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Ivan : "Nibali mette le mani sul Giro solo con un colpo da maestro"

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Gaia Piccardi, Corriere.it

 

 

Un giorno al Giro d’Italia, quello dopo a Madrid, il successivo a Londra. "Se vuoi fare le cose per bene, non è facile" dice Ivan Basso, maglia rosa al traguardo finale nel 2006 e 2010. Non è facile far crescere una squadra di giovanissimi da Professional a World Tour, cioè, nemmeno se ti chiami Basso e al tuo fianco hai un amico di vecchia data, Alberto Contador. Kometa Cycling Team è la nuova missione dell’ex ragazzo di Gallarate due volte sul podio del Tour : "Quando parli con le istituzioni per dare seguito ai progetti, i tempi raramente vanno di pari passo con le ambizioni. Ho sentito dire che l’anno prossimo saremo al via del Giro che partirà dall’Ungheria. È assolutamente prematuro persino pensarlo. Io e Alberto, con Kometa e Trek, di cui sono ambassador, ci siamo dati tempo". Come parla bene, anche oggi, Basso.

 

 

- Chi vince il Giro, Ivan ?


Domandone. Non voglio sembrare presuntuoso ma l’anno scorso nessuno avrebbe dato Chris Froome vincitore a tre tappe dalla fine. Poi sul Colle delle Finestre ha ribaltato la classifica.

 

 

- È ancora possibile un colpo di scena, quindi, o Carapaz è inaffondabile ?


La foto è chiara. Roglic è in calo, difenderà il piazzamento sul podio; Nibali per vincere ha bisogno del Nibali power : un colpo da maestro.

 

 

- Studiato a tavolino sul Manghen ?


Il contrario. Per vincere il Giro non ci vuole una tattica speciale, dettata dal direttore sportivo. Ci vuole il guizzo del fuoriclasse, l’azione improvvisa non programmata. Per come la vedo io, è l’unica possibilità di sfilare la corsa a Carapaz.

 

 

- Un leader che nessuno aveva pronosticato.


Pochi, alla vigilia, ne avevano parlato : sia di Carapaz che di Landa, che rischia di finire sul podio ai danni di Nibali o Roglic. Landa è un corridore strano : quando deve fare il capitano delude, se non ha il peso della responsabilità è fortissimo.

 

 

- Come se non bastasse, Carapaz ha il vantaggio di avere alle spalle la squadra più forte.


La Movistar è una potenza : Eusebio Unzue, il general manager, ha conquistato almeno venti grandi giri. Sul Mortirolo sono stati magistrali : hanno fatto sfogare Nibali e poi, con tranquillità, sono andati a riprenderlo.

 

 

- La lucida follia di Nibali potrebbe non bastare: serve anche una crisi della maglia rosa.


Eh, le due cose, è vero, devono coincidere. Non è facile. Ma, come Froome al Giro 2018, è il campione che fa la differenza in queste situazioni.

 

 

- Carapaz deve ringraziare Nibali e Roglic che, marcandosi a uomo, si sono annullati a vicenda permettendogli di fare il terzo incomodo. È d’accordo ?

 

No. Non vorrei che passasse il messaggio che Carapaz vince per demeriti altrui. È stato sottovalutato, questo sì. Ma la maglia rosa regala un’energia particolare, l’ecuadoriano è diventato leader perché gli altri si controllavano ma poi ha saputo incrementare il vantaggio. E non è finita qui, secondo me.

 

 

- Carapazzata all’orizzonte ?

 

Io credo che sabato metterà il suo timbro su questo Giro. Non vuole passare alla storia come quello che se ne è approfittato.

 

 

- In quel caso sarebbe un vincitore ancor più nobile ?

 

Ha la stoffa del predestinato. Non viene dal nulla, come si mormora : ha vinto una tappa l’anno scorso, piazzandosi quarto in classifica generale. Se sul Mortirolo non ti stacchi, il Giro te lo meriti. E poi, chiacchiere a parte, nel ciclismo vale una sola regola : chi è davanti ha sempre ragione.

 

 

 

 

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31/05/2019
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