Virtual reVolution, quando la tecnologia incontra lo sport - Ivan Basso Daily Blog

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Virtual reVolution, quando la tecnologia incontra lo sport

 

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Un pomeriggio sotto il segno della tecnologia e dello sport : Ivan era oggi l’ospite d’onore dell’evento organizzato da CA Technologies Italia e Digitalic, dove diversi ospiti sono intervenuti sul tema della Digital Transformation. Per Ivan è stato l’occasione di parlare del progetto giovani iniziato l’anno scorso con la Trek-Segrafredo e continuato quest’anno con la Polartec-Kometa. Si dichiara orgoglioso e felice di questo progetto, dal quale spera di poter individuare nuovi campioni, ma soprattutto grandi uomini : "È un progetto ambizioso, che ho accettato di seguire con grande piacere, perché crediamo nelle future generazioni. Trek ha voglia di futuro e per questa dobbiamo cercare non solo nuovi campioni ma nuove forze, nuovi ragazzi che possono essere parte integrante della Trek dei prossimi anni. E per questo l’anno scorso abbiamo monitorato un cinquantina di ragazzi e quest’anno dodici fanno parte della nostra squadra giovanile. Tra questi non sappiamo quanti campioni ci saranno ma saranno futuri uomini". 

 

Dopo la sua carriera Ivan si è quindi rimesso in gioco, una scelta fortemente voluta : "Per tutta la mia vita sono sempre stato servito. Quando hai la responsabilità di vincere lavori molto meno degli altri, finalizzi. Oggi mi sono spogliato di tutti i privilegi che ho avuto in questi anni e ho cercato di imparare un nuovo mestiere. La stagione è iniziata molto bene, è iniziata vincendo ma soprattutto convincendo e questo mi rende molto felice per Trek ed i miei ragazzi che sono veramente molto bravi". 

 

Al di là dei risultati, la squadra è anche molto attenta al percorso scolastico dei giovani. Ivan spiega che da qualche anno le mentalità sono cambiate : "Ultimamente c’è un cambio, i ragazzi non lasciano più la scuola per correre in bici. I ragazzi che sono forti in bici sono anche molto bravi a scuola. Questo è un segnale importante perché nella nostra squadra non ci sono ragazzi che non hanno terminato gli studi. E se durante l’anno scolastico ci sono delle difficoltà, il ragazzo viene fermato, finisce la scuola, cerca di usciere del migliore dei modi dell’anno scolastico e dopo riprende l’attività nel mese di giugno. Abbiamo anche questa attenzione". 

 

Scegliere i ragazzi è anche una parte importante del lavoro di Ivan. Ma non è sempre facile : "Mi fido molto del mio feeling. È molto complicato dire di no ad un ragazzo perché alla fine se sono 50, devi dire di sì a 10-12 e agli altri 40 devi dire di no. E devi anche spiegare perché. Per l’annuncio della scelta finale cerco di non sedermi di fronte a lui ma di sedermi al suo fianco, di ragionare da papà, anche perché un ragazzo di 17-18 anni potrebbe essere mio figlio, da dirigente sportivo, da ex-corridore e soprattutto da persona che vuole consigliare a questo ragazzo la cosa migliore per il futuro. Devo pensare a l’uomo prima dello sportivo. Cerco sempre di mettermi nelle condizioni di prendere una decisione con il cuore, con la testa e per il bene del ragazzo". 

 

E quando Ivan parla del suo proprio percorso, si capisce bene che oltre al talento ci vuole tanta passione, lui che racconta di essere diventato ciclista dopo aver visto la maglia rosa di Moser nel 1984 e che è poi diventata sua 25 anno dopo : "Ho smesso a 38 anni senza il minimo rimpianto. È bello smettere sapendo di aver dato tutto. Sono stato molto fortunato perché era un gioco che è poi diventato il mio lavoro ed è tutt’ora il mio gioco preferito. La bici mi ha educato perché costa tanto sacrificio. Negli anno dell’adolescenza ci sono tante cose più interessanti da fare che andare ad allenarsi e correre tutti i week-end. Ma nel tempo ho cercato di mettere sempre davanti il mio sogno, quello di arrivare un giorno a correre in bici, correre il Giro d’Italia, vestire la Magli Rosa. Tutti i giorni ho cercato di dare il meglio. Il ciclismo mi ha dato la capacità di soffrire, di migliorarmi, di rialzarmi, anche di saper vincere. Perché vincere è un mestiere che tu impari. Il talento magari ti viene dato da madre natura ma per vincere devi essere capace di conquistare questa cosa tutti i giorni".

 

Il sacrificio ma anche la tecnologia. Ivan ne sottolinea l’importanza nel ciclismo moderno : "Il tempismo è fondamentale. Per raggiungere l'eccellenza servono coordinazione e ottimizzazione del tempo. Questo significa arrivare per primi ancora prima di iniziare a correre. Ci sono 17 squadre nel World Tour, è chiaro che chi ha la tecnologia migliore, chi è capace più di ottimizzare il tempo, è quello che alla fine si presenta alla linea di partenza con un vantaggio".

 

Un pomeriggio tecnologico ma il suo ultimo pensiero Ivan lo vuole di cuore, per i suoi tifosi : "Il pubblico con me è sempre stato vicino, anche nei momenti più difficili della mia carriera. Alla fine la vittoria più importante non è tanto di aver vinto un Giro d’Italia ma è di essere riuscito a regalare un’emozione. Questo per me è la gratificazione più grande, di essere riuscito a regalare un po’ per volta qualcosa di emozionante. Trasmettere emozioni, non solo trasmettere risultati sportivi". 

 

 

L'intervento di Ivan in video :

 

 

 

 

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13/03/2018
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