con la Federciclo sul tema. Più di tutto, però, vale la sua esperienza di vita: "Se non tengo stretto il manubrio o non mi vesto in modo adeguato, cado di sella perfino io come un pollo, cosa credete… non molto tempo fa una sbandata per il vento mi ha trovato impreparato e sono finito al pronto soccorso". Come Basso, Davide diffonde un decalogo per ciclisti e automobilisti, con regole semplici ed efficaci: non suonare il clacson al ciclista, segnalare i cambi di direzione, c’è addirittura un modo corretto di aprire la portiera dell’auto per non rischiare di urtare una bici in arrivo. "Ma la cosa davvero essenziale è mettersi nei panni dell’altro, pensare sempre a cosa potrebbe fare chi abbiamo di fronte, indipendentemente da chi ha ragione o da chi aveva la precedenza. Non si scherza, c’è in ballo la vita". Che si può preservare anche con scelte accurate di equipaggiamento: "Quando regaliamo una bici a qualcuno, occorre fare uno sforzo in più e dotarla di ciò che aiuta a evitare incidenti: luce e un piccolo radar che segnali la presenza di veicoli in arrivo alle spalle. E vestiamoci con colori fluo, non di nero. Facciamoci vedere, soprattutto quando è buio".

L’esperienza di Cassani e Basso testimonia quanto all’estero molti Paesi siano avanti rispetto all’Italia. "Da noi il Codice della strada (che ancora deve varare le nuove regole come la distanza minima di 1,5 metri da auto e bici, ndr) parla di ‘velocipede’ invece che di ‘bicicletta’ – rileva il c.t. -. Va aggiornato, reso moderno e attuale. E le strade siano dotate di una banda sonora che delimiti lo spazio di auto e bici, avvisando chi inavvertitamente sta sconfinando dove non dovrebbe". Gustoso il siparietto finale. "La bici è sana e deve essere usata dai ragazzi per andare a scuola nei mesi meno freddi – dice Basso -. Per i giovani sia un divertimento, anche per quelli che iniziano a fare le prime gare. Siano lasciati liberi da misuratori di valori, c’è troppa fretta, frenesia di arrivare. Altrimenti le strade saranno pericolose ancora a lungo, inducendo i genitori a scegliere un altro sport per i loro figli". "… e impedendomi di vincere questo benedetto Mondiale", chiosa Cassani.

 

 

 

 

 

 

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01/02/2020
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