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Ivan: "Eolo World Tour? Serve tempo. Non sarà facile sostituire Cassani"

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(Foto Maurizio Borserini / Montaggio @IBdailyblog)

 

 

Intervista di Francesca Cazzinaga, OAsport 

 

 

Ivan Basso sta continuando a portare avanti un sogno, quello di plasmare una struttura ciclistica e condurla in una scalata attraverso le categorie. Nata nel 2013 sotto la guida della Fondazione Contador, gestita dai fratelli Fran e Alberto, la squadra ha corso per tre anni come Continental e quest’anno ha esordito nella categoria Professional con il nome Eolo-Kometa. Denominazione quindi rinnovata, colore e nazionalità anche. Da spagnola è diventata italiana, diventando così la quarta Professional nel nostro panorama. Basso da corridore ha avuto una carriera incredibilmente luminosa. Dopo l’oro iridato negli Under23, il varesino passa professionista nel 1999 e in una longeva carriera diventa uno dei più solidi riferimenti del movimento azzurro. Dai podi in classifica generale al Tour de France nel 2004 e 2005, ai successi in rosa al Giro 2006 e 2010. Ivan è stato anche capace di esprimersi ad alti livelli non solo nelle corse a tappe, ma anche in quella di un giorno come dimostrano i terzi posti alla Liegi-Bastogne-Liegi 2002 e al Giro di Lombardia 2004. Trentuno successi da professionista in 17 stagioni, con le maglie della Riso Scotti, Amica Chips, Fassa Bortolo, CSC, Discovery Channel, Liquigas e Tinkoff. 

 
 
- Ivan come stai? 
 
Sto bene grazie, non mi posso lamentare. Ho da poco finito la ricognizione del finale del Giro di Lombardia con tre ragazzi della squadre e ho pedalato un po’ anche io. 
 
 
- Un bilancio – ad oggi – di questa stagione per la vostra squadra? 
 
Il bilancio ad oggi è assolutamente positivo, ma per tirare le somme preferirei aspettare fine stagione perché abbiamo ancora 17 giorni di corsa in cui spero che la squadra possa lasciare ancora un segnale forte. Abbiamo 20 atleti, una quindicina di questi hanno dimostrato quello che mi aspetto, addirittura cinque di loro hanno fatto ancora di più. Cinque invece di questi 20 non sono stati in grado di performare come avremmo voluto e la prossima stagione non verranno confermati.
 
 
- Alessandro Fancellu, prima della caduta in allenamento a Lugano, non gareggiava dalla scorsa primavera. Che genere di problemi ha avuto? 
 
Alessandro ha avuto più problemi e non è mai riuscito a trovare la giusta continuità. È iniziato tutto da un’infiammazione che lo portava ad avere sempre dolori, come se fosse un’influenza prolungata. Poi nelle scorse settimane sembrava stesse meglio ma l’incidente ha compromesso chiaramente il finale di stagione. A prescindere dalla caduta ritengo che per i più giovani sia fondamentale lasciargli il tempo di crescere e quindi arrivare. E questo penso sia uno dei problemi di molte squadre Professional. 
 
 
- Ti aspetti che possa diventare un uomo da corse a tappe?
 
Sicuramente ha queste caratteristiche. Fancellu è un predestinato e quindi talentuoso ma bisognerà capire come può crescere sotto gli altri punti di vista, necessari per diventare un campione. 
 
 
-  Ci sarà un cambio di grafica sulla maglia in vista della prossima stagione? 
 
I colori sociali resteranno identici e quindi la nostra identità rimarrà la medesima.
 
 
- Qual è l’aspetto che più ti colpisce di Contador?
 
Ciò che più mi colpisce è l’entusiasmo che ci mette quando fa le cose. La nostra fortuna poi è stata quella di incontrarci quando ragionavamo da uomini e non da ragazzi che volevano diventare forti in bicicletta. Insieme abbiamo capito che cosa volevamo fare e giorno dopo giorno lo stiamo realizzando, portando avanti una struttura che conta circa un centinaio di persone.
 
 
- Credi che Juan Ayuso possa essere il nuovo Alberto Contador? 
 
Mi cogli un po’ impreparato, non conosco bene Ayuso ma tutti mi parlano di lui come un atleta fenomenale. Sinceramente però, ad oggi, non ho mai visto un atleta così forte da giovane (Ayuso ha 19 anni, ndr) mantenere questi livelli per anni. Anche noi ci stiamo ponendo delle domande per capire se siamo noi a non avere atleti di questo calibro oppure se siamo troppo ancorati alla crescita progressiva dei giovani corridori. Conosco meglio carriere come quelle di un Vincenzo Nibali o Elia Viviani che sono cresciuti nel tempo per poi maniere un altissimo livello per anni. Pogacar invece mi ha impressionato, è davvero un fuoriclasse. 
 
 
- Lorenzo Fortunato invece dopo un grande Giro d’Italia è rimasto piuttosto nell’ombra. Cosa ti aspetti da lui? Che genere di corridore può diventare? 
 
Fortunato ha fatto un avvicinamento al Giro molto importante. Dopo la Corsa Rosa ha vinto l’Adriatica Ionica Race e successivamente lo abbiamo fatto riposare. Abbiamo ripreso poi con un lungo periodo di allenamento in altura anche in vista della prossima stagione. Lorenzo è uno di quei corridori che da giovane ha vinto moltissimo poi però ha faticato inizialmente tra i professionisti. Secondo me nel giro di un paio d’anni troverà una solidità importante che gli consentirà di togliersi delle grandi soddisfazioni in corse a tappe o in quelle dure da fondisti come il Giro di Lombardia o la Liegi-Bastogne-Liegi. Lottare con i migliori al prossimo Giro d’Italia? Perché no… ma deve ancora migliorare, in salita così come a cronometro. E poi non dimentichiamoci dell’aspetto più importante, quello psicologico. Lui ha una bella testa e questa è indispensabile per dare il giusto ritmo a tutto il resto.
 
 
- Quali sono i progetti della Eolo? È prevista una tabella di marcia per approdare nel World Tour? 
 
In questo momento abbiamo un progetto ben chiaro per i prossimi due anni e un’idea di quello che faremo nei successivi tre. Non pensiamo troppo in grande, ma cominciamo a fare ciò che è possibile. Già passare da Continental a Professional è stato un bel passo in avanti e mi piacerebbe chiudere come miglior formazione Processiona italiana. Per una formazione World Tour oltre ai soldi serve esperienza e quindi tempo. Noi diventeremo grandi se e solo se le persone che lavorano con noi riusciranno a svolgere il loro lavoro nel migliore dei modi.
 
 
- Si sta parlando di una possibile formazione World Tour con a capo Davide Cassani. Cosa ne pensi?
 
Chi è capace è giusto che lo faccia. Davide ha sempre svolto nel migliore dei modi tutto quello che ha fatto. È stato un buon corridore, un buon commentatore Rai e un ottimo ct. Cassani sa benissimo che la formazione World Tour è un punto di arrivo e quindi la conseguenza di un’academy che funzioni. Davide è una persona coerente che ha sempre portato avanti idee e progetti che poi si sono rivelati vincenti.
 
 
- Qual è invece il tuo pensiero sul dopo Cassani? 
 
Non ho seguito da vicino la vicenda. Tutti i canditati che ho letto sui giornali sono persone che conosco e che negli anni hanno fatto bene a questo sport, ma sostituire Davide non sarà facile.
 
 
- Chi secondo te può essere un buon C.t per la nostra Nazionale? 
 
L’ultima volta che sono stato in Nazionale ero con Franco Ballerini. Ecco, la persona che più mi ricorda il Ballerini è Bennati, ma è una questione personale legata ai miei ricordi da corridore. Il Benna ha molto del Ballero, come stile e capacità di muoversi. Rivedo Ballerini in Bennati, ma ripeto è solo una mia opinione.
 
 
 
 
@IBdailyblog


26/09/2021
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