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La Eolo-Kometa U23, il Valle d’Aosta, i giovani: Ivan Basso a 360°

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(Foto: Victor Aguado)
 
 
Di Filippo Lorenzo, bici.pro
 
 
Tra coloro che sedevano nelle ammiraglie del Giro della Valle d’Aosta c’era anche Ivan Basso. Il due volte vincitore del Giro d’Italia come è noto è uno dei dirigenti della Eolo-Kometa che ha anche la squadra under 23, battente bandiera spagnola, ma decisamente italiana.
 
Ivan ha seguito la corsa e gli abbiamo chiesto la sua opinione sull’evento e sui ragazzi che vi hanno preso parte. Al via 28 squadre, solo quattro italiane (Colpack-Ballan, Ctf, Lan Service ed Iseo Rime Carnovali) per un totale di 138 atleti ma di livello elevatissimo. Mentre firma autografi all’ombra del Gran Paradiso, ne approfittiamo per fare due chiacchiere con lui.
 
 
- Ivan partiamo dai tuoi. Com’è andata?

 

Noi puntavamo su Davide Piganzoli. Dopo il buon Giro d’Italia U23 e il podio del campionato italiano a cronometro avevamo preparato bene questo appuntamento, nonostante la maturità. Purtroppo è stato male il giorno prima della corsa e non è riuscito a rendere come come voleva. Questa poi è una prova estremamente esigente. Così senza Piganzoli abbiamo puntato su Alex Martin, un ragazzo molto bravo. Lui era la nostra riserva rispetto a Davide, era colui che avrebbe dovuto sostenerlo e quando perdi il leader, poi alla fine devi cercare di arrangiarti come puoi.

 

 

- Martin è andato bene, ha chiuso sesto…

 

Essendo la nostra squadra under 23 siamo qui per imparare. È un vivaio. È da considerarsi come la primavera di una squadra di calcio. Non guardiamo solo l’ordine d’arrivo. La vediamo in proiezione sulla massima categoria. Non abbiamo insomma una squadra U23 che ci serve per fare dei risultati, poi se vengono ovviamente siamo contenti. Per noi è importante come corrono i ragazzi, come sono posizionati in gruppo… Devono imparare a fare i ventagli, a prendere le salite in buona posizione, ad avere una buona cadenza, a saper usare il cambio, a prendere le borracce dalla macchina… Tutte cose che poi quando passano nella massima categoria sono acquisite. Ne vedo tanti che non sanno fare tutto ciò. 

 
 
- E di Andrea Montòli cosa ci dici?
 
Ha appena finito la scuola. Subito dopo la maturità è andato a Livigno. È un grande talento che dobbiamo avere la pazienza di aspettare. Sono convinto che nelle nelle prossime gare farà bene. Tra agosto e settembre lo aspetta un calendario importante e già in proiezione della prossima stagione. E poi c’è ancora una cosa che non sapete.
 
 
- Cosa?
 
L’anno prossimo la nostra squadra under 23 avrà sei italiani che correranno da noi. Tutti i fine settimana correremo in Spagna (col gruppo spagnolo, ndr) e in Italia. In più avremmo un calendario comune per le gare più importanti. Avremmo in tutto 15-16 corridori. Quindi la parte italiana seguirà un calendario italiano a tutti gli effetti.
 
 
- Parlando della corsa più in generale ci dai un giudizio sul percorso? Okay il Valle d’Aosta è duro, ma forse nella prima tappa si è esagerato. Terreblanche è stata mostruosa e anche prima ci sono stati molti "muri"…
 
Il Giro della Val d’Aosta è così da sempre. E quindi no: per me non è stata troppo dura quella tappa. Non ritengo ci sia un troppo duro per questa categoria. Il troppo è vedere dei Giovanissimi che si scaldano sui rulli sotto il gazebo a 7 anni. O gli esordienti e gli allievi che si allenano come gli juniores e gli under. Non va bene. Un under 23 vuol dire che ha meno di 23 anni, se penso che un ragazzo di quasi 23 anni ha vinto il Tour…
 
 
- Non si è esagerato dunque…
 
Il giudizio sulla durezza è sindacabile. Ritengo che le corse dure bisogna farle. E poi questi ragazzi sono giovani, sono forti, hanno recupero, hanno la capacità di gestirsi e si divertono anche. Se fate un giro nel paddock tra i camper non ce n’è uno steso per terra da "rianimare". Sono tutti felici e orgogliosi di aver finito una corsa importante. E poi è luglio, vengono da molte gare, hanno tanti chilometri nelle gambe. Ripeto, è sbagliato quello che si fa prima, no che qui le tappe siano durissime.
 
 
- C’è qualche ragazzo che ti ha colpito?
 
Sì, ovviamente abbiamo un’attenzione particolare per i nostri, ma il ragazzo che ha vinto oggi (ieri per chi legge, ndr) Steinhauser è molto bravo. È uno di coloro che con ogni probabilità verrà con noi la prossima stagione. Lo avevo già visto al Tour of the Alps. Ho dei responsabili scouting molto bravi e stiamo monitorando i ragazzi a livello generale e non solo nelle gare a cui prendiamo parte. E come noi tanti altri lavorano così. Magari anche tra i nostri ventenni c’è un Pogacar.
 
 
- Quale è stato il tuo rapporto con il Giro della Valle d’Aosta? E c’è stato qualcuno in cui ti sei rivisto?
 
Il Valle d’Aosta l’ho fatto solo un paio di volte perché… – ci pensa un po’ Ivan – non so perché! Non ricordo bene, il tempo passa, divento saggio! I corridori che ti assomigliano sono quelli a cui magari sei più portato a dare dei consigli perché ti rivedi in loro. Questa è una gara che in qualche modo esaltava le mie caratteristiche di fondista, di corridore che viene fuori alla alla distanza. Perciò mi rivedo nei corridori che sono arrivati davanti. E per questo quando mi avete fatto la domanda se fosse troppo dura ho detto di no!
 
 
- Hai parlato di proiezione, di saper usare il cambio, di venire a prendere le borracce… Ti piacerebbe allora vedere squadre con uno, due, tre uomini in più così da poter lavorare in gara come i pro’?
 
Ci sono due modi di vedere questa categoria: fare dei risultati o preparare i corridori. La prima magari può essere più gratificante sul momento. Ma tornando all’esempio del calcio, è chiaro che la società è contenta se la primavera gli vince il campionato, ma è più contenta di portare dei giocatori in prima squadra, di trovare il Donnarumma o il Locatelli di turno. Secondo me è così che andrebbe interpretata questa categoria ed è così che lavoriamo in Eolo-Kometa.
 
 
- E riguardo al numero dei corridori per team?
 
È chiaro che per fare un certo gioco di squadra ci vuole il numero giusto di atleti, però qui si entra anche nel discorso degli organizzatori riguardo a permessi e costi, perché un conto è organizzare un evento per 140 corridori e un conto è farlo per 180-190. Certamente più questa categoria, che è una scuola, si avvicina in tutto e per tutto a quella dei professionisti e meglio è. Pertanto se si può partire con uno o due corridori in è tutto di guadagnato.
 
 
 
@IBdailyblog


20/07/2021
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