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Lo sport e quella via al successo che passa anche dalle sconfitte

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Articolo di Filippo Passantino, RomaSette.it

 


Alla Sala Umberto il confronto tra Ivan Basso, Bruno Conti, collegato da Liverpool dove è volato per la semifinale di Champions league della Roma di cui è dirigente, Valentina Vezzali e Patrizio Oliva.

 

"La vittoria deve essere un sogno, non un’ossessione". Parola di Ivan Basso, vincitore per due volte del Giro d’Italia. Lo ha detto ieri sera, lunedì 23 aprile, in occasione della rassegna "Sport tra epica ed… etica", nella Sala Umberto. Lo ha detto anche davanti al procuratore antidoping, dopo aver denunciato di aver fatto l’autoemotrasfusione, una pratica proibita per i ciclisti. "Il ciclismo è uno sport che richiede uno sforzo fisico importante. Questo ha portato i corridori nel tempo a fare cose sbagliate". Di qui la scelta di ricominciare da zero. "Ho sempre vinto grazie alla mia fatica, volevo riuscirci e dimostrare che senza quella pratica ce l’avrei fatta".

 

Una poltrona vuota sul palco del teatro, durante la serata presentata dal giornalista Rai Marco Mazzocchi: quella sulla quale avrebbe dovuto sedere Bruno Conti, bandiera della Roma e campione del mondo con la nazionale italiana nel 1982. Con la squadra giallorossa, di cui è dirigente, è volato a Liverpool per la semifinale d’andata di Champions league. Ha però inviato con alcuni video i suoi messaggi al pubblico presente, tra cui i giovani nuotatori delle Belle Arti Roma. "Per arrivare ci vuole tanto, per smettere ci vuole poco", ha affermato l’ex calciatore, per vent’anni responsabile del settore giovanile giallorosso. Quindi ha raccontato delle ingerenze dei genitori e dell’importanza dei valori dello sport nell’educazione dei bambini. "Non vogliamo vedere sui campi scene di genitori che litigano tra di loro o che aggrediscono l’arbitro. Vogliamo insegnare già nel settore giovanile la lealtà". Poi, spazio alle emozioni, ai sacrifici e alle gioie per i grandi successi dei campioni dello sport italiano.

 

Le hanno svelate anche la pluricampionessa di scherma a livello italiano, europeo e mondiale, Valentina Vezzali, e il campione europeo nel 1990 dei pesi welter di pugilato Patrizio Oliva, conosciuto come "lo sparviero". "Il momento più bello della carriera è stato l’oro olimpico vinto a Mosca – ha raccontato quest’ultimo -. Io volevo solo dare ai miei genitori la felicità che avevano perso con la morte di mio fratello, quando avevo 15 anni. È stato l’unico obiettivo della mia carriera". In lui è ferma la convinzione che "si diventa campioni dopo almeno una sconfitta che, se ben analizzata, aiuta a crescere. Se si trova una scusa per una performance sbagliata – ha aggiunto – non si è sconfitti ma perdenti. La sconfitta educa". Come lo sport in generale. "È uno strumento educativo e formativo quando parliamo di rispetto delle regole e dell’avversario che, tradotti in senso civico, sono rispetto delle leggi e della persona in generale. Dove c’è pratica sportiva non c’è bullismo, non c’è razzismo, non ci sono barriere culturali. Sono convinto che un buono sportivo sarà un buon cittadino".

 

La parola a Valentina Vezzali, mentre sullo schermo del teatro continuano a scorrere le frasi celebri di altri personaggi illustri, da Nelson Mandela a Mario Kempes. "Dopo la famiglia e la scuola, ritengo lo sport una fondamentale agenzia educativa – ha sostenuto -. Lo sport è integrazione, permette di socializzare. Quindi è fondamentale nella crescita di ciascuno di noi. E in Italia ci sarebbe bisogno di più sport. Quando si ama quello che si fa non ci sono sacrifici né rinunce. Io, ad esempio, non sono mai andata in discoteca". È stata, però, alla Camera dei Deputati, eletta nella precedente legislatura. "Ho accettato quell’impegno politico perché credo che ognuno debba fare quello che può per migliorare il nostro Paese". Ancora un giro di domande sui sacrifici compiuti per realizzare il proprio sogno. E qui Bruno Conti, diviso tra baseball e calcio, racconta dei suoi viaggi da Nettuno all’Eur per raggiungere il campo di allenamento dopo essere stato ingaggiato dalla Roma. La conclusione è di Oliva: "Non avevo neppure i soldi per pagare il bus per andare in palestra ad allenarmi. Così andavo a piedi per 15 chilometri".

 

Le foto dell'evento sono da ritrovare sulla pagina Facebook del blog.

 

 

 

 

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24/04/2018
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